Archivio mensiledicembre 2017

Sono bambina, non una sposa

Sono bambina, non una sposa

È la Sicilia a lanciare la campagna dell’ONU a difesa delle bambine dai matrimoni forzati. Sono siciliane la fotografa, Alessandra Lucca, e la sociologa, Giorgia Butera.

Protagonista dello scatto é la dolcissima Ezdra, di origine tunisina, nata in Italia.

Ad oggi più di 70milioni di bambine sono state strappate alle bambole per diventare mogli.

Il venditore d’almanacchi

A poche ore dall’avvio del nuovo anno porgo a Voi tutti Amici l’augurio di felicità.

Un bilancio del vecchio che se ne va e una previsione del nuovo ormai alle porte? Mi viene in mente il Venditore d’almanacchi su cui meditavamo da giovani studenti.

“Crede che sarà felice quest’anno nuovo?”

“Oh si, si Signore!”

Sará felice, triste, allegro, noioso, gioioso, monotono… come é consueto all’altalena della vita. E allora? E allora viviamo, non sprechiamo neppure un briciolo di questa che é la nostra unica, preziosa, insostituibile vita. Il mio augurio é di gioia, saggezza ed anche un po’ di follia per insaporire le nostre giornate. Auguro un cuore in libertà a tutti e particolarmente a chi condivide il mio genere. Lo sapete è questa la mia fissa e me la porterò sempre dietro o almeno finché noi donne non avremo veramente conquistato la libertà…spero presto.

A quelle che soffrono la qualsivoglia forma di violenza dico con forza:” Ribellatevi!”

Agli uomini veri che non hanno bisogno di essere prepotenti perché sono forti dentro esprimo ammirazione.

Alle donne felici come me consiglio di non mutare nulla perché abbiamo già tanto.

Ai violenti, agli arroganti e ai presuntuosi offro la speranza di riuscire a vedersi come sono per poter poi cambiare.

A tutti, proprio a tutti, me compresa, una raccomandazione:” Non prendiamoci mai troppo sul serio, un pò di leggerezza ci aiuterà a sorridere…anche di noi stessi!”

Buon anno novello!

Moda nemica

” La donna é stata schiavizzata dalla moda non soltanto perché imponendole di essere attraente, di tenere un contegno etereo, grazioso, eccitante, la rendeva oggetto sessuale; é stata schiavizzata soprattutto perché le macchine vestimentarie le imponevano di vivere per l’esteriorità. Il che ci fa pensare quanto una ragazza dovesse essere intellettualmente eroica per diventare, con quei vestiti, Madame de Sé vigné, Vittoria Colonna, Madame Curie o Rosa Luxemburg.”

Kathrine Switzer si iscrisse con le sole iniziali alla maratona di Boston del 1967 perché la partecipazione era vietata alle donne. Quando si accorse della sua presenza il direttore di corsa la prese malissimo, entrò nel percorso e la strattonò cacciandola. Grazie all’intervento del fidanzato e dell’allenatore riuscì a proseguire la gara ma il suo nome non comparve. 

La sua intraprendenza, comunque, non fu vana e nel 1974 il veto nei confronti delle atlete venne tolto. Kathrine corse con la sua vera identità e vinse.

Ciao grande Franca!

Per quale motivo la storia di Franca Viola cambiò per sempre l’Italia? Secondo la morale dell’epoca, una ragazza non più vergine a causa di uno stupro avrebbe dovuto necessariamente sposare il suo rapitore per salvare il suo onore e, soprattutto, quello della famiglia. All’articolo 544 del codice penale, infatti si leggeva: “Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali”. Traducendo, dunque, all’epoca la legge permetteva di estinguere il reato di sequestro di persona e violenza carnale ai danni di una donna semplicemente accettando di sposarla, da lì l’espressione matrimonio riparatore, riparatore per la fedina penale del reo che in questa maniera riusciva dunque a uscire completamente pulito nonostante avesse commesso un’azione aberrante. All’epoca, però, lo stupro non era considerato un reato contro la persona come oggi, ma un reato contro la morale pubblica e le pene, quindi, erano di molto inferiori rispetto a quelle odierne.

La vicenda di Franca Viola, però, sollevò forti e inaspettate polemiche, che contribuirono a un netto cambio di passo. Melodia fu processato e condannato a 11 anni di carcere, i giudici non credettero alle accuse lanciate dall’uomo per screditare la ragazza sostenendo che lei fosse d’accordo alla “fuitina” per mettere i genitori davanti al fatto compiuto e obbligarli a concedere l’autorizzazione al matrimonio. Il caso di Franca Viola, quindi, portò a manifestazioni e prese di posizione da parte delle femministe e della società civile, che premettero affinché venisse abrogato l’articolo 544 del codice penale che concedeva questa scappatoia a violentatori e stupratori. Così, dopo anni di dibattiti, l’articolo venne successivamente abrogato i 5 agosto del 1981, mentre solo 20 anni fa, nel 1996, lo stupro venne definitivamente riconosciuto in Italia come un reato contro la persona e non più contro la morale pubblica, con conseguente aumento della gravità e delle pene previste. Grazie alla sua battaglia, la giovane Franca Viola divenne – e tuttora è – simbolo dell’emancipazione femminile in Italia, la donna che è riuscita a cambiare per sempre la mentalità di un Paese.

Topazia Alliata

Molto affascinante la principessa Topazia Alliata, colta e trasgressiva.

Giovanissima aderisce ad un movimento d’avanguardia ed espone quadri scandalizzando l’aristocrazia palermitana.

La famiglia aveva scelto per lei un conte inglese ma la ribelle gli preferisce uno dei più grandi antropologi del novecento Fosco Maraini, si, é la grande mamma della grande Dacia …

É lei la creatrice del vino ” Colomba platino”.

É morta nel 2015 …a 102 anni

“Non vogliamo solo separarci da qualcuno che non merita il rispetto dei suoi colleghi ma anche inviare un messaggio: l’era della deliberata ignoranza e della vergognosa complicitá in un comportamento sessuale predatorio e di molestie sul lavoro nella nostra industria é finito.”

 Questa la motivazione con cui l’Accademia degli Oscar ha espulso Harvey Weinstein. Brava!

Dipinto di Assunta Mollo

Khorakhané

É il nome di una canzone di De Andrè che mi ha sempre affascinato. Parla dei Rom, gli uomini liberi, i figli del vento, da sempre perseguitati e disprezzati.

“Viviamo in condizioni disumane,ma ognuno di noi costa allo Stato 600 euro,certo che i conti non tornano” A dichiararlo é Giorgio Bezzecchi, un Rom, funzionario del Consiglio d’Europa per il Progetto Romact che vorrebbe promuovere la partecipazione dei Rom alla vita dei Paesi in cui vivono. Bezzecchi denuncia aspramente i terribili ingranaggi di Mafia Capitale che ha fortemente danneggiato la povera gente a cui i fondi erano destinati. Tutti ricordiamo la vergognosa affermazione’Con i Rom e con gli stranieri si fanno più soldi che con la droga’Concludo citando ancora il grande Fabrizio.

E se questo vuol dire rubare

Questo filo di pane tra miseria e fortuna

Allo specchio di questa kampina

Ai miei occhi limpidi come un addio

Lo può dire soltanto chi sa di raccogliere

in bocca

il punto di vista diDio.

Riprenditi la vita

Stamattina nello specchio non coprire con il trucco quel che resta.

Riprenditi la vita perché la vita non è questo!

Le donne detenute nelle carceri italiane

Tra le pieghe delle statistiche sulla detenzione, tra gli slogan che legano indissolubilmente immigrazione e delinquenza, 2.448 individui sono dimenticati dall’opinione pubblica e, spesso, dalle istituzioni: sono le donne detenute nelle carceri italiane.

Sono quindi 2.448 donne invisibili, poco più del 4% dei detenuti in Italia, i quali al 30 settembre 2017 sono 57.661, circa 7.000 in eccesso rispetto alla capienza regolamentare delle carceri. Cifre che dicono tanto, che sono già severe nei confronti delle condizioni umane dei reclusi maschi. La condizione delle donne detenute, una risibile percentuale sull’albo delle statistiche del Ministero della Giustizia, da anni a questa parte continua a presentare criticità.

 L’assurdo oblio in cui versano le minoranze è un terribile vizio delle istituzioni, un’abitudine diventata regola: minoranze etniche, religiose e quella delle donne detenute, che non fa eccezione. In Italia sono presenti solamente quattro carceri unicamente femminili: questi istituti – a Trani, Roma-Rebibbia, Empoli, Venezia-Giudecca e Pozzuoli – ospitano il 25% delle donne detenute. Il restante 75% è malamente gestito nelle carceri maschili, in spazi ritagliati, obsoleti, senza opportunità né possibilità di condurre una vita dignitosa.

Se lo scopo che si prefigge la detenzione è la riabilitazione dei reclusi, il loro reinserimento nella società, allora le istituzioni italiane stanno fallendo. Le donne detenute sono gestite in modo a dir poco approssimativo, in condizioni di vita ben peggiori di quelle dei reclusi maschi.

Proviamo a raccontare il dramma delle donne detenute nelle carceri con due focus su altrettanti istituti, quello di Pozzuoli, femminile, e quello di Genova-Pontedecimo, maschile.

Il carcere di Pozzuoli, in provincia di Napoli, è suddiviso in tre piani e altrettante sezioni, a seconda della pena da scontare e dei reati commessi dalle donne che ne sono inquiline. Della situazione all’interno della struttura quasi nulla era noto fino al 2015, solo qualche cenno storico sulle peripezie dell’edificio nel corso dei secoli.

Nel maggio 2015 la svolta: una lettera anonima, dopo qualche mese di censura e silenzio epistolare, viene recapitata al comitato “Parenti e amici delle detenute del carcere di Pozzuoli”. Del testo integrale, che merita di essere letto approfonditamente, sono citati di seguito alcuni passaggi che raccontano quello definito come “inferno di Pozzuoli”: sovraffollato, con assistenza medica precaria e prezzi esorbitanti anche per i beni di prima necessità, violenze verbali e minacce, prostituzione. Un inferno, appunto.

«Sono una detenuta di Pozzuoli e vi scrivo […] perché in questo “inferno” che noi viviamo, andiamo avanti solo con le minacce dei rapporti, anche per una sigaretta, che è l’ultima cosa che ci è rimasta qua dentro, in questo inferno che è così facile ad entrare, ma così difficile ad uscire.
[…] In ogni stanza viviamo in 10 persone […], i prezzi qui da noi anche sono un abuso di potere. Paghiamo tutto, non di più, ma addirittura il doppio. Anche le cose di prima necessità, come la carta igienica.[…] Parliamo anche un po’ del servizio sanitario. Qua per prima cosa anche se qualcuno di notte sta male l’assistente fa finta di non sentire, perché l’infermeria la notte non vuole essere disturbata. Quindi devi aspettare la mattina che passa il carrello, quel carrello sempre pieno di psicofarmaci che vogliono darci sempre. Questo sempre per farci addormentare e quindi per non essere disturbati. […] Vorremmo che questa lettera venisse pubblicata su qualche giornale affinché tutti vengano a conoscenza che qui non è un carcere, ma è solo l’inferno, un inferno che siamo costrette a vivere.

Grazie

Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli

(Inferno di Pozzuoli, tanto è uguale)

[…]

Ma lo Stato questo lo sa? O conviene anche a loro?»

Di Andrea Messera