Archivio mensileagosto 2019

Financial Times: bravo!

Il quotidiano economico Financial Times ha inserito nel sistema editoriale un meccanismo automatico che avverte i giornalisti che stanno scrivendo quando i pezzi da loro redatti non sono bilanciati nel genere.

L’ obiettivo é economico: quello di attirare più lettrici ma la conquista sociale antimaschilista é realizzata.

Una Donna…

“Una donna è inevitabilmente

la storia del suo ventre,

dei semi che vi si fecondarono,

o che non furono fecondati,

o che smisero di esserlo,

e del momento irripetibile

in cui si trasforma in una dea.

Una donna è la storia di piccolezze,

banalità, incombenze quotidiane,

è la somma del non detto.

Una donna è sempre

la storia di molti uomini.

Una donna è la storia del suo paese,

della sua gente.

Ed è la storia delle sue radici

e della sua origine,

di tutte le donne che

furono nutrite da altre

che le precedettero affinché

lei potesse nascere:

una donna è la storia del suo sangue”

Marcella Serrano

Rosalind Elsie Franklin: un’eroina mancata

La vita di Rosalind Elsie Franklin è stata breve, ma il contributo che questa donna dal carattere non proprio facile, forte e ostinata, ha dato alla scienza è stato fondamentale. Il suo lavoro è stato importantissimo per la comprensione del DNA e della sua struttura, ma purtroppo le sue ricerche pionieristiche non furono capite al suo tempo, e dovette continuamente lottare contro le ostilità di un mondo scientifico ancora troppo “maschile”. Solo dopo la morte ha ricevuto molti riconoscimenti da grandi istituzioni scientifiche e si è arrivati alla conclusione che è stata proprio la Franklin l’effettiva scopritrice della morfologia a elica del DNA. Rosalind Elsie Franklin nacque a Londra in una ricca famiglia borghese. A sedici anni aveva già in mente quale sarebbe stato il suo destino: fare la scienziata. Si iscrisse al Newnham College di Cambridge, contro il volere del padre che avrebbe dovuto che la figlia si dedicasse a opere di beneficenza, un’attività più adatta a una donna. Dopo la laurea e il dottorato, si trasferì a Parigi, dove si specializzò nella diffrazione a raggi X e visse uno dei periodi più felici della sua vita: qui infatti entrò in grande sintonia con i colleghi, in particolare con l’italiano Vittorio Luzzati, cristallografo esperto di raggi X. All’inizio degli Anni 50 però decise di ritornare a Londra, dove iniziò a lavorare come ricercatrice associata al King’s College. Qui le cose non andarono come Rosalind sperava, soprattutto a causa del rapporto difficile con il collega Maurice Wilkins che, come lei, studiava la struttura del DNA. Wilkins era infatti un principiante nell’uso delle tecniche di diffrazione a raggi X, e pretendeva che lei, cristallografa esperta, condividesse con lui i propri risultati. Fu un disastro: Rosalind era infatti una donna determinata e gli anni parigini avevano contribuito a renderla ancora più libera e e sicura di sé: adesso si trovava costretta a lavorare in un ambiente bigotto e maschilista e non accettava di dover condividere con i suoi colleghi maschi i risultati delle sue scoperte. I suoi studi le permisero comunque di mettere a punto una tecnica innovativa che utilizzava i raggi X per fotografare i costituenti di tutti i materiali viventi e non viventi, attraverso una microcamera capace di produrre fotografie ad alta definizione dei singoli filamenti di DNA. Ottenne immagini bellissime, tra cui la famosa “Photograph 51”. 

Si scoprì così che il DNA, composto di due forme, la forma A e la forma B, e che quest’ultima aveva una forma a spirale. La scienziata però fu vittima di un furto da parte dei suoi colleghi maschi, James Watson e Francis Crick, che si impossessarono dei dati delle sue immagini realizzate con i raggi X, formulando il celebre modello a doppia elica. Alla fine, sarà proprio Wilkins ad attribuirsi i meriti di una grande scoperta. “Le sue foto a raggi X sono tra le più belle finora ottenute di qualsiasi sostanza” scrisse di lei un suo collega. Ciononostante, la frustrazione di Rosalind la portò a lasciare quel laboratorio per trasferirsi al Birkbeck College, dove trascorse anni migliori grazie alla presenza di colleghi che avevano di lei una grande stima. Al King’s College era infatti soprannominata la “dark lady” che “all’età di 31 anni vestiva con la fantasia di un’occhialuta liceale”. E ancora, la “terribile e bisbetica Rosy”: una donna dall’aspetto poco attraente, che trattava gli uomini come ragazzini, molto gelosa del suo lavoro.

Al laboratorio in più di un’occasione dichiararono che non vedevano l’ora di liberarsene perché il posto migliore per una femminista era nel laboratorio di qualcun altro. Rosalind con gli anni era diventata riservata e diffidente, ma la sua passione per la scienza era sempre più viva. Cominciò a studiare l’RNA e i virus, a viaggiare e a farsi conoscere il più possibile attraverso conferenze e incontri. La sua carriera, in costante ascesa, fu però improvvisamente arrestata da una grave malattia: le fu diagnosticato un cancro all’ovaio, all’età di soli 36 anni. Si trattava di un male che non lasciava speranze, ma la scienziata continuò a lavorare anche durante gli anni della malattia, preparando campioni, trasformandoli in cristalli per la macchina fotografica a raggi X e registrando tutto nei suoi quaderni. Fino al giorno della sua morte, a 37 anni. Dopo la sua scomparsa, nel 1962, i due scienziati che l’avevano “derubata” della sua scoperta, Crick e Wilkins, ricevettero il Premio Nobel. Senza ovviamente, fare alcun riferimento al prezioso lavoro svolto da Rosalind Franklin. Il suo mito era però già nato: la scienziata è diventata infatti un’icona per tutte le donne, una “scienziata capace di rendere bella qualunque cosa toccasse”. È stata definita un’eroina mancata, ma ci piace pensare a lei semplicemente come una scienziata che ha fatto il suo lavoro. Prima e meglio dei suoi colleghi maschi.

Dal Web

Le DJ donne hanno più ritmo

A New York sono sempre più richieste e guadagnano 1800 euro all’ora, la tendenza si sta affermando anche in Italia.

” É un mestiere duro” dice Adiel, cioé Alessia Di Livio” ma ci sono tante brave professioniste…Ci vuole tanta passione …Richiede uno sforzo fisico abbastanza grande. A partire dal viaggiare: girare da sole con la borsa dei dischi non é sempre facile …”

Lo conferma Ema Stockholma:” Lavoriamo di notte e certe situazioni non sono facili da gestire, ma questo non significa che non riusciamo ad affrontarle. É più antipatico, semmai, che quando ho iniziato i maschi non mi riconoscessero come collega.”

Mammella era prena

Quann’io nascette ninno ‘a cuorpo a mamma,
a Napule nascette muorto ‘e famma.
E muorto ‘e famma nun appena nato,
mammella mia dicette:”E’ nato un’altro sventurato”.
E arravugliato rint’a ‘na mappina me ‘nfasciaje,
e dint’a nu spurtone ‘sta nuvena me cantaie:
Nuvena, nuvena, mammella era prena
appriesso a ‘nu figlio già n’ato ne vene.
Facette ‘o primmo e nascette cecato
mò cerc”a lemmosena pe”mmiez”e strate.
Facette ‘o sicondo chiammato Pascale,
ca sta carcerato a Puceriale,
e aroppo ‘o cchiù bello ‘o chiammaie Gennaro,
c”abbascio ‘a Duchesca mò fa ‘o ricuttaro.
E mò pe’ cumpleto, sgravannose ‘e chisto,
ha fatto un’altro povero Cristo.
Chiagnenno appena nato int’a ‘stu lietto,
cercaie da mammélla ‘a zizza ‘mpietto.
Ma zuca che te zuca ‘stu nennillo che te pesca?
Da chella zizza ‘o latte era comma ll’acqua fresca!
Cchiù zuca ca te zuca e chillu pietto cchiù s’arrogna,
zucanno me ‘mparaie a sunare la zampogna…
Nuvena, nuvena, Natale mò vene
ma cu ‘sta nuvena cchiù famme me vene,
verenn”o magna’ pe’ chi tene ‘e quattrine,
verennolo sulo adderet”e vvetrine,
e allora me cocco cu tutt”e calzine
e ‘a notte me sonno ca nasce un bambino
che nasce ‘e rimpetto a ‘na bella cantina,
cu addore ‘e suffritto, cu tre litr”e vino,
n’appesa ‘e sacicce, nu bellu capone,
anguille ammescate cu lu capitone,
castagne r”o prevete, noce e nucelle,
‘nzalata ‘e rinforzo cu lu susamiello…
Ma senza renare,
‘a nott”e Natale,
me fummo ‘na pippa
e me vaco a cuccà…

Peppe Barra

Benedetta: Medaglia D’Argento

Si chiama Benedetta Pilato, a 2 anni ha imparato a nuotare e a 4 ha iniziato ad allenarsi, adesso, a 14 anni, ha vinto l’ambita Medaglia ai Mondiali di nuoto. É la più giovane ad aver vinto in qualsiasi sport.

Ha rinunciato a tutto per stare in acqua e diventare campionessa.

Omaggio alle donne attraverso foto

La mostra fotografica di Emanuela Caso, è un omaggio alle donne, ai loro diritti mai ampiamente conquistati, alle speranze, alle sofferenze e alle intime gioie che trapelano dai loro sguardi.

Un reportage condotto attraverso diversi Paesi del mondo per raccontare l’universo femminile da Occidente a Oriente: paesi disagiati, dimenticati, senza tempo e pieni di storia, infinitamente poveri e dove la miseria è visibile non solo agli occhi ma la si respira in ogni angolo di strada; ma anche regioni ricche dove è ancora più netto il contrasto tra l’opulenza ostentata di pochi e i mille rivoli dei quartieri ghettizzati.

Emanuela Caso coglie nei suoi scatti lo sguardo delle donne: occhi grandi pieni di dignità nonostante l’indigenza.

L’esposizione “Women” sarà ospitata alla Casa della Memoria e della Storia a Roma dal 20 giugno al 4 settembre 2019.

Restauratrici donne

Tradizionalmente riservata agli uomini oggi l’arte del restauro ha le massime rappresentanti nelle donne, abilissime e apprezzatissime anche all’estero.

Chiara Tomaini lavora dalla provincia di Venezia a Gerusalemme, da Tarquinia al Kurdistan.

Anna Lucchini ha tra i fiori all’ occhiello il restauro della Cappella di Teodolinda a Monza.

Laura Baratin dirige il corso di Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell’ Università di Urbino.

Cinzia Pasquali lavora al celebre atelier Arcanes di Parigi, fra gli interventi più importanti quello sulla Sant’ Anna di Leonardo.

Barbara Caranza fa parte del gruppo di salvataggio delle opere d’ arte in caso di calamità.

Per diventare restauratrice devi seguire il percorso quinquennale fornito dalle Università, dalle Accademie di Belle Arti, dalle scuole di Alta Formazione del Ministero dei Beni Culturali.

Puoi anche diventare tecnico del restauro o collaboratore di cantiere seguendo gli appositi percorsi triennali.

Isabella Goodwin

É Lei la prima detective della storia!

Nella NewYork di inizio ‘900 contribuì alla soluzione di 500casi e contemporaneamente allevò 4 figli, ma solo nel 1912 le si riconobbe ufficialmente il ruolo di investigatore privato.

Sposò in seconde nozze un attore e cantante più giovane di lei di 32 anni

“GLI INIZI COME GUARDIA CARCERARIA

Isabella Loghry nacque nel 1865 nel Greenwich Village, che all’epoca non era certo il quartiere alla moda che è oggi. Figlia del proprietario di una locanda in Canal Street, da bambina sognava di diventare una cantante d’opera. La sua vita si rivelò decisamente più ordinaria: a 19 anni era già sposata con l’agente di polizia John W. Goodwin, che la lasciò vedova a soli 30 anni, con quattro figli da mantenere (altri due erano morti poco dopo la nascita). Isabelle a quel punto si rimboccò le maniche, superò un esame e fu assunta come guardia carceraria, con il compito specifico di sorvegliare donne e bambini detenuti nelle prigioni della città. I guadagni erano miseri, appena mille dollari l’anno, il riposo una chimera, visto che poteva rimanere a casa appena un giorno al mese.

IL LAVORO SOTTO COPERTURA

Isabella Goodwin tenne duro per diversi anni. Poi nel 1912 la grande occasione: a New York ci fu una grande rapina in banca, che ebbe risonanza nazionale non solo a causa del bottino da 25 mila dollari, ma anche perché la polizia brancolava nel buio senza riuscire a trovare gli autori. A un certo punto, a Isabelle fu chiesto di lavorare sotto di copertura come donna delle pulizie in un albergo piuttosto squallido, ma frequentato dal gangster Eddie Kinsman, che lo utilizzava per incontrare la sua amante Swede Annie.

LA PROMOZIONE A DETECTIVE

Kinsman era tra i principali sospettati per la rapina e la polizia, grazie alle informazioni ottenute da Isabelle Goodwin mentre lavorava nella pensione, riuscì ad avere abbastanza prove per arrestarlo. La ‘finta’ donna delle pulizie smise di essere una guardia carceraria a fu promossa detective, con il grado di tenente. Diventò una celebrità: «Ci sono tanti uomini detective alti 1,80 m e con una pistola nella fondina, che per 3.300 dollari all’anno fanno un lavoro molto meno prezioso di quello della signora Goodwin, una donna piccola e rapida, con un cervello veloce come il suo corpo», scrisse il New York Herald nel 1921: discriminata per il suo genere, Isabella a quella cifra non arrivò mai. Si consolò sposandosi con un uomo più giovane di lei di ben 30 anni, senza prendere questa volta il suo cognome, scelta inusuale per l’epoca.

IL RESTO DELLA CARRIERA

Nel corso degli anni continuò a lavorare sotto copertura, specializzandosi nello smascheramento di indovini e imbroglioni di ogni genere. Contribuì alla nascita del Women’s Bureau, che gestiva casi legati a prostitute, mendicanti, scappate di casa e vittime di violenza domestica, mentre nel 1924 fu tra le protagoniste di un’importante indagine su pratiche mediche fraudolente. Si ritirò in quello stesso anno. Isabella Goodwin, ormai diventata un simbolo del New York City Police Department e dell’emancipazione femminile, morì il 26 ottobre 1943.”

Da Lettera Donna

sos KORAI con Tarallucci & Vino di Libera Vibo

Il 13 Settembre, alle 21,00, in Piazza Cannone a Tropea: TARALLUCCI & VINO!

La rassegna, ideata da Libera Vibo, concluderà il suo tour, che ha coinvolto varie località della provincia di Vibo Valentia, a Tropea.

Nella tappa tropeana scenderà in campo, accanto a Libera, sos KORAI Onlus, giovane realtà associativa, meno di due anni di vita, che si esprime nel campo del Volontariato con la finalità di contrastare la subcultura maschilista e la violenza contro la donna, promuovendo la Giustizia Sociale, la Dignità della Persona e la Cultura della Pace.

L’evento avrà inizio con una conversazione tra Don Marcello Cozzi, giá Vicepresidente Nazionale di Libera, e Beatrice Lento, Presidente di sos KORAI Onlus, Dirigente Scolastico e Psicologa, a partire dal libro di Cozzi ” Ho incontrato Caino”, col coinvolgimento del pubblico.

Seguirà il Concerto ” Seconda stella a destra”, coordinato e diretto dal Musicista, Medico Veterinario Carmine Barrese che vedrà sul palcoscenico Artiste calabresi dall’ indiscusso fascino.

Concluderanno la serata i Tarallucci delle cooperative Libera Terra accompagnati da ottimi vini.

Don Marcello Cozzi, lucano, prete impegnato da decenni sul versante del disagio sociale, nell’educazione alla legalità e nel contrasto alle mafie, è stato vicepresidente nazionale di Libera, associazione per la quale oggi coordina il Servizio nazionale antiracket e antiusura e di accompagnamento ai testimoni di giustizia. Per Melampo editore ha pubblicato anche Poteri invisibili(2014). È autore inoltre di Quando la mafia non esiste (2008) e di L’uomo e il sabato (2000), entrambi per Edizioni Gruppo Abele.

La manifestazione del 13 Settembre si svolgerà col contributo economico del Comune Di Tropea.

Grazie a Libera Vibo per aver scelto Tropea per il momento finale di un percorso di impegno e di passione!