Archivio mensilemaggio 2020

Tropea Candidata a Capitale Italiana della Cultura 2022

Comunicato

Tropea candidata a Capitale della Cultura 2022

 

Il sindaco del comune di Tropea Giovanni Macrì, dopo gli importantissimi risultati amministrativi conseguiti, per valorizzare la città, anche tramite riconoscimenti di livello internazionale, è stato nominato  Ambasciatore Nazionale per la crescita del territorio. Tra gli ultimi successi che ha incassato è riuscito a far ottenere a Tropea, per la prima volta nella sua storia, il titolo di Bandiera Blu assegnato dalla FEE (Fondazione per l’educazione ambientale) al mare e alla costa tropeana, questo riconoscimento assume valore aggiunto per la ripresa turistica di tutto il litorale vibonese. Altro obiettivo del sindaco è la valorizzare del patrimonio culturale di Tropea, perciò ha deciso di continuare il percorso di candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2022, dopo che il DL di Rilancio del 19 maggio 2020, ha decretato che per il 2021 vi sarà la prosecuzione delle attività culturali di Parma eletta Capitale Italiana della Cultura 2020, scelta giusta e doverosa, che ha tutto l’incondizionato plauso, visto l’impossibilità per Parma di attuare, nell’anno in corso, il programma previsto a causa del lockdown dovuto al Covid-19.  

La segreteria generale del MiBACT, ieri ha comunicato le modifiche dei termini, il dossier di candidatura dovrà essere presentato entro il prossimo 31 luglio 2020, una giuria di esperti di chiara fama internazionale selezionerà i 10 progetti finalisti entro il 12 ottobre 2020 ed entro il 12 novembre 2020 si conoscerà la Città vincitrice della selezione.

Tropea 2021 diventa Tropea 2022! Per la Calabria la candidatura di Tropea a capitale della cultura rappresenta un vero rilancio socio economico, facendo leva, sull’asserzione che lo sviluppo sostenibile passa inevitabilmente dalla valorizzazione del sistema culturale. Tropea affonda le sue radici nel mito e nella leggenda che la vuole fondata da Ercole di ritorno dalle colonne che segnavano la fine dell’antico mondo conosciuto, città natale del filosofo Pasquale Galluppi, dell’impressionista Albino Lorenzo, ricca di una architettura impregnata di storia e pregio, con i suoi numerosi palazzi nobiliari. Tropea è Storia Accoglienza Integrazione Cultura Turismo è il Brand di tutta la Calabria, che tutto il mondo ci invidia! La sua cultura culinaria è un patrimonio indiscusso, patria che dà il nome alla cipolla rossa, prodotto di questa terra inserito nella Dieta Mediterranea Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Tropea è cultura cinematografica e scientifica, con grandi nomi come Raf Vallone, attore,componente dell’Accademy Award associazione che attribuisce i premi oscar, calciatore, giornalista e Renato Dulbecco, medico, biologo e premio Nobel nel 1975. Culla della Chiesa Cattolica in Calabria, con la sua meraviglia Cattedrale, la spettacolare Isola nella quale è situata la Chiesa un tempo eremitica di Santa Maria scrigno di tanti tesori. Tropea è carità sociale, espresse in opere di Santi e Beati come Santa Domenica, tra le prime martiri del cristianesimo, Don Francesco Mottola e Irma Scrugli. La coordinatrice Luisa Caronte, chiama a se tutte le forze sociali del territorio, il partenariato pubblico privato che compone il Comitato Promotore, il Comitato d’Onore, l’associazionismo, il mondo delle imprese turistiche e produttive, tutti gli esperti che compongono il gruppo di lavoro chiamato a redigere il dossier di candidatura e l’intera popolazione. E dopo la drammatica chiusura, dovuta al coronavirus, che ha messo in ginocchio l’economia del paese e rastrellato impietosamente il turismo, incita a riprendere con maggior forza ed entusiasmo da dove si era rimasti in quei terribili giorni di inizio marzo, convinta più che mai della grande opportunità di ripresa sociale e economica, che rappresenta vincere questa sfida.  Con Tropea la Calabria riparte per progettare un’azione di sviluppo sostenibile dell’intera regione.

La Coordinatrice del Gruppo di Lavoro

                 Tropea2022

        Dott.ssa Luisa Caronte

Tropea con Santa Rita

Margherita Lotti, chiamata da tutti Rita, era così soave che da bimba le api la nutrivano col loro dolce miele; andò sposa giovanissima, per volere dei genitori, a Paolo, uomo feroce, che, per amor suo, si trasformò radicalmente abbandonando ogni violenza.

Ebbe due gemelli e presto assisté all’uccisione del marito per mano dei suoi antichi compagni.

Rita fu così forte e determinata da evitare la vendetta al prezzo della morte dei figli che Lei insistentemente chiese al Signore pur di non vederli trasformati in assassini.

Donna coraggiosa e pronta al sacrificio del bene considerato più sacro per una donna, scongiurò una faida spietata e non rinunciò alla sua libertà nonostante i pesanti condizionamenti che all’epoca gravavano sul genere femminile.

Oggi é la Sua festa e a Lei, a Santa Rita, femminista medievale, rivolgo il mio pensiero ammirato e riconoscente unendomi a Tropea che ha l’onore di partecipare alla Celebrazione della sua festa a Roma offrendole cento rose, cento emozioni, cento preghiere, cento suppliche, cento sorrisi, cento palpiti del cuore.

Marinella Perroni: la teologa femminista

” Io sono diventata femminista all’interno del mio percorso di formazione come teologa!” dichiara Marinella e in tante lo hanno fatto tant’è che, nel 2003, é nato il coordinamento teologhe italiane.

I temi sul tavolo sono molti tra cui l’attacco alla struttura di potere che esclude le donne dal sacerdozio.

“In questa emergenza” sostiene la Perroni “abbiamo visto quante donne sono in prima fila come studiose, ricercatrici, operatrici sanitarie. Forse, prima o poi, la Chiesa Cattolica scoprirà che ,in prima fila, ci sono teologhe, docenti, operatrici pastorali, e si aprirà al futuro”

Un dato importante é l’incontro in programma il 19 settembre a Bologna su femminismo e fedi.

Vandana Shiva

Vandana Shiva, fisica quantistica ed economista militante ambientalista, è considerata la teorica più nota dell’ecologia sociale. È conosciuta grazie al successo di Monocolture della mente (1995), un best-seller in tutto il mondo, e in Italia anche grazie al documentario del 2009 di Ermanno Olmi, Terra Madre, che mostra la raccolta del riso, nei pressi della fattoria Navdanya nella valle del Doon, dove sono custoditi i semi delle varietà locali di riso, tramandati di generazione in generazione. Lei nasce non lontano da lì, in una città dell’Uttar Pradesh, nelll’India del Nord-est. La famiglia è “progressista”, impegnata nella lotta gandiana per il superamento delle caste nell’India; la cultura e l’attenzione per i diritti civili e sociali sono di casa.
Il padre è una guardia forestale e la madre una maestra di scuola diventata contadina dopo la sanguinosa guerra di partizione tra India e Pakistan nel 1947-1948. La casa dei genitori è frequentata da intellettuali e discepoli del Mahatma Gandhi. Vandana, quindi, sin da piccola disprezza il sistema delle caste e viene educata alla parità dei sessi.
L’infanzia di Vandana non è solo cultura, ma anche contatto diretto con la terra; trascorre la sua infanzia tra le foreste del Rajahstan e la fattoria gestita dalla madre, subendo fin da piccolissima il fascino e la maestosità della natura.
Sempre grazie alla famiglia, Vandana può frequentare la scuola e il collegio cattolico di Dehra Dun e, dopo il diploma in fisica, dal 1970 l’università di Guelph, in Canada, dove consegue la laurea in filosofia della scienza, e poi quella del Western Ontario per il dottorato sui concetti filosofici della meccanica quantistica nel 1979.
Vandana torna in patria, a Bangalore, come ricercatrice in politiche agricole ed ambientali all’Indian Institute of Sciences, e all’Indian Institute of Management.
Nel 1982 Vandana torna a Dehra Dun dove crea la Fondazione per la scienza, la tecnologia e l’ecologia, un istituto indipendente di ricerca, proprio mentre nella valle si diffonde il movimento Chipko, delle donne contro la distruzione delle foreste da cui traggono sostentamento. Nell’Uttar Pradesh, sono evidenti le conseguenze della “rivoluzione verde”, dei fertilizzanti e delle varietà selezionate di semi: la resa è aumentata insieme alle estensioni coltivate a monocoltura, al degrado del suolo e delle acque, alle espropriazioni “facili” (la riforma agraria promessa da Nehru nel giorno dell’Indipendenza non è ancora iniziata). Ne sono vittime prima di tutto le donne, senza diritti men che meno di proprietà, le cui antiche pratiche sono meno produttive ma più rispettose degli ecosistemi, scrive in Staying Alive (1988). È il primo di oltre venti saggi, seguito sullo stesso tema nel 1990 dal rapporto sulle contadine indiane per conto della FAO, e da Eco-feminismo con Maria Mies, in cui scrivono: «Le donne non riproducono solo se stesse, ma formano un sistema sociale e dalla loro creatività proviene quello che io chiamo eco femminismo. Le donne sono le depositarie di un sapere originario, derivato da secoli di familiarità con la terra, un sapere che la scienza moderna baconiana e maschilista ha condannato a morte».
Nel 1991 Vandan Shiva fonda Navdanya (in hindi “nove semi”), il movimento che con altri sorti in tutto il mondo è presente al vertice di Rio de Janeiro nel 1992 dal quale nascono i primi accordi internazionali per la protezione della biodiversità e per la repressione della biopirateria. Da quel momento la difesa dei semi autoctoni contro le multinazionali che cercano di rivendicare come loro “proprietà intellettuale” varietà agricole selezionate nei secoli da comunità locali, diventa il maggior impegno di Vandana Shiva.
Quei “nove semi” rappresentano le nove coltivazioni da cui dipendono la sicurezza e l’autonomia alimentare dell’India. Il nome, dice Vandana Shiva, le è venuto in mente osservando un contadino che in un unico pezzo di terreno aveva piantato nove tipi di semi diversi. Oggi Navdanya conta circa 70 mila membri, donne per lo più, che praticano l’agricoltura organica in 16 stati del paese, una rete di 65 “banche dei semi” che conservano circa 6.000 varietà autoctone, e la Bija Vidyapeeth o Scuola del Seme che insegna a “vivere in modo sostenibile”.
Durante le riprese del documentario Terra Madre sopra citato, Maurizio Zaccaro ha realizzato un film documentario dal titolo Nove semi dove la stessa Vandana Shiva racconta l’esperienza della sua fondazione.
Ma Navdanya non è l’unico impegno di Vandana, che interviene nelle conferenze internazionali, viaggia in Africa, in Europa, in America Latina e in altri paesi asiatici, e dal 1996 partecipa in tutto il mondo alle lotte contro gli organismi geneticamente modificati, la crescita ad ogni costo, l’ingiusta ripartizione delle risorse e altri mali della globalizzazione. «Il cosiddetto sviluppo economico – scrive – anziché risolvere i problemi, rispondendo ai bisogni essenziali del mondo e della popolazione, minaccia la sopravvivenza del pianeta e degli esseri viventi che lo abitano. Questa apparente crescita economica, infatti, non ha creato nient’altro che disastri ambientali ed ha provocato un forte indebitamento dei paesi in via di sviluppo che, per creare delle basi adeguate per la loro crescita, tolgono risorse alla scuola e alla salute pubblica».
Consulente per le politiche agricole di numerosi governi, in Asia e in Europa (anche della regione Toscana), membro di decine di direttivi in altrettanti organismi internazionali, premiata più volte all’anno dal 1993, vive in parte nell’ambiente cosmopolita delle Nazione Unite e in parte nel mondo rurale indiano al quale è ancorata da Navdanya,
Le battaglie più notevoli vinte da Vandana, sono state contro le multinazionali che avevano ottenuto i brevetti del neem, del riso Basmati e del frumento Hap Nal. Questi ultimi due sono anche prodotti d’esportazione e paradossalmente, se i brevetti non fossero stati revocati, gli agricoltori indiani avrebbero dovuto pagare royalties alle società americane RiceTec e Monsanto, su ogni partita venduta all’estero.
Per questo suo enorme impegno a favore della popolazione indiana e per la sua lotta a favore dell’ambiente, Vandana Shiva nel 1993 è stata premiata con il “Right Livehood Award”, detto il Nobel per la pace alternativo.
Le resta da vincere la lotta contro gli Ogm e più in generale contro le monoculture e i loro oligopoli:
«Oggi siamo testimoni di una concentrazione senza precedenti del controllo del sistema agroalimentare internazionale in cui convergono essenzialmente tre aspetti: il controllo dei semi, il controllo dell’industria chimica, il controllo delle innovazioni biotecnologiche attraverso il sistema dei brevetti. Il diritto al cibo, la libertà di disporre del cibo è una libertà per la quale la gente dovrà lottare come ha lottato per il diritto al voto. Solo che non vivi o muori sulla base del diritto al voto, ma vivi o muori sulla base del rifiuto del diritto di disporre di cibo».
Intanto, nel settembre 2011 l’India ha denunciato la Monsanto per bioterrorismo.
Naturalmente, le posizioni politiche di Vandana Shiva non trovano concorde la comunità scientifica ed ecologica. Inoltre molte ambientaliste indiane sono preoccupate dalle manifestazioni religiose induiste organizzate da Navdanya e dalla recente insistenza di Vandana Shiva sul ritorno alla tradizione vedica in un periodo di forti tensioni con la minoranza musulmana. Giovani agronome hanno lasciato Navdanya, spiegava Suman Sahal di Gene Campaign-India a WONBIT Conference Women in biotechnology: feminist and scientific approaches una conferenza di Donne e Scienza nel 2007, per raggiungere o fondare movimenti simili, ma non confessionali.
Attualmente Vandana è la vicepresidente di Slow Food e collabora con «La Nuova Ecologia», la rivista di Legambiente.

Irene Bertazzo

La Bandiera Blu: traguardo e partenza!

Complimenti al Sindaco, avv. Giovanni Macrì, all’Amministrazione Comunale e a tutti noi Tropeani per la preziosissima Bandiera Blu!
Il suo arrivo nella crisi della pandemia non ne sminuisce il valore e le relative implicazioni promozionali. Finalmente, dopo 33 anni dall’istituzione, il graditissimo vessillo, grazie a Tropea, offre un momento di gloria alla nostra Provincia, bella e marginalizzata proprio da noi che spesso contribuiamo a cagionarne  il degrado che la porta alla ribalta delle negatività, mortificandone l’invidiabile retaggio culturale.
Ma questo non é l’ora dei rammarichi, facciamo spazio alla gioia e guardiamo alla Bandiera color del cielo con soddisfazione condivisa. Grazie a chi ha lavorato duramente per conquistarla perché il premio non é legato alla bellezza del sito, innegabile e immutabile nonostante  eventuali incurie e trascuratezze, ma all’impegno di chi fatica per far rispettare l’ambiente, proponendo alla Comunità modelli e linee di riferimento che fanno crescere, e di chi, con audacia e spirito di servizio, ha dedicato mesi di certosino lavoro per redigere una candidatura di qualità.
Grazie anche a tutti i Tropeani e ai Visitatori che, seguendo le regole di civiltà, non sempre automatiche e scontate, hanno contribuito a conformare  Tropea ai principi ecologisti offrendo, così, i presupposti indispensabili alla vittoria.
La Bandiera é un traguardo  e nel contempo un punto di partenza e noi di sos KORAI Onlus ci impegniamo perché il viaggio continui con successo.
Tropea 14 Maggio 2020
La Presidente di sos KORAI Onlus
Beatrice Lento

La storia della Sanità calabrese in un “ Fior di Donna” di Francesco Polopoli

«Essere un’infermiera significa nascondere le tue lacrime e iniziare a disegnare sorrisi sui volti delle persone» (Dana Basem): non trovo testo più consonante di questo per tratteggiare il profilo di una donna straordinaria del nostro lametino. Una rosa nel suo nome, con un prolungamento di colore floreale persino nel suo cognome: sto parlando di Rosa Rossetti (Nicastro 1923-Lamezia Terme 1978), il cui fulgore professionale si rammemora misurato con le spine sociali di una realtà meridiana non facilissima, poco dopo il primo sessennio della nostra nascente Repubblica. «Prima infermiera professionale, figura di donna arguta, preparata, umana e gene-Rosa, che seppe organizzare e indirizzare il lavoro dell’intero corpo paramedico trasmettendo il senso del dovere e della solidarietà verso i pazienti e i medici di famiglia»: amiamoripeterci con il prof. Vincenzo Zangari, ex Capo Sezione INAM, che la dice lunga, in ossequio alla verità, su un personaggio sui generis del nostro pianoro terineo. La massima nomen, omen («un nome ed un destino») pare spesso concentrata in una coincidentia oppositorum, che vale per la vita sponsale di tutti i giorni, sì, nel bene e nel male, finché morte non ce ne separi. Del resto, ogni nostra esperienza, ancorché da coniugati, è una storia nuziale: come non sottolinearlo vita natural durante!? Che dire, poi, di quel «russus, a, um» («rosso») che, a livello vezzeggiativo, dà l’idea tutta di un carattere sanguigno, speso per solidarietà nell’attenzione del prossimo, cui è etico approssimarsi? Insomma, la sua onomastica l’ha consegnata al mondo per DNA anagrafico: per la serie, quando firmiamo a mano quanto per noi è scritto da tempo.Non mi fa specie, ad eco di un impegno eccezionale quanto il suo, ritrovarla idealmente nel prato conclusivo de Il nome della rosa del Grande Eco: «stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus» («la rosa primigenia esiste solo nel nome, possediamo soltanto nudi nomi»). Il fil rouge è il medesimo: l’idea, che ne consegue, difatti, è l’ipostasi di resistenza, anche quando l’esistenza viene meno. Cos’altro aggiungere se non che le memorie non spogliano, ma si moltiplicano per con-divisione: ed è su questo sentiero che mi permetto di gettare un seme piccino per ripercorrere la sua struggente biografia. Ci provo entrando in medias res durante il clima mussoliniano dell’epoca. Un periodo non semplice nel guazzabuglio vangoghiano di una politica che si sarebbe successivamente sfasciata; gli anni dellafascistizzazione, dei Figli della Lupa, dell’Opera Nazionale Balilla, dei Fasci giovanili e della Gioventù italiana del Littorio: come dimenticarseli!?  Eppur si è mossa, sul motto di Galilei, per il meglio, in prima linea, da donna, per sperimentazione: in questo frontline fu propedeutico il diploma di infermiera professionale, conseguito presso il Convitto femminile Principessa Maria Cristina di Savoia a Cosenza. Questa struttura divenne, detto fatto, luogo di accoglienza e pronto soccorso improvvisato per molti militari feriti del secondo conflitto novecentesco.Fra i ricordi familiari dei suoi a spiccare è uno in particolare: il volto di un giovane friulano arruolato in quella guerra senza senso, Fulvio, un soldato qualunque. Lo scoppio di una mina lo avrebbe colpito a tal punto da riempirgli il viso e il corpo di schegge. Proprio a lei venne affidato in cura. Avendo bisogno di medicazioni continue -proseguono gli eredi del suo appassionato memoriale – gli si dedicò con particolare premura, estraendogli ogni giorno le centinaia di schegge che tormentavano il suo corpo. Fu questa la prima ed impegnativa prestazione dainfermiera diplomata. L’incontro con il dott. Peppino Petronio, attento e lucido interprete delle istanze del tempo in campo sanitario, fu nel prosieguo assai determinante: in discussione c’era la salute pubblica, impoverita da una carenza strutturale che urlava di disperazione. In quel frangente venne a concretizzarsi un primissimo ambulatorio a servizio dell’intera comunità, dei lavoratori e delle fasce più deboli della popolazione: a dire il vero, tutto in divenire, tra piccoli locali in uno dei palazzi che facevano da cornice a Piazza d’Armi. Lei presente, come sempre! Lì si eseguivano addirittura in condizioni d’urgenza piccoli interventi salvavita, anche senza anestesia: per salvaguardare l’incolumità tutto ciò si profilava come emergenzaobbligata senza se e senza ma. Tuttavia siamo ad un passo da un’importante svolta evolutiva: la neonata Cassa mutua o INAM (Istituto Nazionale Assicurazione Malattie) è di quegli anni, raccontano i cronisti. La sezione fu inaugurata il 9 luglio 1949: la Rossetti insieme a Petronio organizzava e coordinava gli ambulatori e tutta la gestione del nuovo ente, che si arricchiva man mano di nuovo personale medico, paramedico ed amministrativo. Un particolare a memento: ai nastri d’apertura era l’unica dipendente donna della nuova istituzione sanitaria del territorio, battezzata, nel gergo lametino, a’cassamuta, tuttora dialettalizzata nel nostro vernacolo. C’è da aggiungere che l’organico contava la prestazione di più mani: il dott. Cuiuli, il dott. La Scala, il dott. Scalise, il capo-sezione Di Fresco con funzioni amministrative. Nel 1953 fu affiancata da una collega che sarebbe diventata una grande amica, l’ostetrica Lina Sgromo: più tardi l’avrebbe affiancata Lina Jolanda Reillo, sotto la supervisione del laborioso Giovanni Saladino, che ricopriva mansioni di generico. Se pensiamo che non venivano riconosciuti alle madri lavoratrici gli stessi diritti che si sarebbero affermati qualche decennio dopo, possiamo inferire che fare la madre con professione, per giunta da Capo sala, all’acme della sua carriera, non sia stato del tutto maneggevole. Eppure riusciva ad armonizzare tutto: sul piano dell’esserci, c’era e per tutte le cose. Cosa rara, ecco perché Rosa fu cara! Insieme a tutto il suo staff: una per tutti, nella logica di squadra! Per costoro il panico non faceva parte del bagaglio formativo, assolutamente no! Per lei, ad onor del vero, valeva la considerazione privilegiata di persona paziente: di corsa in corsia è tuttora una dote singolare, ragion per cui è giusto ricordarla insieme ai suoi colleghi da qui a poco dalla Giornata internazionale della sua categoria, che ricorre giustapposta nel giorno apostolico di maggio, il dodici, quasi a farsi, questo dì, data eucaristica di ogni Cristo passionato incontrato per strada. Ai piedi della Croce le mani di una donna fanno la differenza nella sofferenza: «in forma dunque di candida rosa / mi si mostrava la milizia santa / che nel suo sangue Cristo fece sposa» (Par XXXI, vv. 1-3). Come chiosare il suo ritratto umano? La buona e santa sanità: satis est, accompagnato da un pensiero bruzio di bellezza per una delle tante perle che hanno costellato il nostro Mediterraneo cittadino: nel nome di una madre, ancora una volta!

 

Francesco Polopoli

Concorso fotografico SCATTI D’AUTORE PER TROPEA IN FIORE

2° Concorso Fotografico SCATTI D’AUTORE PER TROPEA IN FIORE abbinato al Concorso “Finestre Balconi Vicoli Fioriti ANNA MARIA PICCIONI Città di Tropea”

Art 1. Puó partecipare chiunque ami la fotografia e Tropea, adulti e giovani, inclusi gli studenti.

Art 2. La foto che ritrae Tropea, con sviluppo in orizzontale e niente trucchi, di buona qualità tecnica per consentire l’ingrandimento, ha come tema “TROPEA RINASCE“

Art 3. Lo scatto può essere inoltrato da subito, e fino al 30 Giugno 2020, alle Coordinatrici del Concorso “Finestre Balconi Vicoli Fioriti Anna Maria Piccioni Cittá di Tropea” Beatrice Lento e Mariantonietta Pugliese, attraverso le loro mail beatricelento@gmail.com mariantonietta_pugliese@yahoo.it

La foto, valutata migliore dalla Giuria del Concorso “Finestre Balconi Vicoli Fioriti Anna Maria Piccioni Città di Tropea”, sará riprodotta nella gigantografia che pubblicizzerá la manifestazione finale di premiazione dei vincitori della kermesse floreale, le dieci foto più belle accompagneranno le composizioni floreali nel video che sará proiettato durante la cerimonia e saranno, poi, esposte a Palazzo Sant’Anna sede del Comune di Tropea.

Tropea 4 Maggio 2020

Le Coordinatrici

Beatrice Lento e Mariantonietta Pugliese

Moduli di partecipazione al Concorso Finestre Balconi Vicoli Fioriti Anna Maria Piccioni Città di Tropea

Modulo Categoria Privati

Modulo d’iscrizione al 13o Concorso Finestre Balconi e Vicoli Fioriti

Anna Maria Piccioni Città di Tropea Anno 2020

Il \La sottoscritto\a____________________________________________________________ Nato\a il _________________a___________________ prov.__________________________ Residente in Via\Piazza ________________________n._____________________________ Comune_______________________ C.a.p. _________________ prov._________________ Tel.________________________cell._______________________________________________________ e-mail_____________________________________________________________________

CHIEDE

di partecipare al concorso Balconi Fioriti 2020 del Comune di Tropea con l’allestimento del

o balcone

o davanzale

o particolare architettonico

o scala

o aiuola

o fioriere

o aiuola pubblica sita in via/piazza__________________________________________

DICHIARA

Di accettare integralmente tutti i contenuti del bando di concorso e il giudizio finale della giuria, di

avere preso visione dell’informativa art.13 d.lgs.196\2003 sulla privacy e di esprimere il proprio consenso per i trattamenti indicati e la diffusione dei dati per le finalità specificate. Inoltre il partecipante esonera l’organizzatore da ogni e qualsiasi responsabilità e\o obbligazione anche nei confronti dei terzi che dovesse derivare dalla partecipazione al concorso.

DATA _________________

FIRMA ________________

Modulo categoria attività commerciali/Albergatori e B&B

Modulo d’iscrizione al 13o Concorso Finestre Balconi e Vicoli Fioriti

Anna Maria Piccioni Città di Tropea Anno 2020

Il \La sottoscritto\a____________________________________________________________ Nato\a il _________________a___________________ prov.__________________________ Residente in Via\Piazza ________________________n._____________________________ Comune_______________________ C.a.p. _________________ prov._________________ Tel.________________________cell._______________________________________________________ e-mail_____________________________________________________________________

CHIEDE

di partecipare al concorso Balconi Fioriti 2020 del Comune di Tropea con l’allestimento del

o balcone

o davanzale

o particolare architettonico

o scala

o aiuola

o fioriere attività commerciale

o aiuola pubblica sita in via/piazza___________________________

Con la propria impresa denominata______________________________ sita in via______________________

DICHIARA

Di accettare integralmente tutti i contenuti del bando di concorso e il giudizio finale della giuria, di

avere preso visione dell’informativa art.13 d.lgs.196\2003 sulla privacy e di esprimere il proprio consenso per i trattamenti indicati e la diffusione dei dati per le finalità specificate. Inoltre il partecipante esonera l’organizzatore da ogni e qualsiasi responsabilità e\o obbligazione anche nei confronti dei terzi che dovesse derivare dalla partecipazione al concorso.

DATA _________________

FIRMA ________________

Concorso Finestre Balconi Vicoli Fioriti Anna Maria Piccioni Città di Tropea

13° concorso finestre balconi vicoli fioriti Anna Maria Piccioni Citta’ di Tropea 2020 edizione speciale dedicata alla Vergine di Romania

 

“Nei giorni orribili di peste o guerra quando con fremito tremò la terra in Te, o gran Vergine di Romania, trovò rifugio la patria mia”
P. Luigi Errico

 

Regolamento

 

Art. 1 Motivazione del concorso e Promotori

Realizzare quest’edizione speciale, nel corso della pandemia, è un bene per tutti, oseremmo dire un dovere civico. La cura della nostra Tropea la dobbiamo a noi stessi, a prescindere da ogni avversità, e l’evento è un segno di vitalità e speranza! Il Concorso nasce dal desiderio di rendere ancora più affascinante la nostra Città attraverso decori floreali a cura di privati e di attività commerciali, migliorando, così la qualità della vita e dell’ambiente urbano e coinvolgendo la Comunità attraverso la sensibilizzazione nei confronti del bello. L’iniziativa è promossa congiuntamente dal Comune, dalla Pro Loco, dall’Istituto di Istruzione Superiore, dalla Consulta delle Associazioni, dall’AssCom (Associazione Commercianti), dall’ As.Al.T (Associazione Albergatori), da OspitiAmo Tropea (Associazione B&B), e da sos KORAI Onlus.

 

Art.2 Obiettivi

potenziamento della coscienza ecologista e della cultura del bello

promozione della conoscenza della Cittá di Tropea e delle sue architetture anche recenti

esaltazione del decoro floreale quale elemento di mitigazione degli spazi

sviluppo del senso civico e di appartenenza alla Comunità

apprezzamento del verde, dei fiori e del loro linguaggio

 

Art.3 Destinatari e modalità di iscrizione/ partecipazione 

La partecipazione al concorso, che prevede l’abbellimento a tema libero ed a proprie spese, è totalmente gratuita ed aperta a tutti i residenti, proprietari di immobili, responsabili di attività commerciali, albergatori e titolari di B&B nel Comune di Tropea. Nelle operazioni di decorazione floreale dovranno essere rispettati i Regolamenti Comunali vigenti. I partecipanti potranno abbellire con fiori e piante l’esterno visibile dei balconi e/o delle finestre e/o di altri particolari esterni e/o fioriere e/o aiuole pubbliche, tenendo conto dei criteri stabiliti nel presente bando. Il presente Regolamento e il modulo d’iscrizione sono disponibili sulle pagine Facebook di Pro loco, sos KORAI, AssCom, OspitiAmo, Associazione Albergatori As.Al.T, Consulta e sulla pagina web del Comune e dell’Istituto d’Istruzione Superiore. Il modulo, debitamente compilato, dovrà essere presentato all’indirizzo mail asscommtropea@gmail.com Successivamente all’iscrizione saranno consegnati appositi cartelli numerati che dovranno essere obbligatoriamente esposti sui balconi, sui davanzali o sulle strutture partecipanti al concorso. L’iscrizione dovrà essere effettuata nel periodo compreso tra il 15 Maggio ed il 12 Giugno 2020. Entro la data del 13 Giugno 2020 gli allestimenti floreali dovranno essere completati.

 

Art. 4 Selezione dei vincitori 

La selezione dei vincitori sarà effettuata da una apposita Giuria che darà una valutazione mediante l’attribuzione di un punteggio ai parametri di seguito indicati 1. combinazione dei colori dei fiori 2. sana e rigogliosa crescita degli stessi 3. mantenimento durante tutto il periodo del concorso 4. originalità dei lavori 5. recupero ed abbellimento di strutture edilizie ed architettoniche tipiche 6. inserimento armonico nel contesto urbano paesaggistico

 

Art. 5 Composizione della Giuria 

La Giuria é composta da dieci membri e precisamente da un rappresentante di ogni Promotore del Concorso, da un Esperto Floricoltore e da una Personalità Artistica

 

Art.6 Svolgimento delle operazioni di valutazione 

La Giuria nominerà al suo interno un Presidente, definirà le modalità di attribuzione dei punteggi, secondo i parametri di valutazione di cui al precedente art. 4, e deciderà sull’esecuzione dei sopralluoghi, che potranno essere ripetuti nel tempo e dovranno rimanere rigorosamente riservati. Il voto del Presidente di Giuria prevarrà in caso di situazioni di parità.

 

Art. 7 Criteri di esclusione 

Saranno esclusi dal concorso gli allestimenti iscritti dopo le ore 12,00 del giorno 12 Giugno 2020 e quelli realizzati con fiori finti (ad es: di carta, plastica e/o altri materiali)

Art. 8 Premiazione 

La Premiazione dei vincitori avverrà con pubblica cerimonia che si terrà entro Luglio 2020. In tale occasione verranno proiettate le immagini degli allestimenti in concorso classificatisi nei primi dieci posti di ciascuna sezione. La consegna dei premi è subordinata alla presenza alla cerimonia. In caso di mancata partecipazione il premio non verrà corrisposto. La cerimonia si svolgerà nel rispetto delle regole vigenti a tutela della salute, dettate dalla pandemia da Covid 19, e verrà conseguentemente organizzata e pubblicizzata.

 

Art. 9 Premi Categoria Privati 

1°classificato Buono per l’importo di € 200,00 per l’acquisto di bulbi, sementi e piante ornamentali

2°classificato Buono per l’importo di € 100,00 per l’acquisto di bulbi, sementi e piante ornamentali

3°classificato Buono per l’importo di € 50,00 per l’acquisto di bulbi, sementi e piante ornamentali

Categoria Attività Commerciali/Strutture Alberghiere B&B 

1ºclassificato Buono per l’importo di € 200,00 per l’acquisto di bulbi, sementi e piante ornamentali

2ºclassificato Buono per l’importo di € 100,00 per l’acquisto di bulbi, sementi e piante ornamentali

3ºclassificato Buono per l’importo di € 50,00 per l’acquisto di bulbi, sementi e piante ornamentali Ad ogni vincitore sarà donata, inoltre una mattonella artistica ricordo.

 

Art. 10 Accettazione Regolamento 

L’adesione comporterà l’accettazione, in modo incondizionato e senza alcuna riserva o eccezione, di tutte le norme contenute nel presente regolamento.

 

Le Coordinatrici del Concorso Beatrice Lento e Mariantonietta Pugliese

 

Elisa Dattilo: la sindachessa di Jacurso

È vero che i ruoli prescindono dal genere, ma è altrettanto evidente come attraverso le parole si possa costruire una più civica segnaletica di direzione: la società è migliore, ogni volta in cui la lingua ha tutte le capacità di migliorarla. Il fatto che “persona” sia così generico da identificare chiunque non semplifica le cose, specie alla luce di un percorso più lineare per alcuni e più accidentato per altri. La categoria ontologica (potremmo chiamarla post-aristotelica, filosoficamente parlando) chiede conto del prezzo di alcune fette sociali, per le quali non tutto è filato liscio come l’olio dal Dopoguerra in avanti.  Storicamente le donne, ancorché culte ed educate, al di là del loro contesto familiare, immiserito da una forbice piuttosto aperta, da Nord a Sud d’Italia, non ebbero una vita facilissima sul piano dell’uguaglianza e questo significa che l’equità distributiva e la giustizia sociale hanno viaggiato a velocità diversa ai quattro angoli della nostra Penisola. In tutto questo è stato tipicamente maschile decidere quale fosse il “bene per una donna. Come non richiamare all’attenzione, a questo punto, Amalia Signorelli quando dice di sé il pensiero di tuttele contemporanee storiche della sua età: «è una vita che mi batto contro persone che appunto perché mi vogliono tanto bene sanno meglio di me ciò che è bene per me». Detto questo, se per l’Accademia della Crusca  è corretto l’uso di termini quali avvocata, magistrata, ministra ed architetta, lo è soprattutto per il lavoro di primo cittadino, la Sindaca, per l’appunto! In passato parole quali maestra, operaia, modella, infermiera, sono passate per lo stesso processo di assimilazione di diritto (senza rovesci). In Calabria, ad onor del vero, ce la siamo sbrigati da soli, coniando la forma “sindachessa”, quasi sessant’anni fa, pensate un po’! Gli studi di De Saussure sarebbero occorsi in soccorso a confortare la convenzione come uso consapevole della forma acquisita, sicurissimamente! Arriviamo ai nostri luoghi, ora! Siamo a Jacurso, nel catanzarese, sulle pendici del monte Contessa, in un belvedere allungato in direzione del pianoro lametino. Il soggetto, in questione, è Elisa Dattilo (1919-1967): donna di spiccata sensibilità bruzia e probabilmente anche un po’ romana per patria d’elezione (ad immaginarcela mentre frequenta, a quei tempi, il Collegio del Sacro Cuore a Trinità dei Monti). Un bagaglio che si fa valigia d’idee al suo ritorno in mezzo ai luoghi natii. La piccola urbe divenne, detto -fatto, il centro del suo mondo nel fervore delle tensioni che già sentiva da lontano: il magnetismo delle radici, raccontano, non tardò a farsi, infatti, impegno politico. Nel 1952 il paese la ingaggiò nel partito della Croce (così passava per la vulgata la storica Democrazia Cristiana): un successo, ne venne eletta sindaco con pieno consenso cittadino. Da antesignana di una nuova generazione” si proiettò storicamente su scelte allora inusuali. In che modo? Partendo innanzitutto dalle sue collaboratrici: come vicesindaco chiamò un’altra donna, Rosa Dattilo e persino un assessore, Vittoria Facciolo. Una leadership tutta femminile, per niente debole, nel nome del gentil sesso: la quota rosa sarebbe venuta molto tempo dopo…I compiti: i più versatili! Quelli di ordinaria amministrazione: le assunzioni del personale per il Comune, il taglio del bosco comunale “Barone S. Giovanni”, la costruzione della strada del “Passo Fossa del lupo”, le eventuali cause legali contro alcune società e naturalmente la votazione dei bilanci di previsione delle entrate e delle spese del territorio.  Insomma, ogni cosa passava sotto la sua supervisione: in tutto ciò, fermare, formare, firmare le cose avranno pure comportato fatiche e confronti d’ogni risma, come succede da sempre, non stiamo parlando di minutaglie! Durante il suo mandato si distinse per aver fortemente sostenuto il diritto allo studio e quello alla salute, senza trascurare nulla di intentato per sortire il risultato desiderato. Molto attenta alla prevenzione, promosse le vaccinazioni contro la tubercolosi, favorendo le colonie estive per le famiglie più povere. Provvide, altresì, a garantire gratuitamente le visite e le relative cure sanitarie a coloro che ne avevano bisogno in ottemperanza all’ art. 32 della nostra Costituzione che sancisce che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. Forte di queste convinzioni nel 1953 ottenne l’approvazione di un progetto (ben 12 milioni di lire!),finanziato dal Ministero dei Lavori pubblici per realizzare la rete idrica e fognante del paese che, come tutti sappiamo, è una condizione ineludibile per la salute pubblica. L’igiene, si sa, è prevenzione, cioè profilassi: lo sappiamo mediaticamente per bombardamento mediatico in questi ultimi tempi di Covid-19, non è vero!? Tetragona nel carattere, proprio così! Si sollevò abbastanza facilmente dai timori con i Ministri d’allora a difesa della collettività: gli onorevoli Foderaro, Cassiani, Galati, La Russa, ricordandone solo alcuni. Basta la stima di Margherita Riga nei suoi confronti a definirla come bussola di orientamento in non poche circostanze. La “sindachessa”, come la chiamavano i compaesani, terminò il suo mandato a causa delle dimissioni di alcuni consiglieri che la fecero andare in minoranza. Ai margini, tuttavia, non restò mai la sua dottrina sociale: da Componente del Comitato cittadino del CIF (Centro italiano femminile) e Membro dell’Associazione “Maria Cristina di Savoia” promosse insieme ad altre giovani signore numerose iniziative benefiche e di solidarietà fino alla sua prematura scomparsa, poco prima del clima sessantottino, che avrebbe investito successivamente tutta la nostra Nazione.  Una curiosità, che la fregia di un’ulteriore menzione d’onore: fu tra le prime donne anche a prendere la patente, guidando una Belvedere per portare i figli al mare o in città. Da Ernestina Prola, che è la prima signorina al volante (correva l’anno 1907), ai giorni nostri, la licenza di guida per il fiocco rosa si è lentamente caricata a carbonella: non è così zuccherina la realtà cinematografica quando ci presenta quelle deliziose pellicole avanguardistiche con Marylin Monroe o Greta Garbo. Lì la proiezione non coincide con l’identificazione di quanto succede fra la gente comune: lo shop da rubacuori, ahinoi, sa inflazionare le copertine editoriali, e molto spesso per battere cassa sull’eccezionalità del momento, già!  Col mercato si è mercanteggiato troppo sulla pelle dell’humanitas: ecco perché rivendico i diritti delle nostre madri. Elisa, come matrona meridiana, ci rammemora, invece, che la produttività è pensiero colato come l’oro. Lei al plurale è diventata loro per quanto di buono e giusto è venuto fuori dal selciato di un buon esempio come il suo. Ai posteri l’ardua sentenza…si dice nel 5 maggio manzoniano: a 5 giorni dal compleanno di lei, il verso del Milanese si fa augurale per la nostra Calabrese in tutte le forme di emancipazione. Auguri a tutte, mi va di chiosare, lasciando aperte storie belle come questa…

FRANCESCO POLOPOLI