Archivio mensile 30th Dicembre 2020

Fiori di parole

FIORI di PAROLE contro la violenza sulle donne

Un 25 Novembre diverso quest’anno per l’impossibilità di manifestare contro la violenza sulle donne scendendo per le strade o discutendo in convegni, incontri, eventi pubblici vari, ma la voglia di impegnarci, per contribuire ad eliminare l’aberrante fenomeno, non va in quarantena perché la difficoltà attuale, che costringe tra le mura domestiche, isola e aumenta l’instabilità economica, amplifica terribilmente le spregevoli brutalità ai danni di mogli, compagne, figlie, sorelle dimostrandone la sconvolgente cogenza.


Durante la quarantena, tra marzo e aprile scorsi, le richieste d’aiuto al 1522, un servizio promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità, e alle Forze dell’Ordine sono aumentate del 74% e, secondo il D.i.Re, solo il 3.5% delle vittime é riuscito a chiamare, considerata la presenza costante del soggetto aggressore.

Noi di sos KORAI, associazione di volontariato nata a Tropea e giunta al suo terzo anno di impegno nel contrasto al fenomeno attraverso interventi sui processi educativi, celebreremo l’importante Giornata Internazionale con allestimenti floreali nei tre grandi vasi comunali che dividono Largo Duomo dall’omonimo affaccio. Porremo a dimora ciclamini bianchi ed edere e tra il verde e il bianco inseriremo versi rossi di donne. Sarà questo un modo alternativo, ma sentito, di stare accanto a tutte le vittime femminili di maltrattamento e di puntare il dito contro una ferita sociale che merita l’attenzione delle istituzioni e della comunità tropeana. Il luogo é stato scelto perché proprio lì si trova, dallo scorso novembre, la Panchina Rossa, simbolo del posto occupato da una donna portata via dall’aggressività maschile.
Le fioriere, arricchite dalle parole, proseguono il percorso di sensibilizzazione e lanciano anche loro un messaggio di civiltà. Ricordiamo che sono 11 milioni le donne che subiscono violenza fisica, sessuale e psicologica, che 5 maschi su 10 non si fanno problemi ad alzare le mani sulla compagna e che 2 donne su 5 pensano che i ceffoni facciano parte dell’amore. Rammentiamo anche che la violenza di genere non si scatena per un raptus e che l’uomo che l’esprime non é un mostro, l’atteggiamento é la conseguenza di un habitus di sete di possesso e di dominio, frutto di una cultura sessista, gerarchica e patriarcale difficile da smantellare.
Ecco perché il ruolo dell’educazione é strategico, e tutte noi agenzie educative: dalle istituzioni alla famiglia, dalla scuola, alla chiesa e alle associazioni abbiamo la responsabilità di fare la nostra parte insegnando ai giovani e ai meno giovani a vivere bene, nel pieno rispetto di sé e degli altri.
Un grazie sentito all’Amministrazione Comunale di Tropea e al Sindaco Giovanni Macrì che hanno accolto e condiviso con piacere il nostro Progetto “ FIORI di PAROLE contro la violenza sulla Donna” consentendoci le installazioni a Largo Duomo, uno dei siti magici di Tropea.
Che l’appello al rispetto e all’amore proposto coi versi e coi fiori sia efficace nel contrasto alla violenza sulle donne e di buon augurio per tutti.
Tropea 23 Novembre 2020

La Presidente di sos KORAI Onlus Dott.ssa Beatrice Lento

Prova 7

Prova 7

Un augurio per Natale

Carissimi, il Natale ormai prossimo, questo in particolare, ci invita a ritirarci nell’intimo del nostro essere per una piccola pausa di riflessione .
Nonostante tutto continuiamo ad affannarci, é questo il segno dell’uomo del nostro tempo e credo che noi non riusciremo a invertire la rotta ma, pur nella fretta che ci è ormai compagna, sforziamoci di cogliere il valore del Natale che bussa ai nostri cuori.
Un evento così potente da segnare il mondo intero e tutta la storia non può essere trascurato ma deve scandire le vite coi valori che addita.
Il male non scomparirà mai ma noi scegliamo l’altro volto dell’esistere, quello contrassegnato dalla bontà, per lo meno come aspirazione a cui tendere, solo così potremo sperare di raggiungere l’armonia interiore che appaga.
Per noi che intendiamo servire gli altri con umiltà e impegno il Natale diventa alimento da cui trarre la forza per rinvigorire la buona volontà e allora non lasciamoci sopraffare dall’inquietudine ma guardiamo oltre accettando il presente coi suoi limiti e pensando a quando riconquisteremo una dimensione di normalità.
Abbracciamoci col cuore e scacciamo via ogni tristezza, il figlio di Maria nascerà ancora per tutti noi. Affidiamoci a Lui e alla sua mamma, una donna che ha avuto il coraggio di accogliere nel suo grembo l’umanità intera con la sua sconvolgente complessità. Ritorneremo a operare come prima per la donna e per l’uomo contro ogni forma di prevaricazione e di pregiudizio e godremo insieme dei piccoli doni che riusciremo a offrire alla Comunità. Coraggio, carissimi, la meta è vicina e il Bambinello ci darà la forza di attenderla col cuore lieto.
Buon Natale con affetto e gratitudine per la condivisione di ideali che ci unisce.
Tropea 23 dicembre 2020

La Presidente di sos KORAI

Beatrice Lento

Emily Dickinson

E’ una curiosa creatura il passato
Ed a guardarlo in viso
Si può approdare all’estasi
O alla disperazione.

Se qualcuno l’incontra disarmato,
Presto, gli grido, fuggi!
Quelle sue munizioni arrugginite
Possono ancora uccidere!

Francesca Scanagatta

Francesca Scanagatta nasce nel 1776 in una nobile famiglia milanese di origini valtelline.
A quattordici anni il padre la spedisce al monastero milanese di Santa Sofia per tenerla lontana dalle suggestioni rivoluzionarie che le inculcava la sua governante francese.
La scelta del monastero non è casuale. La famiglia, fedele e ligia alla Casa d’Austria, lo sceglie poichè è un istituto molto stimato dall’imperatore Giuseppe II.
La scelta paterna però non serve a molto, poiché nel pio luogo la nobile allieva, pur rispettosa e diligente, pare sdegnasse di applicarsi all’esercizio dell’ago, del fuso, dell’arcolaio, al quale la costringevano le suore, per dedicarsi piuttosto alla lettura di romanzi e di poemi epici che preferiva a quella dei versetti della Bibbia.
Sembra anche che, in più di una occasione, le suore scandalizzate avessero sorpreso, nella sua cella, la nobile educanda impegnata in una partita di scherma con la tenda della finestra a colpi di righello.
I momenti felici della ragazza si realizzavano solo quando, libera dall’educandato, rientrava nella casa paterna e poteva confrontarsi, in abiti maschili, con i fratelli.
Al raggiungimento dei sedici anni, suo padre decise di rinchiuderla nel convento delle Salesiane di Vienna e organizzò il viaggio di trasferimento nella capitale unendolo a quello del figlio Giacomo, da lui stesso destinato a intraprendere la carriera militare nell’accademia di Wiener
Neustadt.
Giacomo però si ammalò durante il viaggio e dovette rimanere in convalescenza a Venezia per parecchi mesi col padre.
Francesca allora venne affidata a una coppia di coniugi, i Giuliani, anche loro in viaggio verso Vienna.
Francesca, che conosceva l’antipatia del fratello per la carriera militare, maturò rapidamente l’idea di sostituirsi a lui e, in abiti maschili e con i capelli tagliati, si presentò ai Giuliani il giorno della partenza dando loro ad intendere le mutate condizioni: la sorella era l’ammalata e lei era
proprio l’aspirante alla scuola militare.
Arrivati a Vienna sotto mentite spoglie (si farà chiamare Franz), si presentò alla visita medica. Fortuna vuole che il chirurgo adetto fosse un vecchio amico del padre. Pur avendola scoperta non la tradì ma impose al padre di spedire presto un’altro dei suoi figli per sostituirla. Il più piccolo dei fratelli Scanagatta, Guido, però non aveva ancora l’età per la leva e si decise quindi di aspettare. Nel frattempo Franscesca\Franz frequentò i corsi militari dell’accademia con ottimi risultati.
Ne uscì tre anni dopo con l’ambita patente al grado di fahnrich (alfiere) di fanteria, il 16 gennaio 1797
Sempre in quell’anno si unì al reggimento del fronte, il Warasdiner St. Georger Nr. 4, nelle battaglie che contrastarono l’avanzata di Napoleone. Successivamente portò servizio al Reggimento di Fanteria Nr. 56 “Wencel Graf Colloredo”, al reggimento del fronte Deutsch-Banater Nr. 12 in battaglie che ebbero come teatro svariati luogli fino a Genova.
Nonostante una profonda ferita, procurata durante un combattimento perduto dagli austriaci, riuscì a non rivelare mai la sua femminilità.

Francesca Scanagatta riuscì a tenere nascosta la sua identità per sei lunghi anni fino a quando il primo marzo 1800, a 25 anni, venne promossa con il grado di luogotenente e, pochi mesi dopo, prese la decisione di congedarsi per motivi di salute. Solo allora rese nota a tutti la sua identità tra lo sconcerto generale.
Poté così rientrare a Milano, riabbracciare genitori e fratelli, e, suo malgrado tornare alle consuetudini della vita civile.
Nel 1804 si sposò con “un collega”, Celestino Spini, tenente della Guardia presidenziale cisalpina, che alla Restaurazione entrò nell’esercito austriaco.
Dal matrimonio nacquero quattro figli, due maschi e due femmine.
Nel 1852, a 76 anni, in occasione dell’anniversario dell’Accademia Militare nella quale aveva preso i gradi di tenente, inviò un biglietto d’auguri firmandosi “Franz Scanagatta, tenente e vedova del Maggiore Spini.”