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Brent Stirton primo classificato World Press Photo, i vincitori dell’edizione 2019

Ambiente foto singole, primo classificato – Brent Stirton
Petronella Chigumbura (30 anni), membro dell’unità anti bracconaggio composta da sole donne chiamata 
Akashinga participa mimetizzata ad un’esercitazione nel Phundundu Wildlife Park, Zimbabwe.

#Endometriosiparliamone… pregiudizi del passato

L’endometriosi venne scoperta per la prima volta al microscopioda Karl von Rokitansky nel 186 sebbene fosse una condizione documentata in testi medici risalenti a più di 4000 anni fa

Il Corpus Hippocraticum descrive alcuni sintomi simili a quelli riscontrabili nell’endometriosi, tra cui ulcerazioni uterine, aderenze e infertilità. I medici ippocratici ritenevano che ritardare la gravidanza avrebbe potuto scatenare le malattie dell’utero responsabili di questi sintomi. Le donne con dismenorreavenivano incoraggiate a sposarsi e avere figli in giovane età. Il fatto che gli ippocratici raccomandassero cambiamenti nelle pratiche matrimoniali a causa di una malattia simile all’endometriosi implica che questa malattia era probabilmente comune, con tassi superiori alla prevalenza del 5-15% spesso citata oggi. 

Storicamente, le donne con i sintomi di endometriosi sintomi venivano curate con l’applicazione di sanguisughe, camicie di forza, salassi, mutilazioni genitali, gravidanza(come forma di trattamento), venivano appese a testa in giù, sottoposte ad intervento chirurgico e persino uccise per via di un presunto possesso demoniaco. Anche se 2500 anni fa i medici ippocratici riconobbero e trattarono il dolore pelvico cronico come una vera malattia organica, nel corso del medioevo si tornò a ritenere che le donne che accusassero tale dolore fossero pazze, immorali, che si immaginavano il dolore o che semplicemente si comportavano male. I sintomi del dolore pelvico cronico inspiegabile erano spesso attribuiti ad una follia immaginaria, alla debolezza femminile, alla promiscuità o all’isteria. La diagnosi storica dell’isteria, che si pensava fosse una malattia psicologica, poteva essere in effetti un caso di endometriosi. L’idea che il dolore pelvico cronico fosse correlato ad una malattia mentale influenzò l’atteggiamento moderno nei confronti delle donne affette da tale condizione, causando ritardi nella corretta diagnosi e indifferenza nei confronti del dolore vero per le pazienti vissute durante il XX secolo

Revenge porn

Con 461 sì e nessun voto contrario, l’Aula della Camera ha approvato all’unanimità l’emendamento al disegno di legge sul codice rosso che istituisce il reato di revenge porn, la pratica di condividere pubblicamente immagini fotografiche o video intimi attraverso Internet senza il consenso della, o del, protagonista dei video. 

Chi mette in pratica il “revenge porn” potrà essere accusato di molestia, violazione della privacy, diffamazione. Ma anche di istigazione al suicidio, qualora dalla pubblicazione dei video o delle immagini dovessero derivare atti tragici. 

Il testo prevede che “chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e multa da 5.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o il video, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento”

La stessa pena viene applicata anche a chi ha ricevuto il materiale in questione, per poi pubblicarlo e diffonderlo, con l’obiettivo di recare un danno a colei o a colui che si vede nelle foto o nei filmati. Viene inoltre stabilito che la pena aumenta nel caso in cui la diffusione di materiale “compromettente” avviene per mano del coniuge, anche separato o divorziato, o da una persona legata o che è stata legata a quella offesa. Stessa cosa se la distribuzione del materiale avviene attraverso gli strumenti informatici

La Lega ha ritirato l’emendamento sulla castrazione chimica per chi compie violenze sessuali. Lo ha annunciato il ministro dell Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno.  Che poi però aggiunge: “Non vogliamo che si blocchi il codice rosso. La castrazione chimica è un trattamento farmacologico, volontario, reversibile, come già previsto in altri Paesi ma sarà in un altro disegno di legge che presenteremo. La nostra è una scelta d’amore nei confronti delle donne. Vogliamo che il ddl sul codice rosso venga approvato. E’ una svolta epocale nella battaglia contro la violenza nei confronti delle donne”. 

«La gente è pronta per il cambiamento», aveva pronosticato lei. Aveva ragione. Con oltre il 58% dei voti la «ragazza sconosciuta» – come era stata chiamata soltanto qualche mese fa Zuzana Caputova dal presidente del Parlamento a Bratislava – è stata eletta presidente della Slovacchia. L’avvocata attivista a digiuno di politica l’ha spuntata sul diplomatico navigato e commissario Ue (in congedo) Maros Sefcovic, sostenuto da Smer, il partito populista di sinistra al governo, in caduta libera di consensi dopo l’omicidio, un anno fa, di Jan Kuciak, il giornalista che stava indagando sui malaffari di imprenditori slovacchi vicini all’esecutivo con la ‘ndrangheta calabrese.

Dal Corriere della Sera

Mary Birch

Mary Birch è nata in Canada e cresciuta in Inghilterra, vive da più di quaranta anni in Svizzera. Suo padre era un ambasciatore e sua madre, una grandissima donna di origine polacca, ha fatto tanto per crescere da sola, insieme alla nonna, i suoi 4 figli. Ora Mary è spostata con Goy e ha 3 figlie e tanti nipotini

1  Com’è nato il tuo amore per la musica e per questo genere musicale?

Non saprei dire esattamente quando è nato il mio amore per la musica, che è stata sempre parte di me; a 3 – 4  anni già cantavo alle persone che venivano a casa e si sedevano in salone per ascoltarmi, come se fosse stato un concerto, aiutata anche dal mio cane che faceva parte dei miei spettacoli. A 6 anni sono stata scelta per cantare alla Regina un brano in latino, e mentre le portavo dei fiori ho visto mia nonna in lacrime e li mi sono bloccata ma mia nonna mi ha detto che piangeva perché era felice, e in quella occasione ho capito cosa vuol dire piangere per amore. Mentre frequentavo le scuole sono stata scelta dal  grandissimomusicista Malcom Sargent, direttore artistico della Filarmonica di Londra, che mi ha fatto cantare come contralto.

 

2  Tropea quando è entrata nella tua vita e perché?

Tropea è entrata nella mia vita in un modo molto strano: dopo aver visto un mio concerto all’Arena di Genova, sono stata contattata prima da Diego Stacciuoli, che allora faceva parte dell’Associazione Tropea Blues, e poi da Eugenio Licandro i quali mi hanno proposto di venire ad esibirmi al Tropea Blues Festival. Io e mio marito avevamo una settimana libera cosi abbiamo deciso di trascorrere una settimana in Calabria che non avevamo mai visitato prima. Era il 2007 in occasione della 3° edizione del Tropea Blues festival. Quella settimana è stata fondamentale perché abbiamo conosciuto tante belle persone come Massimo Vasinton, Romania, Antonella che ci hanno ospitato e fatto sentire come a casa nostra. Abbiamo visto Tropea per quello che è veramente, non come la vedono i turisti. Abbiamo vissuto Tropea.Da allora vengo ogni anno a Tropea in quanto madrina del Tropea Blues Festival, e faccio parte della meravigliosa “famiglia bluesdi Tropea.

 

3  Da poco è mancata la grande Aretha Franklin, se ti nomino la sua “Respect” a cosa pensi?

Respect è tutto quello che ognuno di noi deve avere per il prossimo, per i bambini, per il marito, per la famiglia, per tutto il mondo, per il mare e la natura.

 

4  Pensi che la tua carriera sia stata più difficile in quanto donna?

La mia carriera è stata molto difficile in quanto donna. Sono cresciuta con mia madre e mia nonna, due donne molto forti che mi hanno dato l’esempio, ma nonostante sia stato difficile, è importante mettersi in gioco con tutta te stessa così per una donna che come per un uomo. Non credo ci sia diversità, basta volerlo.

 

5  Hai mai dovuto lottare contro molestie, violenze e ricatti sessuali’ ?

Si certo, ma ho sempre mandato a quel paese, chi ci ha provato e fatto pagare le conseguenze.

 

6  Che pensi del movimento mee too”?

Penso che sia stato giusto dare vita a questo movimento ma che doveva essere fatto prima. Sono stata 6 anni senza fare un disco perché sono andata contro qualche personaggio, ma quando sei convinta di quello che pensi e sei sicura di te, devi andare avanti fino in fondo

 

7  credi di essere una donna forte?

Si credo di essere una donna forte ma anche fragile cosi come può esserlo anche un uomo.

 

8  Ti consideri femminista?

Mi considero una DONNA

 

9  Com’eri da bambina, cosa ti ha fatto diventare la donna che sei, cosa ti ha aiutato?

Da bambina ero ribelle, molto dolce, e ho imparato a farmi valere. Mi ha aiutato il fatto di avere avuto 3 figlie femmine, quindi ho dovuto proteggerle, ma prima di questo ho avuto una madre, una nonna e anche una suocera molto forti, così vai avanti e capisci che è fondamentale portare avanti quello che pensi sia giusto.

 

10  Sei felice e che cos’è per te la felicità?

Si sono felice; la felicità è quando vado a dormire la sera e so che le mie figlie stanno bene, mio marito stà bene e dorme sereno accanto a me e so che quando vado sul palco do il 100% e anche di più. Perché la felicità bisogna trovarla nell’anima e nel cuore.

 

11  vuoi darmi un consiglio rivolto alle donne perché riescano ad essere veramente libere?

Non bisogna mai farsi mettere sotto da nessuno, non bisogna mai perdere il sogno di diventare quello che vuoi essere: una madre, un artista, qualsiasi cosa… senza mai dimenticare di essere una donna che hai tutti i diritti di essere libera 

 

12  – in tutta sincerità ti consideri una donna veramente libera?

Certo ci mancherebbe altro!!

Di Eleonora La Torre

Rosa

Mi chiamo Rosa Orfanò e sono nata a Tropea da una famiglia del popolo. Mio padre vendeva pesci e mia madre lavava panni alla fiumara.

Ero l’unica figlia e l’amore dei miei genitori non mi é mai mancato. Non ho fatto grandi studi perché nella mia casa non si concepiva l’idea di una donna letterata, ho sempre amato leggere, però, e ancora di più cucire e ricamare ma… ma al primo posto per me era la preghiera. Appena avevo un pò di tempo, dopo aver aiutato mamma nei lavori domestici, mi mettevo in un angolino dell’unica stanza, che chiamavamo casa, e pregavo, pregavo tanto al punto da non accorgermi del tempo che passava.

Quando seppi di Loro e da chi?

Non saprei dirlo di preciso perché in quegli anni a Tropea tutti ne parlavano. Tutti raccontavano del Sacerdote Francesco Mottola che con una figlia dei conti Scrugli, la più bella, Irma, giravano tra i bassi lerci e bui per dare conforto a tanti poveri, soprattutto ai vecchi ammalati e abbandonati.

Moltissimi ne parlavano e a tanti sembrava strano e sconveniente che una signorina nobile girasse per le vinee con un prete. Eppure, a poco a poco, quella strana vicenda mi entrò dentro e mi prese il cuore e assieme a me tante altre giovani donne, tropeane ma anche dei paesi vicini, decisero di andare col prete e la signorina.

Diventammo le Carmelitane che non stanno chiuse a pregare nel convento ma scendono sulle strade per andare a cercare Gesù nei posti più sudici e scuri.

Assieme a me c’erano, come prime compagne, Gertrude, Micuccia, Maria, Angelina, Ninetta…. e tante altre, tutte nella grande Casa della Caritá di Via Abate Sergio dove nel frattempo avevamo accolto tante vecchie sofferenti, povere, abbandonate.

Le nostre giornate volavano senza accorgercene tanto eravamo prese dalla cura delle anziane che affollavano la Casa, col cuore sempre pieno di Caritá, era questa la parola che continuamente risuonava tra le pareti di quella dimora meravigliosa, affacciata sull’azzurro del cielo e del mare e sullo straordinario Scoglio dell’ Isola, era questo il messaggio che Padre Mottola e la nostra Sorella e Madre Irma ci offrivano senza sosta.

La mia mamma se ne andò presto nel cielo perché il suo cuore stanco si era consumato e a me rimase papá o, come usavo chiamarlo, “ u tata”.

Non l’ho mai trascurato, mai, neanche quando un’infezione alla mano, mal curata, mi paralizzò tutto il braccio destro. Addio ricamo e cucito, a me tanto cari, ma niente e nessuno potevano impedirmi di lavare le nostre vecchiette, di pettinarle, di imboccarle, di carezzarle così come vedevo fare alla nostra amata Irma.

Anche le mie compagne si prodigavano fino allo stremo ed ognuna di noi aveva alcuni compiti particolari, Maria, per esempio, girava tutte le campagne in cerca di doni per la Casa e tornava sempre con le ceste piene, portate, a volte, anche da alcune donne che da noi avevano trovato rifugio.

Io amavo andare a trovare tante Signore, divenute amiche, e a loro e ai loro figli parlavo sempre dei nostri Irma e Francesco, riuscivo a incantarli tanto che alcuni, spesso, mi chiedevano di visitare la Casa della Carità e di incontrare il nostro Padre e la nostra Sorella Madre.

Sono felice di aver speso la mia vita in questo servizio e sono grata al Signore che mi ha fatto giovane donna al tempo di Francesco e Irma. Che gioia averli seguiti nel loro cammino di fede e di offerta totale di sè al Signore attraverso il conforto ai poveri.

Con Francesco e Irma ho imparato tantissimo, mi sono rinnovata profondamente.

Pensavo di essere una buona cristiana perché pregavo tanto e ho capito che invece non bisogna mai essere soddisfatti di se stessi ma bisogna piuttosto ricercare sempre e senza freni la Santità, perché, come diceva Irma, tutto il resto é paglia.

Ho amato tanto il Signore e Lui mi ha amato facendomi diventare un’Oblata del Sacro Cuore.

Gesù mi ha voluto bene donandomi tanta sofferenza, un male incurabile ha messo fine alla mia fragile esistenza terrena e sul mio lettino d’ospedale ho avuto il conforto degli amici più cari e della mia Irma.

La nostra Sorella Madre soleva dirci spesso:“ Se vedete un’ammalata a cui potete dare qualche sollievo, non deve importarvi niente di perdere una devozione per patire con lei; e se fosse necessario digiunare perché possa mangiare, dovete farlo…” e Lei, due mesi prima della mia morte, lo fece con me, lasciò tutto e, seduta sul mio lettuccio d’ospedale, dimentica del pranzo di Natale, mi imboccò e si cibò anche lei del mio pasto.

Sono partita per l’ultimo viaggio nel giorno di San Giuseppe e sono felice di aver visto attorno al mio corpo senza vita tutte, proprio tutte, le persone che ho amato, e ancora di più gioisco oggi vedendo che i piccoli semi che ho deposto nel cuore di tanti giovani, figli delle mie Signore amiche, si sono schiusi e donano ancra frutti che hanno il profumo inebriante del valore che ha dato senso alla mia vita: la Carità.

Quaderno dell’8 Marzo 2019 #2

Beatrice Lento

Intervista di Francesco Marmorato/ TROPEAEDINTORNI

La prima cosa che pensi quando incontri una donna come Beatrice Lento, la presidente dell’associazione sos Korai, è che se le donne avessero tutte la sua personalità forse non si parlerebbe più di diseguaglianze di genere, forse non ci sarebbe più motivo di porre l’accento su alcuni problemi che le donne devono ancora affrontare nella società del XXI secolo. Ma ognuno è fatto a modo suo e la donna è tante cose, è un mondo, un Pianeta con tanti volti, tante contraddizioni, tanti caratteri, tante sensibilità. La donna è un Mare Magnum, un universo da scoprire, è il simbolo del desiderio e dell’amore. Le donne sono figlie, mogli e madri; le donne sono insieme il contorno e l’essenza stessa della nostra vita. Di seguito l’intervista a Beatrice Lento, ex DS dell’Istituto di Istruzione Superiore di Tropea e madre del neo sindaco della Perla del Tirreno, avvocato Giovanni Macrì. È stata una chiacchierata sul suo impegno sociale, sul presente e il futuro delle donne nella nostra società. Ne è emerso un quadro variegato, un caleidoscopio di colori dove l’unico dato certo che emerge è che le donne, come recita un antico adagio, hanno un unico difetto, a volte si dimenticano di quanto valgono.

Nel settembre del 2017 nasce a Tropea l’associazione di volontariato sos Korai. Perché questo nome e quali sono le finalità dell’associazione?
«A settembre del 2017 vivevo un’importante svolta della vita: dopo 47 anni di appassionato lavoro lasciavo la Scuola, una perdita incolmabile da compensare tuffandomi a capofitto nel sociale. Sulla scia di queste intense emozioni nasceva l’idea di dar vita ad un’associazione di Volontariato impegnata in uno dei campi che mi è stato sempre a cuore, la promozione della Donna. In un primo tempo si pensava di chiamare la nuova realtà associativa semplicemente KORAI ma da subito ci è piaciuto sottolineare, con la sigla sos, l’emergenza rappresentata dall’ enormità di casi di violenza nei confronti del genere femminile dovuta al persistere di una radicata subcultura maschilista. L’Associazione persegue lo scopo che ho indicato, agendo sui processi educativi attraverso un rinnovamento dell’educazione affettiva delle giovani generazioni».

Cosa vuol dire per lei essere donna oggi?
«Significa rimboccarci le maniche e prepararsi alla lotta, perché sono tanti e tali gli ostacoli e le incomprensioni da affrontare con determinazione e con speranza. Significa studiare e impegnarsi senza sosta per tentare di tenere il passo dei maschi, solitamente riusciamo ad essere bravissime a Scuola ma quando facciamo i conti con il mondo del lavoro dobbiamo fermarci e arretrare, soprattutto se nel frattempo ci siamo sposate e ci troviamo a combattere con gli stereotipi e i pregiudizi che vorrebbero caricarci tutte le responsabilità di gestione della famiglia. Significa avere l’intraprendenza di sfidare i condizionamenti che vorrebbero relegarci a ruoli di subalternità. Vuol dire osare di entrare in politica senza paura delle offese sessiste che saremo costrette a subire e del surplus di lavoro che dovremo abbracciare. Vuol dire mantenere il coraggio di non rinunciare a uscire da sole, a viaggiare, a vestirci come c’é gradito superando il timore di possibili tentativi di abusi e violenze».

Molto ancora si deve e si può fare per la parità di genere. Lei che è presidente di una associazione che intende “contrastare la subcultura maschilista e la violenza sulle donne attraverso un’educazione affettiva rispettosa della persona, della cultura della pace e della giustizia sociale” come pensa di intervenire l’associazione praticamente nel difficile substrato sociale nostrano? Come intende realizzare questo progetto a lungo termine?
«È importante che il cambiamento si realizzi prioritariamente in noi donne. Siamo noi ad avere nelle mani i processi educativi e, paradossalmente, continuiamo a gestirli con autolesionismo di genere. Veicoliamo, spesso inconsapevolmente, messaggi maschilisti, assumiamo atteggiamenti che rafforzano l’assertività maschile e la subalternità di noi donne, e sosteniamo la doppia morale che ci colpevolizza costantemente garantendo, invece, ai maschi liceità a tutto spiano. A comportarsi così sono le madri ed anche le insegnanti. Ecco perché bisogna insistere perché si acquisti la necessaria consapevolezza e si realizzi un’inversione di tendenza. Noi puntiamo molto sugli interventi educativi rivolti al mondo della scuola ma crediamo anche nelle azioni rivolte agli adulti di ambo i generi. In campo educativo si deve pensare sempre a medio e a lungo termine e se si crede di potere avere riscontri nell’immediato si rischia di incorrere nella delusione».

Un numero rilevante di uomini iscritti all’associazione sos Korai. Un fatto positivo, perché, leggiamo dal blog dell’associazione c’è “la speranza realistica di un mondo in cui uomini e donne si rispettino, collaborino, si sostengano vicendevolmente, si spendano per il bene comune e si amino davvero”. Qual è il suo pensiero in proposito?
«Sono convinta che il nostro complicato tempo non possa permettersi di lasciare inutilizzati i talenti femminili e che uomini e donne insieme debbano impegnarsi a risanare le ferite di una società che sembra aver smarrito il valore della Persona. Bisogna fermarsi per andare avanti e tentare di ritrovarsi. La società dei consumi è usurante e solo se uomini e donne di buona volontà riusciranno a darsi la mano e a cooperare per l’armonia sociale si potrà sperare in un cambiamento che consente di recuperare una vita a misura di Umanità».

Sono tante le associazioni in città, non trova? Tutte sicuramente con nobili finalità. In una recente intervista rilasciata al nostro sito, il consigliere con delega al turismo nonché presidente del Consiglio comunale di Tropea, Francesco Monteleone, si è complimentato «con tutte le associazioni, perché sono tutte attive e con pochi contributi riescono a fare molto». Secondo lei tutte le associazioni svolgono un’attività sociale utile alla comunità?
«Credo che le Associazioni non siano mai troppe e che una Comunità sia tanto più ricca quanto più i cittadini scendono in campo ad occuparsi del sociale. Conosco molte Associazioni che operano a Tropea e le apprezzo per la loro significatività e, in molti casi, per la loro costanza e per le iniziative realizzate che sicuramente tracciano un percorso condiviso di crescita. Mi piacerebbe che il senso di Comunità, espresso dall’Associazionismo, si radicasse ancora di più e che tutti, sia pure con ruoli e funzioni diverse, si sentissero coinvolti. L’ Associazione che ho fondato e che presiedo ha voluto acclarare la propria qualità sottoponendosi al vaglio degli appositi organismi provinciali e regionali e da luglio siamo riconosciuti come Onlus. Non so se ci siano altre Associazioni registrate ma a prescindere da questo attributo, constato, almeno in quelle che conosco, serietà di intenti e proficuità di risultati».

Qualcuno molto critico con la politica e comunque poco attento alle dinamiche sociali e all’importanza che ha per una città come Tropea l’associazionismo, dice che con i contributi assegnati alle associazioni si potrebbero fare tante altre cose più utili per la città. Ma sappiamo bene che il comune ha un proprio regolamento sull’assegnazione dei contributi e che le associazioni svolgono un lavoro culturale importantissimo. Cosa si sente di dire in proposito?
«In un contesto quale quello tropeano in cui le problematiche da affrontare sono numerose e impegnative le urgenze sono tantissime e non credo che possano essere graduate gerarchicamente dal punto di vista valoriale, anche se occorre distinguere e stabilire priorità immediate in vista del benessere e della salvaguardia della Città. Tutto quello che ha una valenza comunitaria, però, è importante e utile, e sarebbe riduttivo e mortificante, quasi una rinuncia alla speranza e al futuro, sottovalutare la valenza delle azioni che si muovono sul piano sociale, culturale ed educativo. Non è tanto questione di contributi sul piano finanziario quanto di un rinnovamento culturale diffuso che offra a chi si impegna, spendendosi nel Servizio, le gratificazioni pubbliche che merita. Spesso le grandi imprese si realizzano con un minimo di supporto economico e con immensi e impagabili investimenti in termini di passione e di entusiasmo, ed il riconoscimento dell’impegno profuso incoraggia a proseguire con maggiore lena».

Nel corso dell’evento organizzato dall’ associazione sos Korai che lei ha l’onore di presiedere, l’intervento del sindaco, l’avvocato Giovanni Macrì, non è passato sotto traccia, anzi la sua è stata una riflessione che ci sentiamo di condividere. Ha detto: «In questa giornata (l’8 marzo ndr) più che parlare sono qui per ascoltare e imparare da voi. Bisogna imparare da voi donne perché molto spesso gli uomini non si rendono conto che effettivamente esistono delle diseguaglianze. Quindi, queste associazioni hanno un ruolo molto importante nella società, le donne a Tropea sono state importanti anche nella politica. La sindachessa Lydia Toraldo Serra rimane un esempio, ed io spero di lasciare un segno come lo ha lasciato lei. Per me rimane un modello da seguire». Gli uomini, come dice suo figlio, dovrebbe imparare ad ascoltare di più le donne, vero?
«Dovremmo tutti imparare ad ascoltare di più gli altri. La dote più preziosa di un essere umano, e non solo di un amministratore, è l’empatia che richiede capacità di ascolto. Solo se riusciamo a decentrarci assumendo, sia pure con atteggiamento critico, il punto di vista dell’altro, cresciamo insieme. Certo il sentire di una donna in questo campo è più profondo di quello di un uomo, sia pure sensibile e consapevole, perché il prezzo, altissimo e dolorosissimo, lo paghiamo noi. Siamo noi a sperimentare offese, discriminazioni, abusi e violenze di cui a volte i maschi non avvertono neppure il peso. Faccio un esempio, volutamente scontato e, tutto sommato, morbido, ma esplicativo di una mentalità maschilista difficile da sradicare: quanti uomini arrivando a casa dal lavoro, in assenza di collaboratrici domestiche, pensano di aver diritto ad una tregua lasciando alla moglie, alla compagna, alla sorella, alla madre, pure loro appena rientrate dal medesimo contesto, l’impegno a sostenere la dimensione casalinga e di cura dei figli senza il benché minimo senso di colpa? Fortunatamente oggi sono tanti gli uomini emancipati ma alcuni resistono al progresso. A Tropea la strada dell’emancipazione femminile è stata spianata da luminosi esempi di “Donne Libere”, di cui bisogna conservare il ricordo favorendone l’emulazione».

La città di Tropea in passato è stata guidata da due sindachesse: Lydia Toraldo Serra e Mimma Cortese. Alle ultime elezioni, tante donne hanno partecipato attivamente alla campagna elettorale e molte hanno ottenuto un meritato successo. Lei ha mai pensato di candidarsi alle comunali?
«Nella mia vita ha avuto un peso enorme la professione che mi ha visto impegnata nel delicato e complesso compito di Dirigente Scolastica, un lavoro che ho svolto con grande investimento affettivo puntando tantissimo sul versante educativo del mio ruolo. Ho fatto della Cittadinanza Attiva il mio cavallo di battaglia e questo, oltre ad assorbirmi in maniera totalizzante, mi ha consentito di fare Politica nel senso veramente nobile del termine appagando così il mio desiderio di Servizio alla Cosa Pubblica. Finita la dimensione lavorativa, a settembre del 2017, mi sono tuffata nel mondo dell’ associazionismo perché ero certa che a guidare la mia Città, che amo tantissimo e per la quale auguro sempre il meglio, ci sarebbe stato qualcuno capace di dare molto più di quanto avrei potuto dare io».

Dopo il riuscitissimo evento dell’8 marzo con la presentazione del Quaderno “Greta”, quali i prossimi impegni dell’associazione sos Korai? Ci dica qualcosa sui progetti futuri.
«Nell’immediato contiamo di proseguire gli “Incontri di primavera” con gli Studenti avviati lo scorso anno, collaborare con l’ Amministrazione Comunale nella ripresa del Concorso “Finestre Balconi Vicoli Fioriti ‘Anna Maria Piccioni’ Città di Tropea’, portare a compimento il Laboratorio Teatrale RosVita in collaborazione con LaboArt, dare vita al Premio sos KORAI da attribuire a Donne che si sono distinte nel segno della piena emancipazione proseguire col Blog sosKORAI.it. Questo a breve ma in cantiere ci sono tanti progetti e tanti sogni che si concretizzeranno in realtà».

Nell’ultimo periodo a Tropea sono entrati in azione i “loradazzi” – come li chiama il sindaco – vandali che hanno divelto vasi e alberi di uno dei “Balconi” più belli di Tropea. Non è la prima volta che ciò accade e, probabilmente, – anche se si spera non accada mai più – non sarà l’ultima. È opinione comune che la vittoria del sindaco Macrì abbia portato una ventata di aria fresca in città e nel comprensorio. Tutto si può dire tranne che il primo cittadino si sia seduto sullo scanno di Palazzo Sant’Anna e sia rimasto a guardare. Insomma, l’Amministrazione in questi primi mesi è stata molto impegnata a prendere in mano la situazione per cercare di risolvere i problemi della città. Così, il nuovo lessico, il Principato, l’impegno e l’attenzione nel sociale e la cura dell’ambiente, il decoro urbano, la pulizia, il riportare alla luce scorci abbandonati della città. Poi entrano in azione i vandali e pensi che sia tutto da rifare, pensi che il messaggio non sia stato ancora recepito. Come si risolve questo problema che affligge il nostro territorio?
«Quando si opera nell’educativo, e il Sindaco di Tropea si sta impegnando a farlo, occorre mettere in conto che i risultati sono sempre a medio e a lungo termine e mai immediati. Questo non significa che nel presente non si raccolgano frutti ma piuttosto che le conquiste più significative abbisognano di tempi più consistenti. Oggi qualsiasi cittadino di Tropea e dell’area circostante coglie con chiarezza il cambiamento in atto e si sente, nella stragrande maggioranza dei casi, motivato a contribuire in qualche modo alla crescita comune. Gli ultimi periodi della storia tropeana sono stati difficili e, soprattutto i giovani, mostravano chiari segni di insoddisfazione e forse anche di delusione avvertendo la debolezza istituzionale che ingenerava il timore di essere travolti dalla negatività, non era facile identificarsi con chi era deputato al governo e, conseguentemente, il senso di Comunità si era fortemente indebolito. Oggi l’ inversione di tendenza è netta e in tanti incomincia a nascere la speranza. Abbiamo rapidamente recuperato l’ orgoglio di vivere in uno dei luoghi più belli del mondo per natura e cultura. Il Sindaco ha sempre dichiarato la massima attenzione alle fasce deboli perché ci potrà essere autentico benessere solo se sarà condiviso, non è un traguardo semplice da raggiungere ma avere la consapevolezza del suo valore è già tantissimo. Gli atti vandalici sono richieste d’ aiuto, formulate in maniera decisamente deplorevole, ma che, comunque, vanno attentamente considerate per poter dare adeguate risposte e non solo in maniera repressiva e punitiva. Non sarà certo un’azione del genere a scoraggiare chi ha avuto la determinazione di intraprendere un’avventura complicata, quale il governo di una Città come Tropea su cui sono puntati gli occhi…se non del mondo di una sua parte non irrilevante. Sono convinta che il percorso intrapreso da Tropea sia quello giusto perché l’impegno, il merito, il coraggio e l’umiltà sono doti vincenti e noi di sos KORAI ci impegneremo a fare la nostra parte».

Di Francesco Marmorato

TROPEAEDINTORNI

Emmeline Pankhurst

Nata a Manchester in una famiglia inglese fortemente sensibile ai temi dell’emancipazione, Emmeline Pankhurst già a cinque anni raccoglieva fondi per gli schiavi appena liberati e si addormentava con i racconti tratti da La capanna dello zio Tom. A quindici anni Emmeline si trasferì a Parigi, dove studiò “in una delle pionieristiche istituzioni europee per l’educazione superiore delle ragazze”. Si sposò con un avvocato che sempre la sostenne nella lotta per il diritto di voto alle donne: “Il dottor Pankhurst non desiderava che mi trasformassi in una macchina domestica. Era fermamente convinto che la società tanto quanto la famiglia avesse bisogno dei servigi delle donne. Così, mentre i miei bambini erano ancora nelle loro culle, io prestavo servizio nel comitato esecutivo della Women’s Suffrage Society”…

Emmeline Pankhurst era sì un’abile politica, ma fu soprattutto un’accesa militante, che portò la lotta per il diritto di voto dai salotti alle piazze. Fondò nel 1902 la Women’s Social and Political Union, un’associazione aperta alle sole donne e con obbiettivi dichiaratamente politici: ottenere la legge per il diritto di vote alle donne che il governo aveva più e più volte rimandato.

Greta Tunbergh

«Voi parlate soltanto di un’eterna crescita economica verde poiché avete troppa paura di essere impopolari. Voi parlate soltanto di proseguire con le stesse cattive idee che ci hanno condotto a questo casino, anche quando l’unica cosa sensata da fare sarebbe tirare il freno d’emergenza. Non siete abbastanza maturi da dire le cose come stanno. Lasciate persino questo fardello a noi bambini. […] La biosfera è sacrificata perché alcuni possano vivere in maniera lussuosa. La sofferenza di molte persone paga il lusso di pochi. Se è impossibile trovare soluzioni all’interno di questo sistema, allora dobbiamo cambiare sistema.»

Greta Tunbergh

Il pianto delle zitelle

Il Pianto delle Zitelle è un rappresentazione schematica, interamente cantata, della Passione di Cristo e conclude le celebrazioni della festa della Santissima Trinità. 
Le zitelle che lo eseguono sono tutte donne di Vallepietra, in genere molto giovani, e per l’interpretazione vestono tutte un camice bianco, tranne una, la Madonna, che indossa una veste scura. Il Pianto (il cui testo più antico si fa risalire al XVIII secolo) è essenzialmente strutturato sull’alternarsi di brevi arie chiamate misteri (in cui ogni ragazza illustra poeticamente i simboli della passione di Cristo) e di frammenti volgarizzati del Miserere (Salmo 50) intonati all’unisono da un trio di zitelle. Le due sezioni si oppongono l’una all’altra avendo tempi di esecuzione del tutto differenti: il Miserere, difatti, risulta molto veloce e assume funzione di ritornello all’interno delle dolenti arie costituite dai misteri.

Negli ultimi decenni, pur conservando gli elementi strutturali originari, il Pianto ha subito molti rivolgimenti. Un’innovazione determinante è stata la trasformazione della sacra rappresentazione – che una volta veniva cantata sulla loggia del santuario, nel semplice alternarsi delle giovani zitelle – in una vera e propria azione teatrale, con impianto scenografico, a cui partecipano anche personaggi maschili, prima estromessi.

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