“La Signorina Teresa”da AGÁPE, Quaderno dell’8 Marzo #1

“La Signorina Teresa”da AGÁPE, Quaderno dell’8 Marzo #1

LA SIGNORINA TERESAC’era la solita ressa per salire sul pullman: sempre così il sabato pomeriggio. Ma ormai non ci faceva più caso, tanta era la gioia e la leggerezza che la spingeva ad aspettare pazientemente di prendere posto su quel mezzo affollato, carico di odori e storie che venivano da ogni parte del mondo. Avrebbe trascorso due giorni con Nino, il suo amore, l’uomo che di lì a poco sarebbe diventato il suo compagno di vita… “Posso?” disse indicando la borsa di pelle nera, di taglio classico, messa accanto ad una distinta signora dai capelli grigi e un fresco profumo di lavanda: “Che buono, sembra essere intonato al suo foulard.” ”Prego signorina, ci mancherebbe” le sorrise, spostando la borsa.” Scende a Cosenza?” ”Si”, “Bene, ci faremo compagnia”, e aggiunse un altro dei suoi sorrisi. E pensò a quel pacco di articoli da rivedere che aveva nella borsa e quegli elaborati che i suoi ragazzi aspettavano corretti da tanto tempo…ma non se la sentì di negare un po’ di conversazione a quella donna dall’aspetto dolce ed elegante…E cosi snocciolarono la loro vita, tra caselli autostradali e tornanti di montagna…”Allora si sposa, signorina?” “Si a giugno, manca un mese ormai…” ”Siete fidanzati da tanto?” “No” disse con un sorriso “soltanto nove mesi”…l’espressione della signorina Teresa ( si erano presentate) si fece prima dura, allarmata “La prego, non faccia questo errore, non può dire di conoscere una persona in così breve tempo” “Ma no, è gentile, dolce, ( ma perché mai si preoccupa tanto della mia vita sentimentale), lui è diverso”…”Potrebbe fingere, potrebbe recitare, non abbia fretta, non si lasci ingannare; faccia una cosa: veda come tratta sua madre, la sua famiglia, con loro non può fingere, non può imbrogliare”. Silvia abbassò gli occhi, con un sorriso amaro: lo aveva visto come aveva trattato sua madre, la volta precedente: l’aveva fatta piangere, lasciandole sul tavolo una scatolina confezionata con un grappolo di primizia di uva zibibbo che lei voleva fargli portare su al nord…e anche tre settimane prima, quando lei, premurosa e dolce, aveva preparato una cena che lui con un gesto sgarbato, aveva quasi fatto volare giù dal tavolo, rimproverandola duro di non aver cucinato quello che voleva.

Ma con lei sarebbe stato diverso, ne era convinta ” Si signorina, con me sarà diverso”…e ripensò tante volte alla signorina Teresa nei suoi lunghi vent’anni di matrimonio: quando i piatti allontanati di malagrazia erano quelli cucinati da lei, o quando al suo racconto allegro e leggero della sua giornata a scuola, si sentiva rispondere: “Tu non vai a lavorare, vai a cazzeggiare…” e …“ ..E allora lei aveva cercato sempre e comunque, di evitare le occasioni di scontro, perché lui è così, è il suo carattere, ma poi in fondo è un uomo buono, poi gli passa e a suo modo mi vuole bene…ma non esiste un suo modo di volere bene, esiste solo un modo di volere bene, fatto di rispetto reciproco, di fiducia incondizionata e di quella meravigliosa sensazione di sentirsi dei privilegiati: che bello, avrebbe potuto scegliere un’altra persona, invece ha scelto me…e invece negli anni più volte le sue battaglie quotidiane erano state condotte silenziosamente, quasi una resistenza passiva, contro risposte urlate e commenti denigranti, soprattutto quelli che riguardavano il suo lavoro: certo una donna non può pensare, non può avere un lavoro che le dà quella soddisfazione che, lei, forse un po’ troppo romanticamente e ingenuamente , si sarebbe aspettata dalla sua storia d’amore, quella che si era immaginata ogni sabato pomeriggio, salendo su quel pullman dagli esotici odori e colori…e così non è stato facile concretizzare l’idea dell’esistenza di un voler bene oggettivo, abituarsi all’idea che “è il suo carattere, è fatto così” sono frasi senza senso, non possono e non devono avere un senso…e così Silvia ha ricominciato da sé, prendendo quel pullman, in un torrido pomeriggio di metà luglio. Anche quella volta, ha aspettato pazientemente il suo turno: non aveva fretta. La sua nuova vita poteva aspettare. Gli odori e i colori erano quelli di vent’anni prima e accanto a lei non più la signorina Teresa, ma i suoi figli che le sorridono.

Silvia

Beatrice Lento

Laureata in Psicologia Clinica, Tropeana per nascita e vissuti, Milaniana convinta, ha diretto con passione, fino all'Agosto 2017, l’Istituto Superiore di Tropea. I suoi interessi prevalenti riguardano: psicodinamica, dimensione donna, giornalismo, intercultura, pari opportunità, disagio giovanile, cultura della legalità, bisogni educativi speciali.

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