Oriana Fallaci chiude DOMINAE 2026
DOMINAE Rassegna di donne valorose di sos KORAI: con Oriana Fallaci si chiude la quarta edizione
Nel panorama del giornalismo e della letteratura del Novecento, poche figure risultano tanto incisive, divisive e difficili da incasellare quanto Oriana Fallaci. Inviata di guerra, intervistatrice temuta dai potenti, narratrice capace di scandagliare le contraddizioni più intime dell’esistenza, la Fallaci, ex partigiana, ha attraversato la storia con uno sguardo lucido e una scrittura che non ha mai cercato consolazioni. Dai fronti del Vietnam e del Medio Oriente fino alle stanze del potere, il suo giornalismo si è imposto per un tono diretto, privo di filtri, spesso spiazzante. Restano emblematiche le sue interviste a protagonisti della scena internazionale come Henry Kissinger, che definì quell’incontro “il più disastroso” della sua carriera, Yasser Arafat, Indira Gandhi e Ayatollah Khomeini, di fronte al quale si tolse il velo in un gesto destinato a restare nella memoria collettiva. Opere come Penelope alla guerra, Niente e così sia e Se il sole muore fondono reportage e scrittura personale, mentre testi più tardi come La rabbia e l’orgoglio, nati all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001, rivelano una voce sempre più radicale e divisiva. Eppure, dietro la figura pubblica, si muove un’altra Fallaci: inquieta, vulnerabile, attraversata da interrogativi irrisolti. È proprio questa dimensione più intima ad aver guidato l’incontro conclusivo della quarta edizione di DOMINAE, rassegna promossa da sos KORAI e dedicata a donne capaci di interrogare il presente, nella Cappella dei Nobili a Tropea. A chiudere il ciclo, un ritratto profondo e non convenzionale, tracciato dalla professoressa Bruna Quattrone e condotto da Samantha Marinella. Dopo i saluti istituzionali del Priore Giuseppe Maria Romano e della presidente Beatrice Lento, la riflessione si è sviluppata intrecciando la figura della Fallaci con quelle di Sibilla Aleramo, Emily Dickinson e Alda Merini. Ne è emersa una costellazione di rimandi: la ribellione ai ruoli imposti di Aleramo, la tensione amorosa e assoluta della Dickinson, la profondità dolorosa della Merini. In questo intreccio, la Fallaci si rivela come una sintesi potente e irrisolta, capace di tenere insieme forza e fragilità, desiderio e conflitto. Lo sguardo della relatrice si allontana volutamente dall’icona della giornalista combattiva per restituire una donna segnata da esperienze profonde, attraversata da una tensione interiore costante. Una figura controversa, certo, ma sempre coerente nel suo rifiuto del compromesso. Fulcro dell’incontro è stato Lettera a un bambino mai nato, testo tra i più intensi della sua produzione. Qui la scrittura si fa confessione, dialogo interiore, spazio di interrogazione radicale. Non più cronaca, ma coscienza. Nel confronto con una vita solo immaginata, emergono domande che restano aperte: cosa significa scegliere di mettere al mondo un figlio? È sufficiente il desiderio? È legittimo decidere per un’altra esistenza? È in questo spazio che si inserisce il tema dell’aborto, affrontato dalla Fallaci lontano da ogni schema ideologico. Non una tesi, ma un conflitto. Non una risposta, ma una ferita. La possibilità di interrompere una vita diventa interrogazione radicale sulla libertà: è davvero una scelta libera, o il punto più alto della solitudine? E quanto pesa, nel tempo, quella decisione? La dedica del libro, a chi non teme il dubbio, diventa così la sua vera chiave di lettura: abitare la complessità senza cercare scorciatoie. Le esperienze personali dell’autrice, tra perdite e relazioni difficili, si trasformano in materia universale, capace di parlare oltre ogni confine individuale. Accanto a questa dimensione, trova spazio anche Un uomo, dedicato a Alexandros Panagulis. Un libro che è insieme testimonianza e atto d’amore, in cui la scrittura diventa memoria e resistenza. La morte di Panagulis segna una frattura insanabile, trasformando l’amore in assenza definitiva. Negli anni successivi, soprattutto dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, la voce della Fallaci si fa ancora più netta, confermando una personalità incapace di mediazioni. Una radicalità che trova un ultimo, simbolico sigillo nella scelta della parola incisa sulla sua tomba, al Cimitero degli Allori: “Scrittore”. Non una provocazione, ma una dichiarazione di principio. Rifiutare il termine “Scrittrice” significa sottrarsi a una categoria percepita come limitante, rivendicando invece una dimensione universale della scrittura, oltre il genere. Non una donna che scrive, ma una voce che testimonia. L’incontro si è concluso senza risposte, ma con molte domande e con una partecipazione intensa e attiva. Il pubblico, numeroso e coinvolto, ha contribuito significativamente al dibattito, trasformando l’evento in uno spazio condiviso di riflessione. Segno tangibile del successo della rassegna, capace di creare non solo ascolto, ma pensiero. È forse proprio questa la forza di DOMINAE: non celebrare figure femminili immobili, ma restituire vite complesse, attraversate da contraddizioni, ancora capaci di interrogare il presente. Un arrivederci al prossimo anno, con nuove storie e nuove voci di donne pronte, ancora una volta, a mettere in discussione il nostro tempo.
Tropea 2 Aprile 2026
La Presidente di sos KORAI
ODV per i diritti delle donne
Dott.ssa Beatrice Lento