Category ArchiveRiflessioni

Lilith

Secondo una leggenda la prima donna fu  Lilith  che il primo uomo non gradì per il suo spirito ribelle.

Quella straordinaria e trasgressiva creatura si rifiutò di sottomettersi ad Adamo e lui la scacciò.

Lilith, per una perfida maledizione, fu trasformata in un essere notturno dalle caratteristiche demoniache.

Al suo posto  subentrò Eva che, apparentemente sottomessa, convinse il suo compagno a cogliere la fatale mela che costò quel che costò.

Ergo: un uomo sicuro e forte preferisce una donna determinata e volitiva mentre é sostanzialmente debole colui che sceglie di avere accanto una compagna abulica, remissiva, noiosa e…perniciosa

Un tempo che sta finendo

Ce lo insegna Lei: Rita Levi Montalcini!

Se noi donne non siamo arrivate ai vertici non c’entra niente il nostro cervello, che é perfettamente uguale a quello degli uomini. La responsabilitá, o per meglio dire la colpa, é tutta dell’ambiente maschilista che ci ha oppresso.

Gli uomini sempre fuori a cacciare, guerreggiare, conquistare, viaggiare, scalare e noi sempre dentro a fare figli, curare i malati, seppellire i morti.  

Un tempo che sta finendo!

Sophie Niaudet

É lei la prima ad essere sepolta nel Pantheon a Parigi. Il suo merito? Aver sposato Marcellin Berthelot, scienziato e politico dell’Ottocento.

Marcellin era innamoratissimo  della moglie al punto da dichiarare che non avrebbe voluto sopravviverle neanche per un minuto. La sorte lo accontentò ed un attacco cardiaco lo ricongiunse alla sua Marcellin defunta mezz’ora prima. 

Il governo stabilì di seppellirlo nel Pantheon ma non osò separalo dalla sua amatissima. 

Marie Curie, ovviamente, ebbe lo stesso onore ma meritatissimo. Per paura delle radiazioni la sua bara fu avvolta in uno scafandro di piombo.

Elizabeth Eckford

Era il 4 settembre del 1957 quando Elizabeth, a Little Rock nell’Arkansas, entra, nella più prestigiosa Scuola della città  tra l’indignazione dei compagni  che l’aggrediscono verbalmente con molta veemenza per il colore della sua pelle. Assieme a Lei altre 5 ragazze e tre ragazzi. 

La decisione venne presa in ragione dei loro meriti scolastici e dei risultati dei test attitudinali e le proteste, minacce e offese furono costanti.

Le Childfree

Nell’immaginario collettivo le donne che scelgono di non avere figli vengono etichettate come arriviste, ambiziose, egoiste oppure come maliarde, divoratrici di maschi, aliene all’istinto materno.

Probabilmente lo stereotipo non nasce dalla riprovazione sociale ma è pur vero che si nutre del sospetto.

Una donna che ha obiettivi diversi dal procreare va controcorrente, rompe il consueto e la gente difficilmente accetta e comprende ciò che non rientra nei due ruoli consueti della donna fattrice e della donna seduttrice.

Io credo che, come sempre, l’importante è essere se stesse a prescindere dall’opinione degli altri!

Auguri WebHosting

Azienda leader a livello internazionale per l’attuazione di siti web! 

Congratulazioni WebHosting, sos  KORAI  ti sará sempre riconoscente per la realizzazione di questo Blog e per il costante, prezioso aiuto: ad maiora!

6 febbraio Giornata Mondiale contro le MGF

La notte non voleva andarsene e Kissa si agitava tra le lenzuola senza tregua.

Il dolore era forte, entrava fino all’anima e ripensando all’accaduto provava una rabbia inconsueta contro la mamma, la nonna, le sorelle.

Erano state loro a tenerla inchiodata al letto, a dirle che era diventata donna, a strapparle per sempre la serenità…come sarebbe stato il suo domani, avrebbe mai dimenticato le sue grida impotenti, avrebbe mai smarrito il ricordo di quell’orribile, assurda, indicibile, incomprensibile violenza?

Sarebbe riuscita a rinascere, a guardare ancora negli occhi le sue sorelle, nonna Mali e Jali, la sua…dolce mamma. 

Le aveva promesso che per lei sarebbe stato diverso, che a lei nessuno avrebbe fatto del male, che lei avrebbe potuto correre e saltare sempre, correre e saltare come un puledro selvaggio che non ha padroni…e invece.

Jali, la sua mamma, proprio lei l’aveva tradita ed ora le gridava, con fare premuroso :” Kissa, piccola mia, fiore profumato, non correre, non saltare, attenta ti strappi.”

Emily Davison

​Quello suffragetta inglese Emily Davison non fu un martirio ma un gesto di disperato eroismo sfociato in tragedia. La verità sull’episodio più drammatico della storia del movimento per il diritto di voto alle donne è arrivata proprio mentre l’Inghilterra celebra il centenario dell’attivista che morì nel 1913, travolta dal cavallo del re durante il derby di galoppo di Epsom Downs. Emily Davison voleva dare un’accelerazione alla battaglia per il suffragio femminile compiendo un’azione clamorosa durante il più famoso appuntamento mondano di tutta la Gran Bretagna. Da allora gli storici si sono divisi a lungo, senza riuscire mai a stabilire con certezza quali fossero i suoi reali propositi. Chi voleva screditarla ha sempre affermato che la quarantunenne originaria del Northumberland aveva scelto d’immolarsi per la causa, trasformandosi in un’antesignana delle odierne donne-kamikaze. Ma le persone a lei più vicine, e soprattutto le sue compagne di lotta, hanno invece sempre sostenuto con decisione che volesse soltanto attaccare la bandiera viola, bianco e verde del movimento delle suffragette alle briglie del cavallo del re, per farla sventolare fino al vicino traguardo. Questa ipotesi è stata definitivamente confermata da una sofisticatissima analisi digitale delle immagini dei cinegiornali d’epoca e da una nuova ricerca storica basata sul materiale inedito contenuto in un archivio privato. I fotogrammi sgranati trasmessi in un documentario andato in onda nei giorni scorsi su Channel 4 mostrano Emily Davison appostata in uno dei punti nevralgici del percorso della gara, a un passo dalle ringhiere di protezione, lanciarsi all’improvviso verso il cavallo del re per tentare di afferrarne le briglie. L’urto, immortalato dalle immagini d’epoca, fu tanto imprevisto quanto spettacolare. La donna riportò una frattura cranica e varie lesioni interne, e morì l’8 giugno 1913, dopo una lunga agonia.A lungo l’opinione pubblica britannica si è divisa sulla sua figura, anche a causa dell’atteggiamento della stampa e dell’establishment, che l’hanno descritta per molto tempo come una squilibrata e una fanatica. Subito dopo l’incidente, non senza una certa enfasi, re Giorgio V si interessò alla sorte del cavallo e del fantino – usciti quasi incolumi dallo scontro – e manifestò grande disappunto per la giornata di festa rovinata dal gesto della suffragetta. La regina inviò un telegramma al fantino, augurandogli di rimettersi al più presto da «un triste incidente causato dal comportamento deplorevole di una donna lunatica e terribile». Invece la Women’s Social and Political Union, il movimento radicale delle suffragette impegnato nella lotta per l’uguaglianza, la fece diventare subito un’icona. Il settimanale “The Suffragette” uscì con una copertina celebrativa che la raffigurava come un angelo alato e riportava la famosa citazione del Vangelo di Giovanni che fu poi incisa anche sulla sua tomba, «nessuno ha un amore più grande di colui che sacrifica la propria vita per i suoi amici».
Ripreso da Riccardo Michelucci

La prima volta

La prima occasione di voto per le donne furono le amministrative del 1946: risposero 

in massa, con un’affluenza che superò l’89 per cento. Circa 2 mila candidate vennero elette nei consigli comunali, la maggioranza nelle liste di sinistra.

Sono vittime due volte: la madre uccisa, il padre in carcere.

 Sono gli orfani di femminicidio.

Finalmente lo scorso 21 dicembre il Senato ha approvato il disegno di legge che li aiuta.

É stato redatto dalla deputata Maria Busia :” L’ho scritta pensando a Vanessa Mele, una bambina che a sei anni ha visto uccisa la madre, non solo, la legge aveva assegnato al padre la pensione della donna uccisa, unico sostentamento della piccola.”

La legge prevede il gratuito patrocinio per i figli , il sequestro dei beni dell’uxoricida ed il loro trasferimento ai figli al termine del processo. Il colpevole perde la pensione di reversibilità. Anche l’ereditá spetta solo ai figli.