Category ArchiveRiflessioni

Benedetta: Medaglia D’Argento

Si chiama Benedetta Pilato, a 2 anni ha imparato a nuotare e a 4 ha iniziato ad allenarsi, adesso, a 14 anni, ha vinto l’ambita Medaglia ai Mondiali di nuoto. É la più giovane ad aver vinto in qualsiasi sport.

Ha rinunciato a tutto per stare in acqua e diventare campionessa.

Restauratrici donne

Tradizionalmente riservata agli uomini oggi l’arte del restauro ha le massime rappresentanti nelle donne, abilissime e apprezzatissime anche all’estero.

Chiara Tomaini lavora dalla provincia di Venezia a Gerusalemme, da Tarquinia al Kurdistan.

Anna Lucchini ha tra i fiori all’ occhiello il restauro della Cappella di Teodolinda a Monza.

Laura Baratin dirige il corso di Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell’ Università di Urbino.

Cinzia Pasquali lavora al celebre atelier Arcanes di Parigi, fra gli interventi più importanti quello sulla Sant’ Anna di Leonardo.

Barbara Caranza fa parte del gruppo di salvataggio delle opere d’ arte in caso di calamità.

Per diventare restauratrice devi seguire il percorso quinquennale fornito dalle Università, dalle Accademie di Belle Arti, dalle scuole di Alta Formazione del Ministero dei Beni Culturali.

Puoi anche diventare tecnico del restauro o collaboratore di cantiere seguendo gli appositi percorsi triennali.

Guida più rischiosa per noi donne

La guida é indicativa di Parità di Genere eppure le donne in auto non hanno uguale protezione dei maschi.

Con gli attuali sistemi, cinture di sicurezza e airbag, le donne rischiano di più in caso d’incidente perché i dispositivi di protezione si basano su crash test eseguiti su manichini modellati su riferimenti maschili.

Una casa automobilistica ha lanciato il Progetto EVA ( Equal Vehicle for All ) con cui si impegna a produrre veicoli sicuri per tutti a prescindere dal sesso, peso, altezza…condividendo le ricerche con le case automobilistiche concorrenti.

Madri detenute

Il ridotto numero di donne detenute in Italia, circa il 4,5 della popolazione detenuta, determina un diffuso disinteresse per la problematica.

Nel nostro Paese, al 30 aprile 2019, su 2659 donne in carcere, erano presenti 51 madri. Certamente i diritti dei bambini di queste donne rappresentano una questione delicatissima.

La legge prevede che i bambini possano rimanere con la mamma sino ai 10 anni d’età ma in genere i figli dietro le sbarre sono molto più piccoli.

Per rendere meno traumatica la permanenza in carcere esistono due tipi di strutture: gli asili nido all’interno e gli ICAM (Istituto a Custodia Attenuata per detenute Madri)

Questi ultimi sono molto più innovativi perché situati in una struttura diversa dalle solite, con finestre e presidi di sicurezza molto simili a quelli di abitazioni civili e con il personale di polizia penitenziaria in borghese.

Stare in carcere non è il massimo per un piccolo ma spesso la donna che delinque é sola per cui l’alternativa sarebbe l’affido eterno-familiare o l’adozione.

Arabia: no guardianship over Women travet

Il 2 agosto, giorno sacro per i musulmani, é stata varata la legge che concede il passaporto a ogni Saudita che ne fará richiesta, ergo: le donne maggiori di 21 anni non avranno più bisogno del permesso di un uomo per lasciare il Paese!

Auguri Sorelle!

Brune Poirson

É la segreteria di Stato francese al Ministero della Transizione ecologica e inclusiva. Lavora perché tutta la plastica sia riciclata e vuole che le imprese non distruggano i prodotti invenduti e che ogni oggetto possa essere riparato.

Poirson tocca anche un tema caro ai movimenti femminili riguardando i prodotti cosmetici e di igiene personale che vengono eliminati mentre tantissime donne non hanno i mezzi per comprare le protezioni igieniche mensili.

Per Lei consumo intelligente e solidarietá debbono andare avanti di pari passo per vincere la sfida.

Finalmente libere!

Si chiamano Devdasi: giovani donne indiane dedicate, da famiglie poverissime, a una divinità ma, di fatto, costrette alla prostituzione. La dea della fertilità a cui sono sacrificate si chiama Yellamma e nonostante la legge lo vieti il fenomeno dura ancora oggi.

” Avevo 11 anni mi hanno portata in una stanza. Era buia. C’era un uomo, dentro. E la porta é stata chiusa con un lucchetto.”

Oggi, però, c’é un progetto per salvare queste ragazze che passa attraverso un lavoro pulito: é la lavanderia SwiftWash.

Lui è il plusvalore della mia vita!

Cristina Scocchi é una delle manager più giovani e importanti del nostro Paese ed é una mamma.” Lui” ci dice riferendosi al figlio” é il valore aggiunto della mia vita, non della carriera…La questione non é chiedere alle mamme un impegno minore in azienda ma adottare strumenti che favoriscano la conciliazione fra famiglia e carriera…per tutti, uomini e donne, perché l’impegno della cura non riguarda solo la donna ma entrambi i genitori!”

Giovanna Fratantonio: la prima donna ad aver diretto un carcere!

Omaggio a Giovanna Elisabetta Fratantonio.

É lei la prima donna in Italia ad aver diretto un carcere…1973 San Vittore!

L’ho saputo grazie ad un mio post su Silvana Sergi, che é ora alla guida di Regina Coeli, e alla prontezza della segnalazione in merito di mia cugina Gasperina Lento che, custodendo abilmente la memoria di famiglia, mi ha anche evidenziato la parentela che unisce entrambe alla grande Giovanna, figlia di una prima cugina dei nostri papá.

Nata a Sambiase, dove tutti la chiamano Annelisa, Giovanna ha diretto anche il carcere minorile Cesare Beccaria prodigandosi senza limiti per la rieducazione dei giovani, forzati ospiti, é stata nel mirino delle BR ed ha rifiutato la scorta.

Delinquenti si diventa, affermava la Nostra, a causa dei cattivi modelli che il nostro tempo impone. Oggi chi parla di probitá e onestá é tacciato di vuota retorica… e allora in che dobbiamo credere?

Vestiti, sesso, sballo,soldi, motori… sono gli eroi assurdi della nostra societá che generano mostri perché…

NON CI SONO RAGAZZI CATTIVI!!!!

Brava Giovanna, sono felice di averti conosciuto e orgogliosa di sapere che ci unisce anche il sangue, grazie Gasperina Lento!

In questa storia io non mi ritrovo

Ho letto con sconcerto la storia di Rossana, 62 anni , che “sfortunatamente” ha fatto carriera. Oggi svolge un ruolo di prestigio eppure si sente in trappola perché da quando é nata la figlia di sua figlia vorrebbe starle accanto, dedicarle tempo.

Lei dice che ama il suo lavoro, gestisce un’ azienda informatica di 35 persone e gode l’orgoglio di avercela fatta, la stima e l’ affetto dei suoi collaboratori, la completa fiducia dei proprietari, il successo delle sue azioni. É figlia di una donna che ha sempre lavorato, figlia di una madre che ha fatto altrettanto eppure…

“Sono incatenata ai tempi stretti dell’azienda, agli obiettivi di risultato, a questo esser leader che non contempla la necessità degli amori. E cerco di recuperare tutto nel weekend”

Rossana ha un marito, anche lui dirigente, licenziato a 60 anni, che si aggrappa a lei e basta:” …diciamoci la verità, quando succedono queste cose hai voglia che un marito, visto che é a casa, ti sollevi almeno del grosso delle faccende domestiche … non é così…”

” Ma io mi chiedo: quando le nostre madri ci hanno insegnato a credere nel lavoro perché il lavoro ci rende libere intendevano questo?”

Rossana lamenta anche che in pensione le donne vadano sempre più tardi.

In questa storia io non mi ritrovo per niente …forse la differenza della mia esperienza di donna manager, felice di aver rotto il soffitto di cristallo, di barcamenarmi tra lavoro e famiglia e restia ad andare in pensione, é nell’ avere accanto un uomo con cui ho sempre condiviso tutto. Sono certa che da rivendicare sia proprio l’equa divisione dei tempi di lavoro e di cura familiare perché il mondo va cambiato da donne e uomini insieme.