La storia di Anna Maria Scarfó

La storia di Anna Maria Scarfó

La storia vera di una calabrese

Mi chiamo Anna Maria e quand’ero ragazzina tutti mi chiamavano

“la bambolina” perchè avevo un viso smorfiosetto e dolce. A tredici anni mi innamorai. Era primavera a San Martino Di Taurianova e quel giorno accettai di salire sull’auto del mio fidanzato.

L’auto mi portò a un casolare abbandonato e lì tre uomini assieme al mio ragazzo abusarono di me.

La mia notte durò tre anni .

Il coraggio di denunciare lo trovai quando avrebbero voluto distruggere anche la mia sorellina.

I Carabinieri, la mia avvocatessa ed il giudice diventarono i miei angeli…i carnefici vennero condannati.

Il mio paese, però, il paese che avevo tanto amato emise una sentenza diversa.

Ero la Malanova, la porcona…dovevo pagare, dovevo morire.

Reagì e grazie alla legge sullo stalking ottenni la protezione dello Stato. Dal febbraio 2010 vivo sotto scorta .

Avrei voluto portare Anna nella mia scuola per farla incontrare con gli studenti ,non ci sono riuscita perchè il pericolo per la sua incolumità è ancora alto .

Di lei abbiamo parlato tanto e se attraverso FB e il Blog dovessimo raggiungerla le vorremmo dire:”Siamo con te per gridare che il male è negli occhi e nel cuore di chi guarda !”

Beatrice Lento

Laureata in Psicologia Clinica, Tropeana per nascita e vissuti, Milaniana convinta, ha diretto con passione, fino all'Agosto 2017, l’Istituto Superiore di Tropea. I suoi interessi prevalenti riguardano: psicodinamica, dimensione donna, giornalismo, intercultura, pari opportunità, disagio giovanile, cultura della legalità, bisogni educativi speciali.

One thought on “La storia di Anna Maria Scarfó

dina ruffaPubblicato in data12:49 am - Nov 25, 2017

Dopo lo stupro…..anche l’isolamento di un intera comunità.Solo una donna riesce a sopravvivere adellAomologazionIl velo più difficile da lacerare è quello dell`omologazione e al silenzio..

    Beatrice LentoPubblicato in data10:08 am - Nov 27, 2017

    A pochi chilometri da noi…chissà quanta omertá anche in tanti altri paesi?
    Fa male registrare questo stato di cose e ci si convince ancor più dell’esigenza di impegnarsi su un fronte contrario.

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