Le parole delle donne
Le parole sono importanti anche perché spesso “le parole delle donne, delle ragazze violentate sono messe in discussione. Altre parole, pesanti come pietre, tipo ‘s’e l’è andata a cercare’, ‘lo ha provocato’, sono i lasciapassare per la cultura patriarcale. Se consideriamo che il delitto d’onore è stato abolito nel 1981 e solo dal ‘96 lo stupro non è un delitto contro la morale ma contro la persona, si comprende come il cambio delle parole nella legge è stato fondamentale, porta a un cambio di mentalità che però è dura a morire”.
Serena Dandini
Le grandi conquiste si ottengono lottando insieme!
sos KORAI porge i suoi ringraziamenti alla Pro Loco di Tropea e alla sua Presidente Mariantonietta Pugliese per il sostegno accordato alla Campagna di Sensibilizzazione contro la violenza sulle donne #siamodonnenonbersaglio
Le grandi conquiste si ottengono lottando insieme!
#Siamodonnenonbersaglio Lo stupro di Franca Rame
Era la sera del 9 marzo 1973 e Franca Rame, a Milano, fu rapita, caricata su un furgone, seviziata e infine stuprata da cinque uomini. Fu un vero e proprio stupro punitivo, compiuto da un gruppetto di militanti neofascisti perché era la compagna di Dario Fo, un “rosso” per eccellenza, e perché lei stessa collaborava con Soccorso Rosso nelle carceri e si era esposta in prima persona sul caso dell’anarchico Giuseppe Pinelli, morto in circostanze misteriose nel 1969. Davvero troppo da sopportare, devono aver pensato negli ambienti di estrema destra, e allora quale modo migliore per “fargliela pagare” se non trascinarla a bordo di quel furgone e violentarla a turno, dopo averle spento addosso mozziconi di sigaretta, tagliato la faccia e il corpo con le lamette, prima di lasciarla di nuovo per strada, come un cane abbandonato, semi nuda e in preda al panico e al dolore?
Incredibilmente, a quell’orrore analizzato così lucidamente due anni più tardi nel monologo Lo stupro, se ne aggiunse un altro, con la connivenza, nemmeno troppo mascherata, addirittura delle forze dell’ordine.
Nessun colpevole
Per lo stupro di gruppo nei confronti di Franca Rame nessuno ricevette una condanna da parte del giudice istruttore Guido Salvini, anche se, a distanza di anni, un pentito fece i loro nomi. Evidentemente troppo tardi, dato che il reato era caduto, dopo 25 anni, ormai in prescrizione.
Ma c’è di più: nella presentazione del suo monologo Lo stupro, Franca Rame riportò alcuni estratti di un interrogatorio, nel corso di un processo per stupro. Non si sa se quanto raccontato accadde a lei in prima persona o se fosse riuscita a recuperare la testimonianza di un’altra vittima di violenza, ma quel breve estratto contiene domande, da parte dei poliziotti, del magistrato, degli avvocati, a dir poco scioccanti.
MEDICO Dica, signorina, o signora, durante l’aggressione lei ha provato solo disgusto o anche un certo piacere una inconscia soddisfazione?
POLIZIOTTO Non s’è sentita lusingata che tanti uomini, quattro mi pare, tutti insieme, la desiderassero tanto, con così dura passione?
GIUDICE È rimasta sempre passiva o ad un certo punto ha partecipato?
MEDICO Si è sentita eccitata? Coinvolta?
AVVOCATO DIFENSORE DEGLI STUPRATORI Si è sentita umida?
GIUDICE Non ha pensato che i suoi gemiti, dovuti certo alla sofferenza, potessero essere fraintesi come espressioni di godimento?
POLIZIOTTO Lei ha goduto?
MEDICO Ha raggiunto l’orgasmo?
AVVOCATO Se sì, quante volte?
(tratto da un’intervista di Oggi a Franca Rame)
Dal Web
Domande, allusioni, che tendono sempre a sottintendere una certa accettazione da parte della donna, una consensualità di fondo che diventa, rasentando l’assurdo, nel tono dei quesiti posti, persino partecipazione, o piacere nell’atto. Ed è aberrante.
#siamodonnenonbersaglio
siamodonnenonbersaglio
…dietro a un uomo che fa violenza a una donna ci sono anche i genitori del violentatore e quindi l’educazione…la donna non è solo la vittima ma anche l’educatrice che può insegnare ai propri figli a combattere la cultura della violenza.
Diciamo alle nostre figlie di lasciare il fidanzato geloso, quello che le controlla, che impone le sue scelte o dà uno schiaffo, facendo capire che tutto questo non è una prova di cura ma un comportamento irrispettoso che non va tollerato né discolpato.
Campagna di sensibilizzazione #siamodonnenonbersaglio
Al via il nostro impegno per il 25 Novembre: Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne
Prova 4
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Prova Quattro
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Prova
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Prova Diego
Prova
Addio Teresa: Vestale degli Sbariati!
sos KORAI si addolora per la morte di Teresa, la cui storia, da anni, arricchisce questo blog, sono certa che un pezzetto della Vestale degli Sbariati resterà per sempre nelle Grotte e nei giorni di vento la sua anima arriverà a tutti noi che l’abbiamo amata.
Teresa La Vestale degli Sbariati
Ci accoglie con un intrigante profumo di ginestra, origano e menta il sito delle Grotte degli Sbariati. É un fresco pomeriggio di luglio di trent’anni fa quello che conservo nell’anima, sono a Zungri assieme a mio marito e a tre cari amici, attratti dalla magia di quel luogo esclusivo che solo uno di noi conosce. Il fascino dell’insediamenro rupestre é sconvolgente e, come sempre accade quando incontri la Bellezza, il cuore batte all’impazzata e la mente si perde nella fantasia del sogno.
.”Anatemaaa anatemati mmanassuu, anatematii mmanassuu de mena ti dichiamu. Pudema stefannonune ma secu ti dichiamu”, il canto incomprensibile mi affascina ed io lo seguo lasciando il gruppo. Agile come una capretta s’inerpica sui sentieri erti, tra le case scavate abilmente nella rupe, una donna dalle movenze eleganti di una danzatrice che accompagna il ballo con la melodia della voce. La saluto, mi presento e le chiedo il nome e il senso di quella canzone enigmatica. Teresa si chiama, possiede alcuni terreni e grotte e canta la rabbia di un innamorato che non può abbracciare la sua bella per gli ostacoli frapposti dalle differenze di status delle famiglie. No, non conosce l’origine di quella struggente melodia che ha l’incanto di radici antiche.
Teresa scompare all’improvviso ed io rimango ammaliata da quell’apparizione inquietante.
Dopo tre decenni un’attrazione irresistibile mi riporta a Zungri tra le case degli Sbariati, questa volta con i miei nipotini, come se anche a loro dovessi trasmettere l’incanto di quel contesto esclusivo d’impareggiabile seduzione. Il paesaggio é mutato e la cura di chi ama la propria terra traspare nella trasformazione che valorizza l’intrinseca malia di quell’insediamento dalle origini ancor oggi oscure.
Le tracce della fede cristiana sono palesi e le croci e il pesce raffigurato sulla grande cupola di una grotta inducono a pensare a qualcosa di più di un rustico agglomerato di stalle e di dispense per i prodotti della terra.
Mentre fantastico, agevolata dal grigiore della notte, illuminata da suggestive luci incastonate nelle pietre, il mio sguardo è rapito da una figura nera che con disinvoltura si arrampica lungo i sentieri nonostante l’età avanzata.
É Lei, la riconosco é la donna che trent’anni prima mi aveva attratto con la sua ermetica canzone.
“Teresa, Teresa!”, é Lei.
La signora dai capelli di neve raccolti nel nero del fazzolettone si volta e mi sorride, si ricorda di me.
Ci sediamo sul gradino di una delle case di pietra e parliamo ancora come se nei tre decenni trascorsi un magico filo ci avesse tenuto assieme. Teresa stringe tra le mani il rosario e come un fiume in piena risponde alle mie domande che amano scoprire la complessità dell’animo femminile.
É l’ultima di una famiglia di nove, solo lei donna assieme all’unica sorella e all’amatissima madre. Il padre è mancato quando aveva sei mesi e alcuni fratelli sono emigrati in Argentina.
Agli Sbariati é legata perché ha ereditato dalla madre terreni che ne fanno parte, altri li ha comprati ed uno lo ha in fitto. Si definisce l’ultima superstite di quella cultura rupestre e adora quelle rocce che le parlano della mamma, tutti i giorni lei andava alla fonte tra le grotte e lavava la biancheria per poi riportarla asciutta e profumata di acqua sorgiva.
Approfitto della sua benevolenza per approfondire la mia ricerca sulla donna e Teresa si concede compiaciuta del mio persistente interesse. Gli uomini che ha conosciuto non erano cattivi, proprio per niente, ma erano maschi e i maschi, si sa, comandano e controllano le femmine che ai suoi tempi non potevano andare da sole neanche al lavoro.
Era dura la vita delle ragazze: figli da crescere, cucina per sfamare tante bocche, case da curare e duro lavoro nei campi, anche di notte quando i padroni chiamavano. Lei é stata fortunata perché il marito, che pure non aveva scelto ma le era stato proposto tramite “ambasciaturi”, era buono, le voleva bene e amava condividere con lei scelte e decisioni.
É rigorosa e severa col nostro Genere Teresa e affida alla donna il compito di tutela della famiglia a costo di qualsiasi rinuncia e sacrificio, anche il tradimento va sopportato dalla moglie per salvaguardare la serenità dei figli e l’unità familiare
.” Oi i stujavucchi diventaru sarvietti e i sarvietti stujavucchi” mi dice l’Ultima degli Sbariati riferendosi allo sconvolgimento dei costumi che riguarda soprattutto la donna che non é più, con suo rammarico, Angelo del Focolare ed eroina che s’immola per il bene dei figli.
Cerco di proporle una concezione più emancipata e dignitosa dell’essere femminile ma Teresa é irremovibile: la Donna è la roccia su cui si costruisce la famiglia e non c’é spazio per nient’altro.
Quella Creatura straordinaria é analfabeta, le circostanze della vita l’hanno privata dell’istruzione e la sua saggezza antica, erede di una civiltà contadina che forse in quei luoghi esclusivi si intreccia con culture venute da lontano, non ha avuto il dono dello strumento necessario a scrollarsi il giogo della visione subalterna della donna.
Eppure in Lei qualcosa parla di libertà.
É la sua fierezza antica che coniuga la dolcezza e la docilità con una determinazione e forza interiori davvero straordinari.
Le grotte sono la sua energia vitale, lì ritrova la madre, la giovinezza e il profumo amaro del sacrificio fatto anche di pesanti sacchi colmi d’olive portati in testa.
É nata a Marzo la Signora, come me sotto il segno fantasioso dei Pesci, é pure Lei una Sbariata, l’ultima forse, una creatura in cammino capace di guardare al sole anche nel grigiore fitto delle nuvole.
Di questo gioiello raro di architettura rupestre di Calabria é diventata la Vestale, inflessibile, precisa e coerente.
Lei, che lo ricorda abitato solo dagli animali, non dimentica la fatica del vivere: il lavoro a giornata e quello nelle proprie terre, non scorda le donne rispettose dei propri uomini e teme che la libertà di cui tutti oggi godono si trasformi in anarchia capace di distruggere la Famiglia e con essa la Civiltà…anche quella mitica e attraente che affonda le radici nelle Grotte della sua Zungri.
Addio Teresa, Vestale degli Sbariati, nonostante le apparenze, sei stata e rimani una Donna Libera.
Di Beatrice Lento
Tropea 2 settembre 2018
P. S. Non conosco di persona Teresa, me ne sono innamorata grazie alle meravigliose foto di Salvatore Mazzeo e al racconto della splendida Coordinatrice del Museo e Insediamento Rupestre di Zungri Maria Caterina Pietropaolo che ringrazio assieme a Francesco Braccio per l’antico canto ” Anatema”