Archivio annuale 31st Marzo 2018

Il Manifesto della donna futurista

Nel 1912, in risposta al Manifesto Futurista di Tommaso Marinetti che all’articolo 9 proclama il disprezzo per le donne, Valentine de Saint Point risponde pubblicando un volantino che viene stampato allo stesso tempo a Parigi e a Milano il 25 marzo su cui scrive “Il manifesto della donna futurista” di cui ne darà una prima lettura a Bruxelles presso la Sala Giroux e poi anche nella Sala Gaveau a Parigi sempre nel giugno del 1912[12].
In questo manifesto, Valentine de Saint Point sostiene che l’umanità è fatta non da maschi o femminine ma da mascolinità e femminilità che sono dei tratti appartenenti ad ogni essere completo[13]. “Le donne sono le Erinni, le Amazzoni; le Semiriadi, le Giovanne d’Arco, le Jeanne Hachette, le Giuditte e le Carlotte Corday; le Cleopatre e le Messaline; le guerriere che combattono con più ferocia dei maschi, le amanti che incitano, le distruttrici che, spezzando i più deboli, agevolano la selezione attraverso l’orgoglio e la disperazione, la disperazione che dà al cuore tutto il suo rendimento”[14]. Le donne devono tornare libere e riappropriarsi dei loro istinti. Ed è la lussuria la spinta che ci vuole perché fonte di energia, è una forza che annienta i più deboli ma rinvigorisce i più forti[15].
Dopo questo manifesto lo stesso Marinetti, la inviterà a far parte della direzione del movimento futurista in qualità di rappresentante di “azione femminile”.

Resilienza è Donna

Un filo rosso, rosso come il sangue unisce queste donne: la guerra.

Nick Danziger le ha fotografate nel 2001, sono madri, figlie, sorelle, mogli, nonne…che hanno avuto la capacitá di sopravvivere…perché resilienza é Donna!

Non morire per amore!

Accosto provocatoriamente l’opera Don’t Die for Love( 2010) di Laisvydé Šalčiūtè, ammirata ieri alla Mostra Magma, alla Deposizione di Cristo di Botero credendo di interpretare esattamente l’intento dell’artista e mi appello a tutte noi dicendo, in questo Santo Venerdì:” Donna non morire per amore, Lui si…ma tu…non salveresti nessuno!”

Femminismo e Chiesa

L’ho visto al Magma e mi sono molto emozionata, impressionata, turbata, commossa, appassionata, avvinta…

L’artista lituana Eglé Kuckalité pone accanto ai crocifissi impiantati sugli ombrelli i nomi di alcune donne significative nella storia del femminismo e le immagina come divinità che al pari di Gesù proteggono la donna.

Spesso i movimenti femministi hanno assunto toni accesi e provocatori di contestazione della chiesa cristiana tradizionale che per molto tempo ha avuto atteggiamenti misogini ma in discussione sono gli uomini di chiesa e non la Divinità che ama profondamente la donna facendone scrigno di profonda sacralità tanto da assurgerla a Madre di Cristo.

Le streghe

Le streghe( 1975) al Magma

Libera Mazzoleni introduce la propria immagine tra le incisioni del Compendium maleficarum, testo del 17esimo secolo di Francesco Maria Guazzo. L’artista immedesimandosi nelle donne perseguitate nel Seicento scardina le coordinate spazio temporali e diventa presente in quel contesto storico, cronologicamente così distante eppure sempre così vicino.

Le Donne…

Le donne donne

Le donne bambine

Le bone

Quelle lente a godere

Le virago

Le troie

Le megere

Le puttane

Le peripatetiche

Le ragazze da marito

Le sedotte

Le passive

Le ingenue

Le frivole

Le donne serie

Le figlie di Maria

Le Lolite

Le zitelle

Le donne facili

Le donne oneste

Le prostitute

Le lesbiche

Le donne perdute

Le vergini

Le ruffiane

Le donne di casa

Le popolane

Le isteriche

Le divoratrici di uomini

Le ninfomani

Un bel pezzo di figliola

Un bocconcino

Un piccioncino

Una Donna libera

Una ragazza ben messa

Le fidanzate

Le nubili

Le donne di strada

Le donne di classe

Le madonne

Le donne eccitanti

Quelle tutte sole

Le grasse

Le magri

Le pie

Le cortigiane

Le sporcaccione

Le appassite

Le gatte

Le viziose

Le capricciose

Le civette

Le suocere

Le cognate

Le regolari

Le giumente

Le rompipalle

Il sesso debole

Le chiocce

Le pollastre

Le comari

Le seduttrici

Le sante

I culi bassi

Le suffragette

Le uterine

Le ragazze madri

Le donne in calore

Le muse

E quelle del movimento di liberazione

E infine quelle di sos KORAI

Magma: da non perdere

Bellissima, correte a gustarla, non perdetela!

Magma!

Dal 25 gennaio al 2 aprile 2018 l’Istituto Centrale per la Grafica di Roma ospita la mostra MAGMA.

Il corpo e la parola nell’arte delle donne tra Italia e Lituania dal 1965 ad oggi, curata da Benedetta Carpi De Resmini e Laima Kreivytė.

Il progetto, il cui titolo riprende quello di una delle prime rassegne al femminile curata da Romana Loda nel 1977, intende approfondire la nascita e l’origine dell’arte femminista e del femminismo in Italia, mettendole a confronto con le origini e le diverse condizioni del femminismo Lituano.

Non perderti per amore…

Ricordalo: questo non è amore!

La violenza non è esclusiva di un genere , di un Paese, di un ambiente. È dentro di noi è nasce sovente da un senso di minorità, di inadeguatezza, di incapacità.

Chi si esprime con tale modalità abnorme ha poca fiducia in sè, teme di non riuscire a spiegarsi, di non avere la forza di farsi strada…sostanzialmente il violento, sia maschio o femmina, é un debole

Comprendere la radice di questo dilagante stile relazionale può, forse, aiutare a superarlo

A Silvia

Silvia, rimembri ancora

Quel tempo della tua vita mortale,

Quando beltà splendea

Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,

E tu, lieta e pensosa, il limitare

Di gioventù salivi?

Sonavan le quiete

Stanze, e le vie dintorno,

Al tuo perpetuo canto,

Allor che all’opre femminili intenta

Sedevi, assai contenta

Di quel vago avvenir che in mente avevi.

Era il maggio odoroso: e tu solevi

Così menare il giorno.

Io gli studi leggiadri

Talor lasciando e le sudate carte,

Ove il tempo mio primo

E di me si spendea la miglior parte,

D’in su i veroni del paterno ostello

Porgea gli orecchi al suon della tua voce,

Ed alla man veloce

Che percorrea la faticosa tela.

Mirava il ciel sereno,

Le vie dorate e gli orti,

E quinci il mar da lungi, e quindi il monte.

Lingua mortal non dice

Quel ch’io sentiva in seno.

Che pensieri soavi,

Che speranze, che cori, o Silvia mia!

Quale allor ci apparia

La vita umana e il fato!

Quando sovviemmi di cotanta speme,

Un affetto mi preme

Acerbo e sconsolato,

E tornami a doler di mia sventura.

O natura, o natura,

Perchè non rendi poi

Quel che prometti allor? perchè di tanto

Inganni i figli tuoi?

Tu pria che l’erbe inaridisse il verno,

Da chiuso morbo combattuta e vinta,

Perivi, o tenerella. E non vedevi

Il fior degli anni tuoi;

Non ti molceva il core

La dolce lode or delle negre chiome,

Or degli sguardi innamorati e schivi;

Nè teco le compagne ai dì festivi

Ragionavan d’amore

Anche peria fra poco

La speranza mia dolce: agli anni miei

Anche negaro i fati

La giovanezza. Ahi come,

Come passata sei,

Cara compagna dell’età mia nova,

Mia lacrimata speme!

Questo è quel mondo? questi

I diletti, l’amor, l’opre, gli eventi

Onde cotanto ragionammo insieme?

Questa la sorte dell’umane genti?

All’apparir del vero

Tu, misera, cadesti: e con la mano

La fredda morte ed una tomba ignuda

Mostravi di lontan

G. Leopardi