Archivio annuale 8th Aprile 2018

Figlio e politica

La deputata del distretto di Tokyo, Takako Suzuky, ha avuto una bambina e da allora é stata assalita da domande del tipo:” Perché continuare la politica con una bambina da crescere?” ” Non sente la necessità di stare a casa con sua figlia?”

In effetti anche se il Giappone é la terza economia del mondo sul ruolo pubblico della donna la strada da percorrere è ancora lunghissima.

” Quando sento i commenti negativi verso di me” dice Takako “ce la metto tutta per far capire che mia figlia sta bene e ce la caviamo alla grande. Devo farlo altrimenti anche le neomamme  che seguiranno le mie orme dovranno fare i conti con la diffidenza e l’arretratezza della societá”

Hiroko Miyashita, presidente della rete per la prevenzione del mobbing da maternità, ha dichiarato :” Se una donna rimane incinta in Giappone é considerata quasi come un bene danneggiato. Non è più ritenuta produttiva nel lavoro come può essere una donna senza figli”.

Giappone per te la strada verso la civiltá é lunga, é molto lunga!

Donne amare

Donne amare, scorre latte

sotto questa poesia

ciò che fu seminato col sangue

darà un raccolto di miele.

Erica Jong

Cancellata in Giordania

E mentre in Afghanistan si combatte anche solo per potersi sentire chiamare con il proprio nome, in Giordania dopo più di mezzo secolo è stata cancellata la norma salva stupratori che consentiva all’uomo di evitare il carcere sposando la sua vittima. L’abrogazione dell’articolo 308 è avvenuta all’interno di una riforma generale del codice penale che ha visto anche l’eliminazione del delitto d’onore. Anche nel caso della Giordania la strada da fare è però ancora tanta. Nonostante un orientamento politico pro-occidentale e la presenza di e’lite urbane cosmopolite, molte aree del paese rimangono socialmente conservatrici, legate al concetto dell’onore familiare. Secondo questo principio, la convinzione è che avere una vittima di stupro in famiglia sia vergognoso e che tale «vergogna» possa essere estinta solo attraverso il matrimonio.

Mogli di… madri di…

Non c’è il loro nome sugli inviti ai matrimoni. E non c’è nemmeno sulla loro tomba. Piuttosto sono “madri di”, “mogli di”, “figlie di”. Chiamare le donne in pubblico con il loro nome è considerato disdicevole e perfino in un insulto. Accade in Afghanistan dove, come sottolinea un report di Thomson-Reuters ripreso dalla Bbc, una legge impedisce che sui certificati di nascita dei figli venga indicato il nominativo della madre.

Volto, nome, voce e identità

Un gruppo di attiviste locali ha deciso di battersi contro questa norma e contro usanze discriminatorie e vessatorie al pari dell’uso del burqa. Il risultato è un hashtag, #WhereIsMyName, che, dopo essere partito dalla provincia occidentale di Herat, ora sta facendo il giro del mondo con oltre mille . Safiqeh Mohseni, una delle donne che ha lanciato l’idea, ha spiegato che l’obiettivo «è rompere un tabù e riportare il nome e l’identità delle donne al primo posto». «L’unico modo per spezzare il silenzio sulla condizione delle donne è proprio dare loro voce a partire dal nome», le ha fatto eco una collega. Basta dunque definirle mamme di qualcuno, mogli di qualcun altro o sorelle di. A supportare la campagna anche una star locale della musica, Farhad Darya, che ha condiviso una sua foto su Facebook in compagnia della moglie Sultana. E se l’artista ha raccontato di aver avuto problemi in passato per aver chiamato in pubblico la compagna con il suo nome, i commenti al suo post sono stati quasi tutti positivi. Non mancano però gli attacchi delle frange più conservatrici del Paese, anche tra i giovani. «Il nome di mia madre, mia sorella e mia moglie è sacro, come sacro è il loro velo, simbolo del loro onore», ha scritto sulla sua pagina Facebook Modaser Islami, leader di un’organizzazione giovanile. «In Afghanistan secondo le logiche tribali, il corpo di una donna appartiene a un uomo. E con esso anche il volto e il nome che lo identifica», ha spiegato al New York Times Hassan Rizayee, sociologo afghano.

Oggi spose

Tomaso Binga (1977) indossa gli abiti da sposa e gioca sul l’espressione “oggi sposi”, generalmente usata per partecipare le nozze, trasformandola in “ oggi spose” per sottolineare il maschilismo insito nel linguaggio corrente.

Sara è incinta

Paola Mattioli riflette sul corpo femminile… nella serie Sara è incinta(1977) si sofferma sulla maternità e il naturale incontro tra amiche che si confrontano sul cambiamento del corpo femminile durante la gravidanza.

Violeta Bubelyte

Violeta Bubelyte riflette sulla propria immagine, si confronta con sè stessa, con il proprio corpo che si presenta alla macchina fotografica in maniera indistinta e, così facendo, vuole sottolineare la difficoltà ad essere incasellata in maniera univoca… al Magma

Che forza!

Che capacitá di resistere!

Omaggio a queste quattro formidabili combattenti che con la loro caparbietá e tenacia hanno attraversato tre secoli
Le super donne sono: Emma Morano, Jeralean Tallery, Susannah Mushatt Jones e Gertrude Weaver tutte a quota 115… Nella loro vita ne hanno visto di tutti i colori, due di loro hanno anche assaporato la ferita grandissima della perdita di un figlio ma hanno resistito.

L’alfa e l’omega

Untitied ( 2007) di Marija Teresé Rozanskaité offre una donna rannicchiata ai cui lati sono presenti l’alfa e l’omega che rappresentano l’inizio e la fine: nell’evolversi dell’esistenza al centro c’è la Donna come forza rigeneratrice che dona vita.

Donna porta la Pasqua!

Buona Pasqua Amici Fb e grazie ad Assunta Mollo che ha donato al mio augurio una delle sue meravigliose donne.

Donna non piangere!

Vá dai miei fratelli e dì loro che salgo al Padre mio e al Padre vostro.

E ora che risorgo i colori della tua armonia sostengano la rinascita!

L’azzurro della libertà.

Il verde della speranza.

Il bianco della purezza.

Il rosso dell’amore

Il nero della passione.

il marrone della fede.

Vá Donna: Madre, Sorella, Figlia, Sposa, Amica, Compagna…

Và Donna e porta nel mondo la mia, la nostra Pasqua!