Archivio degli autori

Il Quaderno Margherita

Il Quaderno dell’8 Marzo di sos KORAI: dove le storie diventano comunità

Negli stabilimenti della Romano Arti Grafiche, la Giornata Internazionale della Donna si è trasformata in un racconto corale, un intreccio di voci che ha dato vita alla presentazione della settima edizione del Quaderno dell’8 Marzo.
sos KORAI, che da anni cura questo progetto, ha costruito un archivio vivo della Calabria femminile, un luogo in cui le storie non vengono soltanto raccolte, ma riconosciute e restituite alla comunità con la delicatezza che meritano.
L’edizione 2026 porta il nome di Margherita, dedicata a Margherita Iellamo, impegnata da tempo a rompere il silenzio sull’endometriosi, una malattia ancora segnata da pregiudizi e da quella ostinata tendenza a minimizzare il dolore femminile. La sua presenza ha dato alla serata un tono preciso: quello della consapevolezza e della necessità di guardare oltre ciò che la società spesso continua a non voler vedere.
Il Quaderno, che in sette anni ha intrecciato 150 storie di donne calabresi o legate alla Calabria, è stato il filo narrativo dell’intero incontro.
L’apertura, affidata a “Le Donne della mia Vita”, ha trasformato dediche personali in un momento di poesia collettiva: parole pronunciate ad alta voce che, nel loro vibrare, hanno richiamato l’intero universo femminile, superando i confini dello spazio e del tempo. Un gesto semplice, eppure capace di evocare presenze lontane, memorie familiari, figure che continuano a vivere nelle vite di chi le nomina e nella storia della donna.
Da quel clima sospeso si è passati al cuore vivo del salotto di discussione. Un dialogo attraversato da prospettive diverse, in cui otto voci hanno riflettuto sulla donna e sul ruolo della scuola, del mondo associativo, delle agenzie formative e delle imprese nella costruzione di una parità reale.
È emersa con chiarezza l’idea che la parità non sia uno slogan né un obiettivo astratto ma una condizione necessaria perché nessun talento venga sprecato.
Le storie del Quaderno hanno portato alla luce due elementi ricorrenti: la caparbietà costruttiva delle donne, capaci di trasformare le difficoltà in possibilità, e il modello simbolico femminile fatto di cura, empatia, resilienza e capacità di generare comunità. Una tipicità che, proprio per queste caratteristiche, rappresenta un argine naturale contro la violenza, la sopraffazione e la guerra. Non un ideale teorico, ma una pratica quotidiana che attraversa le vite raccontate.
Intanto, l’arte dava forma visiva a ciò che le parole evocavano. Le illustrazioni del Quaderno, realizzate dai giovanissimi dei corsi artistici de “Il Giardino di Persefone” e “Le Stelle del Faro”, hanno portato sul palco donne piene di colori, volutamente vibranti, perché ancora in troppi continuano a vederle in bianco e nero. Quelle figure non sono semplici ritratti ma inviti a guardare la complessità femminile che spesso viene semplificata e ignorata.
La performance “A Pieno Titolo”, testo di Mauro Silvestri, con la regia di Francesco Carchidi (LaboArt), interpretata dalla giovane Lucia Cuppari, ha dato alla serata il suo vertice emotivo. Un monologo che non chiedeva libertà, ma la affermava con la forza di chi sa che la libertà è un diritto e non una concessione.
Accanto a tutto questo, il sostegno del Gruppo Caffo ha ricordato come un’impresa possa diventare parte attiva del tessuto culturale di un territorio, mentre la Casa Editrice del Quaderno dell’8 Marzo, la Romano Arti Grafiche, anche con l’accoglienza nei suoi stabilimenti, ha contribuito, con cura minuziosa, alla realizzazione ottimale del progetto.
A completare il quadro, l’interpretazione di Noemi di Costa che ha dato voce alle sedici protagoniste dell’edizione, trasformando ogni storia in presenza viva.
Quando la serata si è conclusa, ciò che rimaneva non era solo emozione, ma un forte senso di appartenenza.
Il Quaderno dell’8 Marzo si conferma un dispositivo culturale capace di generare comunità, un luogo in cui le storie diventano strumenti di consapevolezza e di cambiamento.
E mentre si chiude questa edizione, già si avverte l’attesa della prossima: nuove voci, nuovi colori, nuovi frammenti di un racconto che continua a crescere insieme a chi lo abita.

Tropea 8 Marzo 2026

La Presidente di sos KORAI
ODV per i diritti delle donne
Dott.ssa Beatrice Lento

Beatrice Lento

MARGHERITA il Quaderno dell’8 Marzo 2026

Il Quaderno dell’8 Marzo di sos KORAI: dove le storie diventano comunità

Negli stabilimenti della Romano Arti Grafiche, la Giornata Internazionale della Donna si è trasformata in un racconto corale, un intreccio di voci che ha dato vita alla presentazione della settima edizione del Quaderno dell’8 Marzo.
sos KORAI, che da anni cura questo progetto, ha costruito un archivio vivo della Calabria femminile, un luogo in cui le storie non vengono soltanto raccolte, ma riconosciute e restituite alla comunità con la delicatezza che meritano.
L’edizione 2026 porta il nome di Margherita, dedicata a Margherita Iellamo, impegnata da tempo a rompere il silenzio sull’endometriosi, una malattia ancora segnata da pregiudizi e da quella ostinata tendenza a minimizzare il dolore femminile. La sua presenza ha dato alla serata un tono preciso: quello della consapevolezza e della necessità di guardare oltre ciò che la società spesso continua a non voler vedere.
Il Quaderno, che in sette anni ha intrecciato 150 storie di donne calabresi o legate alla Calabria, è stato il filo narrativo dell’intero incontro.
L’apertura, affidata a “Le Donne della mia Vita”, ha trasformato dediche personali in un momento di poesia collettiva: parole pronunciate ad alta voce che, nel loro vibrare, hanno richiamato l’intero universo femminile, superando i confini dello spazio e del tempo. Un gesto semplice, eppure capace di evocare presenze lontane, memorie familiari, figure che continuano a vivere nelle vite di chi le nomina e nella storia della donna.
Da quel clima sospeso si è passati al cuore vivo del salotto di discussione. Un dialogo attraversato da prospettive diverse, in cui otto voci hanno riflettuto sulla donna e sul ruolo della scuola, del mondo associativo, delle agenzie formative e delle imprese nella costruzione di una parità reale.
È emersa con chiarezza l’idea che la parità non sia uno slogan né un obiettivo astratto ma una condizione necessaria perché nessun talento venga sprecato.
Le storie del Quaderno hanno portato alla luce due elementi ricorrenti: la caparbietà costruttiva delle donne, capaci di trasformare le difficoltà in possibilità, e il modello simbolico femminile fatto di cura, empatia, resilienza e capacità di generare comunità. Una tipicità che, proprio per queste caratteristiche, rappresenta un argine naturale contro la violenza, la sopraffazione e la guerra. Non un ideale teorico, ma una pratica quotidiana che attraversa le vite raccontate.
Intanto, l’arte dava forma visiva a ciò che le parole evocavano. Le illustrazioni del Quaderno, realizzate dai giovanissimi dei corsi artistici de “Il Giardino di Persefone” e “Le Stelle del Faro”, hanno portato sul palco donne piene di colori, volutamente vibranti, perché ancora in troppi continuano a vederle in bianco e nero. Quelle figure non sono semplici ritratti ma inviti a guardare la complessità femminile che spesso viene semplificata e ignorata.
La performance “A Pieno Titolo”, testo di Mauro Silvestri, con la regia di Francesco Carchidi (LaboArt), interpretata dalla giovane Lucia Cuppari, ha dato alla serata il suo vertice emotivo. Un monologo che non chiedeva libertà, ma la affermava con la forza di chi sa che la libertà è un diritto e non una concessione.
Accanto a tutto questo, il sostegno del Gruppo Caffo ha ricordato come un’impresa possa diventare parte attiva del tessuto culturale di un territorio, mentre la Casa Editrice del Quaderno dell’8 Marzo, la Romano Arti Grafiche, anche con l’accoglienza nei suoi stabilimenti, ha contribuito, con cura minuziosa, alla realizzazione ottimale del progetto.
A completare il quadro, l’interpretazione di Noemi di Costa che ha dato voce alle sedici protagoniste dell’edizione, trasformando ogni storia in presenza viva.
Quando la serata si è conclusa, ciò che rimaneva non era solo emozione, ma un forte senso di appartenenza.
Il Quaderno dell’8 Marzo si conferma un dispositivo culturale capace di generare comunità, un luogo in cui le storie diventano strumenti di consapevolezza e di cambiamento.
E mentre si chiude questa edizione, già si avverte l’attesa della prossima: nuove voci, nuovi colori, nuovi frammenti di un racconto che continua a crescere insieme a chi lo abita.

Tropea 8 Marzo 2026

La Presidente di sos KORAI
ODV per i diritti delle donne
Dott.ssa Beatrice Lento

Beatrice Lento

Al via DOMINAE rassegna di donne valorose

Tropea celebra le donne: al via DOMINAE, la rassegna di sos KORAI che accende i riflettori sul talento femminile

Cultura, musica e memoria: quattro appuntamenti dedicati a figure femminili straordinarie: si inizia con la Zampogna di Lucia Quattrocchi.

 

A Tropea il mese di marzo si apre nel segno delle donne, del loro talento e del loro percorso di libertà. Con la rassegna DOMINAE – Storie di Donne Valorose, l’Organizzazione di Volontariato sos KORAI, presieduta da Beatrice Lento, rinnova il proprio impegno culturale e civile per dare voce a figure femminili che hanno lasciato un segno nel pensiero, nella cultura e nella società.

Il primo appuntamento è in programma mercoledì 11 marzo, alle ore 18.00, nella Cappella dei Nobili di Tropea. La rassegna si articolerà nel corso del mese con quattro incontri previsti nelle giornate dell’11, 12, 30 e 31 marzo.

Dopo il partecipato evento dell’8 marzo, organizzato in occasione della Giornata Internazionale della Donna e accolto con grande interesse dal pubblico, sos KORAI ripropone questa iniziativa, giunta alla sua quarta edizione, con l’obiettivo di riportare alla luce il talento, la forza e il contributo delle donne, troppo spesso trascurati o marginalizzati nel racconto della storia.

Ricordare e valorizzare queste esperienze significa riconoscere il lungo percorso di libertà intrapreso dalle donne e il loro impegno nel superare gli ostacoli imposti da una cultura patriarcale che solo negli ultimi decenni ha iniziato ad aprirsi, seppur gradualmente, a una visione più equilibrata e rispettosa dei generi.

Ad inaugurare la rassegna sarà una protagonista speciale: la Zampogna, strumento profondamente legato alla tradizione, alle radici e all’identità culturale della Calabria. A interpretarla sarà Lucia Quattrocchi, unica donna zampognara della Calabria e forse d’Italia.

Nei successivi appuntamenti saranno ricordate tre grandi figure del pensiero e del giornalismo internazionale: Simone de Beauvoir, Anna Politkovskaja e Oriana Fallaci, presentate rispettivamente da Angelo Stumpo, Michela Ruffa e Bruna Quattrone.

A patrocinare la rassegna sono importanti istituzioni della città di Tropea: la Congrega Nobile dei Bianchi di San Nicola, l’Istituto di Istruzione Superiore, l’Associazione Turistica Pro Loco, il Club per l’UNESCO e la Consulta delle Associazioni.

Con DOMINAE sos KORAI vuole continuare a dare voce alle storie, al pensiero e al coraggio delle donne. Raccontarle significa non solo renderne visibile il valore, ma anche contribuire a costruire una cultura più giusta, fondata sul rispetto, sulla libertà e sulla piena dignità di ogni persona

Beatrice Lento

  1. Presidente di sos KORAI ODV
Beatrice Lento

DOMINAE

«Donna non si nasce, lo si diventa»: Simone de Beauvoir al centro del secondo incontro di DOMINAE

La rassegna DOMINAE, promossa da sos KORAI ODV per i diritti delle donne prosegue giovedì 12 alle ore 18.00 con il secondo appuntamento dedicato a Simone de Beauvoir, figura chiave del pensiero femminista e della filosofia del Novecento.

Dopo l’incontro in programma a Tropea per l’11 Marzo con la ZAMPOGNA, portata in scena dalla musicista e docente Lucia Quattrocchi, la rassegna proseguirà sempre nella suggestiva Cappella dei Nobili, prezioso scrigno barocco affidato alla Congrega Nobile dei Bianchi di San Nicola.

Ad aprire i lavori saranno Beatrice Lento, presidente di sos KORAI, e Giuseppe Maria Romano, Priore della Congrega.

La serata sarà guidata dalla socia Alessandra Giuliana Granata, mentre il filosofo e storico Angelo Stumpo, anch’egli socio, offrirà un ritratto della De Beauvoir.

Autrice del rivoluzionario Il secondo sesso (1949), De Beauvoir ha scardinato secoli di stereotipi analizzando le radici culturali della subordinazione femminile. La sua frase più celebre «Donna non si nasce, lo si diventa» continua a essere un manifesto di libertà e consapevolezza, ricordando che il genere non è destino biologico, ma costruzione sociale.

Il suo pensiero, fondato su libertà, responsabilità e autodeterminazione, ha cambiato il modo di guardare alla condizione femminile e resta oggi di straordinaria attualità.

Con questo nuovo appuntamento, DOMINAE conferma la sua missione: riportare al centro donne che, con il loro coraggio e la loro visione, hanno aperto strade nuove nella storia e nella coscienza civile.

Tropea 10 Marzo 2026
La Presidente di sos KORAI
ODV per i diritti delle donne
Dott.ssa Beatrice Lento

Beatrice Lento

DOMINAE rassegna di Donne Valorose

«Donna non si nasce, lo si diventa»: Simone de Beauvoir al centro del secondo incontro di DOMINAE

La rassegna DOMINAE, promossa da sos KORAI ODV per i diritti delle donne prosegue giovedì 12 alle ore 18.00 con il secondo appuntamento dedicato a Simone de Beauvoir, figura chiave del pensiero femminista e della filosofia del Novecento.

Dopo l’incontro in programma a Tropea per l’11 Marzo con la ZAMPOGNA, portata in scena dalla musicista e docente Lucia Quattrocchi, la rassegna proseguirà sempre nella suggestiva Cappella dei Nobili, prezioso scrigno barocco affidato alla Congrega Nobile dei Bianchi di San Nicola.

Ad aprire i lavori saranno Beatrice Lento, presidente di sos KORAI, e Giuseppe Maria Romano, Priore della Congrega.

La serata sarà guidata dalla socia Alessandra Giuliana Granata, mentre il filosofo e storico Angelo Stumpo, anch’egli socio, offrirà un ritratto della De Beauvoir.

Autrice del rivoluzionario Il secondo sesso (1949), De Beauvoir ha scardinato secoli di stereotipi analizzando le radici culturali della subordinazione femminile. La sua frase più celebre «Donna non si nasce, lo si diventa» continua a essere un manifesto di libertà e consapevolezza, ricordando che il genere non è destino biologico, ma costruzione sociale.

Il suo pensiero, fondato su libertà, responsabilità e autodeterminazione, ha cambiato il modo di guardare alla condizione femminile e resta oggi di straordinaria attualità.

Con questo nuovo appuntamento, DOMINAE conferma la sua missione: riportare al centro donne che, con il loro coraggio e la loro visione, hanno aperto strade nuove nella storia e nella coscienza civile.

Tropea 10 Marzo 2026
La Presidente di sos KORAI
ODV per i diritti delle donne
Dott.ssa Beatrice Lento

Beatrice Lento

In scena MARGHERITA: 8 Marzo nel segno della responsabilità

  1. La Giornata Internazionale della Donna come impegno responsabile: in scena “Margherita” il settimo Quaderno dell’8 Marzo di sos KORAI

    Domenica 8 marzo, alle ore 18.00, nella Sala Print Academy della Romano Arti Grafiche di Tropea, si terrà la Celebrazione tropeana della Giornata Internazionale della Donna  promossa, come ormai tradizione, dall’Organizzazione di Volontariato per i diritti delle donne sos KORAI.

    Al centro dell’iniziativa la presentazione del settimo Quaderno dell’8 Marzo, dal nome Margherita, che sarà donato ai partecipanti. Un progetto culturale che trasforma la ricorrenza in un impegno concreto, dando voce a storie vere di donne e offrendo uno spazio di riflessione sul presente e sul futuro delle pari opportunità.

    L’evento sarà arricchito da un salotto di confronto che vedrà la partecipazione del Presidente del Gruppo Caffo Pippo Caffo, della madrina del Quaderno Delfina Barbieri, della Presidente di sos KORAI Beatrice Lento, del Dirigente dell’Istituto Comprensivo Francesco Fiumara, della Presidente della Pro Loco Mariantonietta Pugliese, del Presidente del Club per l’UNESCO e della Congrega Nobile dei Bianchi di San Nicola Giuseppe Maria Romano, della Presidente della Consulta delle Associazioni Maria Domenica Ruffa e dell’Editore del Quaderno Mario Romano.

    La manifestazione, condotta dalla socia Pia Rispoli, sarà attraversata da momenti artistici: le “Dediche ad alta voce” interpretate dalle socie Giusy Pellico e Fiorella Landro, gli stralci dei racconti delle donne narrate, proposti dall’attrice Noemi Di Costa e la rappresentazione “A pieno titolo”, sul diritto delle donne ad essere libere, portata in scena da alcune allieve di LaboArt, con la regia di Francesco Carchidi, su testo di Mauro Silvestri.

     

    Il Quaderno 2026 raccoglie quindici storie di donne calabresi e una voce fuori regione: sedici testimonianze di coraggio, intraprendenza e resilienza in un contesto ancora segnato dalle disuguaglianze di genere.

    In sette anni sono diventate 150 le donne che hanno affidato ad sos KORAI un frammento della loro vita trasformando il Quaderno in un archivio vivo di umanità e di futuro.

    L’edizione 2026 pone al centro l’aspirazione a una piena qualità della vita, alla salute come diritto universale e non negoziabile che non ha genere ma che, troppo spesso, pesa di più sulle spalle delle donne.

     

    Il Quaderno è dedicato a Margherita Iellamo che dà il nome all’opera. Margherita ha trasformato il proprio dolore in impegno pubblico, diventando voce regionale nella sensibilizzazione sull’endometriosi. La sua testimonianza, in apertura di manifestazione, lancerà un messaggio chiaro: il dolore femminile non può essere normalizzato né banalizzato. Donna e dolore non sono un binomio inscindibile. La libertà passa anche dalla salute e non può essere subordinata a retaggi culturali ancora segnati dal patriarcato.

    Accanto a lei, le sedici protagoniste raccontano la capacità di rialzarsi, di trasformare le difficoltà in consapevolezza e le ferite in opportunità per sé e per gli altri, offrendo alla comunità una forza silenziosa e costruttiva. Tra queste voci anche Cesira, vegliarda umbra di 102 anni, il suo messaggio rimanda a valori universalmente riconosciuti come propri del femminile: cura, dialogo, accoglienza, empatia che travalicano territori e generazioni e fanno della donna un argine naturale contro violenza e guerra.

     

    A rendere  più incisiva la pubblicazione le illustrazioni realizzate dai bambini e dai ragazzi dei corsi artistici guidati da Pasqualina Del Mastro, anche lei socia di sos KORAI, all’interno delle associazioni “Le Stelle del Faro” e “Il Giardino di Persefone”: figure femminili ricche di colore che rompono stereotipi e pregiudizi e restituiscono complessità e libertà. Significativo anche il contributo degli alunni delle quinte classi della Primaria di Tropea, autori di una delle storie: un segno concreto e luminoso del valore di guida della Scuola.

    Fondamentale il sostegno del Gruppo Caffo, partner del progetto Quaderno dell’8 Marzo sin dalla prima ora, che ha creduto nel suo valore culturale e sociale sostenendone la produzione, realizzata con estrema cura dalla Romano Arti Grafiche, casa editrice dell’opera. A loro va il ringraziamento di sos KORAI che si estende anche alla madrina del Quaderno Delfina Barbieri, conforto costante dell’associazione, ai giovani illustratori e alla loro maestra, alla direttrice artistica del Quaderno Anna Maria Miceli che, con sensibilità, ne ha modellato l’estetica e alle istituzioni tropeane che hanno offerto il loro patrocinio in segno di condivisione di ideali e di impegno: l’Istituto Comprensivo, la Pro Loco, la Consulta delle Associazioni, il Club per l’UNESCO, La Congrega Nobile dei Bianchi di San Nicola e LaboArt.

    Il Quaderno Margherita di sos KORAI ODV per i diritti delle donne si conferma, così, strumento culturale e sociale, luogo di memoria, di attualità  e di futuro che invita a ripensare l’8 Marzo come spazio di comunità, di consapevolezza, di azione e speranza.

    La valorizzazione della differenza donna come ricchezza per la società e il miglioramento della qualità della vita restano obiettivi centrali di sos KORAI che rimane al fianco del Genere Femminile e della comunità intera per la tutela delle libertà, dei diritti e delle pari opportunità. Perché le storie, quando sono vere, non si limitano a essere raccontate ma continuano a camminare e a cambiare lo sguardo di chi le incontra

    Tropea 20 Febbraio 2026

    La Presidente di sos KORAI ODV per i diritti delle donne

    Dott.ssa Beatrice Lento

Beatrice Lento

La locandina del nostro 8 Marzo

Ecco la locandina della nostra Giornata Internazionale delle Donne!

Beatrice Lento

In arrivo il Quaderno dell’8 Marzo

L’8 Marzo, alle ore 18, nella Sala Print Academy, della Romano Arti Grafiche, celebreremo insieme la Giornata Internazionale Della Donna con il settimo Quaderno dell’8 Marzo di sos KORAI, Organizzazione Di Volontariato per i diritti delle donne.
Il Quaderno si chiama MARGHERITA.
Vieni anche tu!

Beatrice Lento

Kulsum Shadab Wahabuis

La rinascita delle mie sorelle sfigurate.
In India tante donne subiscono violenze con l’acido. Pretendenti respinti, innamorati gelosi sono gli autori di questo crimine che, dicono le statistiche, ha provocato 1.000 vittime. «Con Hothur Foundation e un gruppo di sopravvissute Kulsum, stilista e filantropa, ha portato avanti una campagna di sensibilizzazione per ottenere la proibizione della vendita di acidi. Inoltre raduna periodicamente le vittime da tutta l’India e offre loro aiuti per affrontare operazioni di chirurgia riabilitativa. Ogni sopravvissuta ha bisogno di decine di operazioni per correggere le deformità provocate dall’acido, le cicatrici ci impiegano mesi ad assorbirsi. La Fondazione, nata dal suo impegno, ha anche creato una banca della pelle. Ma non era abbastanza  per Kulsum che ha dato vita ad  Ara Lumiere, un’impresa sociale e brand di alta moda, che oggi impiega 138 sopravvissute ad attacchi con l’acido: creano copricapi, abiti e accessori coloratissimi. «Il mio interesse personale per l’alta moda è diventata una piattaforma per l’emancipazione e le cure delle sopravvissute. Siamo partiti per offrire cure e autonomia economica alle donne, siamo andati ben oltre le mie aspettative».
Kulsum e alcune delle sopravvissute hanno portato Ara Lumiere sulle passerelle di Milano Fashion Week, nel settembre 2023. Tra loro c’era anche Gaythri; era una 18enne piena di sogni e di progetti quando un aspirante marito rifiutato le ha gettato addosso una tanica di acido e l’ha accoltellata. Gaythri ha subìto 36 interventi, ne dovrà fare altri 11, ma grazie a Hothur Foundation è riuscita a terminare gli studi e ora lavora ad Ara Lumiere. Dopo la tappa milanese, Hothur Foundation ha ricevuto una donazione di 100 mila euro dall’italiana Otb Foundation. «80 sono destinati alle donne che hanno subìto violenza – dice la vicepresidente Arianna Alessi – i restanti 20mila saranno invece indirizzati alle famiglie, in particolare ai figli. È emerso infatti che l’85% delle persone sfregiate con l’acido è di sesso femminile e il restante 15% sono i figli di queste donne».
Ara Lumiere si basa sullo slow fashion in modo da non mettere le donne, comunque rese fragili dal trauma, sotto pressione. Questa lentezza è la sua motivazione rendono ogni abito preziosissimo!
Beatrice Lento

La Donna che fermó il suo tempo: Margaret Bourke-White

Nasce a New York il 14 giugno del 1904, e cresce in una famiglia borghese. Si iscrive alla Columbia University attratta dalle scienze naturali, ma presto, grazie al corso tenuto da Clarence White (omonimo ma non parente e tra le figure più importanti del fotosecessionismo) orienta la sua attenzione verso la fotografia.

Già da ragazza manifesta l’essenza del suo carattere e della sua vita: l’ambizione, l’indipendenza e inevitabilmente l’irrequietezza. Non le basterà mai essere la migliore, la più apprezzata e versatile tra le fotografe della sua generazione, vorrà essere sempre la prima. Cambia diverse università fino a laurearsi nel 1927. Nel frattempo si sposa, nel 1925, con Everett Chapman, dal quale divorzia due anni dopo.

Nel 1928 decide di trasferirsi in Ohio e lì apre uno studio fotografico, specializzandosi nella fotografia d’architettura, di design e industriale. A Cleveland ha numerosi clienti, tra cui le acciaierie Otis, che le danno fiducia, ma anche notorietà. Le sue fotografie degli altiforni, le astrazioni geometriche che le permettono le architetture industriali, ne fanno una delle fotografe più apprezzate anche nell’ambito della ricerca artistica. Si può considerare Bourke-White la prima fotografa industriale famosa e tra i primi fotografi a dare rilievo artistico alla fotografia industriale. Per scattare sale sui cornicioni dei grattacieli più alti, sorvola città, si spinge nelle zone più pericolose degli stabilimenti. La sua ostinazione e ambizione infatti non la fermano davanti alle alte temperature delle fusioni, alla ricerca di nuove soluzioni tecniche fotografiche, né la allontanano da lunghe ore di lavoro in ambienti malsani. Le sue immagini presto iniziano non solo ad arricchire di documenti fotografici gli archivi industriali e il suo portafogli, ma anche i servizi delle riviste illustrate e le pagine pubblicitarie.

Così nel 1929 ha inizio la sua collaborazione con la rivista «Fortune» e la sua nuova ambizione è di essere la “migliore” tra le fotogiornaliste. Nel 1930 è la prima fra i fotografi occidentali a recarsi in URSS, realizzando reportage sull’industria sovietica. Nel 1935 è chiamata da Henry Luce a far parte della redazione fotografica del nuovo rotocalco «Life» e sua è la prima copertina della rivista: una fotografia dell’imponente diga di Fort Peck nel Montana, a simboleggiare il New Deal roosveltiano. Il suo obiettivo in questi anni è infatti sempre più vicino all’emergenza sociale degli Stati Uniti; sua ad esempio è la celebre fotografia della fila di persone di colore, in attesa della distribuzione di un pasto, sovrastati dalla pubblicità di una automobile con a bordo la tipica famiglia americana wasp e la frase “World’s highest standard of living”.

Nel 1937, insieme allo scrittore di successo Erskine Caldwell, che nel 1939 diventerà il suo secondo marito (il matrimonio durerà fino al 1942), pubblica il volume illustrato You have seen their faces sulle tragiche condizioni di vita nelle campagne americane devastate dalla siccità, dalla carestia, dalla miseria. Il libro viene contestato da più parti perché presenta una realtà molto più edulcorata della realtà tragica che altri fotografi avevano mostrato, ma ebbe ugualmente successo così come i seguenti due libri che pubblicò con Caldwell: North of the Da nube (1939) e Say, is this the USA (1941).

Negli stessi anni, sempre per «Life» è inviata in Europa: in Germania, Austria e Cecoslovacchia per documentare l’avanzata del nazismo e la guerra incombente.

Nel 1941 è per la seconda volta, con Caldwell, a Mosca. I suoi movimenti sono strettamente sorvegliati e fotografa soprattutto la vita cittadina. Non di meno riesce ad inviare uno scoop alla redazione: in Unione Sovietica non vige l’ateismo. Un servizio di dodici pagine che servì a «Life» per presentare l’URSS non più come il pericolo rosso, ma come possibile alleato antinazista.

Le fotografie di Bourke-White mostrano una chiesa ortodossa e una protestante nel centro di Mosca. Riesce anche a ritrarre Stalin sorridente e bonario. Ancora: Margaret il 19 luglio 1941 è l’unico fotografo straniero in città. Il primo attacco aereo dei tedeschi sulla capitale, il bombardamento notturno, i tracciati dei bengala. Tutto questo vede e fotografa Margaret dal tetto dell’ambasciata americana, posizionando cinque apparecchi con lunghi tempi di posa, commentando che sarebbe potuta essere “una delle notti eccezionali della sua vita”. Ancora una volta prima, le sue foto furono presentate da «Life» con grande sensazionalismo.

Rientrata negli USA Margaret impone la sua volontà di diventare reporter di guerra sulla prima linea del fronte. Mai nessuna donna era stata accreditata dall’esercito americano sui teatri di guerra, ma la determinazione della fotografa insieme alla forza di persuasione che poteva avere una rivista come «Life», la più diffusa sul territorio statunitense, hanno la meglio. Margaret Bourke-White è accreditata al pool fotografico dell’esercito, viene disegnata appositamente per lei un’uniforme che ha sulle mostrine la sigla WC (sic!) cioè: war corrispondent e viene mandata in prima linea. Anche lì i problemi logistici non mancano, essendo l’unica donna tra soldati, marinai, aviatori. Letto, tenda, bagno: in prima linea non si può certo indulgere nei particolari ritenuti più adatti per una signora e ben presto il suo soprannome tra le truppe sarà “Il materasso del generale”, mentre lo staff di «Life» con più ammirazione la definisce “Maggie l’indistruttibile”.

Sicuramente Margaret Bourke-White in guerra ha dato il meglio di sé sia come donna sia come fotografa. Il suo obiettivo si ferma sui campi di battaglia, sui momenti di riposo, gli ospedali da campo, i bombardamenti. Fotografa il nord Africa, la lenta risalita dell’Italia diventata un fronte secondario dopo lo sbarco in Normandia; e soprattutto con la sua pellicola ferma i tragici momenti dell’arrivo degli americani guidati dal generale Patton a Buchenwald. Le immagini dei volti increduli oltre il filo spinato, dei forni crematori, delle baracche dei lager non sono semplicemente fotografia, ma documenti storici di enorme valore. Lei stessa davanti allo strazio della realtà dichiara di aver scattato senza guardare, che l’obiettivo le serve come barriera tra sè stessa e l’agghiacciante verità dell’orrore che ha di fronte.

Al ritorno dalla guerra non mancano i libri con le sue fotografie: They called it Purple heart Valley, sulla campagna d’Italia e Dear Fatherland, Rest Quietly.

Margaret non consente alla sua fama ormai mondiale di indurla a riposare e continua a fotografare il mondo. Anche per questo non le si assegnano servizi fotografici già previsti, ma ne vengono pensati appositamente per lei.

Nel 1947 è in Pakistan e in India, nuovo centro di tensioni nel momento della nascita dei due Stati: intervista e fotografa Ghandi solo poche ore prima che venga ucciso. Nel 1950 è in Sud Africa: descrive l’apartheid e scende due miglia sottoterra per ritrarre il lavoro dei minatori d’oro; è in Corea subito dopo la firma dell’armistizio, a documentare la guerriglia e la popolazione civile ancora una volta in guerra. È sempre prima, sempre la migliore, ogni suo libro un successo. Ma il morbo di Parkinson inizia il suo corso. Nel 1957 firma il suo ultimo servizio per «Life».

Nel 1963 scrive l’autobiografia Portrait of myself. Gli ultimi anni vive ritirata nella sua casa in Connecticut, con i pochi soldi messi da parte spesi per le cure mediche. Morirà sola, ma non dimenticata, nel 1971, a sessantasette anni.
Da L’Enciclopedia delle Donne

Beatrice Lento