L’Isola delle donne
É l’Islanda che da nove anni ha il minor gender gap del mondo.
La rivoluzione iniziò il 24 ottobre 1975, quel giorno il 90 % delle islandesi incrociò le braccia paralizzando uffici, scuole, e case.
Cinque anni dopo L’ Islanda, che aveva concesso il diritto di voto alle donne nel 1915, fece trionfare la prima presidente democraticamente eletta al mondo, Vigdis Finnbogadóttir.
Poi, nel 2009, per uscire da una gravissima crisi finanziaria salì al potere la prima premier dichiaratamente lesbica al mondo, Jóhanna Siguroardòttir.
Infine, un anno fa, la guida del governo é stata affidata a Katrin Jakobsdottir, un’ambientalista di 42 anni. Ma qui sono donne anche la direttrice della polizia della capitale e la prima autorità religiosa del paese.
L’ ultima legge a favore delle donne obbliga le aziende con più di 25 dipendenti ad eseguire una certificazione che provi che tutte le lavoratrici sono pagate quanto i lavoratori.
Le donne piangono cinque volte di più
Prima dell’adolescenza bimbi e bimbe piangono nella stessa maniera ma con la pubertà tutto cambia. La donna piange in media cinque volte l’anno più del maschio.
Pare che ci siano due determinanti alla base del dato, la prima è organica e si riferisce alla sfera ormonale: gli estrogeni oscillano e l’umore fluttua insieme a loro, quando calano diminuiscono la serotonina e le endorfine, i neurotrasmettitori della gioia di vivere e…sono lacrime.
La seconda è psicologica e culturale: ad avere un peso il tabù per cui piangere é da femminucce.
RosVita
Al via RosVita, il Laboratorio Teatrale ideato dalle Associazioni, con sede sociale a Tropea, sos KORAI Onlus e LaboArt, presiedute da Beatrice Lento e Maria Grazia Teramo. L’esperienza é offerta da sos KORAI ed é realizzata da LaboArt che ospiterà i partecipanti nei suoi locali a Santa Domenica di Ricadi, in Via Fontana, 32Sul valore culturale del Teatro non si discute come pure sulla sua valenza psicologica ed é per questo che le due realtà associative tropeane hanno deciso di collaborare per donare alla Comunità d’appartenenza un’opportunità di crescita condivisa.
Il percorso viene dedicato ad adulti di qualsiasi età, in maniera assolutamente gratuita, e per fruìrlo basta avanzare la richiesta di partecipazione con una mail, corredata di dati anagrafici, ad uno di questi recapiti: beatricelento@gmail.com tel 3498142440 laboartropea@gmail.com tel 3403668588.
Nel Laboratorio i corsisti giocheranno con la spontaneità dei propri vissuti per promuovere l’accettazione dell’individualità personale, la padronanza corporea e il valore della diversità, maturando un’esperienza di completamento personologico
Maria Grazia Teramo, attrice e regista tropeana, curerà la redazione del testo e la regia dell’esito finale a partire dai monologhi “Rosso Cremisi” di Sará Rodolao, scrittrice di origine calabrese trapiantata in Liguria.
La scelta dei testi é stata operata da sos KORAI in linea con la propria finalitá associativa che é quella di contrastare la subcultura maschilista e la violenza contro la donna attraverso un rinnovamento dell’educazione affettiva con allontanamento dagli stereotipi e dai pregiudizi di genere.
“Nonostante l’evidente emancipazione femminile” afferma la Lento” rimangono strascici maschilisti che creano ostacoli alla piena realizzazione della donna, per fare un esempio cito due dati che sono sotto gli occhi di tutti: la disparità salariale e la mancanza di pieno accesso alla gestione della famiglia. É importante smascherare queste inadeguatezze e ristabilire una relazionalità rispettosa della dignità femminile. Il linguaggio teatrale, come tutte le modalità espressive alternative e divergenti, consente di sviscerare il cuore dei problemi e di raccogliere produttivamente i messaggi più complessi e profondi. La mia collaborazione con LaboArt é iniziata tanti anni fa, quando dirigevo il Superiore di Tropea, ed ora sono felice di proseguirla con l’Associazione di Volontariato che presiedo perché sono certa della sua efficacia”
Anche la Presidente di LaboArt é convinta della proficuità del percorso e afferma:””Io non credo alla casualità degli eventi e degli incontri ma alla loro intima,seppur misteriosa, necessità. Spesso accade che progetti, persone, sogni e intenti si incontrino e convoglino, come rivoli diversi, in un unico fiume. Così è accaduto con questo progetto teatrale RosVITA che, come catalizzatore, ha attratto a sé le persone e le energie che richiede. Dagli incontri e dagli affetti nascono storie straordinarie. Questo laboratorio è a sua volta l’idea che nasce da un incontro e da un profondo affetto ,quello che lega la preziosa associazione sos KORAI a LaboArt. Il progetto RosVITA è un luogo di iniziazione dove si entra per accedere ad una conoscenza e dove respirare è germogliare.”
RosVita prenderà il via non appena si raccoglieranno le adesioni e,mdopo un percorso laboratoriale di vari mesi, offrirà il frutto dell’impegno profuso in una performance teatrale aperta a tutta la Comunità e chi sa che non si dia vita ad una tournée o, addirittura ad una Compagnia Teatrale che a tutt’oggi a Tropea manca.
Bestie Page
Erano gli anni ’50, quando la cosiddetta “liberazione sessuale” era di là da venire, e le fotografie di ragazze semi-svestite venivano considerate una minaccia per la società, tanto che il Senato degli Stati Uniti istituì un Comitato Speciale per indagare su tutte le attività che potessero essere classificate alla voce pornografia.
Bettie Page però, nonostante le sue fotografie e i cortometraggi audaci, era molto lontana dall’essere una porno-star, come diremmo oggi. Lei era nata nel profondo sud degli Stati Uniti, in Tennessee, nel 1923, durante gli anni della “grande depressione”, che segnarono sicuramente la sua infanzia: il padre era un disgraziato che molestò tutte e tre le sue figlie femmine, mentre la madre, che si separò dal marito quando Bettie aveva 10 anni, fu costretta a mettere in orfanotrofio, per un anno, le tre bambine, tenendo con sé solo i maschi.
Come moltissime altre, anche la famiglia di Bettie si spostò per tutto il paese in cerca di lavoro e stabilità, ma questo non impedì alla ragazza di diplomarsi brillantemente e poi di laurearsi, per diventare insegnante. Ma la sua bellezza rappresentava, in questo caso, un’arma a doppio taglio, perché non riusciva a controllare i suoi studenti, in particolare i ragazzi più grandi.
Poi il matrimonio a 20 anni, e il marito che parte per la guerra, mentre lei decide di provare a fare l’attrice, usando quel corpo che non le consentiva di fare la maestra.
A Hollywood però non sfondò, forse perché non aveva ancora l’immagine giusta, che le fu suggerita invece da un fotografo dilettante, Jerry Tibbs, che incontrò sulla spiaggia di Coney Island nel 1950, quando ormai viveva a New York e aveva divorziato dal marito. Fu lui a consigliarle di acconciare i suoi lunghi capelli corvini con una frangia, che poi diventò il segno distintivo della pin-up. Bettie, che faceva la segretaria al Rockfeller Center, per arrotondare i guadagni iniziò a posare nei Camera Clubs, quei club nati per aggirare le leggi sulla pornografia, facendo passare le foto di nudo per immagini artistiche.
Bettie divenne una star di quel particolare settore, la prima modella di bondage famosa, con il suo abbigliamento di pelle nera e le pose sadomaso, ma in nessuna delle sue fotografie, e nemmeno nei cortometraggi che venivano venduti per corrispondenza, ci sono scene di sesso esplicite. Tra il 1950 e il 1957, Bettie continuò la sua attività di modella, con qualche incursione nel cinema burlesque, mentre la vera notorietà arrivò con la pubblicazione di una sua fotografia nel paginone centrale di Playboy, nel 1955, come playmate di gennaio.
Poi, dal 1958, con altri due matrimoni falliti alle spalle, Bettie improvvisamente scompare dalle scene
Nessuno all’epoca sapeva cosa le fosse successo, e i reali motivi sono ancora poco chiari: forse la convocazione da parte del comitato antipornografia, forse alcuni episodi di stalking, oppure un’illuminazione arrivata durante una cerimonia religiosa, mentre trascorreva una vacanza in Florida. Dopo aver abbandonato la carriera da pin-up, cercò con tutte le sue forze di partire missionaria per l’Africa, ma nessuna comunità cristiana accolse la sua richiesta:
Dopotutto era un’ex pin-up e per giunta pluridivorziata
Così cominciò la sua discesa all’inferno, tormentata dai demoni che le facevano udire voci e compiere gesti violenti: dopo aver aggredito la sua padrona di casa con un coltello, fu rinchiusa in un istituto psichiatrico perché affetta da schizofrenia paranoide.
Ne uscì solo nel 1992
Intanto, la figura di Bettie Page era tornata in auge, ristampata in un’infinità di libri e riviste, usata per ritratti e fumetti, mentre lei era praticamente in miseria e all’oscuro della nuova popolarità. Quando scoprì la sua rinnovata fama, cercò di recuperare almeno in parte qualche diritto sulla sua immagine, ma non ci sarebbe riuscita senza l’aiuto di Hugh Hefner, l’editore di Playboy.
Morì di polmonite nel 2008, senza aver mai più consentito a nessuno di farle una fotografia: “Voglio essere ricordata com’ero quando ero giovane, nei miei tempi d’oro. Voglio essere ricordata come una donna che ha cambiato il punto di vista delle persone riguardo alla nudità nella sua forma naturale.”
Secondo MTV, i look trasgressivi di tante rockstar – Kate Perry, per la sua frangetta e i corsetti succinti; Madonna, per il suo libro Sex e il debole per gli accessori fetish; Rihanna, per la sua passione per indumenti di pelle e pizzo – non sarebbero mai nati senza Bettie Page, che disegnava e cuciva personalmente tutti i suoi costumi di scena. Sono in debito anche attrici come Uma Thurman, nel suo ruolo in Pulp Fiction, Dita Von Teese per la sua intera carriera, e molte, molte altre donne di spettacolo.
Ma l’unica vera Regina delle Pin-Up rimane sempre lei, inimitabile Bettie Page.
Di Annalisa Lo Monaco
Maria Gaetana Agnesi
Maria Gaetana AgnesiMilano 1718 – 1799
La sua, da alcune generazioni, era una famiglia ricca grazie al commercio della seta. Maria Gaetana è la primogenita di Pietro, docente di matematica e membro del Consiglio segreto, con carica compratagli dal padre. Pietro avrà altri 20 figli. Prima con Anna Brivio che muore all’ottavo parto, poi con Marianna Pezzi che muore dopo il secondo, e infine con Antonia Bonati, giovane e robusta che sopravvive a 11 parti in 12 anni, nonché al marito. Si capisce perché Gaetana non si sposerà, ma non anticipiamo.
Fra le sue sorelle e sorellastre Paola, fondatrice dell’Ospedale Fatebenesorelle) e Maria Teresa, musicista clavicembalista e compositrice.
Il padre ha l’ambizione di far parte della società aristocratica. Il suo Sesamo è quella bambina che impara il francese dalla governante e il latino ascoltando le lezioni del fratello. Presto sa anche greco tedesco spagnolo ebraico, oltre all’italiano. Viene soprannominata “Oracolo settelingue” e il padre comincia a esibirla nel proprio salotto. A nove anni traduce in latino e recita “davanti a una colta adunanza”, un’orazione scritta dal precettore a sostegno degli studi femminili. Forse una risposta ai critici di Pietro che incoraggiava tendenze poco consone a una futura donna di casa?
Nel 1737, inizia a studiare filosofia: dai presocratici a Cartesio e Newton; in un anno attraversa etica, ontologia, logica, cosmologia, meteorologia, biologia, metafisica, fisica, ottica e presenta i suoi progressi durante “accademie” tenute in salotto davanti a varie celebrità. E nel 1738 difende alla presenza di ministri, senatori e letterati le 191 tesi poi pubblicate nelle Propositiones Philosophicae. Purtroppo, il volume contiene soltanto le tesi e non le “dispute”, cioè il pensiero di Gaetana. Un contemporaneo riferisce che «Ella… stabiliva la propria opinione, sciogliendo le molte obiezioni che le venivano fatte, con copiosa eloquenza e purità di lingua latina anche nelle cose più secche e malagevoli a spiegarsi latinamente» (Frisi).
Il latinista francese Charles de Brosses, amico degli enciclopedisti e presidente del parlamento di Borgogna, scrive nelle Lettere dall’Italia di non aver trovato in tutto il paese alcuno che lo dilettasse quanto Gaetana. Come altri stranieri di rango, va in visita dal prodigio che quel giorno spiega, sempre latinamente, il flusso e riflusso delle fontane paragonandolo al moto delle maree. De Brosses non lo sa, ma Gaetana vuole entrare in convento. Il padre rifiuta, non può fare a meno de “la delizia del viver suo” e del salotto. Lei ubbidisce ma contratta, e ottiene di vestire «semplice e dimesso, di recarsi ad ogni suo arbitrio in Chiesa, e di totalmente lasciare i balli, i Teatri e i profani divertimenti».
Esaurita la filosofia, Gaetana studia le matematiche che «ci conducono sicurissimamente a raggiungere la verità e a contemplarla, della qual cosa niente è più piacevole». Il risultato del suo impegno – e del suo “divertimento” come tiene a precisare – sono le Instituzioni Analitiche ad uso della gioventù italiana, due volumi di oltre mille pagine di cui segue la composizione facendo trasferire i torchi dello stampatore Richini in casa sua perché i tipografi facciano come vuole lei. Il libro, magnificamente illustrato e delizia dei bibliofili, affronta il più arduo problema matematico del tempo: il calcolo infinitesimale che avendo avuto due fondatori – Leibniz nel 1684 e Newton nel 1687 – si era sviluppato in due forme indipendenti fra molte polemiche. Gaetana traduce non solo dal latino all’italiano i lavori sparsi dei contemporanei, ma unifica le diverse espressioni e sistemi di pensiero che le sottendono. Dedica il tutto a Maria Teresa d’Austria, da donna a donna:«Fra quanti pensieri o’ io avvolto nell’animo… un solo mi conforta, ed è questo, la considerazione del Vostro Sesso, che da Voi illustrato per bella sorte è pur mio.» Grazie, risponde l’imperatrice che ricambia con diamanti.
Seguono fama e onori. Scrive il Frisi che «appena uscita questa opera alla luce tutti i fogli letterari d’Italia e molti altri fuori di essa emularonsi prestamente nell’annunziarla e nel darne diligentissimi estratti». L’Accademia della Crusca che sta compilando il celebre Dizionario trae dal libro il lessico dei termini matematici che così entrano nell’uso. L’Accademia delle scienze di Parigi dichiara che «non si erano ancor vedute apparire in lingua alcuna delle istituzioni d’analisi che potessero condurre gli studiosi così presto e così lontano nella comprensione» e ne fa tradurre la parte II su raccomandazione di D’Alembert, Condorcet e Vandermonde… In Inghilterra, lo traduce Colson, professore di matematica a Cambridge e curatore dei testi di Newton. Papa Benedetto XIV le regala una corona di pietre preziose legate in oro, una medaglia d’oro anch’essa e la cattedra di matematica all’università di Bologna.
Gaetana non va a Bologna, ha altro da fare: soccorre gli indigenti accogliendoli in casa e blandendo il padre con occasionali “accademie”. Proprio dopo una di queste, riuscita strepitosa, Pietro va dal governatore austriaco, conte Pallavicini, per ringraziarlo di essere intervenuto. Il conte coglie l’occasione per rimproverarlo della poca premura nel maritare le figlie. Segue “un clamoroso alterco”. Pietro viene colto da malore e muore poco dopo, il 19 marzo 1752. Quel «fortunoso accidente toglie di mezzo l’impedimento, Maria Gaetana rende interamente pubblico quel sistema di vita nascosta alla quale si sentiva inclinata e intraprende in forma secolare la vita monacale che aveva desiderato» (Frisi).
Divide l’eredità, organizza in casa un ospedale e per finanziarlo vende il corredo e i diamanti dell’imperatrice; alla fine mendica sussidi per i suoi poveri da quelli che la acclamavano ai tempi del salotto. Finché i domestici non la lasciano più entrare.
Segue un decennio di povertà, scelta perché il fratello Giuseppe l’adora e la accoglierebbe volentieri. Scelta perché? Non lo sappiamo e tra noi ne discutiamo parecchio, come i biografi d’altronde che parlano di “psicologico enigma”. Nel 1771, è nominata direttrice (Priora) del reparto femminile del Luogo Pio Trivulzio, nel palazzo che il principe Trivulzio ha appena lasciato per testamento all’arcivescovado milanese per ricoverare gli anziani poveri (e per evitare che finisca agli odiati cugini con i quali era in processo da quarant’anni). Malgrado l’enorme lavoro di organizzazione e cura che lei svolge con tipica determinazione, si ritaglia del tempo per frequentare qualche salotto – di nuovo ben accolta, data l’alta carica – e per lo studio delle sacre scritture e dei Padri della Chiesa alla ricerca di altre verità. Dei suoi manoscritti religiosi, tranne Il cielo mistico in cui riunisce il linguaggio del Vangelo e quello del Cantico dei Cantici (“traduttrice”, ancora una volta), si è persa traccia. Muore nella sua stanza del Trivulzio il 9 gennaio 1799 e viene sepolta in una fossa comune, come voleva lei che nella vita ha sempre fatto quello che voleva lei.
Dall’Enciclopedia Delle Donne
Fattore AKK
Annegret Kramp-Karrenbauer, segretario generale della Cdu, è stata eletta dai delegati del congresso di Amburgo nuovo capo del partito finora guidato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. Kramp-Karrenbauer ha ottenuto 517 voti, pari al 51,75%, al ballottaggio contro l’avversario Friederich Merz, arrivato al 48,25%, con 482 voti.
ECCO CHI E’ LA NUOVA LINEA DELLA CDU TEDESCA – Kramp-Karrenbauer, 56 anni, finora segretaria generale del partito, è la nuova leader della Cdu. Kramp-Karrenbauer (AKK come è chiamata spesso) ha vinto, con 517 voti contro 482, al ballottaggio con l’avvocato d’affari milionario Friedrich Merz, 63 anni. Erano 999 i delegati che ad Amburgo hanno scelto la nuova presidente della Cdu, dopo i 18 annidi Angela Merkel alla guida del partito. Fuori al primo turno Jens Spahn, 38 anni, ministro della Salute.
Nata a Puettlingen, 5 fratelli, statura piccola, capelli corti, occhiali e giacche spesso sgargianti, Annegret Kramp-Karrenbauer ha modi pacati: non devono trarre in inganno, ha determinazione da vendere. Anche per tenere testa a quella che è poi diventata la sua più grande sostenitrice: Angela Merkel. Si dice che l’abbia mandata su tutte le furie, facendola letteralmente urlare al telefono quando nel 2012 fece saltare la coalizione Jamaika nella Saar, cacciando i liberali. La decisione della ministra presidente del più piccolo Land della Germania creava problemi enormi alla coalizione di governo con la Fdp. Eppure proprio con quella mossa, ricostruita in un libro intervista di recente uscita, sfece notare per la prima volta come una leader in grado d’imporsi davvero e di esercitare il potere. Quando si ricandidò, facendo sapere di essere a disposizione esclusivamente come governatrice, stravinse.
AKK, che ha tre figli dal marito (un ingegnere sposato quando lei aveva 22 anni e che ha scelto di dedicarsi alla famiglia per aiutarla nella carriera politica) viene chiamata anche «piccola Merkel». Quando ottenne il suo primo mandato in Parlamento, nel ‘98, aveva appena dato alla luce il suo terzo figlio. Pochi giorni dopo partì per Bonn lasciandolo con il marito: in un Paese ancora molto critico nei confronti delle Raubenmüttern — «le madri corvo» cioè snaturate perché non si curano abbastanza della progenie — non era una scelta scontata. «In macchina piansi tutto il tempo», ha raccontato lei. A 38 anni è stata la prima ministra dell’interno donna del Paese, nel suo Land. «L’aspetto è delicato, ma se il partner è recalcitrante usa la violenza» ha detto di lei il leader dei liberali Christian Lindner.
Con Kramp-Karrenbauer la Germania ha di nuovo eletto una donna alla guida del principale partito (donne sono anche le leader delle principali forze politiche di opposizione). Politicamente la sua presidenza sarà in continuità con quella della Merkel. Ma AKK è intenzionata a far sentire la sua voce. Ne ha dato un esempio di recente, quando ha proposto il divieto di re-ingresso nell’area Schengen per i richiedenti asilo che si siano macchiati di reati, o esprimendo nuovo dubbi sul matrimonio egualitario. Per il resto rappresenta l’area sociale del partito, a favore di tasse più alte per i ricchi, salario minimo e quote rosa. Se la tradizione verrà rispettata, alle prossime elezioni dovrebbe essere anche la candidata cancelliera per la Cdu.
Merkel difende eredita’, “Cdu non esclude nessuno” – Il lungo addio di una Angela Merkel visibilmente commossa inizia con un discorso appassionato davanti ai 1001 delegati del congresso della Cdu ad Amburgo, che le hanno tributato una standing ovation di 15 minuti. “Ora e’ giunta l’ora di iniziare un nuovo capitolo. Non sono nata cancelliera e non sono nata leader di partito. Mi sono sempre ripromessa di onorare i miei incarichi con onore e, un giorno, di lasciarli con dignita’. E’ stato per me un onore e una grande gioia”, ha detto, provando varie volte ad interrompere il fiume di applausi, senza riuscirci, mentre molti delegati agitavano cartelli con la scritta “Danke Chefin”, ossia “Grazie, capa”.
La sensazione di essere ad un “congresso del destino”, come lo definiscono molti qui alla Fiera, c’e’ tutto. E’ stato un discorso in cui la presidente uscente del partito che fu di Adenauer e di Kohl ne ha voluto sottolineare con orgoglio “le conquiste e la forza”, lungo una guida ininterrotta per 18 anni, al di la’ delle difficolta’ e delle polemiche: “E sia nella Cdu che nella Csu abbiamo dolorosamente imparato dove portano i litigi senza fine”, ha aggiunto Merkel riferendosi alle ultime batoste elettorali, ma anche alle contrapposizioni tre le varie anime del partito nello scontro tra gli sfidanti alla leadership, Annegret Kramp-Karrenbauer, Friedrich Merz e Jens Spahn, che oggi si sottopongono al voto dei delegati.
Un discorso orgoglioso, ma a tratti anche duro: rivolto sia a chi nel partito immagina svolte a destra e chi l’ha subissata di critiche (“Io so che certe volte ho messo a dura prova i vostri nervi”, dice con una battuta), ma anche alla minaccia rappresentata dai nazional-populisti dell’Afd: “La politica non e’ solo proporre risposte facili, e’ soprattutto compromesso”, scandisce con sicurezza Merkel. “La politica e’ saper guardare il mondo anche con gli occhi degli altri, e’ molteplice, e’ colorata”. E ancora: “Noi cristiano-democratici non escludiamo nessuno. Mai. Noi non spingiamo all’odio o al disprezzo di altre persone. Per noi non ci esistono differenze sulla dignita’ delle persone”.
La cancelliera ribadisce il bisogno dell’unita’ del partito – anche qui, una risposta indiretta ai tanti che parlano di una Cdu sempre piu’ lacerata – senza ovviamente nascondersi che “stiamo attraversando tempi di grandi cambiamenti”, intendendo le difficolta’ dei grandi partiti popolari, le tante scosse che stanno mettendo a dura prova la tenuta dell’Ue. Ovviamente non sono sfuggiti ai delegati i passaggi del discorso in cui la cancelliera ha accennato allo scandalo dei fondi neri della Cdu nel 1999: fu sull’onda di quella vicenda che Merkel riusci’ a conquistare il vertice del partito, nel 2000, ma e’ anche quella che insieme a Helmut Kohl travolse Wolfgang Schaeuble, bruciando le sue ambizioni come leader della Cdu e come futuro cancelliere. Una sottile forma di vendetta, sibila qualcuno tra i delegati, per il vistoso endorsement di Schaeuble a favore di Merz, il piu’ critico, tra gli sfidanti, nei confronti della cancelliera. Cosi’ com’e’ stato notato il cenno alla vittoria di Annegret Kramp-Karrenbauer l’anno scorso nella Saar, quando l’allora governatrice oggi sfidante per la carica di leader della Cdu vinse con oltre il 40%.
Tutti e tre gli sfidanti hanno quindi lanciato segnali precisi verso l’anima moderata del partito, dal tema migranti (sul quale Kramp-Karrenbauer ha esplicitamente criticato Merkel, mentre Merz ha cercato di mettere in discussione il diritto d’asilo individuale), al matrimonio omosessuale, alla caratura religiosa del partito (la famosa ‘C’ della Cdu). E’ stata una campagna intensa, combattuta a viso aperto in otto conferenze regionali in tutto il Paese, ed eventi come il convegno dei giovani del partito o la manifestazione del gruppo lavoratori Cdu e similari. E se la ‘pancia’ del Paese sembra piu’ sensibile ad ‘AKK’, un bel pezzo del mondo imprenditoriale pare sensibile al comeback – deciso un minuto dopo che Merkel aveva annunciato che non si sarebbe ricandidata – del milionario Merz. La cui ricchezza da lobbista, pero’, potrebbe essere il suo tallone d’Achille, in un Paese in cui la morigeratezza dei governanti ha ancora un valore. La partita e’ aperta. Il nuovo presidente del partito potrebbe anche non uscire alla prima votazione e Spahn, se al primo giro nessuno prende piu’ della meta’ dei voti, diventera’ l’ago della bilancia. Le gole profonde parlano di scambi di telefonate con i singoli delegati: i voti devono essere conquistati uno per uno. Ne va dell’eredita’ di Angela Merkel, ma ne anche del profilo che la Germania vorra’ darsi di fronte alla sfida di sovranisti e populisti in un’Europa sempre piu’ lacerata.
Dal Web
Il vestito del potere
Mi spiace constatare che siano tutti d’accordo sull’importanza di un abito dai codici maschili per la donna di potere.
Pare che la giacca e il tailleur rigoroso comunichino con immediatezza l’abilità di essere forti e affidabili quanto un uomo.
Effettivamente se guardiamo Angela Merkel vediamo una donna che indossa tristemente una divisa con l’unica licenza del colore vivace, allo stesso modo Theresa May fa del tailleur la sua corazza pur giocandolo con tessuti e nuance molto personali.
Peccato, molte donne non riescono ancora ad essere femminili e nascondono le insicurezze e le fragilitá con un guardaroba formale…peccato!
Valentina
Mostra a cura dell’Archivio Crepax
Valentina, la donna di una vita. Per Guido Crepax ma anche per milioni di uomini (e di donne) nel mondo. Arriva ai Musei Civici di Bassano del Grappa, affascinante protagonista di una esposizione originale quanto spettacolare, totalmente nuova rispetto alle recenti mostre che a lei e al suo creatore sono state dedicate in anni anche recenti a Roma e a Milano.
A Bassano, Valentina Rosselli, in arte solo Valentina, accoglierà amici e ospiti, dal 1 dicembre al 15 aprile, da bellissima padrona di casa.
Nessuno noterà i suoi molti anni, oltre 70, attraversati con l’intangibilità che appartiene al sogno e al disegno.
Protagonista di una vita normale e onirica, di cui la seconda è fuga dalle difficoltà della prima. Una vita molto reale, marchiata dall’anoressia, dalle allucinazioni, dalle difficoltà. Una difficile quotidianità superata dalla realtà altra, quella del sogno, là dove tutto è consentito e nulla è impossibile o censurabile. Donna forte e fragilissima, donna normale, quindi. E anche per questo Valentina è il ritratto di un’epoca, oltre che il frutto di un uomo di genio, il suo creatore, Guido Crepax.
Chiara Casarin, direttore dei Musei Civici di Bassano del Grappa, e Giovanni Cunico, Assessore alla Cultura del Comune, spiegano il perché di questa mostra bassanese: “Valentina è una delle icone femminili più affascinanti della storia del fumetto italiano. Il suo creatore, Guido Crepax, sarebbe stato il più ambito ospite nella nostra commissione per la Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea che si terrà nella primavera del 2019 che questa mostra vuole anticipare nella stessa sede (la Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa) e con un omaggio, una dedica al grande autore internazionalmente ammirato. Il progetto espositivo è stato concepito dai tre figli di Crepax ad hoc per questa occasione e si conferma come momento di produzione culturale rivolta al pubblico più ampio e vede il suo focus nel lavoro di un artista contemporaneo volto alla valorizzazione delle tradizioni e del genius loci a partire dalle collezioni dei Remondini, con le loro stampi popolari, per arrivare alla sesta Biennale che ormai è un appuntamento consolidato della città sul Brenta”.
Valentina e Crepax sono i co-protagonisti della mostra al Museo Civico che ripercorre le tappe della vita di entrambi.
“In questa ricerca delle origini del lavoro di una vita, che trascende l’ambito del fumetto e colloca l’Autore e il suo personaggio tra i testimoni di quarant’anni di vita italiana, la città di Venezia è un tassello fondamentale nella sua formazione”, anticipano i curatori. Infatti, vent’anni prima della nascita di Valentina (pubblicata per la prima volta sulla rivista Linus nel 1965), un Crepax appena dodicenne, aveva realizzato, proprio a Venezia (dove aveva abitato con la famiglia tra il ’43 e il ’45 per sfuggire alla guerra), i suoi primi albi a fumetti ispirati a film horror degli anni ’30/’40 e sognava di diventare un autore di storie a fumetti. Figlio d’arte di un musicista, primo violoncello alla Fenice di Venezia e poi alla Scala di Milano, e fratello di un’emergente manager discografico, Crepax ottenne i primi incarichi professionali in ambito musicale illustrando centinaia di cover di dischi di tutti i generi musicali. Notato come illustratore adatto per la pubblicità, a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, realizzò importanti campagne pubblicitarie per Shell, Dunlop, Campari e i tessuti Terital. Contemporaneamente, lavorò anche a sigle e scenografie per alcuni programmi televisivi, scenografie di spettacoli teatrali e storyboard cinematografici. Disegnò anche centinaia di illustrazioni per riviste (Novella, Tempo Medico, ecc.) e copertine di libri. Dopo una parentesi dedicata al principale passatempo dell’autore (realizzare giochi da tavolo basati sulla sua passione per la ricostruzione storica e caratterizzati dal suo incredibile gusto estetico), la mostra si focalizza sul personaggio di Valentina che, unico nel mondo dei fumetti, invecchia, vive in una realtà possibile (anche se con frequenti divagazioni oniriche) ed ha una psicologia complessa, passioni e idee che possono essere comuni a molte donne reali. L’ultima tappa del percorso dedicato all’evoluzione artistica dell’autore (al piano terra), sarà dedicata alla scelta di Crepax, innovativa per il mondo tradizionale del fumetto, di fare delle donne le protagoniste delle proprie storie. Non solo per un fatto estetico o legato alla valenza erotica delle sue storie, ma per distinguersi dagli altri fumetti, uscire dal solco della tradizione, esplorare mondi psicologici e stili narrativi nuovi e, talvolta, anche per far discutere, riflettere, scandalizzare. Il primo piano sarà dedicato, invece, ai tanti contenuti video dedicati all’Autore e al personaggio di Valentina e ai possibili sviluppi futuri: la video arte e la colorazione delle pagine legate in un’installazione dove le pagine si colorano progressivamente e grandi tavole su cavalletti forniscono un saggio dell’ultimo progetto editoriale di Archivio Crepax: la nuova collana con le storie più belle a colori realizzata per la Repubblica.
Bra o t-shirt?
È successo in un campus americano durante un allenamento misto.
Caldo torrido: gli atleti di ambo i sessi si tolgono la maglia, i ragazzi restano a torso nudo, le giovani col Bra, il reggiseno a fascia super elasticizzato, inventato nel 1977 da tre donne, tuttora considerato fondamentale nella corsa a ostacoli.
Ma l’allenatore disapprova perchè quei centimetri di pelle di donna, scoperti all’improvviso, distraggono i suoi ragazzi che liberano “l’animale che si portano dentro”.
Meglio un protocollo scritto che obblighi le ragazze a indossare sempre una maglietta.
Ave o Maria!
“Ave Maria, adesso che sei donna,
ave alle donne come te, Maria,
femmine un giorno per un nuovo amore
povero o ricco, umile o Messia.
Femmine un giorno e poi MADRI per sempre
nella stagione che stagioni non sente.”
Fabri