Le magare di San Fili, lasciatemelo dire, sono diverse.
… /pace ma… “si vis pacem para bellum”!
Milioni di donne indiane hanno formato una catena umana lunga 620 chilometri nello Stato del Kerala, “a sostegno dell’uguaglianza di genere”. La manifestazione è stata organizzata per sostenere la sentenza che ha cancellato il divieto di accesso alle donne in età mestruale al tempio indù Sabarimala.
Alla decisione del giudice si sono opposti i religiosi integralisti che hanno inscenato violente proteste. Secondo quanto riferisce l’agenzia Press Trust of India, al ‘muro’ di donne, appoggiato dal locale governo comunista, hanno partecipato anche dipendenti statali e studenti, cui le scuole e università hanno dato il permesso di assentarsi.
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Signore ridona alle cose il loro splendore perduto
rivesti il mare della sua magnificenza consueta
e torna a coprire i boschi di vari colori
togli la cenere dagli occhi
lava via l’amarezza delle lingue
fai cadere acqua pura che si mescoli alle lacrime
lascia che i nostri morti dormano nel verde
che la nostra pena ostinata non riesca a imbrigliare il tempo
e che il cuore dei vivi fiorisca d’amore.
… /pace ma… “si vis pacem para bellum”!
Non sappiamo quanti anni ha l’abbraccio ma é certo che esprime una forma profonda di contatto fisico che promuove il benessere.
Insieme al bacio controlla lo stress e rafforza il sistema immunitario.
Alda Merini lo definisce come il posto in cui il tempo si ferma e non hai più età.
La pelle é un vero e proprio organo, il più sottile e il più esteso e svolge anche funzioni emotive e sociali. Possiede tante tipologie di recettori tra cui i meccanocettori che entrano in azione quando viene esercitata una pressione leggera e delicata come nel caso degli abbracci, cioè stimoli dalla forte valenza affettiva.
L’abbraccio stimola il rilascio di messaggeri chimici come l’ossitocina, definita l’ ormone del benessere, e quindi migliora il sistema immunitario prevenendo le infezioni.
Ha ragione allora Paulo Coehlo quando sostiene che abbracciando in maniera sincera guadagniamo un giorno di vita, facciamolo più spesso e saremo felici.
Concludo evidenziando che noi donne, saggiamente, tendiamo ad abbracciare gli altri molto più dei maschi e che l’afefobia é la paura di essere toccato e quindi abbracciato.
Parlavi alla luna giocavi coi fiori
avevi l’età che non porta dolori
e il vento era un mago, la rugiada una dea,
nel bosco incantato di ogni tua idea
nel bosco incantato di ogni tua idea.
E venne l’inverno che uccide il colore
e un babbo Natale che parlava d’amore
e d’oro e d’argento splendevano i doni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni.
Coprì le tue spalle d’argento e di lana
di pelle e smeraldi intrecciò una collana
e mentre incantata lo stavi a guardare
dai piedi ai capelli ti volle baciare
dai piedi ai capelli ti volle baciare.
E adesso che gli altri ti chiamano dea
l’incanto è svanito da ogni tua idea
ma ancora alla luna vorresti narrare
la storia d’un fiore appassito a Natale
la storia d’un fiore appassito a Natale
Fabrì
Carissimi Socie e Soci di sos KORAI,
con gioia mi rapporto a Voi alla vigilia del Natale che segna la storia del mondo.
Credo di non sbagliare pensando a tutti noi vorticosamente travolti dalla vita che, pian pianino e con i piedi fasciati, ha assunto sempre più ritmi vorticosi.
Non c’ é mai tempo e la fretta troppo spesso ci allontana da noi stessi. La cultura del consumismo é diffusa e rischiamo di soccombere alla superficialità che appare come l’unica difesa, l’unica ancora contro il peggio.
É lo stato della stragrande maggioranza degli umani e bisogna riorganizzare le nostre esistenze o abbracciare la rivoluzione.
É difficile ribellarsi perchè temiamo che il sistema ci stritoli e allora occorre trovare, in questa grande bolgia, anche un pò di spazio per parlare con noi stessi e prenderci cura di quella dimensione intima che é l’essenza della Persona.
Noi che siamo uniti dalla voglia di Servizio forse potremmo riuscirci e forse potremmo anche diffondere un s.o.s. Umanità.
È questa la riflessione che il Bambinello mi ispira in una vigilia che vivo col cuore colmo di felicità e gratificazione e pur di consapevolezza del rischio che ci accompagna.
Sono certa che il futuro riserverà gioia a tutti noi che, nel segno della vicinanza agli altri, abbiamo trovato la bussola che indica infallibilmente la giusta rotta.
Mancano poche ore alla Sua nascita e noi che siamo vicini alla Donna stringiamoci a Maria per condividere con Lei la gioia della Maternità fatale e chiederle di illuminarci nel percorso complicato che abbiamo voluto imboccare con la nostra sos KORAI.
Abbiamo condiviso una scelta difficile, che Lei e il Suo Santo Figliolo ci diano la forza di onorarla. Carissime e carissimi Amici, ancora grazie di aver raccolto la mia idea moltiplicandola col vostro lavoro, col vostro cuore e con la vostra mente, continuiamo ad operare con la certezza della bontà della nostra decisione.
Che il Bambinello aiuti l’Umanità ad orientarsi verso il Bene, prenda per mano ognuno di noi e parli al nostro intimo per poter continuare ad essere Creature veramente libere.
Buon Natale ed un felicissimo 2019
La Presidente di sos KORAI
Come ti amo? Lascia che te ne conti i modi.
Ti amo fino alla profondità, la vastità e l’altezza
che l’anima mia può raggiungere allorquando
persegue, irraggiungibili agli sguardi, i fini del bene
e della grazia ideale.
Ti amo al livello delle calme
necessità quotidiane, alla luce del sole ed al lume
della candela.
Ti amo liberamente come gli uomini
tendono al giusto, ti amo puramente, come essi
rifuggono dalle lusinghe.
Ti amo con la passione
sperimentata nei miei antichi dolori e con la fede
della mia fanciullezza.
Ti amo d’un amore che mi
sembrò smarrire coi miei santi perduti: ti amo col
respiro, i sorrisi, le lacrime di tutta la mia vita e, se
Dio vorrà, ti amerò ancor meglio quando sarò
morta.
Elizabeth Barret Browning
Ho avuto tutto e non voglio avere di più. Il mio più alto compiacimento é morire.
Non muoio per dolore, muoio per esaurimento della felicità.
Ho avuto l’Egitto e Roma.
Quando sono arrivata in quella città così grandiosa ho pensato che le mancava un pò di dolcezza, un pò d’Oriente.
Ho reso più femmina Roma.
Antonio, Cesare, Pompeo sono stati le mie amanti, hanno assunto sembianze femminili, si sono fatti teneri e devoti , li ho conquistati, li ho posseduti..
Nessuno dovrà compatirmi, nessuno dovrà dire:” Com’è stata bella questa donna,”
Io non vorrò mai essere stata.
Nè vorrei la concessione:” É ancora bella!”
Non c’é una Cleopatra che é stata bella.
La mia dimensione é l’eternitá .
Liberamente tratto dalla dichiarazione di Cleopatra immaginata da Vittorio Sgarbi ammirando Cleopatra di Artemisia Gentileschi
Ho qui un piccolo elenco di parole preziose. È impressionante vedere come nella nostra lingua alcuni termini, che al maschile hanno il loro legittimo significato, se declinati al femminile, assumono improvvisamente un altro senso, cambiano radicalmente, diventano luogo comune; luogo comune un po’ equivoco che poi, a guardar bene, è sempre lo stesso, ovvero un lieve ammiccamento verso la prostituzione.
Vi faccio un esempio.
Questo elenco non l’ho fatto io.
Questo elenco lo ha scritto un uomo che si chiama Stefano Bartezzaghi, il professor Stefano Bartezzaghi, un enigmista, un giornalista, un grande esperto di linguaggio.
Grazie, Bartezzaghi, per aver scritto questo elenco di ingiustizie. Io, che sono donna, le sento da tutta la vita, ma non me ero mai accorta.
Ma questa sera non voglio fare la donna che si lamenta e che recrimina. Lungi da me…
Però, certo, anche nel lessico noi donne un po’ discriminate lo siamo. Quel filino di discriminazione io, donna, lo avverto magari solo io, ma un po’ lo avverto, un po’ lo percepisco.
Però, per fortuna, sono soltanto parole.
Certo, se le parole fossero la traduzione dei pensieri, allora sarebbe grave, sarebbe proprio un incubo fin da piccoli.
Eh, sì.
All’asilo, un bambino maschio potrebbe iniziare a maturare l’idea che le bambine siano meno importanti di lui.
Da ragazzo potrebbe crescere nell’equivoco che le ragazze in qualche modo siano di sua proprietà.
Da adulto potrebbe – è solo un’ipotesi! – pensare sia giusto che le sue colleghe vengano pagate meno e, a quel punto, non gli sembrerebbe grave neppure offenderle, deriderle, toccarle, palpeggiarle, come si fa con la frutta matura o per controllare le mucche da latte.
Se fosse così potrebbe anche diventare pericoloso. Sì si. Una donna adulta, o anche giovanissima, potrebbe essere aggredita, picchiata, sfregiata dall’uomo che l’ama. Uno che l’ama talmente tanto da pensare che lei e anche la sua vita sono roba sua, roba sua, e quindi può farne quello che vuole.
Per fortuna, sono soltanto parole, solo parole, per carità!
Ma se davvero le parole fossero la traduzione dei pensieri un giorno potremmo sentire affermazioni che hanno dell’incredibile, frasi offensive e senza senso come queste:[1]
Per fortuna, per fortuna, sono soltanto parole.
Ed è un sollievo sapere che, finora, da noi tutto questo non è mai accaduto!
Monologo recitato da Paola Cortellesi
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