Il vestito del potere
Mi spiace constatare che siano tutti d’accordo sull’importanza di un abito dai codici maschili per la donna di potere.
Pare che la giacca e il tailleur rigoroso comunichino con immediatezza l’abilità di essere forti e affidabili quanto un uomo.
Effettivamente se guardiamo Angela Merkel vediamo una donna che indossa tristemente una divisa con l’unica licenza del colore vivace, allo stesso modo Theresa May fa del tailleur la sua corazza pur giocandolo con tessuti e nuance molto personali.
Peccato, molte donne non riescono ancora ad essere femminili e nascondono le insicurezze e le fragilitá con un guardaroba formale…peccato!
Valentina
Mostra a cura dell’Archivio Crepax
Valentina, la donna di una vita. Per Guido Crepax ma anche per milioni di uomini (e di donne) nel mondo. Arriva ai Musei Civici di Bassano del Grappa, affascinante protagonista di una esposizione originale quanto spettacolare, totalmente nuova rispetto alle recenti mostre che a lei e al suo creatore sono state dedicate in anni anche recenti a Roma e a Milano.
A Bassano, Valentina Rosselli, in arte solo Valentina, accoglierà amici e ospiti, dal 1 dicembre al 15 aprile, da bellissima padrona di casa.
Nessuno noterà i suoi molti anni, oltre 70, attraversati con l’intangibilità che appartiene al sogno e al disegno.
Protagonista di una vita normale e onirica, di cui la seconda è fuga dalle difficoltà della prima. Una vita molto reale, marchiata dall’anoressia, dalle allucinazioni, dalle difficoltà. Una difficile quotidianità superata dalla realtà altra, quella del sogno, là dove tutto è consentito e nulla è impossibile o censurabile. Donna forte e fragilissima, donna normale, quindi. E anche per questo Valentina è il ritratto di un’epoca, oltre che il frutto di un uomo di genio, il suo creatore, Guido Crepax.
Chiara Casarin, direttore dei Musei Civici di Bassano del Grappa, e Giovanni Cunico, Assessore alla Cultura del Comune, spiegano il perché di questa mostra bassanese: “Valentina è una delle icone femminili più affascinanti della storia del fumetto italiano. Il suo creatore, Guido Crepax, sarebbe stato il più ambito ospite nella nostra commissione per la Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea che si terrà nella primavera del 2019 che questa mostra vuole anticipare nella stessa sede (la Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa) e con un omaggio, una dedica al grande autore internazionalmente ammirato. Il progetto espositivo è stato concepito dai tre figli di Crepax ad hoc per questa occasione e si conferma come momento di produzione culturale rivolta al pubblico più ampio e vede il suo focus nel lavoro di un artista contemporaneo volto alla valorizzazione delle tradizioni e del genius loci a partire dalle collezioni dei Remondini, con le loro stampi popolari, per arrivare alla sesta Biennale che ormai è un appuntamento consolidato della città sul Brenta”.
Valentina e Crepax sono i co-protagonisti della mostra al Museo Civico che ripercorre le tappe della vita di entrambi.
“In questa ricerca delle origini del lavoro di una vita, che trascende l’ambito del fumetto e colloca l’Autore e il suo personaggio tra i testimoni di quarant’anni di vita italiana, la città di Venezia è un tassello fondamentale nella sua formazione”, anticipano i curatori. Infatti, vent’anni prima della nascita di Valentina (pubblicata per la prima volta sulla rivista Linus nel 1965), un Crepax appena dodicenne, aveva realizzato, proprio a Venezia (dove aveva abitato con la famiglia tra il ’43 e il ’45 per sfuggire alla guerra), i suoi primi albi a fumetti ispirati a film horror degli anni ’30/’40 e sognava di diventare un autore di storie a fumetti. Figlio d’arte di un musicista, primo violoncello alla Fenice di Venezia e poi alla Scala di Milano, e fratello di un’emergente manager discografico, Crepax ottenne i primi incarichi professionali in ambito musicale illustrando centinaia di cover di dischi di tutti i generi musicali. Notato come illustratore adatto per la pubblicità, a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, realizzò importanti campagne pubblicitarie per Shell, Dunlop, Campari e i tessuti Terital. Contemporaneamente, lavorò anche a sigle e scenografie per alcuni programmi televisivi, scenografie di spettacoli teatrali e storyboard cinematografici. Disegnò anche centinaia di illustrazioni per riviste (Novella, Tempo Medico, ecc.) e copertine di libri. Dopo una parentesi dedicata al principale passatempo dell’autore (realizzare giochi da tavolo basati sulla sua passione per la ricostruzione storica e caratterizzati dal suo incredibile gusto estetico), la mostra si focalizza sul personaggio di Valentina che, unico nel mondo dei fumetti, invecchia, vive in una realtà possibile (anche se con frequenti divagazioni oniriche) ed ha una psicologia complessa, passioni e idee che possono essere comuni a molte donne reali. L’ultima tappa del percorso dedicato all’evoluzione artistica dell’autore (al piano terra), sarà dedicata alla scelta di Crepax, innovativa per il mondo tradizionale del fumetto, di fare delle donne le protagoniste delle proprie storie. Non solo per un fatto estetico o legato alla valenza erotica delle sue storie, ma per distinguersi dagli altri fumetti, uscire dal solco della tradizione, esplorare mondi psicologici e stili narrativi nuovi e, talvolta, anche per far discutere, riflettere, scandalizzare. Il primo piano sarà dedicato, invece, ai tanti contenuti video dedicati all’Autore e al personaggio di Valentina e ai possibili sviluppi futuri: la video arte e la colorazione delle pagine legate in un’installazione dove le pagine si colorano progressivamente e grandi tavole su cavalletti forniscono un saggio dell’ultimo progetto editoriale di Archivio Crepax: la nuova collana con le storie più belle a colori realizzata per la Repubblica.
Bra o t-shirt?
È successo in un campus americano durante un allenamento misto.
Caldo torrido: gli atleti di ambo i sessi si tolgono la maglia, i ragazzi restano a torso nudo, le giovani col Bra, il reggiseno a fascia super elasticizzato, inventato nel 1977 da tre donne, tuttora considerato fondamentale nella corsa a ostacoli.
Ma l’allenatore disapprova perchè quei centimetri di pelle di donna, scoperti all’improvviso, distraggono i suoi ragazzi che liberano “l’animale che si portano dentro”.
Meglio un protocollo scritto che obblighi le ragazze a indossare sempre una maglietta.
Ave o Maria!
“Ave Maria, adesso che sei donna,
ave alle donne come te, Maria,
femmine un giorno per un nuovo amore
povero o ricco, umile o Messia.
Femmine un giorno e poi MADRI per sempre
nella stagione che stagioni non sente.”
Fabri
Leonora Carrington: la più grande surrealista
“Non avevo tempo per fare la musa, ero troppo occupata a ribellarmi alla mia famiglia e a trovare la mia strada di artista”. Così la surrealista Leonora Carrington (1917-2011) liquidò, nel 1986, chi l’aveva sempre considerata solo come la donna del pittore Max Ernst. Carrington, nata nel Regno Unito da una ricca famiglia di imprenditori tessili e inquieta fin da bambina, conobbe Ernst nel 1937 e fuggì con lui in Francia.
La relazione tra i due era sentimentale ma soprattutto intellettuale e artistica. Entrambi erano interessati all’occulto, al simbolismo, all’alchimia e all’arte precolombiana, più che al Freud che piaceva tanto ai surrealisti francesi. Negli anni in cui vissero insieme, a ridosso della seconda guerra mondiale, la loro arte si è sviluppata in maniera simbiotica e i loro lavori si sono spesso intrecciati.
Carrington era più di una musa, categoria di comodo in cui spesso si relegano molte artiste, era una compagna di vita e di arte per Max Ernst, in tutto e per tutto una sua pari. I due discutevano, scrivevano e creavano insieme: la storia d’amore durò poco a causa della guerra. Ernst fu arrestato dalla gestapo in quanto “artista degenerato” e Carrington rimase sola tra la Francia e Città del Messico ad affrontare paura, gelosia e, alla fine, un grave esaurimento nervoso. Finita la guerra, Ernst si sposò con Peggy Guggenheim e Carrington si stabilì a Città del Messico dove visse una vita lunga e creativa. Quello con Max Ernst è stato un incontro fondamentale, ma ridurre tutta l’attività di Leonora Carrington alla fine degli anni trenta sarebbe ingiusto.
La Dorothy, una piccola casa editrice statunitense che si occupa per lo più di libri scritti da donne, nel centenario della nascita ha pubblicato tutti i racconti scritti da Leonora Carrington in inglese, francese e spagnolo tra gli anni trenta e gli anni ottanta. Presto ripubblicherà anche le sue memorie, Down below.
Protagoniste ribelli e curiose
I racconti sono folgoranti, sembrano favole ma penetrano come un bisturi nell’inconscio e nel rimosso. Le protagoniste sono sempre donne che si muovono tra animali parlanti, alberi viventi e saloni deserti di case signorili d’altri tempi. Le ragazze di Carrington sono ribelli, curiose, mai spaventate dalla propria sessualità o da quella altrui. Sono esploratrici coraggiose, osservano uno strano mondo in continua mutazione e sanno osservare anche le mutazioni del loro stesso corpo.
La sessualità era un elemento centrale nell’estetica surrealista. Ma leggendo Bataille e Breton, o guardando i quadri di Picasso, Magritte, Dalí e dello stesso Ernst, è evidente che il punto di vista su sesso e desiderio è sempre maschile. Le donne nell’immaginario surrealista rimangono quasi sempre morbide nudità senza viso o, appunto, muse. Muse inquietanti, per parafrasare un famoso quadro di Giorgio de Chirico.
Il punto di vista sulla sessualità di Leonora Carrington è invece squisitamente femminile. È uno sguardo rivolto verso di sé, verso i propri desideri e il proprio corpo più che verso l’esterno. L’atto del guardare per Leonora Carrington non è una presa di possesso ma un’allucinata introspezione. È un’esplorazione continua del proprio ruolo nel mondo: pur muovendosi in situazioni irreali, i personaggi di Carrington prendono decisioni, stringono alleanze e si fanno un’idea di ciò che li circonda.
Daniele Cassandra
sos KORAI ONLUS celebra il 25 Novembre
Senza sosta l’impegno contro la subcultura maschilista e la violenza sulle donne
Sos KORAI Onlus incontra gli Studenti del Superiore di Tropea contro la Violenza sulle Donne

Continua senza sosta l’impegno contro la subcultura maschilista e la violenza sulle donne iniziato lo scorso anno dall’Associazione di Volontariato sos KORAI Onlus.
Interlocutori privilegiati i giovani e, per l’edizione 2018 della Giornata Mondiale di contrasto ad ogni forma d’abuso sulle donne, l’attivitá si è concentrata sugli Studenti dei quattro Indirizxi di Studio del Superiore di Tropea, cittá in cui la realtà associativa é nata ed ha la sede sociale.
La Presidente Beatrice Lento ed il Dirigente Nicolantonio Cutuli, giá lo scorso anno, hanno siglato un Protocollo d’Intesa, che coinvolge anche il Comprensivo cittadino guidato da Giuseppina Prostamo, e la collaborazione tra le tre Agenzie Formative prosegue intensa e proficua.
“Abbiamo coniato lo slogan ‘In croce MaDonne’ ispirandoci al fotogramma di un film sulle violenze subite dalle donne armene durante la seconda guerra mondiale che le raffigura crocefisse. Le sofferenze inflitte a noi donne sono state e continuano ad essere atroci e l’immagine fatale della croce rende bene la dimensione estremamente tragica del fenomeno.”
A dirlo la Presidente Lento che fa notare come l’espressione sia consona ai temi, molto duri, affrontati negli incontri. Tra questi anche un intenso riferimento alla Violenza Assistita, quella, cioé, che ha come vittime i figli delle donne che subiscono maltrattamenti e abusi i quali registrano danni psicologici fortissimi, tema questo molto caro a due dei quattro soci coinvolti nell’esperienza: Luigia Barone e Valentina Pirró, entrambe Giudici Onorari del Tribunale dei Minori di Catanzaro.
Altri argomenti affrontati quelli di matrice giuridica e storica grazie alle competenze della socia avvocatessa Carla Piro e del socio archeologo e storico Dario Godano. In questo caso si sono evidenziati gli aspetti normativi della problematica e si é tracciato un esclusivo excursus storico del triste fenomeno che, purtroppo, non è nuovo nell’evoluzione umana.
Tutte e quattro le esperienze hanno avuto un taglio laboratoriale registrando gli interventi costanti e appropriati degli studenti, accuratamente preparati dai docenti, attenti anche all’allestimento della scena. Ovunque dominava il rosso come nell’albero di Natale preparato allo Scientifico con tanti fazzoletti di questo colore, simbolo del sangue versato dalle donne, e bianchi, segno di conforto delle lacrime e di speranza in un futuro di crescita.
“L’Istituto Superiore di Tropea” dichiara la Lento, che lo conosce bene avendolo diretto dal 2004 all’agosto del 2017 ” si connota per il protagonismo dei suoi studenti. I ragazzi sono al centro di ogni esperienza e vengono guidati a ricercare e partecipare attivamente attraverso linguaggi multiformi. Anche questa volta i giovani si sono distinti per il coinvolgimento di qualità. Di questo vogliamo ringraziare il Dirigente Cutuli e i Docenti, un caloroso grazie, ovviamente, ai ‘Magnifici Ragazzi di Tropea’ che ci hanno regalato splendide emozioni.”
Un altro importante passo in avanti dell’Associazione tropeana che registra al suo attivo un ulteriore successo.
La Presidente di sos KORAI Onlus
Beatrice Lento
IN CROCE MaDONNE
IN CROCE MaDONNE
5 Dicembre
Sos KORAI Onlus incontra gli Studenti del Superiore di Tropea per celebrare il 25 Novembre
Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne
Conducono i Laboratori
Carla Piro/ Avvocatessa
Valentina Pirrò/ Psicologa, Psicoterapeuta
Dario Godano/ Archeologo, Storico, Presidente Libertas
Luigia Barone/ Giudice Onorario Tribunale Minori
La Presidente di sos KORAI
BEATRICE LENTO/ Psicologa, Pedagogista, Dirigente Scolastica
IN CROCE MaDONNE
IN CROCE MaDONNE
5 Dicembre
Sos KORAI Onlus incontra gli Studenti del Superiore di Tropea per celebrare il 25 Novembre
Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne
Conducono i Laboratori
Carla Piro/ Avvocatessa
Valentina Pirrò/ Psicologa, Psicoterapeuta
Dario Godano/ Archeologo, Storico, Presidente Libertas
Luigia Barone/ Giudice Onorario Tribunale Minori
La Presidente di sos KORAI
BEATRICE LENTO/ Psicologa, Pedagogista, Dirigente Scolastica
Alle bimbe regalate bambole e meccano
ROMA – Due minuti al telefono e di Amalia Ercoli-Finzi ci s’innamora. A 80 anni la prima ingegnera aerospaziale in Italia, la direttrice del progetto Rosetta per lo studio delle comete, ha il piglio travolgente di una giovane donna che cavalca il futuro.
“Fa bene il Politecnico a sensibilizzare le ragazze alla scelta consapevole di corsi di studio in scienza, tecnologia, ingegneria e matematica – dice Ercoli-Finzi – ma purtroppo non è un problema soltanto italiano. Le donne vanno ancora incoraggiate ovunque”.
Come?
“Fin da piccole, ben prima dell’iscrizione all’università. Già da ragazzine devono essere consapevoli che nessuna strada è loro preclusa. Per aiutarle bisogna eliminare gli stereotipi, perché le barriere sono soprattutto di tipo culturale, se non si iscrivono a facoltà scientifiche non dipende certo dalle loro capacità”.
Ci fa un esempio di come superare il problema culturale?
“Sarà banale, ma a una bambina va regalato un meccano insieme a una bambola, vanno aboliti tutti gli stereotipi di genere, si deve iniziare da lì”.
In passato ha raccontato di essere un’ingegnera nata, e che da piccola smontava le biciclette. La sua famiglia la lasciava fare?
“Per niente, non me lo lasciavano fare, ma io mi sono imposta ( ride di gusto, ndr). Comunque questo della scoperta e della curiosità è un discorso che vale anche per i ragazzi: bisogna lasciare che maneggino le cose, che le rompano per poi riaggiustarle. Purtroppo oggi c’è il concetto che per avviare qualunque macchinario basti schiacciare un bottone, invece bisogna incoraggiare bambine e bambini a sperimentare come funzionano le cose, aprendole e magari rompendole. Io facevo così e mi avanzava sempre qualche pezzo”.
Ha parlato della sua determinazione, ma quanti sono gli ostacoli per le donne in campo scientifico?
“Tanti, la tecnologia è l’ultima roccaforte degli uomini, sono sospettosi nei confronti delle ragazze che vogliono passare la soglia. Bisogna educarli, far loro capire che ostacolando le donne ostacolano il cammino della scienza”.
E quando le donne riescono a entrare nelle roccaforti maschili che succede?
“Succede che sono brave. Ritorno al punto di partenza, è indispensabile renderle coscienti fin da piccole delle loro possibilità, non sminuire i loro talenti”.
La scuola dell’obbligo è attrezzata per farlo?
“Guardi, preferisco sottolineare che le famiglie hanno un compito importante in questo senso, devono capire che sostenendo le ragazze nelle loro aspirazioni possono fare la loro felicità”.
E chiosa con voce squillante: “Sono ottimista, sa, le cose stanno cambiando in fretta, lo vedo ovunque. Le donne sone sempre più sicure nelle loro scelte perciò andrà di sicuro meglio, non c’è modo, per fortuna, di tornare indietro”.
Cristina Nadotti
Le due amiche geniali
Lila, figlia di un calzolaio, ha i capelli neri, due occhi intelligenti e una forza interiore con cui sfida il mondo. Elena, detta Lenù, è una ragazzina bionda e timida che sa cogliere con il suo sguardo le piccole cose. Si conoscono in prima elementare. A scuola sono le più brave. L’una è la forza dell’altra, contro i soprusi, le ingiustizie dei grandi e le violenze dei maschi del quartiere. Inseparabili, insieme provano la prima fuga, tenendosi mano nella mano alla conquista del mare, simbolo di libertà. Sono in competizione, si cercano e si allontanano. L’una primeggia sull’altra. Diverse nei caratteri, ma unite da un coraggio che le porta a sfidare l’orco nero, Don Achille, il boss temuto da tutto il rione. Consapevoli di poter cambiare i loro destini attraverso lo studio e la conoscenza. Le due amiche geniali cercano di farsi valere in un mondo adulto, «plebeo» e arretrato, dove le donne devono «faticare» e non studiare. Elena potrà farlo e continuare ad andare a scuola, Lila no. Le lasciamo così, nei primi due episodi che hanno conquistato 7 milioni di telespettatori. Cerchiamo allora di scoprire alcune curiosità del due giovani interpreti – entrambe dodicenni – che per volontà di Elena Ferrante sono attrici non professioniste, scelte provinando 8000 bambini nelle scuole di Napoli e dintorni. Elisa è di Napoli ma ha origini norvegesi, mentre Ludovica è di Pozzuoli, come il suo idolo Sophia Loren. Insieme, l’una accanto all’altra, Elisa e Ludovica erano la copia perfetta per interpretare: la timida diligente Lenù e l’impavida Lila. «Non ci siamo preparate, siamo andate sul set con il nostro… essere noi», ha dichiarato con piglio Ludovica. E dopo questa avventura? Sognano di fare le attrici. Ovviamente le “facce da cinema” non mancano!
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