Archivio degli autori

Lalla Romano

Lalla (Graziella) Romano è nata a Demonte (Cuneo) l’11 novembre 1906, primogenita di altre due sorelle, Silvia e Luciana. Il padre Roberto, geometra, capo dell’Ufficio tecnico del Comune di Demonte, era amante della pittura e della musica e un buon «dilettante fotografo». La madre, Giuseppina Peano, era nipote del famoso logico-matematico Giuseppe Peano, che tanto influsso ebbe poi sulla giovane Lalla. Nel 1916, a motivo del lavoro del padre, la famiglia si trasferisce a Cuneo, dove Lalla frequenta il ginnasio e il liceo Silvio Pellico fino al 1924. Si iscrive in seguito alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, ospite nei primi mesi del prozio Giuseppe Peano. Ha tra i suoi professori Annibale Pastore, Ferdinando Neri e Lionello Venturi, tre maestri che, in forme diverse, orientano le tre future «passioni» costanti della vita di Lalla Romano: la filosofia, la letteratura e l’arte. Venturi, in particolare, le apre gli orizzonti della pittura contemporanea anche oltre confine, indirizzandola soprattutto verso gli impressionisti e i postimpressionisti francesi. Lalla, inoltre, che già da ragazza aveva cominciato a dipingere seguendo l’esempio del padre, dal 1924 al 1928 frequenta a Torino lo studio del pittore Giovanni Guarlotti. In quegli anni compie numerosi viaggi con lunghi soggiorni a Parigi, ospite dell’amica del collegio torinese Andrée Arnoux, alla scoperta delle novità internazionali in campo artistico. A Torino è compagna d’università di Cesare Pavese e conosce Mario Soldati, Arnaldo Momigliano, Carlo Dionisotti; stringe amicizia con Franco Antonicelli e Giovanni Ermiglia. Nel 1928 si laurea in Lettere con una tesi su Cino da Pistoia. Su consiglio di Lionello Venturi entra nella scuola di pittura di Felice Casorati: nasce una grande amicizia con il maestro, con la sua compagna Daphne Maughan, con Nella Marchesini e con altri allievi, in particolare Paola Levi Montalcini e Giorgina Lattes.Nel 1929 insegna Italiano e Storia alle Magistrali di Cuneo, continuando a frequentare la scuola di Casorati a Torino, dove espone alcuni quadri in una mostra collettiva. Nel 1930 insegna Storia dell’arte al liceo di Cuneo; nello stesso anno diventa direttrice della Biblioteca Civica di Cuneo, per la quale compila il Catalogo degli Incunaboli. Continua a partecipare a Torino a varie mostre collettive di pittura e, su invito di Lionello Venturi, nel 1929 scrive per «L’Arte» il saggio «La scuola di Casorati». All’inizio degli anni Trenta scrive vari racconti, tra i quali Le cronache di sartoria e L’abito da ballo, che nel 1975 saranno pubblicati nella raccolta La villeggiante (Einaudi).

Nel 1932 sposa Innocenzo Monti, impiegato di banca, il quale poi, scoperto da Raffaele Mattioli, farà un’importante carriera fino a diventare presidente della Banca Commerciale Italiana.

Nel 1933 nasce l’unico figlio Pietro, detto Piero. Nel 1935 raggiunge a Torino il marito, che vi si era trasferito l’anno prima, e insegna Lettere all’istituto magistrale Regina Margherita, poi al liceo-ginnasio Cavour. Continua intanto a dipingere e partecipa a varie mostre collettive a Torino, Cuneo, Napoli, Milano. Nel 1937 le viene dedicata una personale al Palazzo Lascaris di Torino. Nello stesso anno conosce Ardengo Soffici e lo frequenta a Forte dei Marmi, dove si reca a dipingere d’estate. Su invito di Soffici nel 1938 scrive tre racconti sulla vita degli artisti a Torino (Una cena di artisti, Visita al collezionista, Inaugurazione di una «personale»), pubblicati nel 1993 in Lalla Romano pittrice (Einaudi).

Nel 1941 esce con Frassinelli a Torino la sua prima raccolta di poesie Fiore. Durante la guerra, danneggiato in un bombardamento l’alloggio di Torino, si rifugia a Cuneo con il figlio presso i genitori e dal 1943 insegna presso l’istituto tecnico della città. Aderisce al Partito d’Azione e partecipa alla Resistenza come incaricata dei Gruppi di difesa della donna (poi U.D.I.).

Nel 1944, su invito di Cesare Pavese, traduce per Einaudi i Trois contes di Flaubert. «Dovevo a Flaubert – ha dichiarato – il mio passaggio dalla pittura alla narrativa. Un cuore semplice per me era stato decisivo, la fine del pregiudizio che nutrivo verso il romanzo». Matura così l’abbandono della pittura per la dedizione totale all’attività letteraria, alla scrittura, nella convinzione che sia possibile raccontare storie di famiglia, il proprio mondo, senza scrivere dell’autobiografia: l’obiettivo è infatti recuperare attraverso la memoria verità essenziali per tutti. Nel 1945 pubblica una traduzione del Journal di Delacroix (Chiantore, Torino, nuova edizione Einaudi 1994). Collabora a «Giustizia e Libertà» di Cuneo, alla rivista «Agorà» di Torino e su proposta di Eugenio Montale, dal 1945 al ’47, scrive articoli di critica sulle mostre di pittura a Torino per «Il Mondo» (poi «Mondo Europeo») di Firenze. Nel 1947 raggiunge il marito a Milano, dove insegna presso la scuola media Arconati fino all’anno del congedo nel 1959. Oltre a Montale, a Milano frequenta Bacchelli, Solmi, Sereni, Bo, Vittorini, Paci, Rognoni; ha contatti con Anna Banti, Pietro Citati, Elsa Morante. Continua i rapporti con la casa editrice Einaudi, in particolare con lo stesso editore Giulio Einaudi, con Natalia Ginzburg, Italo Calvino, Giulio Bollati.

Collabora con pezzi critici e narrativi alle riviste «La Rassegna d’Italia», «Il Verri», «La Fiera letteraria», «Il caffè», «L’Approdo», «Paragone» e «Nuovi Argomenti».

A partire dal 1951 inizia la pubblicazione di una lunga serie di libri in prosa, quasi tutti editi da Einaudi: Le metamorfosi (1951) e Maria (1953, Premio Veillon), entrambi usciti nella collana «I gettoni», con presentazione di Elio Vittorini. Nel 1955 pubblica la raccolta di poesie L’Autunno (ed. La Meridiana), con una Nota di Carlo Bo; nel 1957 il romanzo Tetto Murato (Premio Pavese) e nel 1959 Diario di Grecia (Rebellato; nuova edizione ampliata Einaudi 1974). Nel 1961 dà alle stampe il romanzo L’uomo che parlava solo; nel 1964 esce La penombra che abbiamo attraversato (Premio dei Librai milanesi) e nel 1969 Le parole fra noi leggere, che ottiene il Premio Strega. Nel 1970 nasce il nipote Emiliano, protagonista de L’ospite (1973). Nel 1973 inizia la collaborazione al quotidiano «Il Giorno» con brevi racconti di viaggio, recensioni di libri e mostre, prose poi raccolte – insieme a molte altre – nel volume Un sogno del Nord (1989, Premio Procida-Isola d’Arturo / Elsa Morante). Del 1974 è la sistemazione definitiva delle sue poesie nella raccolta Giovane è il tempo, pubblicata nella prestigiosa «collana bianca» einaudiana, con cui vince a Napoli il Premio Sebeto. Nel 1975 esce Lettura di un’immagine, nuova forma di romanzo, composto di fotografie scattate dal padre di Lalla all’inizio del secolo e da un breve commento della scrittrice per ogni immagine. Sempre nel ’75 pubblica con Einaudi la raccolta di racconti La villeggiante; la seconda parte di questo volume viene pubblicata nel ’78 col titolo Pralève. Nel 1976 viene eletta consigliere comunale di Milano come indipendente nelle liste del PCI, carica da cui si dimette l’anno successivo. Nel 1979 Einaudi pubblica il romanzo Una giovinezza inventata e la casa editrice Stampatori di Torino il libro di fiabe Lo stregone. A Roma le viene consegnata la «Penna d’oro» dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri; dal sindaco di Milano riceve la medaglia d’oro di Benemerenza Civica.

Nel 1981, sempre con Einaudi, pubblica Inseparabile: protagonista è ancora il nipote Emiliano. Nel 1982 inizia a collaborare al «Corriere della Sera» con articoli, racconti brevi, recensioni; nel 1984 nella collana einaudiana «Scrittori tradotti da scrittori» pubblica la traduzione de L’éducation sentimentale di Flaubert, con una Nota. Il 1° ottobre muore il marito Innocenzo.

Nel 1986 pubblica l’album La treccia di Tatiana, con fotografie di Antonio Ria, e – in seguito al ritrovamento delle lastre fotografiche originali – un’edizione rinnovata delle fotografie del padre, col titolo Romanzo di figure (Premio Castellammare del Golfo). Un’omonima mostra, curata da Antonio Ria, è allestita presso la Galleria Il Diaframma di Milano e sarà esposta in altre città d’Italia e all’estero. Le viene conferito lo stesso anno il Premio Circolo della Stampa di Torino.

Nel 1987 Mondadori pubblica Nei mari estremi con cui vince il Premio Grinzane Cavour: il romanzo è incentrato sul rapporto di coppia e sulla malattia e la morte del marito. Nel 1988, interrotta l’anno prima la collaborazione al «Corriere della Sera», Lalla Romano scrive per «Il Giornale» e nel 1990 per il settimanale «Panorama».

Nel 1991 Mondadori pubblica nella collana «I Meridiani» il primo volume della sua opera omnia, curato da Cesare Segre; nello stesso anno escono Le lune di Hvar, romanzo-diario delle sue vacanze nell’isola dalmata, e Terre di Lucchesia, testi di commento alle fotografie di Max Nobile (ed. Pacini Fazzi). L’anno successivo escono il secondo volume delle Opere (nei «Meridiani» Mondadori) e il romanzo breve Un caso di coscienza (Bollati Boringhieri).

Nel febbraio del 1993 il Governo francese la nomina «Officier de l’Ordre des Arts et des Lettres»; in autunno l’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte organizza a Torino, presso il Circolo degli Artisti, una grande mostra antologica della sua opera pittorica, curata da Mirella Bandini: ne nasce il volume Lalla Romano pittrice, curato da Antonio Ria e pubblicato da Einaudi. Sposa Antonio Ria, che già da molti anni collabora con lei.

Nel 1994 riprende la collaborazione con il «Corriere della Sera», interrotta nel 1987; pubblica un’edizione per la scuola media di Una giovinezza inventata, curata da Giovanni Tesio, e una nuova edizione del Diario di Delacroix. Il Comune di Milano promuove presso il Palazzo della Ragione la mostra «Omaggio a Lalla Romano. Pittura, disegni, manoscritti, documenti», curata da Paolo Fossati e Antonio Ria. Per l’occasione viene pubblicato da Einaudi il volume Lalla Romano. Disegni, a cura di Antonio Ria. La Fondazione Tito Balestra organizza un’edizione della stessa mostra, arricchita e rinnovata, al Castello Malatestiano di Longiano (Forlì). A Milano, in settembre, si svolge il convegno «Intorno a Lalla Romano: scrittura e pittura», i cui Atti vengono raccolti nel volume, curato da Antonio Ria, Intorno a Lalla Romano. Saggi critici e testimonianze (Mondadori 1996). In Francia vengono tradotti Giovane è il tempo (ed. Orphée / La Différence) e Tetto Murato (ed. Gallimard / L’Arpenteur).

Un malore la porta nel 1995 a un ricovero in ospedale per accertamenti clinici. Da questa esperienza nasce il romanzo breve Ho sognato l’Ospedale.

Ottiene il Premio edizione Donna per il progetto di traduzione presso Gallimard di Maria, e vengono riediti L’uomo che parlava solo e Una giovinezza inventata. Anche la sua opera pittorica, arricchita da diversi ritrovamenti, continua a destare interesse. Una nuova mostra dei suoi quadri viene progettata a Brescia da Francesco Porzio e Antonio Ria, che ne cura il catalogo (Lalla Romano. L’esercizio della pittura, Einaudi). Scrive i testi di commento alle fotografie di Vincenzo Cottinelli per il volume Sguardi (La Quadra). Alla fine del 1995 il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro le conferisce l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine «Al merito della Repubblica italiana».

Nel corso dell’anno successivo, il 1996, si svolgono diverse mostre dei quadri di Lalla Romano, e vengono ristampati Le parole fra noi leggere e Nei mari estremi (quest’ultimo con una Postfazione in cui l’autrice accenna al suo stato d’animo durante la scrittura); prosegue anche l’interesse per la fotografia, da cui nasce il testo per l’album fotografico Robert Doinseau (Motta Fotografia). In gennaio-marzo – a cura di Roberto Cardini, Patrizia La Porta e Antonio Ria – si svolge a S. Gimignano l’esposizione intitolata «Pittura, disegni, autografi». Un’altra mostra è curata da Antonio Ria e Giovanni Tesio fra settembre e novembre nel Castello di Costigliole d’Asti, per il novantesimo compleanno dell’autrice. In questa occasione vengono esposti la prima stesura del manoscritto di Tetto Murato e l’omonimo dipinto, ripreso dalla copertina dell’edizione Einaudi. Antonio Ria cura il volume Intorno a Lalla Romano. Saggi critici e testimonianze (Mondadori), con gli atti del convegno del 1994 e altri testi sulla pittura e la scrittura di Lalla Romano. Le viene inoltre conferito il premio internazionale Unione Latina per la sua opera complessiva.

Nel 1997 la riflessione sulle implicazioni etiche dello scrivere prende la forma di colloquio in Conversazioni con Lalla Romano. La responsabilità della scrittura, a cura di Paola Gaglianone e Antonio Ria (Omicron). In Francia vengono tradotti Inseparabile (La Différence) e Maria (Gallimard / L’Arpenteur). Nello stesso anno si ripubblica il volume Nuovo romanzo di figure, con una parte inedita, ed esce il romanzo breve In vacanza col buon samaritano. Per quest’opera l’anno successivo Lalla Romano vince il Premio Palazzo al Bosco.

Un’altra conversazione, nella quale Antonio Ria interroga Lalla Romano sui temi essenziali della vita e della scrittura, diventa L’eterno presente. Conversazione con Antonio Ria (1998); nel 1998 esce una nuova edizione di Tetto Murato, e vengono tradotti in Inghilterra La penombra che abbiamo attraversato (Quartet Books Limited) e in Francia Nei mari estremi (Hachette Littératures).

Una rivisitazione degli anni del liceo e di Cuneo è invece al centro del romanzo Dall’ombra, edito nel 1999 da Einaudi: il testo si configura come una galleria di ritratti di personaggi dell’adolescenza. Escono due nuove edizioni di Inseparabile e L’uomo che parlava solo, e da settembre a novembre vengono esposti suoi quadri in una mostra al Serrone della Villa Reale di Monza, intitolata «Lalla Romano: poesia del segno. Dipinti, disegni e documenti», curata da Antonio Ria con la collaborazione di Carlo Bo e Roberto Cassanelli.

Per Einaudi, nella collana «Scrittori tradotti da scrittori», esce nel 2000 una nuova edizione dei Tre racconti di Flaubert, con una Nota del traduttore. Lalla Romano pubblica un nuovo album, Ritorno a Ponte Stura, con altre fotografie del padre, accompagnate da brevi testi di commento. Il volume, curato da Antonio Ria, contiene un saggio di Roberto Cassanelli, che introduce agli aspetti storico-critici delle immagini. A settembre Lalla Romano è a Cuneo ospite d’onore alla Festa Europea degli Autori; per l’occasione è allestita la mostra, curata da Antonio Ria, «L’ora del tempo: Lalla Romano a Cuneo. Dipinti, disegni, documenti». Vengono ripubblicate nuove edizioni dell’Ospite e di Nei mari estremi.

Il 21 febbraio 2001 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferisce a Lalla Romano il diploma di Medaglia d’oro ai Benemeriti della scuola, della Cultura, dell’Arte. Da marzo ad aprile, al Cassero medioevale di Prato, si svolge una nuova mostra di «Romanzo di figure: dall’album di famiglia di Lalla Romano. Fotografie di Roberto Romano», curata da Antonio Ria. Cesare Segre cura la pubblicazione del volume Poesie, compendio in tre volumi dei versi editi dal 1941, a cui si aggiungono alcune «Poesie disperse». Fra il marzo 2000 e il gennaio 2001, ormai quasi cieca, Lalla Romano annota su grandi fogli bianchi frammenti di pensieri, riflessioni, piccoli episodi, che verranno poi selezionati e raccolti in Diario ultimo, pubblicato postumo da Einaudi nel 2006.

Il 26 giugno 2001, dopo una lunga malattia, Lalla Romano si spegne a Milano. Il 2 novembre, con una cerimonia pubblica, il suo nome viene inserito nella lapide dei Cittadini illustri di Milano presso il Famedio del Cimitero Monumentale.

Dal Web

Beatrice Lento

Ellen: che la mia vita non sia inutile!

Ellen Swallow Richards ( 1842/ 1911) é stata la prima donna laureata al Mit di Boston.

Ellen venne accolta ma come studente speciale: non pagava la retta, così non avrebbe costituito un precedente, sarebbe stata l’eccezione che confermava  la regola del rigoroso maschilismo.

Nel giro di tre anni si laureò in Chimica  e conquistò tutti i suoi detrattori coi meriti.

Chiusa nel suo laboratorio studiava con determinazione massima l’inquinamento industriale delle acque cittadine.

” La qualitá della vita dipende dalla capacità di una società di insegnare ai suoi membri a vivere in armonia con l’ambiente circostante, a partire prima di tutto dalla famiglia, poi dalla comunità per arrivare al mondo intero e alle sue risorse” così scriveva Ellen.

Disse anche questa sconvolgente frase:” Prega per me, Annie, cugina mia cara, perché la mia vita non sua inutile, perché io possa essere di qualche utilità in questo mondo peccatore”

Beatrice Lento

Sahle-Work Zewde

Ha 68 anni e i capelli orgogliosamente grigi. A 17 anni lasciò Addis Abeba e andò in Francia per seguire corsi di Scienze Naturali.

Ha un marito e due figli maschi e per tutta la vita ha fatto la diplomatica in Afruca e da ultimo per l’ONU.

Éla prima donna presidente nella storia dell’Etipia e simbolo luminoso della rivoluzione rosa super veloce che in soli dieci giorni ha cambiato genere ad un governo da sempre al maschile.

La carica di Sahle-Work Zewde é simbolica più che politica, considerato che il potere è in mano del primo ministro, ma bisogna constatare che si tratta di un uomo che ha voluto portare la paritá di genere nel suo governo: dieci ministri donne su venti.

Qualcuno l’ accosta a Zewditu,  l’imperatrice che governò fino al 1930 e morì di crepacuore quando il suo sposo fu ucciso in battaglia.

Auguri Etiopia!

Beatrice Lento

E ancora Pupella

Pupella Maggio al secolo Giustina Maggio nasce a Napoli il 24 aprile 1910 in una famiglia di artisti: il padre Domenico, detto Mimì, è un attore teatrale e la madre, Antonietta Gravante, è anche lei attrice e cantante e proviene da una dinastia di ricchi circensi.
Pupella è attorniata da una famiglia molto numerosa: ben quindici fratelli; purtroppo però non tutti sopravvivono, come accade spesso ad inizio Novecento. Il suo destino di attrice è deciso sin dalla sua nascita: Pupella vede la luce nel camerino del Teatro Orfeo, oggi non più esistente. Riguardo, invece, il suo soprannome, rimastole attaccato addosso per tutta la vita, si racconta che derivi dal titolo della prima rappresentazione a cui l’attrice partecipa ad appena un anno di vita, quando calca le tavole del palcoscenico nella commedia “Una pupa movibile” di Eduardo Scarpetta. Pupella viene portata a spalla dal padre in una scatola e, per evitare che possa scivolare, viene legata proprio come se fosse una bambola. Nasce così il nomignolo Pupatella, poi trasformato in Pupella.

La sua carriera artistica comincia proprio nella compagnia teatrale itinerante del padre insieme ai suoi sei fratelli attori: Icario, Rosalia, Dante, Beniamino, Enzo e Margherita. Pupella, che abbandona la scuola dopo aver frequentato la seconda elementare, recita, balla e canta in coppia con il fratello più piccolo Beniamimo. La svolta nella sua vita e nella sua carriera avviene quando ha già quaranta anni: la compagnia itinerante paterna si scioglie. Stanca della vita errante dell’attore si impiega prima come modista a Roma, e poi addirittura come operaia in un’acciaieria di Terni, dove si occupa anche dell’organizzazione gli spettacoli del dopolavoro.
Ma la passione per il teatro ha la meglio, e dopo un periodo in cui lavora nella rivista della sorella Rosalia insieme a Totò, Nino Taranto e Ugo D’Alessio, incontra Eduardo De Filippo. Siamo nel 1954 e Pupella Maggio comincia a recitare nella compagnia Scarpettiana con cui Eduardo mette in scena i testi del padre Eduardo Scarpetta.
La consacrazione di Pupella come attrice avviene dopo la morte di Titina De Filippo, quando Eduardo le dà la possibilità di interpretare i grandi personaggi femminili del suo teatro, da Filumena Marturano a donna Rosa Priore in “Sabato, domenica e lunedì”, ruolo che Eduardo scrive per lei e che le vale il premio Maschera D’Oro, fino alla famosissima Concetta di Natale in “casa Cupiello”.
Il sodalizio Pupella-Eduardo si rompe nel 1960, a seguito anche di incomprensioni caratteriali dovute alla severità del maestro, ma si ricuce quasi subito. L’attrice continua a lavorare con Eduardo De Filippo, intervallando il loro sodalizio con altre esperienze artistiche.
Recita così ne “L’Arialda” di Giovanni Testori per la regia di Luchino Visconti. Da questo momento in poi l’attrice intervalla il teatro con il cinema. Recita, infatti, ne “La Ciociara” di Vittorio De Sica, “Le quattro giornate di Napoli” di Nanni Loy, “Sperduti nel buio” di Camillo Mastrocinque, “La Bibbia” di John Huston nel ruolo della moglie di Noè, “Il medico della mutua” di Luigi Zampa al fianco di Alberto Sordi, “Armarcord” di Federico Fellini nel ruolo della madre del protagonista, “Nuovo cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore, “Sabato Domenica e Lunedì” di Lina Wertmuller, “Fate come noi” di Francesco Apolloni.
A teatro recita diretta da Giuseppe Patroni Griffi in “Napoli notte e giorni” e in “In memoria di una signora amica” al fianco del regista napoletano Francesco Rosi. Dal 1979 inizia anche il suo sodalizio teatrale con Tonino Calenda per il quale recita ne “La madre” di Bertolt Brecht tratto dal romanzo di Massimo Gor’kij, “Aspettando Godot” di Samuel Beckett nel ruolo di Lucky e a fianco di Mario Scaccia e in “Questa sera…Amleto”.
Nel 1983 Pupella Maggio riesce anche a riunire i suoi due unici fratelli superstiti, Rosalia e Beniamino, con i quali recita in “Na sera …e Maggio” per la regia di Tonino Calenda. La rappresentazione ottiene il Premio della Critica teatrale come migliore spettacolo dell’anno. Purtroppo però il fratello Beniamino viene colto da ictus nei camerini del teatro Biondo di Palermo e muore.
Pupella sposa nel 1962 l’attore Luigi Dell’Isola dal quale divorzia nel 1976. Dal matrimonio nasce una sola figlia, Maria, con la quale condivide a lungo la permanenza nella città di Todi che diventa quasi la sua seconda città. Ed è con un editore della cittadina umbra che Pupella pubblica nel 1997 il libro di memorie “Poca luce in tanto spazio”, che contiene, oltre a tanti ricordi personali, anche le sue poesie.

Pupella muore a quasi 90 anni l’8 dicembre del 1999 a Roma

Beatrice Lento

Pupella Maggio

A due anni mi portarono in scena dentro uno scatolone legata proprio come una bambola perché non scivolassi fuori. E così il mio destino fu segnato. Da “Pupatella” attraverso la poupée francese, divenni per tutti “Pupella” nel teatro e nella vita.

Beatrice Lento

‘Namo donne che oggi só matta

Non ho voglia di puntellare, oggi.Ho esaurito la pietas

per fragilità immemori.
Non ho voglia di chiosare, oggi.

Ha bevuto, il plumbago,

e sa ricompensare.
Non ho voglia di pescare, oggi,

refusi propri e altrui

sul pelo dello stomaco.
Non ho voglia di ballare, oggi,

la quadriglia dei cannibali

all’idiota.
Punto i piedi, faccio la verticale,

salgo sullo sgabello

e canto.

Anna Maria Curci

3 settembre 2013

Beatrice Lento

Madame Chevrot

Professione : ex stiratrice

È da molto

che non vedo Madame Chevrot,

la donna che di solito

incontravo nella strada principale.

Mi sorrideva

e il suo sorriso mi costringeva a fermarmi,

anche se avevo fretta,

per parlare del tempo,

della sua bellezza di un tempo

e degli uomini che l’hanno amata.

Madame Chevrot è piccola,

un naso grosso come una melanzana

e pochi denti

rotti e neri,

Lei giura con fierezza, che sono veri.

Elegante, per quanto l’età lo permetta.

Truccata, tanto che le cascano le palpebre …

Al nostro ultimo incontro

mi ha raccontato

di aver conosciuto un uomo

nella sala da ballo

dove stava imparando la salsa.

Lui avrebbe tanto voluto vivere con lei …

Ma lei?

Lei esitava,

divisa tra rinunciare alla sua libertà

e rinunciare al suo russare,

perché, mi diceva,

è tutto quello che lui può offrirle

la notte.

Maram al Masri

Beatrice Lento

Piccole Donne: auguri!

Compie 150 anni il romanzo che dopo tanti anni é ancora una lettura attuale.

La più moderna ed emancipata é Jo, la protagonista che sceglie e decide autonomamente il suo futuro rifiutando di seguire le regole di una sicietà che alle donne chiedeva solo obbedienza.

Particolare curioso: in una stravagante critica in occasione della ricorrenza il personaggio di  Jo é stato interpretato in chiave transgender.

Beatrice Lento

Marta Baiocchi

La biologa Marta Baiocchi ha scritto un libro che trasforma completamente la nostra idea di maternitá.

” Si” risponde” giá oggi madre può significare cinque cose diverse: quella tradizionale, quella adottiva, la donna che mette a disposizione l’ovulo e quella che porta avanti la gravidanza, infine  la madre che alleva il bambino”

” Le donne decideranno quando avere un bambino senza rinunciare alla carriera, da questo punto di vista é interessante la possibilità di congelare gli ovuli a 20 anni, quando la fecondità é maggiore”

” Si stanno sperimentando placente artificiali, magari rivestite di cellule endometriali umane, che permettono a un bambino nato prematuro di completare il suo sviluppo”

” Le nuove opportunità scientifiche favoriranno le donne, i cui corpi saranno sempre più sollevati dalla parte della maternitá legata a fatica, dolore e rischi di salute, con lunghi mesi a casa dal lavoro per gravidanze a rischio che penalizzano la professione” 

Beatrice Lento

Si tu fusse

si tu fusse pioggia, vurria tu mi pioviss tutt’indosssi tu fusse sass, vurria tu me pigghiass in frunt

si tu fusse sputazz, nell’occhio mio, io te prenderia

si tu fusse bastuni, milla et poi milla bastunate sullo mio groppone

si tu fusse n’onda nomala, t’aspettaria sulla piaggia

firmo, fino a esse travolgiut

si tu fusse terremota, inghiuttit dalle terre io vurria esse

si tu fusse nu plutuni t’esecuziuni, firmo, sine benda

allo muro, sorridento, aspettaria di proiett esse trafitt

si tu fusse nu lione, le mie carni inte fauce tua

si tu fusse nu cancre malignissim, tutte le mie cellule sane

te daria d’ammalare

si tu fussa lu boia armat de scure, lo mio coll porgeria teco

e alla lama toia sine spaventa
tutte coteste coeuse

et altre milla ancora

faria pettè

bella bellilla dagl’occhi morbidi
Guido Catalano

Beatrice Lento