Archivio degli autori

Paola Agosti

Paola Agosti

Nata nel 1947 a Torino, ha iniziato nel 1969 la sua attività di fotografa indipendente che l’ha portata a compiere vari viaggi in Europa, in Sud America, negli Stati Uniti, in Africa. Ha incontrato e fotografato leader politici, uomini di cultura e artisti di fama internazionale. Si è occupata con particolare attenzione di volti e fatti del mondo femminile. Ha indagato la fine della civiltà contadina del Piemonte più povero, le vicende dell’emigrazione piemontese in Argentina e ha fotografato i grandi protagonisti della cultura europea del ‘900, realizzando alcuni volumi e mostre su questi temi.

Ha pubblicato dal 1976 ad oggi numerosi libri fotografici e ha esposto le sue immagini (alcune delle quali fanno parte delle collezioni permanenti di vari musei) in Italia e all’estero.

Negli ultimi anni ha inoltre curato vari volumi dedicati alle memorie familiari, storie individuali che diventano la Storia.

Beatrice Lento

La collezione di Donata Pizzi a Palazzo delle Esposizioni

In Italia l’ingresso massiccio di fotografe, fotoreporter e artiste nel circuito culturale risale agli anni Sessanta: in questo momento l’accesso delle donne al sistema dell’arte e del fotogiornalismo – ambiti rimasti a lungo appannaggio quasi esclusivo di presenze maschili – è favorita dai repentini cambiamenti socio-politici e dalle nuove istanze sollevate dal femminismo. Grazie anche alle conquiste di quella generazione oggi fotografe e artiste hanno acquisito posizioni di primo piano nella scena italiana e internazionale: il loro lavoro è presente in musei, gallerie, festival, riviste e pubblicazioni specializzate, nel nostro Paese e all’estero. Nonostante la decisa inversione di rotta, la disparità di genere è a tutt’oggi un problema esistente e la storia di molte fotografe è ancora da riscoprire e valorizzare. La consapevolezza di questa carenza nella cultura fotografica italiana, il riconoscimento della disattenzione delle istituzioni, del collezionismo e della critica hanno spinto Donata Pizzi a dare inizio alla raccolta esposta oggi al Palazzo delle Esposizioni di Roma e presentata nell’ottobre del 2016 alla Triennale di Milano. Le opere della collezione testimoniano momenti significativi della storia della fotografia italiana dell’ultimo cinquantennio: da esse affiorano i mutamenti concettuali, estetici e tecnologici che la hanno caratterizzata. La centralità del corpo e delle sue trasformazioni, la necessità di dare voce a esperienze personali e al vissuto quotidiano e familiare, il rapporto tra la memoria privata e quella collettiva sono i temi nevralgici che emergono dalla mostra e legano tra loro immagini appartenenti a vari decenni e generi, dalle foto di reportage a quelle più spiccatamente sperimentali. 
L’esposizione si articola in quattro sezioni, dedicate, rispettivamente, alla fotografia di reportage e di denuncia sociale (Dentro le storie); ai rapporti tra immagine fotografica e pensiero femminista (Cosa ne pensi tu del femminismo?); ai temi legati all’identità e alla rappresentazione delle relazioni affettive (Identità e relazione); e, infine, alle ricerche contemporanee basate sull’esplorazione delle potenzialità espressive del mezzo (Vedere oltre).

Beatrice Lento

Anaïs Nin: per prima scrisse e parló di sessualità femminile

Il 14 gennaio 1977 morì di tumore a Los Angeles la scrittrice Anaïs Nin. Le sue ceneri furono disperse nella baia di Santa Monica. Al momento della morte Nin aveva 74 anni. Ad assisterla c’era Rupert Pole, il suo secondo marito – secondo perché Nin fu bigama per almeno vent’anni – ed esecutore testamentario. Nella sua vita Anaïs Nin aveva scritto un saggio giovanile su D.H.Lawrence da cui tutta la sua carriera era partita, qualche romanzo piuttosto trascurato dalla critica, una certa quantità di racconti erotici e un fluviale diario, incominciato all’età di 11 anni e proseguito lungo il corso della sua intera esistenza.

Ma Anaïs Nin lasciava soprattutto un marchio, la cui potenza sarebbe cresciuta nei decenni successivi grazie alla pubblicazione dei diari e dei racconti inediti, grazie alla fame di citazioni e stravaganze di Internet, ma anche ad alcune sue caratteristiche decisamente in anticipo sui tempi: avere raccontato l’erotismo da un punto di vista femminile ben prima che se ne potesse parlare, avere fornito un resoconto esplicito della vita sessuale di alcuni famosi scrittori, essersi auto-pubblicata la gran parte dei libri e avere costruito un personaggio ancora prima che un’opera anticipando la confluenza inesorabile tra autobiografia e letteratura. Il Guardian l’ha definita «Santa Patrona dei social network e paragonata a Lena Dunham che, proprio come Nin, viene accusata da anni di essere narcisista e fissata col sesso.

Angela Anaïs Juana Antolina Rosa Edelmira Nin y Culmell era nata a Neully in Francia, il 21 febbraio 1903. I suoi genitori erano cubani: la madre Rosa Culmell era cantante, il padre Joaquin era un pianista con cui Nin ebbe rapporti sessuali, a suo dire consenzienti, doviziosamente descritti in Incesto, pubblicato postumo nel 1985. I genitori divorziarono nel 1914, quando Anaïs aveva 11 anni. La madre si trasferì prima a Barcellona, poi a New York. Anaïs imparò lo spagnolo e l’inglese, e a 16 anni abbandonò la scuola e la religione cattolica per lavorare come modella. Nel 1923 sposò all’Avana il ricco banchiere svizzero Hugh Guiler, con cui l’anno seguente si trasferì a Parigi, dove la sua vita letteraria iniziò e quella sessuale prese una svolta decisiva.

Beatrice Lento

Artemisia: la storia si ripete

Il processo ad Agostino Tassi per lo stupro di Artemisia Gentileschi fu intentato da Orazio Gentileschi alla fine del febbraio 1612 a Roma.
Gentileschi era un pittore di origini pisane al tempo attivo a Roma, Tassi era un pittore paesaggista arrivato da poco in città, che collaborava con Orazio e frequentava abitualmente la sua casa. L’accusa è lo stupro, avvenuto almeno un anno prima, della figlia Artemisia Gentileschi, anche lei pittrice. La vicenda era stata taciuta per molto tempo; quando finalmente Gentileschi decide di sporgere denuncia, l’evento suscita numerose dicerie, tanto che in più occasioni il processo si trasforma in uno strumento di diffamazione di Artemisia che, vista con sospetto per aver taciuto per tanto tempo, è ritenuta consenziente dall’opinione pubblica.

Beatrice Lento

Il governo col maggior numero di donne nella storia moderna

Il premier socialista spagnolo Pedro Sanchez ha presentato il suo nuovo governo europeista, l’esecutivo con il maggior numero di donne nella storia moderna con 11 ministre e sei ministri. Il nuovo esecutivo composto dal 46enne, che è succeduto a Mariano Rajoy rimosso con una mozione di sfiducia, include l’astronauta Pedro Duque come ministro della Scienza, innovazione e università.
La manager del bilancio nella Commissione Ue, Nadia Calvino, sarà ministra dell’Economia, mentre l’ex presidente del Parlamento europeo, Josep Borrell, sarà ministro degli Esteri. Carmen Calvo, ex ministra alla Cultura, sarà vice presidente e ministra dell’Eguaglianza, priorità per il governo di Sanchez. La procuratrice antiterrorismo Dolores Delgado è stata incaricata della Giustizia, mentre la ex giudice della Corte suprema Margarita Robles della Difesa.
Altre ministre saranno all’Educazione, al Lavoro e alla Salute. Fernando Grande-Marlaska, ex giudice alla Corte nazionale, sarà ministro dell’Interno. Jesus Montero sarà ministro al Bilancio. La squadra, presentata al re Felipe Vi oggi, include anche una ministra della Politica territoriale e della funzione pubblica, Meritxell Batet, catalana e incaricata delle relazioni con le regioni spagnole. Maxim Huerta, autore pluripremiato, sarà ministro della Cultura.

Beatrice Lento

No! Ai Bambini no!

Facciamo appello a tutti i governi affinché garantiscano un’istruzione gratuita e obbligatoria in tutto il mondo per ogni bambino. Facciamo appello a tutti i governi affinché combattano il terrorismo e la violenza. Affinché proteggano i bambini dalla brutalità e dal dolore. Invitiamo le nazioni sviluppate a favorire l’espansione delle opportunità di istruzione per le ragazze nel mondo in via di sviluppo. Facciamo appello a tutte le comunità affinché siano tolleranti, affinché rifiutino i pregiudizi basati sulle casta, la fede, la setta, il colore, e garantiscano invece libertà e uguaglianza per le donne in modo che esse possano fiorire. Noi non possiamo avere successo se la metà del genere umano è tenuta indietro. Esortiamo le nostre sorelle di tutto il mondo a essere coraggiose, a sentire la forza che hanno dentro e a esprimere il loro pieno potenziale.

Beatrice Lento

La prima donna a laurearsi

Elena Lucrezia Cornaro Piscopia è conosciuta come la prima donna laureata al mondo, avendo ottenuto la laurea in filosofia all’Università di Padova nel 1678.
Figlia naturale del nobile Giovanni Battista Cornaro, procuratore di San Marco, e della popolana Zanetta Boni, nacque a venezia nel 1646, quinta di sette figli. Venne iscritta all’albo d’oro dei nobili a 18 anni, quando il padre sborsò 100.000 ducati per elevare a patrizi lei e i suoi fratelli. Si appassionò presto agli studi, in cui venne seguita dal padre, deciso a servirsi delle doti di Elena per riscattare il lustro della famiglia Cornaro; a questo scopo la affidò al teologo Giovanni Battista Fabris, al latinista Giovanni Valier, al grecista Alvise Gradenigo, al professore di teologia Felice Rotondi e al rabbino Shemel Aboaf, da cui Elena apprese l’ebraico. Studiò anche lo spagnolo, il francese, l’arabo, l’aramaico, e arrivò a possedere una profonda cultura musicale. Approfondì inoltre eloquenza, dialettica e filosofia, prendendo per ques’ultima lezioni da Carlo Rinaldini, professore all’università di Padova e amico del padre.
Accanto alla passione per lo studio, Elena coltivava un’autentica vocazione religiosa, che la spinse a diventare, diciannovenne, oblata benedettina. Questa scelta scontentò i genitori, intenzionati a farla sposare, ma evitò loro la delusione di una reclusione monastica e permise alla giovane di vivere seguendo la regola benedettina. Nel 1677 fece domanda per addottorarsi in teologia, ma il cancelliere dello Studio padovano, il cardinale Gregorio Barbarigo, oppose un fermo rifiuto alla sua richiesta. Grazie alla mediazione di Rinaldini, Elena Lucrezia potè infine laurearsi il 25 giugno 1678 in filosofia, e non dunque in teologia, come inizialmente desiderato.
Elena, che aveva condotto i suoi studi interamente a Venezia, si trasferì a Padova solo dopo la laurea, andando ad abitare a Palazzo Cornaro, vicino al Santo. La sua costituzione, già debole, era stata messa alla prova dallo studio e dalle macerazioni ascetiche; si ammalava di frequente e anche per lunghi periodi, fino a morire nel luglio del 1684. Venne sepolta nella chiesa di Santa Giustina a Padova.
Fu a lungo considerata, da parte dei familiari, un fenomeno da esibire, donna erudita in grado di sciorinare dissertazioni filosofiche e dialogare in latino. Solitudine circondata da stupore, la sua, fatta di doti intellettuali eccezionali in un corpo di donna. Ma per la Piscopia non furono strumento d’affermazione della dignità femminile, nè del diritto a competere con gli uomini in campo intellettuale. La sua laurea non fu che uno spiraglio immediatamente richiuso, tanto che solo nel 1732 in Italia si laureò un’altra donna, Laura Bassi.
Nel 1773 Caterina Dolfin donò all’Ateneo padovano la statua raffigurante Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, che ora è posta ai piedi dello scalone Cornaro, nel Cortile Antico di Palazzo Bo. Omaggio alla prima donna laureata al mondo, ma oggi anche simbolo di emancipazione femminile.

Beatrice Lento

SOS Umanità

Nella Giornata mondiale dell’Ambiente: SOS estinzione specie umana.

A causa di odii, violenze, prevaricazioni, discriminazioni, fobie, ossessioni, pregiudizi, invidie, gelosie, emarginazioni, tabù, preclusioni, illegalità, criminalità, mostruosità, fanatismi, intolleranze…etc, etc, etc é in atto un’atroce mutazione genetica.

La Persona riuscirà a salvarsi?

Attento Uomo, attenta Donna, il tempo incalza!

Beatrice Lento

Ho avuto la voglia per la politica

Eravamo poverissimi, io ho avuto sempre la voglia per la politica, facevo le campagne elettorali…per la Democrazia Cristiana, era un grande Partito, oggi…non c’è ne sono più!

Auguri Splendida Ragazza Calabrese del 46 che oggi compi 102 anni!

Sono certa che vivrai ancora tanto, il tuo segreto? La passione!

Beatrice Lento

Letizia: la fotografa che cattura le donne

Letizia Battaglia: una ragazza di 81 anni, fotografa della mafia, che in realtà ama “catturare”le donne.

Scusa se ti faccio questa domanda, che a volte nella sua essenzialità è un po’ riduttiva: ma tu hai una qualche definizione per la tua fotografia?

Non posso averla, però penso che un poco sono legata al nuovo realismo, qualcosa che ha a che fare con un mondo passato. Dal punto di vista dell’ambientazione percepisco che mi piacciono quei luoghi e quei sentimenti molto naïf degli anni del realismo nel cinema italiano. Ma è il cinema, non i fotografi. De Sica, Rossellini ad esempio, questo tipo di cinema che è un poco drammatico, un poco verace. Poi le mie foto prendono la strada che vogliono. Dentro di me credo di avere questo sentimento che mi lega a questo cinema. Infatti, adoro i film di quel periodo. Se tu vedi la mia fotografia non è legata alla fotografia italiana, a un Berengo Gardin, a Mulas, a tutti quelli che sono venuti prima. No, io sono un po’ legata come estetica più ai maestri americani che italiani, poi invece il sentimento è il nuovo neorealismo italiano. Mi piace tantissimo Diane Arbus. Poi, vabbè, è arrivato Koudelka e ha sconvolto la mia vita. La cosa è un po’ complicata!

Beatrice Lento