Suor Plautilla
Rinchiusa in un convento, senza maestri e senza modelli, Plautilla Nelli, nel ‘500 dipinge, prima donna a farlo, un’Ultima cena, vero capolavoro del genio creativo.
A 14 anni l’avevano vestita di bianco è fatta sdraiare per terra a braccia larghe.
Via il suo vero nome: Polissena Nelli, per diventare sposa di Gesù.
Ma nel grigio del convento si riappropria immediatamente del colore e fa della cura dei particolari la sua invincibile forza.
In calce alla firma dell’Ultima cena Plautilla scrisse:” Orate pro pictora” quasi a chiedere un pensiero per lei e per le tante artiste rimaste nell’ombra, grandissime e umili come Lei.
Sarah Moon
” Fotografa di moda io sono e lo rimarrò, questo lo posso dire, ma oltre a questo io fotografo, senza un fine, tutto e niente, quello che mi pare e che non mi somiglia…
Sarah non é solo una fotografa di moda è piuttosto un’artista originale, raffinata ed elegante che scava nell’anima riesumando le eterne domande sull’esistenza
Giuro che non avrò più fame
Negli anni Cinquanta tantissime bimbe vennero chiamate Rossella in onore della mitica protagonista di Via vol vento.
Alcune sue frasi non saranno mai dimenticate, come:”Giuro che non avrò più fame” e “Domani é un altro giorno”, perché incarnazione dell’eroismo proprio della generazione che si ritrovò a ricostruire un Paese nuovo dalle macerie.
Il secondo dopoguerra fu davvero un giorno nuovo soprattutto per noi donne che dopo essere state crocerossine, postine, operaie, impiegate, autiste, combattenti…non accettavamo più di essere considerate cittadine inferiori ai maschi.
Una grande di quel periodo fu sicuramente Lina Merlin che fece inserire nell’arte. 3 la frase ” senza distinzioni di sesso”, che nel 1951 difese le donne che venivano licenziate quando si sposavano o restavano incinte e riuscì a far abolire le case chiuse replicando alle mamme preoccupate per la sessualità dei pargoli: ” Che genere di figli avete allevato che non sanno avere una donna se non servita sul piatto come un fagiano!”
A Milano le sorelle Fontana diventarono famose cucendo il vestito da sposa di Linda Christian e Mina andò incontro all’ostracismo televisivo per aver avuto un figlio da Corrado Pani che non era suo marito.
L’Italia era ancora molto maschilista ma l’ascesa delle donne era ormai inarrestabile.
Helena!
La Rubinstein é stata la pioniera della cosmetica.
Ne ha fatta di strada la ragazzetta di Kazimierz, il quartiere ebraico di Cracovia, che viaggiava con valigie scure di cartone con dentro uova sode, cosce di pollo e salsa Krakowska.
È proprio vero: la capacitá, l’intraprendenza e il coraggio pagano!
Helena il cui vero nome era Chaja Rubinstein fu la figlia maggiore degli otto figli di Augusta Gitte (Gitel) Scheindel Silberfeld Rubinstein e Naftali Herz Horace Rubinstein appartenenti entrambi a famiglia ebraica.
Per un breve periodo, la Rubinstein studiò medicina in Svizzera. Nel 1902 si trasferì in Australia, dove cambiò il suo nome di battesimo in Helena e, l’anno seguente, aprì un negozio a Coleraine, nella regione Western Victoria. Qui ebbero successo unguenti e medicamenti vari che affermava fossero importati dai Monti Carpazi. Essi erano, in realtà, ottenuti da una forma grezza di lanolina, il cui odore era camuffato dal profumo di lavanda, di corteccia di pino e di ninfee. Passi successivi della sua attività la portarono a Melbourne, Sydney, Londra, Parigi.
Allo scoppio della prima guerra mondiale si trasferì con la famiglia a New York, dove aprì un salone di bellezza.
Helena Rubinstein fondò una delle prime compagnie cosmetiche nel mondo. La sua impresa ebbe un grande successo e la rese ricchissima. In seguito Helena Rubinstein si servì della sua ricchezza per sostenere organizzazioni benefiche nel campo dell’istruzione, dell’arte e della salute.
Nel 1908 sposò il giornalista statunitense Edward William Titus a Londra. La coppia ebbe due figli, Roy Valentine Titus e Horace Titus.
#Metoo anche par le scienziate
Sono ricercatrici in gamba, impegnate e brillanti, talenti d’eccellenza ma poi nei laboratori subiscono molestie e proposte fastidiose dai colleghi e capi maschi
Anche loro hanno detto basta e vogliono denunciare pubblicamente.
Negli States sono tanti i prof. e gli scienziati sott’ accusa mentre in Italia il problema é ancora celato, c’é ancora reticenza ma qualcosa anche da noi incomincia a muoversi e una nuova consapevolezza spezza il muro della paura e della vergogna.
Il 20 e il 21 settembre scorsi si é tenuta all’Universitá di Pisa una due giorni in collaborazione con EPWS European Platform of Women Scientists, lanciata con l’hashtag #WETooInScience e tanta carne sul fuoco è stata posta.
In America le scienziate giá chiedono una linea forte mentre in Italia siamo ancora all’inizio ma ce la faremo
Roma: Leone d’oro 2018 a Cuarón
Bravo Alfonso Cuaròn col suo racconto di due madri abbandonate che si uniscono per far crescere i loro quattro figli.
Perché ha emozionato tutti?
” Perché parla di problemi universali : famiglia, fatica di vivere, conflitti sociali é…soprattutto esalta le Donne. Dagli anni 70 le dinne hanno conquistato ruoli importanti, rappresentano la colonna vertebrale della nostra societá”
Sì perché Roma è sì il racconto di quel 1971 particolarmente impresso nella memoria familiare del regista, l’anno in cui il padre se ne andò di casa lasciando la madre e i figli, ma è anche l’anno che si ricorda nella storia messicana per il massacro del Corpus Christi, ovvero la violenta repressione, con molti morti, di una protesta studentesca da parte di un corpo d’élite dell’esercito messicano.
“Il film parla della cicatrice personale che è stata quell’epoca per la mia famiglia ma anche la cicatrice sociale nella coscienza del mio paese”, dice Cuaròn. Quasi tutti gli avvenimenti del film sono veramente accaduti al regista bambino, come quando ha rischiato di affogare in mare ed è stato salvato dalla tata o quando un incendio è esploso nella ‘hacienda’ dove era andato in vacanza.
Il film è anche un omaggio alle donne con cui è cresciuto, la tata ma anche la nonna e la madre. “Se questo film è venuto bene è grazie a queste donne – dice riferendosi alle due formatrici di origine indigena prestate al cinema, ma anche all’attrice che interpreta sua madre, Marina de Tavira – sono state eroiche, hanno lavorato senza sceneggiatura spesso reagendo a cose che io dicevo di fare ai bambini, al resto del gruppo”.
Irma é per sempre!
A 24 anni dalla sua fine terrena voglio ricordarla con un’emozione donatami dal racconto di una delle tante bambine accolte e cresciute nella Casa Della Carità della Marina di Tropea, oggi donne e madri amorevoli.
Anna, una di quelle piccoline ormai cresciute, mi regala questo fremito del cuore in prossimità del 23 marzo, Fiera Dell’Annunziata, incontro rituale a Tropea con una miriade di bancarelle cariche di oggetti inutili ma divertenti, soprattutto per i bambini.
Alla vigilia della festa, la dolce Signorina, scendeva immancabilmente nelle stanze profumate di mare, ricche di creature gioiose grazie all’affetto dell’accoglienza, e a ognuna di loro dava un pò di denaro per gli acquisti dell’indomani :”Non voleva che ci sentissimo diverse dagli altri bambini” dice Anna con un sorriso che Le fa brillare gli occhi: miracolo di Irma!
Donna senza figli
Ancor’oggi una donna che non desidera avere figli è scandalosa.
Gli uomini non devono giustificarsi invece.
Noi dobbiamo spiegare eccome, forse perché finora abbiamo avuto solo lo spazio biologico di generatività e nessun altro.
Una affascinante ragazza di nome Maria
Mi ha incantato una dotta disquisizione di Vittorio Sgarbi sulla figura femminile più affascinante della pittura italiana che il famoso critico individua nell’Annunciata di Antonello da Messina.
Vittorio la definisce prima di tutto una donna e ritiene che neppure Leonardo sia stato in grado di rappresentare così efficacemente la femminilità, sensualitá e turbamento, come Antonello in questa ragazza di forte carattere e infinita dolcezza.
Antonello si sbarazza dell’Angelo e la giovane viene presentata in un contesto indefinito perché lo spazio é interiore e non fisico, l’angelo si presenta anteriormente e la ragazza lo fa intendere muovendo la mano destra in avanti e facendola vibrare come a dire:” Un attimo. Ti ascolto”
Il leggio è l’unico elemento che lega l’immagine al suo tempo, 1470/1475, ma non cambia la sostanza della sospensione temporale di quel momento magico di riflessione dopo la sorpresa.
Maria si guarda dentro e con la sinistra si chiude la veste più che per pudore per proteggere ciò che sente dentro, il bene prezioso che Dio le ha donato.
Il volto perfetto della fanciulla é incorniciato da un velo che non imprigiona ma libera e custodisce il più grande segreto: la presenza di Dio.
Ave Maria Madre di Dio!
Grazie Vittorio Sgarbi.
Hermione: il mondo é tuo!
E vaiiii: benvenuta generazione Hermione fatta di Ragazze che vanno dritte verso quello che vogliono pur rimanendo se stesse, che si affermano, che accettano i propri difetti, conoscono i propri talenti e sfidano i propri limiti.
Donne che che si fanno avanti in quanto tali esprimendo appieno la propria femminilità.