Anne Sexton
Un bacio nell’incavo
del ginocchio è un fruscio
di falena alla zanzariera e
sì amore mio un puntino
luminoso sull’ecometro è
Campanellino con la tossetta.
Lo,cod
e due volte perderò l’onore
e le stelle saranno confitte
come puntine nella notte
sì oh sì sì sì due
chioccioline all’incavo
del ginocchio che accen-
dono falò simili a ci-
glia che sfregano sì sì sì
come pietrina d’accendino bic:
e così esisto!
La dama con l’ermellino
La dama non ci guarda, ci esclude.
Guarda intensamente da una parte, verso un’unica direzione.
Lei si concede a uno solo.
La sua distanza è distanza da tutti meno che da uno solo: l’amato.
Cecilia Gallerani, è lei la fascinosa dama, é sorella di Piccarda Donati e come lei proclama
“Frate, la nostra volontà quïeta
virtù di carità, che fa volerne
sol quel ch’avemo, e d’altro non ci asseta.
Se disïassimo esser più superne,
foran discordi li nostri disiri
dal voler di colui che qui ne cerne;
che vedrai non capere in questi giri,
s’essere in carità è qui necesse,
e se la sua natura ben rimiri.
Anzi è formale ad esto beato esse
tenersi dentro a la divina voglia,
per ch’una fansi nostre voglie stesse;
sì che, come noi sem di soglia in soglia
per questo regno, a tutto il regno piace
com’a lo re che ’n suo voler ne ’nvoglia.
E ’n la sua volontade è nostra pace:
ell’è quel mare al qual tutto si move
ciò ch’ella crïa o che natura face”.
Libera sintesi di una critica di Vittorio Sgarbi
Fulvia artista del tombolo
Anghiari: la bottega del tombolo
È da molto che ci lavora?
Tredici anni, non sono di qui e quindi non l’ho imparato da bambina, sono andata a scuola, qui, perché il tombolo di Anghiari è diverso dagli altri.
Diverso?
Si, si lavora in piano, con i fuselli appoggiati sul cuscino, è una tecnica esclusiva.
Perchè ha deciso di imparare quet’arte?
Perchè ti avvicina all’essenziale, è come pregare! Le tue mani corrono veloci ed una grande serenitá ti riempie il cuore.
Premio Cairo al femminile
Le vincitrici sono: Iva Lulashi, Gabriella Ciancimino, Sophie Ko, Romina Bassu, Nazarena Poli Maramotti, Isabella Nazzari, Valentina colella.
Il premio intende promuovere giovani under 40.
Gabriella Ciancimino
É una delle vincitrici del diciannovesimo Premio Cairo che promuove giovani italiani under 40.
“La mia ricerca è focalizzata sul concetto di “Relazione” da cui deriva la tendenza a concepire un’opera come momento d’incontro/confronto tra individui. Partendo dal presupposto che credo fortemente nel ruolo dell’arte come catalizzatore di cambiamento sociale, il campo di sperimentazione ideale diviene lo spazio pubblico. Nel corso della mia Nei lavori più recenti, analizzato il rapporto tra esseri umani e piante in Natura alla base della costituzione di un Paesaggio come “luogo” di riflessione e nello stesso tempo di salvaguardia della memoria storica e di azione collettiva. Lo studio antropologico è accompagnato dalla ricerca sperimentale finalizzata all’individuazione di elementi dissonanti da inserire nel paesaggio, generando così crack visivi in cui la realtà viene “ecologicamente” modificata. Ho così sviluppato la tendenza a create opere site-specific e lavori collettivi, usando media differenti come il video, la musica, l’installazione, il disegno, la grafica e la scultura. Il mio lavoro è un invito al dialogo sul concetto di resistenza e di libertà applicato alla relazione con l’ambiente circostante, sperimentando L’Ecologia sociale teorizzata da Murray Bookchin attraverso il coinvolgimento della Collettività nella creazione dell’opera e nella trasformazione di un luogo in spazio in cui sperimentare la libertà, rompendo la gerarchia tra Artista e Fruitore”. (G.C.)
Anne Sexton: bipolare sempre!
Come ti uccidi la prossima volta? Due amiche che parlano di morte.E mettono in versi le loro tragedie. Prima di suicidarsi.
Nell’aprile del 1959 in un bar di Boston, due poetesse alle prime armi, la ventiseienne Sylvia Plath e la trentenne Anne Sexton, bevono cocktail e parlano con superficialità da salotto dei loro tentativi di suicidio.
Anne e Sylvia si confrontavano sulle comuni esperienze di ricovero, sui rispettivi tentativi di suicidio e sugli atteggiamenti personali verso l’arte.
Le due poetesse tuttavia erano caratterizzate da personalità e condizioni diverse.
Anne Sexton che, a differenza di Sylvia Plath, non soffriva marcatamente di fasi depressive, cadeva in trance per ore, si imbottiva di psicofarmaci ed era vittima di un etilismo devastante. Sylvia Plath, timida, insicura, perennemente in difficoltà economiche, Anne, invece, era una vera poetessa vamp, sempre chic, accuratissima nel trucco, vestiva di rosso e tacchi a spillo, costantemente seguita da uno staff di collaboratori, tra l’infermiera, la governante, la segretaria. Nelle sue apparizioni pubbliche, che venivano pagate a peso d’oro, arrivava sempre in ritardo, barcollante, e già si capiva il suo stato, lanciava le scarpe al pubblico a procedeva nella lettura delle sue opere con voce sensuale.
Sylvia Plath aveva provato a togliersi la vita cinque anni prima, per una forte depressione da cui era uscita dopo un lungo ricovero e tre elettroshock.
Per l’amica – che l’anno seguente avrebbe pubblicato una raccolta autobiografica intitolata “In manicomio e parziale ritorno” – i soggiorni in cliniche psichiatriche e le overdose di quelle che lei chiamava . pillole “uccidimi”. stavano diventando un’abitudine. Quattro anni dopo, quando Sylvia Plath si uccise col gas del forno nella cucina della sua casa inglese, Anne Sexton ricordò quelle chiacchierate in una poesia:
“La morte di Sylvia”
Come hai potuto scivolare giù da sola nella morte
che ho desiderato così tanto e così a lungo,
la morte che tutte e due dicevamo di aver superato,
… la morte di cui parlavamo tanto, a Boston,
mentre ci scolavamo tre martini extra dry.
E si ricordò dell’amica nell’ottobre del ’74, quando si uccise anche lei col gas: con i gas di scarico della sua macchina, visto che in America quasi tutti i forni sono elettrici.
Dal Web
Aurélie la pioniera
Aurélie Fontan si definisce una “stilista militante” e vorrebbe che moda, ecologia e tecnologia andassero a braccetto.
É lei la vincitrice della Graduate Fashion Week di Londra con un’ intera collezione di abiti realizzata su smartphone.
Le sue creazioni somigliano alle armature dei samurai e ai vestiti da cerimonia dei soldati mongoli.
” Il kimono, formato da grandi quadrati di stoffa, non spreca neppure una striscia di tessuto ed io penso che l’alta tecnologia e l’ecosostenibilità non siano realtà antitetiche”
Aurélie ha disegnato tutti i suoi modelli su un Galaxy Note 9 ed é così che ha preso vita la sua collezione.
Nino
Nel giorno dedicato al ricordo di chi é irrimediabilmente lontano il mio pensiero va al mio meraviglioso Papà.
“Nino…Ninú…” così lo chiamava mia madre, vezzeggiando il nome Giovanni che diventava Ninuccio, il suo adorato Nino che cercava con tono festoso tra le pareti coniugali.
Era bellissimo il mio papá: sguardo magnetico, capelli lucidi e foltissimi ed un’eleganza innata che esaltava con la cura tipica del suo carattere preciso, sistematico e ordinato.
Emancipato e rispettoso dell’altro, pur essendo assorbito da una professione di grande responsabilitá, dalla passione politica e dall’impegno sociale, in casa condivideva con la sua Aurora gli impegni domestici senza remore e pregiudizi, con una dolcezza difficile da descrivere tant’era delicata e nel contempo profonda.
Il mio papà era attratto dalla povera gente e la sua dedizione a chi aveva bisogno aveva trasformato la nostra casa in un’oasi di accoglienza, coltivata con pari diligenza da mia madre che in questo gli somigliava alla perfezione.
Di mio padre ricordo il grande amore per la cultura, che ebbe il garbo di contagiare a tutti e tre i suoi figli, assieme all’estrema dedizione alla famiglia e al lavoro ed il grande rispetto per il genere femminile di cui riconosceva pienamente i meriti ed il diritto all’emancipazione.
La sua grafia raffinata mi rimane negli occhi assieme ai suoi cappelli Borsalino, al brillante, che portò al dito fino al giorno in cui ne fece dono alla Madonna di Pompei, all’irresistibile profumo di rettitudine e allo sconfinato amore per la sua Aurora.
Aurora
Per essere vicini, sia pure virtualmente, è importante condividere qualcosa di significativo, è per questo che oggi vi parlo di mia madre anche attraverso la foto che la ritrae a Lacco Ameno di Ischia.
La mia mamma è la più bella, in primo piano, con la massa di capelli che le incornicia lo sguardo intenso e penetrante.
Aurora Pascale era trasgressiva, volitiva, passionale, anticonformista e soprattutto libera, libera dalle convenzioni e dalle ritualità del suo mondo. Una ribelle che conosceva un solo potere, quello dell’amore, una rivoluzionaria che fumava le Gitanes, amava la letteratura russa e da bambina aveva come compagno di giochi Nicola, un montone possente che la seguiva come un cagnolino.
Era generosa mia madre, soprattutto con le donne più derelitte e si curava poco delle cose: i suoi gioielli e le sue sete li usavo per giocare alla signora.
L’ho amata intensamente e teneramente fino al punto da affidarle uno dei miei figli. Nei momenti più intensi mi conforta l’orgoglio di avere avuto da Lei la vita
Nora
Sono otto anni che aspettavo, pazientemente. Dio mio, capivo bene da sola che le cose meravigliose non avvengono ogni giorno. Ma quando poi la rovina è precipitata su di me, fui assolutamente certa che la cosa meravigliosa sarebbe accaduta.
Mentre la lettera di Krogstad aspettava lì fuori, non mi passò per la mente che tu ti saresti piegato alle condizioni di quell’uomo. Ero così assolutamente certa che gli avresti detto: faccia pure conoscere la cosa a tutto il mondo. E quando lo avesse fatto, tu ti saresti fatto avanti, non ne dubitavo, e ti saresti assunto ogni responsabilità dichiarando: il colpevole sono io!
Era questa la cosa meravigliosa che speravo, anche se avevo tanta paura. Ed era per impedire una cosa simile che volevo togliermi la vita.
Ma tu non pensi nè parli come l’uomo a cui potrei rimanere vicina. Passato il tuo spavento… non per quello che minacciava me, ma per quello a cui eri esposto tu stesso, una volta passato il pericolo, per te è stato come se non fosse successo niente. Ero la tua lodoletta, tale e quale come prima, la tua bambola che avresti dovuto custodire con ancora più cura per il futuro, dato che era così sventata e così fragile.
Torvald… in quel momento vidi con chiarezza che per otto anni avevo vissuto insieme ad un estraneo, e che avevo avuto dei bambini…Oh, non posso pensarci! Potrei stritolarmi, farmi a pezzi da sola!
Così come sono adesso non posso essere una moglie adatta per te.
H. Ibsen