Archivio annuale 12th Agosto 2019

Isabella Goodwin

É Lei la prima detective della storia!

Nella NewYork di inizio ‘900 contribuì alla soluzione di 500casi e contemporaneamente allevò 4 figli, ma solo nel 1912 le si riconobbe ufficialmente il ruolo di investigatore privato.

Sposò in seconde nozze un attore e cantante più giovane di lei di 32 anni

“GLI INIZI COME GUARDIA CARCERARIA

Isabella Loghry nacque nel 1865 nel Greenwich Village, che all’epoca non era certo il quartiere alla moda che è oggi. Figlia del proprietario di una locanda in Canal Street, da bambina sognava di diventare una cantante d’opera. La sua vita si rivelò decisamente più ordinaria: a 19 anni era già sposata con l’agente di polizia John W. Goodwin, che la lasciò vedova a soli 30 anni, con quattro figli da mantenere (altri due erano morti poco dopo la nascita). Isabelle a quel punto si rimboccò le maniche, superò un esame e fu assunta come guardia carceraria, con il compito specifico di sorvegliare donne e bambini detenuti nelle prigioni della città. I guadagni erano miseri, appena mille dollari l’anno, il riposo una chimera, visto che poteva rimanere a casa appena un giorno al mese.

IL LAVORO SOTTO COPERTURA

Isabella Goodwin tenne duro per diversi anni. Poi nel 1912 la grande occasione: a New York ci fu una grande rapina in banca, che ebbe risonanza nazionale non solo a causa del bottino da 25 mila dollari, ma anche perché la polizia brancolava nel buio senza riuscire a trovare gli autori. A un certo punto, a Isabelle fu chiesto di lavorare sotto di copertura come donna delle pulizie in un albergo piuttosto squallido, ma frequentato dal gangster Eddie Kinsman, che lo utilizzava per incontrare la sua amante Swede Annie.

LA PROMOZIONE A DETECTIVE

Kinsman era tra i principali sospettati per la rapina e la polizia, grazie alle informazioni ottenute da Isabelle Goodwin mentre lavorava nella pensione, riuscì ad avere abbastanza prove per arrestarlo. La ‘finta’ donna delle pulizie smise di essere una guardia carceraria a fu promossa detective, con il grado di tenente. Diventò una celebrità: «Ci sono tanti uomini detective alti 1,80 m e con una pistola nella fondina, che per 3.300 dollari all’anno fanno un lavoro molto meno prezioso di quello della signora Goodwin, una donna piccola e rapida, con un cervello veloce come il suo corpo», scrisse il New York Herald nel 1921: discriminata per il suo genere, Isabella a quella cifra non arrivò mai. Si consolò sposandosi con un uomo più giovane di lei di ben 30 anni, senza prendere questa volta il suo cognome, scelta inusuale per l’epoca.

IL RESTO DELLA CARRIERA

Nel corso degli anni continuò a lavorare sotto copertura, specializzandosi nello smascheramento di indovini e imbroglioni di ogni genere. Contribuì alla nascita del Women’s Bureau, che gestiva casi legati a prostitute, mendicanti, scappate di casa e vittime di violenza domestica, mentre nel 1924 fu tra le protagoniste di un’importante indagine su pratiche mediche fraudolente. Si ritirò in quello stesso anno. Isabella Goodwin, ormai diventata un simbolo del New York City Police Department e dell’emancipazione femminile, morì il 26 ottobre 1943.”

Da Lettera Donna

sos KORAI con Tarallucci & Vino di Libera Vibo

Il 13 Settembre, alle 21,00, in Piazza Cannone a Tropea: TARALLUCCI & VINO!

La rassegna, ideata da Libera Vibo, concluderà il suo tour, che ha coinvolto varie località della provincia di Vibo Valentia, a Tropea.

Nella tappa tropeana scenderà in campo, accanto a Libera, sos KORAI Onlus, giovane realtà associativa, meno di due anni di vita, che si esprime nel campo del Volontariato con la finalità di contrastare la subcultura maschilista e la violenza contro la donna, promuovendo la Giustizia Sociale, la Dignità della Persona e la Cultura della Pace.

L’evento avrà inizio con una conversazione tra Don Marcello Cozzi, giá Vicepresidente Nazionale di Libera, e Beatrice Lento, Presidente di sos KORAI Onlus, Dirigente Scolastico e Psicologa, a partire dal libro di Cozzi ” Ho incontrato Caino”, col coinvolgimento del pubblico.

Seguirà il Concerto ” Seconda stella a destra”, coordinato e diretto dal Musicista, Medico Veterinario Carmine Barrese che vedrà sul palcoscenico Artiste calabresi dall’ indiscusso fascino.

Concluderanno la serata i Tarallucci delle cooperative Libera Terra accompagnati da ottimi vini.

Don Marcello Cozzi, lucano, prete impegnato da decenni sul versante del disagio sociale, nell’educazione alla legalità e nel contrasto alle mafie, è stato vicepresidente nazionale di Libera, associazione per la quale oggi coordina il Servizio nazionale antiracket e antiusura e di accompagnamento ai testimoni di giustizia. Per Melampo editore ha pubblicato anche Poteri invisibili(2014). È autore inoltre di Quando la mafia non esiste (2008) e di L’uomo e il sabato (2000), entrambi per Edizioni Gruppo Abele.

La manifestazione del 13 Settembre si svolgerà col contributo economico del Comune Di Tropea.

Grazie a Libera Vibo per aver scelto Tropea per il momento finale di un percorso di impegno e di passione!

Guida più rischiosa per noi donne

La guida é indicativa di Parità di Genere eppure le donne in auto non hanno uguale protezione dei maschi.

Con gli attuali sistemi, cinture di sicurezza e airbag, le donne rischiano di più in caso d’incidente perché i dispositivi di protezione si basano su crash test eseguiti su manichini modellati su riferimenti maschili.

Una casa automobilistica ha lanciato il Progetto EVA ( Equal Vehicle for All ) con cui si impegna a produrre veicoli sicuri per tutti a prescindere dal sesso, peso, altezza…condividendo le ricerche con le case automobilistiche concorrenti.

Madri detenute

Il ridotto numero di donne detenute in Italia, circa il 4,5 della popolazione detenuta, determina un diffuso disinteresse per la problematica.

Nel nostro Paese, al 30 aprile 2019, su 2659 donne in carcere, erano presenti 51 madri. Certamente i diritti dei bambini di queste donne rappresentano una questione delicatissima.

La legge prevede che i bambini possano rimanere con la mamma sino ai 10 anni d’età ma in genere i figli dietro le sbarre sono molto più piccoli.

Per rendere meno traumatica la permanenza in carcere esistono due tipi di strutture: gli asili nido all’interno e gli ICAM (Istituto a Custodia Attenuata per detenute Madri)

Questi ultimi sono molto più innovativi perché situati in una struttura diversa dalle solite, con finestre e presidi di sicurezza molto simili a quelli di abitazioni civili e con il personale di polizia penitenziaria in borghese.

Stare in carcere non è il massimo per un piccolo ma spesso la donna che delinque é sola per cui l’alternativa sarebbe l’affido eterno-familiare o l’adozione.

Arabia: no guardianship over Women travet

Il 2 agosto, giorno sacro per i musulmani, é stata varata la legge che concede il passaporto a ogni Saudita che ne fará richiesta, ergo: le donne maggiori di 21 anni non avranno più bisogno del permesso di un uomo per lasciare il Paese!

Auguri Sorelle!

Codice Rosso

Il giudice deve ascoltare la vittima entro 72 ore dalla denuncia, c’è poi la reclusione da 3 a 7 anni per i maltrattamenti contro familiari o conviventi e la pena può essere aumentata del 59% nei casi più gravi.

Per la violenza sessuale c’è il carcere da 6 a 12 anni.

Quando le vittime sono minori la pena massima é di 24 anni .

Gli stalker rischiano fino a 6 anni e 6 mesi, chi sfregia il volto con l’acido da 8 a 14 anni o l’ergastolo nel caso che la vittima muoia.

Chi impone nozze forzate riceve fino a 6 anni, la condanna é da 1 a 6 anni per le porno vendette online.

Endometriosi: a che etá?

” Un dato ormai superato, che però purtroppo persiste ancora, riguarda l’età d’ insorgenza della malattia: la si ritiene ancora legata principalmente all’ età adulta, quando in realtà l’adolescenza é già un’età critica.

Ben il 21% delle donne intervistate in questo studio ha presentato sintomi prima dei 15 anni ed il 38% prima dei 20 anni.”

Da “io che porto la giubba…” A cura di Eva Gerace e Rosario Idotta

Quelle come me

Quelle come me regalano sogni, anche a costo di rimanerne prive.
Quelle come me donano l’anima,
perché un’anima da sola è come una goccia d’acqua nel deserto.
Quelle come me tendono la mano ed aiutano a rialzarsi,
pur correndo il rischio di cadere a loro volta.
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro.
Quelle come me cercano un senso all’esistere e, quando lo trovano,
tentano d’insegnarlo a chi sta solo sopravvivendo.
Quelle come me quando amano, amano per sempre.
e quando smettono d’amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono inermi nelle mani della vita.
Quelle come me inseguono un sogno
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero.
Quelle come me girano il mondo alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell’anima.
Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo.
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime.
Quelle come me sono quelle cui tu riesci sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare, senza chiederti nulla.
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che, in cambio,
non riceveranno altro che briciole.
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza.
Quelle come me passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero.
Quelle come me sono quelle che, nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…

Alda Merini

Brune Poirson

É la segreteria di Stato francese al Ministero della Transizione ecologica e inclusiva. Lavora perché tutta la plastica sia riciclata e vuole che le imprese non distruggano i prodotti invenduti e che ogni oggetto possa essere riparato.

Poirson tocca anche un tema caro ai movimenti femminili riguardando i prodotti cosmetici e di igiene personale che vengono eliminati mentre tantissime donne non hanno i mezzi per comprare le protezioni igieniche mensili.

Per Lei consumo intelligente e solidarietá debbono andare avanti di pari passo per vincere la sfida.

I pregiudizi sull’ Endometriosi

I pregiudizi e i tabù che aleggiano nell’aria non aiutano di certo. Pensiamo all’ innominabilità della parola “mestruazione”. Ancor oggi molte donne dicono ” ho le mie cose!” invece di dire “ho le mestruazioni”.

(…) il 58% delle donne intervistate riteneva che i propri sintomi fossero normali.

Ma forti dolori mestruali non sono normali.

(…) Ancora troppe volte si sentono frasi del tipo:” Il dolore mestruale fa parte dell’essere donna! Bisogna sopportare! Tutte hanno gli stessi problemi! Con la prima gravidanza vedrai che tutto si risolverà!”.

Ma questo non é vero!!!

Da “io che porto la giubba…” A cura di Eva Gerace e Rosario Idotta

Dipinto di Anna Maria Piccioni