Archivio annuale 3rd Settembre 2019

Una femminista di successo: Sheryl Sandberg

Nata in una famiglia ebrea originaria di Washington, Sandberg frequenta l’Harvard College, dove nel 1991 consegue un bachelor in economia aiutata dall’allora docente Lawrence Summers, con cui idea la tesi intitolata Conseguenze delle disuguaglianze economiche abusi familiari . Da lì comincia una collaborazione che continua negli anni: Sandberg segue il professor Summers alla Banca Mondiale e poi alla Casa Bianca come suo capo dello staff quando il Presidente Clinton lo nomina Segretario al Tesoro. Nel frattempo Sandberg ottiene un MBA dalla Harvard Business School[3] e lavora come consulente per McKinsey & Company.

Successivamente, quando i democratici devono lasciare la Casa Bianca, Sandberg è assunta da Google, a quel tempo una società semi-sconosciuta. La donna riesce a convincere il provider America Online a trasformare Google nel suo motore di ricerca e crea il sistema AdSense. Ciononostante la Sandberg non raggiunge posizioni elevate all’interno della società, diventando solo vicepresidente per le vendite globali online[4].

Nel 2007, durante un party natalizio, Sheryl Sandberg conosce Mark Zuckerberg, cofondatore e amministratore delegato di Facebook; lui stesso racconterà di aver intuito subito che la donna era la persona che cercava. Così le offre di unirsi al suo team. Ciò porta ad una contesa fra Google e Facebook, ma Sandberg preferisce l’offerta di Zuckerberg e abbandona la società di Mountain View. Sandberg dunque diventa un elemento indispensabile dello staff di Facebook ma viene criticata duramente da Google per aver assunto molti dei suoi ex colleghi, “strappandoli” dalla sua vecchia azienda, e per aver sfruttato la loro conoscenza di Google al fine di fortificare Facebook

Oltre all’impegno con il social network, Sandberg fa parte anche di alcuni consigli di amministrazione molto noti, fra cui quello di Starbucks e della Walt Disney Company. Sandberg è stata ripetutamente inclusa nelle liste delle persone più influenti al mondo, come quelle stilate dalle riviste Fortune e Forbes. Sheryl Sandberg è impegnata sul fronte della parità di genere e della valorizzazione delle donne sul lavoro. È autrice del libro Facciamoci avanti – Le donne, il lavoro e la voglia di riuscire (titolo originale Lean in), pubblicato nel 2013, in cui analizza le cause per cui le donne faticano ad affermarsi nel mondo del lavoro e suggerisce come rimuovere questi ostacoli. Nel 2010 ha partecipato a TED Talks con un intervento intitolato Sul perché le donne leader sono troppo poche. Fa inoltre parte del CdA dell’organizzazione One Billion Rising.

Dal Web

Kati Horna

 Tra i tanti che testimoniarono quanto accadde quando la popolazione si ribellò alla dittatura di Franco, c’era anche la fotografa ungherese Kati Horna, che testimoniò con 250 scatti alcuni dei momenti salienti della rivolta.

Questo, che mostra una donna che allatta…nonostante tutto, é favoloso!

Financial Times: bravo!

Il quotidiano economico Financial Times ha inserito nel sistema editoriale un meccanismo automatico che avverte i giornalisti che stanno scrivendo quando i pezzi da loro redatti non sono bilanciati nel genere.

L’ obiettivo é economico: quello di attirare più lettrici ma la conquista sociale antimaschilista é realizzata.

Una Donna…

“Una donna è inevitabilmente

la storia del suo ventre,

dei semi che vi si fecondarono,

o che non furono fecondati,

o che smisero di esserlo,

e del momento irripetibile

in cui si trasforma in una dea.

Una donna è la storia di piccolezze,

banalità, incombenze quotidiane,

è la somma del non detto.

Una donna è sempre

la storia di molti uomini.

Una donna è la storia del suo paese,

della sua gente.

Ed è la storia delle sue radici

e della sua origine,

di tutte le donne che

furono nutrite da altre

che le precedettero affinché

lei potesse nascere:

una donna è la storia del suo sangue”

Marcella Serrano

Rosalind Elsie Franklin: un’eroina mancata

La vita di Rosalind Elsie Franklin è stata breve, ma il contributo che questa donna dal carattere non proprio facile, forte e ostinata, ha dato alla scienza è stato fondamentale. Il suo lavoro è stato importantissimo per la comprensione del DNA e della sua struttura, ma purtroppo le sue ricerche pionieristiche non furono capite al suo tempo, e dovette continuamente lottare contro le ostilità di un mondo scientifico ancora troppo “maschile”. Solo dopo la morte ha ricevuto molti riconoscimenti da grandi istituzioni scientifiche e si è arrivati alla conclusione che è stata proprio la Franklin l’effettiva scopritrice della morfologia a elica del DNA. Rosalind Elsie Franklin nacque a Londra in una ricca famiglia borghese. A sedici anni aveva già in mente quale sarebbe stato il suo destino: fare la scienziata. Si iscrisse al Newnham College di Cambridge, contro il volere del padre che avrebbe dovuto che la figlia si dedicasse a opere di beneficenza, un’attività più adatta a una donna. Dopo la laurea e il dottorato, si trasferì a Parigi, dove si specializzò nella diffrazione a raggi X e visse uno dei periodi più felici della sua vita: qui infatti entrò in grande sintonia con i colleghi, in particolare con l’italiano Vittorio Luzzati, cristallografo esperto di raggi X. All’inizio degli Anni 50 però decise di ritornare a Londra, dove iniziò a lavorare come ricercatrice associata al King’s College. Qui le cose non andarono come Rosalind sperava, soprattutto a causa del rapporto difficile con il collega Maurice Wilkins che, come lei, studiava la struttura del DNA. Wilkins era infatti un principiante nell’uso delle tecniche di diffrazione a raggi X, e pretendeva che lei, cristallografa esperta, condividesse con lui i propri risultati. Fu un disastro: Rosalind era infatti una donna determinata e gli anni parigini avevano contribuito a renderla ancora più libera e e sicura di sé: adesso si trovava costretta a lavorare in un ambiente bigotto e maschilista e non accettava di dover condividere con i suoi colleghi maschi i risultati delle sue scoperte. I suoi studi le permisero comunque di mettere a punto una tecnica innovativa che utilizzava i raggi X per fotografare i costituenti di tutti i materiali viventi e non viventi, attraverso una microcamera capace di produrre fotografie ad alta definizione dei singoli filamenti di DNA. Ottenne immagini bellissime, tra cui la famosa “Photograph 51”. 

Si scoprì così che il DNA, composto di due forme, la forma A e la forma B, e che quest’ultima aveva una forma a spirale. La scienziata però fu vittima di un furto da parte dei suoi colleghi maschi, James Watson e Francis Crick, che si impossessarono dei dati delle sue immagini realizzate con i raggi X, formulando il celebre modello a doppia elica. Alla fine, sarà proprio Wilkins ad attribuirsi i meriti di una grande scoperta. “Le sue foto a raggi X sono tra le più belle finora ottenute di qualsiasi sostanza” scrisse di lei un suo collega. Ciononostante, la frustrazione di Rosalind la portò a lasciare quel laboratorio per trasferirsi al Birkbeck College, dove trascorse anni migliori grazie alla presenza di colleghi che avevano di lei una grande stima. Al King’s College era infatti soprannominata la “dark lady” che “all’età di 31 anni vestiva con la fantasia di un’occhialuta liceale”. E ancora, la “terribile e bisbetica Rosy”: una donna dall’aspetto poco attraente, che trattava gli uomini come ragazzini, molto gelosa del suo lavoro.

Al laboratorio in più di un’occasione dichiararono che non vedevano l’ora di liberarsene perché il posto migliore per una femminista era nel laboratorio di qualcun altro. Rosalind con gli anni era diventata riservata e diffidente, ma la sua passione per la scienza era sempre più viva. Cominciò a studiare l’RNA e i virus, a viaggiare e a farsi conoscere il più possibile attraverso conferenze e incontri. La sua carriera, in costante ascesa, fu però improvvisamente arrestata da una grave malattia: le fu diagnosticato un cancro all’ovaio, all’età di soli 36 anni. Si trattava di un male che non lasciava speranze, ma la scienziata continuò a lavorare anche durante gli anni della malattia, preparando campioni, trasformandoli in cristalli per la macchina fotografica a raggi X e registrando tutto nei suoi quaderni. Fino al giorno della sua morte, a 37 anni. Dopo la sua scomparsa, nel 1962, i due scienziati che l’avevano “derubata” della sua scoperta, Crick e Wilkins, ricevettero il Premio Nobel. Senza ovviamente, fare alcun riferimento al prezioso lavoro svolto da Rosalind Franklin. Il suo mito era però già nato: la scienziata è diventata infatti un’icona per tutte le donne, una “scienziata capace di rendere bella qualunque cosa toccasse”. È stata definita un’eroina mancata, ma ci piace pensare a lei semplicemente come una scienziata che ha fatto il suo lavoro. Prima e meglio dei suoi colleghi maschi.

Dal Web

Le DJ donne hanno più ritmo

A New York sono sempre più richieste e guadagnano 1800 euro all’ora, la tendenza si sta affermando anche in Italia.

” É un mestiere duro” dice Adiel, cioé Alessia Di Livio” ma ci sono tante brave professioniste…Ci vuole tanta passione …Richiede uno sforzo fisico abbastanza grande. A partire dal viaggiare: girare da sole con la borsa dei dischi non é sempre facile …”

Lo conferma Ema Stockholma:” Lavoriamo di notte e certe situazioni non sono facili da gestire, ma questo non significa che non riusciamo ad affrontarle. É più antipatico, semmai, che quando ho iniziato i maschi non mi riconoscessero come collega.”

Mammella era prena

Quann’io nascette ninno ‘a cuorpo a mamma,
a Napule nascette muorto ‘e famma.
E muorto ‘e famma nun appena nato,
mammella mia dicette:”E’ nato un’altro sventurato”.
E arravugliato rint’a ‘na mappina me ‘nfasciaje,
e dint’a nu spurtone ‘sta nuvena me cantaie:
Nuvena, nuvena, mammella era prena
appriesso a ‘nu figlio già n’ato ne vene.
Facette ‘o primmo e nascette cecato
mò cerc”a lemmosena pe”mmiez”e strate.
Facette ‘o sicondo chiammato Pascale,
ca sta carcerato a Puceriale,
e aroppo ‘o cchiù bello ‘o chiammaie Gennaro,
c”abbascio ‘a Duchesca mò fa ‘o ricuttaro.
E mò pe’ cumpleto, sgravannose ‘e chisto,
ha fatto un’altro povero Cristo.
Chiagnenno appena nato int’a ‘stu lietto,
cercaie da mammélla ‘a zizza ‘mpietto.
Ma zuca che te zuca ‘stu nennillo che te pesca?
Da chella zizza ‘o latte era comma ll’acqua fresca!
Cchiù zuca ca te zuca e chillu pietto cchiù s’arrogna,
zucanno me ‘mparaie a sunare la zampogna…
Nuvena, nuvena, Natale mò vene
ma cu ‘sta nuvena cchiù famme me vene,
verenn”o magna’ pe’ chi tene ‘e quattrine,
verennolo sulo adderet”e vvetrine,
e allora me cocco cu tutt”e calzine
e ‘a notte me sonno ca nasce un bambino
che nasce ‘e rimpetto a ‘na bella cantina,
cu addore ‘e suffritto, cu tre litr”e vino,
n’appesa ‘e sacicce, nu bellu capone,
anguille ammescate cu lu capitone,
castagne r”o prevete, noce e nucelle,
‘nzalata ‘e rinforzo cu lu susamiello…
Ma senza renare,
‘a nott”e Natale,
me fummo ‘na pippa
e me vaco a cuccà…

Peppe Barra

Benedetta: Medaglia D’Argento

Si chiama Benedetta Pilato, a 2 anni ha imparato a nuotare e a 4 ha iniziato ad allenarsi, adesso, a 14 anni, ha vinto l’ambita Medaglia ai Mondiali di nuoto. É la più giovane ad aver vinto in qualsiasi sport.

Ha rinunciato a tutto per stare in acqua e diventare campionessa.

Omaggio alle donne attraverso foto

La mostra fotografica di Emanuela Caso, è un omaggio alle donne, ai loro diritti mai ampiamente conquistati, alle speranze, alle sofferenze e alle intime gioie che trapelano dai loro sguardi.

Un reportage condotto attraverso diversi Paesi del mondo per raccontare l’universo femminile da Occidente a Oriente: paesi disagiati, dimenticati, senza tempo e pieni di storia, infinitamente poveri e dove la miseria è visibile non solo agli occhi ma la si respira in ogni angolo di strada; ma anche regioni ricche dove è ancora più netto il contrasto tra l’opulenza ostentata di pochi e i mille rivoli dei quartieri ghettizzati.

Emanuela Caso coglie nei suoi scatti lo sguardo delle donne: occhi grandi pieni di dignità nonostante l’indigenza.

L’esposizione “Women” sarà ospitata alla Casa della Memoria e della Storia a Roma dal 20 giugno al 4 settembre 2019.

Restauratrici donne

Tradizionalmente riservata agli uomini oggi l’arte del restauro ha le massime rappresentanti nelle donne, abilissime e apprezzatissime anche all’estero.

Chiara Tomaini lavora dalla provincia di Venezia a Gerusalemme, da Tarquinia al Kurdistan.

Anna Lucchini ha tra i fiori all’ occhiello il restauro della Cappella di Teodolinda a Monza.

Laura Baratin dirige il corso di Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell’ Università di Urbino.

Cinzia Pasquali lavora al celebre atelier Arcanes di Parigi, fra gli interventi più importanti quello sulla Sant’ Anna di Leonardo.

Barbara Caranza fa parte del gruppo di salvataggio delle opere d’ arte in caso di calamità.

Per diventare restauratrice devi seguire il percorso quinquennale fornito dalle Università, dalle Accademie di Belle Arti, dalle scuole di Alta Formazione del Ministero dei Beni Culturali.

Puoi anche diventare tecnico del restauro o collaboratore di cantiere seguendo gli appositi percorsi triennali.