Finalmente libere!
Si chiamano Devdasi: giovani donne indiane dedicate, da famiglie poverissime, a una divinità ma, di fatto, costrette alla prostituzione. La dea della fertilità a cui sono sacrificate si chiama Yellamma e nonostante la legge lo vieti il fenomeno dura ancora oggi.
” Avevo 11 anni mi hanno portata in una stanza. Era buia. C’era un uomo, dentro. E la porta é stata chiusa con un lucchetto.”
Oggi, però, c’é un progetto per salvare queste ragazze che passa attraverso un lavoro pulito: é la lavanderia SwiftWash.
Lui è il plusvalore della mia vita!
Cristina Scocchi é una delle manager più giovani e importanti del nostro Paese ed é una mamma.” Lui” ci dice riferendosi al figlio” é il valore aggiunto della mia vita, non della carriera…La questione non é chiedere alle mamme un impegno minore in azienda ma adottare strumenti che favoriscano la conciliazione fra famiglia e carriera…per tutti, uomini e donne, perché l’impegno della cura non riguarda solo la donna ma entrambi i genitori!”
Endometriosi…se si chiedesse a una donna
Se si chiedesse a un medico risponderebbe:” É una malattia in cui tessuto simile all’ endometrio viene a trovarsi in sedi anomale”
Se si chiedesse ad una donna racconterebbe i suoi dolori, i suoi stati d’animo, le sue paure, le sue riflessioni, sul tentativo di dare un senso a ciò che sta vivendo.
Un’ associata dell’ Associazione Italiana Endometriosi Onlus scrive nel forum AIE:” So che é una sciocchezza quello che sto per scrivere di fronte a quelli che sono i veri problemi, però ci penso e…
Tra visite, esami, consulti e ancora esami la mia “intimità” é stata massacrata.(…) Mi vergogno capite??? Continuo a spogliarmi e a rivestirmi di fronte a queste persone (medici, sì, per carità, ma pur sempre esseri umani) e ogni volta il mio amor proprio riceve uno scossone. E non c’è un’alternativa…”
Liberamente tratto da “…io che porto la giubba…” a cura di Eva Gerace e Rosario Idotta
Dipinto di Assunta Mollo
Endometriosi?…Parliamone!
“io che porto la giubba…” di Eva Gerace e Rosario Idotta vuole accendere una nuova luce sulla problematica Endometriosi che consenta di non temere le ombre e i loro inganni.
E se non fossero le ombre
ombre? Se le ombre fossero
– io le stringo, le bacio,
mi palpitano accese
tra le braccia –
corpi fini e sottili,
timorosi di carne?
E se ci fosse
al mondo un’altra luce
per potere da esse ricavare,
ormai corpi di ombra, altre
ombre più ultime, sciolte
dal colore, dalla forma, libere
dal sospetto di materia;
e non si vedessero più,
e occorresse cercarle
alla cieca, tra i cieli,
disdegnando ormai le altre,
senza ascoltare più le voci
di quei corpi mascherati
da ombre, sulla terra?
Pedro Salinas
La voce a te dovuta – LXIX
Giovanna Fratantonio: la prima donna ad aver diretto un carcere!
Omaggio a Giovanna Elisabetta Fratantonio.
É lei la prima donna in Italia ad aver diretto un carcere…1973 San Vittore!
L’ho saputo grazie ad un mio post su Silvana Sergi, che é ora alla guida di Regina Coeli, e alla prontezza della segnalazione in merito di mia cugina Gasperina Lento che, custodendo abilmente la memoria di famiglia, mi ha anche evidenziato la parentela che unisce entrambe alla grande Giovanna, figlia di una prima cugina dei nostri papá.
Nata a Sambiase, dove tutti la chiamano Annelisa, Giovanna ha diretto anche il carcere minorile Cesare Beccaria prodigandosi senza limiti per la rieducazione dei giovani, forzati ospiti, é stata nel mirino delle BR ed ha rifiutato la scorta.
Delinquenti si diventa, affermava la Nostra, a causa dei cattivi modelli che il nostro tempo impone. Oggi chi parla di probitá e onestá é tacciato di vuota retorica… e allora in che dobbiamo credere?
Vestiti, sesso, sballo,soldi, motori… sono gli eroi assurdi della nostra societá che generano mostri perché…
NON CI SONO RAGAZZI CATTIVI!!!!
Brava Giovanna, sono felice di averti conosciuto e orgogliosa di sapere che ci unisce anche il sangue, grazie Gasperina Lento!
In questa storia io non mi ritrovo
Ho letto con sconcerto la storia di Rossana, 62 anni , che “sfortunatamente” ha fatto carriera. Oggi svolge un ruolo di prestigio eppure si sente in trappola perché da quando é nata la figlia di sua figlia vorrebbe starle accanto, dedicarle tempo.
Lei dice che ama il suo lavoro, gestisce un’ azienda informatica di 35 persone e gode l’orgoglio di avercela fatta, la stima e l’ affetto dei suoi collaboratori, la completa fiducia dei proprietari, il successo delle sue azioni. É figlia di una donna che ha sempre lavorato, figlia di una madre che ha fatto altrettanto eppure…
“Sono incatenata ai tempi stretti dell’azienda, agli obiettivi di risultato, a questo esser leader che non contempla la necessità degli amori. E cerco di recuperare tutto nel weekend”
Rossana ha un marito, anche lui dirigente, licenziato a 60 anni, che si aggrappa a lei e basta:” …diciamoci la verità, quando succedono queste cose hai voglia che un marito, visto che é a casa, ti sollevi almeno del grosso delle faccende domestiche … non é così…”
” Ma io mi chiedo: quando le nostre madri ci hanno insegnato a credere nel lavoro perché il lavoro ci rende libere intendevano questo?”
Rossana lamenta anche che in pensione le donne vadano sempre più tardi.
In questa storia io non mi ritrovo per niente …forse la differenza della mia esperienza di donna manager, felice di aver rotto il soffitto di cristallo, di barcamenarmi tra lavoro e famiglia e restia ad andare in pensione, é nell’ avere accanto un uomo con cui ho sempre condiviso tutto. Sono certa che da rivendicare sia proprio l’equa divisione dei tempi di lavoro e di cura familiare perché il mondo va cambiato da donne e uomini insieme.
Endometriosi…? Parliamone!
“io che porto la giubba…” é il titolo di un libro speciale scritto a quattro mani, quelle di Eva Gerace e Rosario Idotta.
Perché questo strano nome?
” Una giovane sofferente di endometriosi si è definita con questa frase ‘Io che porto la giubba e la faccia mi infarino’. Nasce da qui il titolo di questo libro. Colei che porta la giubba porta il peso di quel tessuto che si prepara per la scena della femminilità…il peso del sangue, del tessuto che non le consente di muoversi e di uscire. La donna che soffre si arma e si protegge con un’ armatura e la ‘faccia s’ infarina’, con un doppio movimento: uno per poter andare verso il mondo è uno per darsi una parvenza di femminilità.” Eva Gerace
Non faccio la pensionata!
Così ha risposto la sociologa Chiara Saraceno, 77 anni, al nipotino che, vedendola alle prese con mille impegni, le aveva chiesto ” Nonna ma tu non sei in pensione?”
” Gli ho spiegato che io amo ciò che faccio, lo vivo come realizzazione di me stessa. Credo che avere più vite in simultanea ci aiuti a essere più soddisfatte di noi, anche se é faticoso. Ma io penso che ne valga la pena davvero.”
Bernard Dika
Il 9 Agosto, alle ore 21,30, vieni in Largo Antico Sedile a Tropea e lo conoscerai!
Già Presidente del Parlamento Regionale degli Studenti della Toscana, a 18 anni Dika ha ricevuto dal Presidente Sergio Mattarella la benemerenza quale “Alfiere della Repubblica Italiana”. Ha promosso iniziative per il mantenimento della memoria delle stragi nazifasciste perpetrate in Toscana nell’estate del 1944 ed ha rappresentato gli studenti toscani nelle ricorrenze dell’Eccidio di Sant’Anna di Stazzema e dell’Eccidio del Padule di Fucecchio. Ha posto all’attenzione delle istituzioni locali e regionali il problema dell’edilizia scolastica degli istituti superiori: in collaborazione con le rappresentanze studentesche delle province toscane ha redatto un elenco delle problematiche dei singoli plessi. Si è impegnato inoltre per portare agli occhi delle istituzioni le istanze degli studenti toscani. La benemerenza premia il merito nello studio, in attività culturali, scientifiche, artistiche o sportive nonchè l’impegno nel volontariato o singoli atti o comportamenti ispirati ad altruismo e solidarietà.
Bernard Dika
Il 9 agosto potrai conoscerlo anche tu!
Alla discussione parteciperemo anche noi di sos KORAI Onlus
Ore 21,30, Largo Antico Sedile Tropea.
Già Presidente del Parlamento Regionale degli Studenti della Toscana, a 18 anni Dika ha ricevuto dal Presidente Sergio Mattarella la benemerenza quale “Alfiere della Repubblica Italiana”. Ha promosso iniziative per il mantenimento della memoria delle stragi nazifasciste perpetrate in Toscana nell’estate del 1944 ed ha rappresentato gli studenti toscani nelle ricorrenze dell’Eccidio di Sant’Anna di Stazzema e dell’Eccidio del Padule di Fucecchio. Ha posto all’attenzione delle istituzioni locali e regionali il problema dell’edilizia scolastica degli istituti superiori: in collaborazione con le rappresentanze studentesche delle province toscane ha redatto un elenco delle problematiche dei singoli plessi. Si è impegnato inoltre per portare agli occhi delle istituzioni le istanze degli studenti toscani. La benemerenza premia il merito nello studio, in attività culturali, scientifiche, artistiche o sportive nonchè l’impegno nel volontariato o singoli atti o comportamenti ispirati ad altruismo e solidarietà.