Archivio degli autori

Ida Baccini: femminista moderata

  Teresa Cini

Ida Baccini 

Firenze 1850 – 1911
Maestra, giornalista, scrittrice, Ida nasce e vive a Firenze. È una importante testimone della sua epoca, il periodo postunitario d’Italia. La rilettura della sua opera è feconda perché consente di approfondire problematiche di storia della scrittura femminile e dell’educazione. 

Figlia di un direttore di tipografia, riceve un’istruzione scolastica tradizionale e una formazione culturale molto ricca per l’epoca che accresce con letture personali vaste quanto disordinate, che influenzeranno notevolmente la sua attività. Nel 1871 consegue, per necessità economiche, la patente di maestra, ma il suo impegno didattico effettivo si svolge lungo un arco di pochi anni, fra il 1871 e il 1878. Entra in contatto con Pietro Dazzi, accademico della Crusca, educatore e fondatore nel 1867 delle scuole professionali. Questi la introduce nell’ambiente editoriale fiorentino della seconda metà dell’Ottocento, di cui facevano parte, a vario titolo, figure come Pietro Thouar, Angelo De Gubernatis, Ferdinando Martini, Collodi, Emma Perodi. 

Nel 1875 pubblica il suo primo libro, Le memorie di un pulcino, che ottiene da subito un inaspettato, ma rilevante, consenso. Negli stessi anni inizia un’intensa attività giornalistica, collaborando a «La Nazione» e alla «Gazzetta d’Italia». Questo successo editoriale la indirizza decisamente verso un’intensa produzione letteraria fatta di racconti, romanzi, traduzioni, tra cui Storia di una donna narrata alle giovinette (1889), Con l’oro o con l’amore (1899), Una famiglia di saltimbanchi (1901). Altrettanto di rilievo è il suo impegno culturale ed editoriale nei periodici per l’infanzia, in quegli anni in piena ascesa. L’autrice inoltre era impegnata a tutto campo nella pubblicistica educativa, capace di confrontarsi con il mercato editoriale, non impermeabile alle grandi trasformazioni dell’età giolittiana: è direttrice della rivista per giovinette «Cordelia» (1884-1911) e, parallelamente, anche del più conosciuto «Giornale dei bambini» (1895-1906). La mia vita, (1904) che la Baccini dedica al figlio Manfredo, «il mio alter ego più somigliante, il mio segretario più attivo, il mio discepolo più valente, la mia ombra più fedele» [1] è fondamentale per conoscere più da vicino la scrittrice. Una vita vissuta all’insegna del massima aderenza agli intenti pedagogici e moralistici dell’epoca. Ma anche una vita vissuta pienamente: fu figlia del suo tempo e seppe interpretarne con sapienza e moderazione i cambiamenti, soprattutto per quanto riguarda la questione femminile. Diego Garoglio, collaboratore di «Cordelia», la definisce una donna dal viso illuminato, dal fulgore dei suoi magnifici e illuminanti occhi neri. Inoltre la dipinge «come un’osservatrice acuta, arguta e serena della vita»[2]; una persona ricca «di sentimento, di fantasia, di vivacità polemica e toscanamente limpida, agile e precisa»[3]. La Baccini, ancora nella autobiografia, afferma «il mio linguaggio si adatta, si piega per poter parlare spiritualmente ai bambini». 

La Baccini, inoltre, sapeva parlare con facilità ed eloquenza, e umorismo, dote rarissima tra gli scrittori, che le consentiva di affrontare e benevolmente e con indulgenza ogni aspetto, anche quelli più brutti, della vita umana. Ritroviamo questo suo carattere ironico e questa sua spontaneità anche in molti suoi scritti. 

Fu una lavoratrice instancabile: «amare il proprio lavoro: questo è il segreto più semplice di ogni riuscita; e purtroppo, è quello che tutti meno conoscono»[4]. E fu sulle carte in bozza della sua «Cordelia» che si spense il 28 febbraio 1911. 

Attraverso il carteggio della scrittrice è possibile disegnarne il ritratto: Ida si dimostra una donna determinata e risoluta nelle sue scelte di vita, resa forte probabilmente dal bagaglio culturale che non molte donne della sua epoca possiedono. Nelle sue lettere non manca di far leva sulla sua professionalità avanzando continue richieste di denaro e di lavoro agli editori. Ma in esse possiamo leggere anche atteggiamenti di cameratismo, da vera professionista qual era nel suo campo, dall’editoria alla produzione letteraria; sapeva rivolgersi con sicurezza, disinvoltura e piglio ai suoi destinatari – quasi sempre uomini- e conosceva il tono da usare per ottenere quanto le era dovuto dagli editori, non sempre rispettosi degli impegni contrattuali. Infine, attraverso l’epistolario, possiamo conoscere la fitta rete di relazioni letterarie che intesseva ed intratteneva. Dallo studio-abitazione di piazza del Duomo, 22 a Firenze scrisse lettere a personaggi illustri di tutta Italia: intellettuali come il Conte Angelo De Gubernatis, giornalisti come Filippo Orlando e Onorato Fava, scrittori e poeti come il Fucini, la Perodi, la Serao, Giovanni Marradi, Alessio Di Giovanni, Alfonso Pisaneschi, Paolo Lioy, Antonio Fogazzaro, editori come Piero Barbèra e Licinio Cappelli, politici come Ferdinando Martini, Ubaldino Peruzi, Enrico Poggi, Atto Vannucci, Pasquale Villari sono stati i suoi interlocutori. Per la sua epoca fu dunque un’antesignana nelle relazioni di lavoro tra sessi diversi e una femminista moderata nell’attività giornalistica di promozione culturale e letteraria rivolta alle giovani italiane.

Beatrice Lento

Grazia Deledda

“Ho vissuto coi venti, coi boschi, con le montagne. Ho mille volte appoggiato la testa ai tronchi degli alberi, alle pietre, alle rocce per ascoltare la voce delle foglie; ciò che dicevano gli uccelli, ciò che raccontava l’acqua corrente;…ho ascoltato i canti e le musiche tradizionali e le fiabe e i discorsi del popolo, e così si è formata la mia arte, come una canzone od un motivo che sgorga spontaneo dalle labbra di un poeta primitivo.”

Beatrice Lento

Tanto gentile

Tanto gentile e tanto onesta parela donna mia quand’ella altrui saluta,

ch’ogne lingua deven tremando muta,

e li occhi no l’ardiscon di guardare.
Ella si va, sentendosi laudare,

benignamente d’umiltà vestuta;

e par che sia una cosa venuta

da cielo in terra a miracolo mostrare.
Mostrasi sì piacente a chi la mira,

che dà per li occhi una dolcezza al core,

che ‘ntender no la può chi no la prova:
e par che de le sue labbia si mova

un spirito soave pien d’amore,

che va dicendo all’anima: Sospira.

 

Beatrice Lento

Anna Franchi

Pubblicato nel 1902, Avanti il divorzio è il romanzo d’esordio di Anna Franchi, scrittrice livornese dal talento eclettico, che ha esplorato temi e generi mai toccati prima di lei nella letteratura femminile.

Il libro vide la luce nel momento decisivo della battaglia politica per l’introduzione del divorzio in Italia condotta negli ultimi decenni dell’Ottocento da socialisti, liberali e massoni; e fu prefato da Agostino Berenini, uno dei promotori del disegno di legge.

L’Autrice racconta la propria penosa vicenda coniugale con lucidità e senza reticenze, con la capacità di osservazione sicura e precisa che le deriva da quella «mente serena» rivendicata nel romanzo stesso come la qualità fondamentale del proprio intelletto. La puntuale cronistoria delle vessazioni subìte da parte del marito e di una legge tutta sbilanciata in favore degli uomini, diventa un vibrante atto di pubblica denuncia del dramma sociale della soggezione femminile e delle sue peggiori conseguenze sia sul piano morale sia su quello giuridico, e un appello alla sola liberazione possibile per tanti destini umiliati e traditi: il divorzio invocato nel titolo.

Un documento autobiografico redatto con il più scrupoloso rispetto dell’autenticità storica, per l’imperativo morale derivante dalla sua funzione di pubblica denuncia e per la totale aderenza della Franchi all’ideale poetico del «vero umano» cui sarebbe stata sempre fedele in tutta la sua opera letteraria.

Beatrice Lento

Matilde Serao

Fu la prima donna a dirigere un giornale: Il Mattino.

„Credete che al napoletano basti la Madonna del Carmine? Io ho contati duecentocinquanta appellativi alla Vergine, e non sono tutti. Quattro o cinque tengono il primato. Quando una napoletana è ammalata o corre un grave pericolo, uno dei suoi, si vota a una di queste Madonne. Dopo scioglie il voto, portandone il vestito, un abito nuovo, benedetto in chiesa, che non si deve smettere, se non quando è logoro. Per l’Addolorata il vestito è nero, coi nastri bianchi; per la Madonna del Carmine, è color pulce coi nastri bianchi; per l’Immacolata Concezione, bianco coi nastri azzurri; per la Madonna della Saletta, bianco coi nastri rosa. Quando non hanno i danari per farsi il vestito, si fanno il grembiule; quando mancano di sciogliere il voto, aspettano delle sventure in casa. E il sacro si mescola al profano. Per aver marito, bisogna fare la novena a san Giovanni, nove sere, a mezzanotte, fuori un balcone, e pregare con certe antifone speciali.“ 

Beatrice Lento

Evelina Cattermole

Il suo pseudonimo fu: Contessa Kara, poetessa legata alla Scapigliatura lombarda, autrice della raccolta Versi ( 1883)

Io t’amo, io t’amo. Oh, che altra donna mai Non susurri a’1 tuo cor questa parola.
Per quante ne incontrasti e ne vedrai 

Anco ne i sogni, vo’ bastarti io sola. 
Io saprò tramutarmi in che vorrai, 
Mentre, com’ or, tra i baci il di s’ invola : 

Frine, Saffo, Maria chiedi, ed avrai 

Quanto fibra, intelletto, alma consola. 
Avrai tutto, lo giuro. Ed io frattanto 

Gioie da questo amor non cerco o aspetto, 

Che infiorino il cammin de la mia vita. 
Anzi, se tu mi sei cagion di pianto, 
Dirò, piegando il capo in su ’l tuo petto : 
Io scherzai con l’ amore : ei m’ ha punita. 

Beatrice Lento

Vanessa

Di cognome Beecroft, é la più trasgressiva delle artiste contemporanee.

Come nascono le sue sculture?

I miei sono calchi dal vivo. Frammenti di parti del corpo sensuali o tragici: un seno, un ventre, una bocca, una mandibola, un ginocchio.

Ho esposto anche due sculture giganti: sembrano rifarsi a un’iconografia antica, ma sono decostruite.

Beatrice Lento

Gerda: la ragazza con la Leica

É la prima grande fotografa di guerra, per molto tempo é stata solo l’altra metà di Robert Capa, il reporter della Guerra Civil e dello sbarco in Sicilia anche se Lei era una vera Star. 

Il suo vero nome era Gerta Pohorylle, nata a Stoccarda da una famiglia di ebrei polacchi l’1 agosto 1910, la sua vita finisce nell’estate del 1937 in Spagna, al ritorno dal fronte di Brunete. 

Era aggrappata al predellino della vettura del generale polacco Walter Swierckinsky quando una scarica di mitraglia fa rovesciare il mezzo e Gerda finisce sotto i cingoli d’un carroarmato.

Beatrice Lento

Il talento di Maddalena 

Invisibile come tante grandi donne lasciate nell’ombra da una storia misogina, Maddalena Corvina é una  grande pittrice e miniatrice romana.

Nacque nel 1607 in una famiglia colta e raffinata, il suo valore é confermato dalle sue opere tra cui  il suo apparato iconografico per il trattato De Florum cultura del gesuita senese Giovanni Battista Ferrari  e la bella miniatura su pergamena raffigurante un Giovane Gentiluomo.

Riassunto liberamente da Bellezza Sconosciuta di Vittorio Sgarbi

Beatrice Lento

La strega più celebre

Madre Shipton, soprannome di Ursula Southeil, è forse la strega più celebre: era una profetessa e una sibilla inglese vissuta tra il 1488 e il 1561. Ha scritto numerose profezie in versi che sono state ritenute esatte per vari avvenimenti storici, come la Peste di Londra del 1665, il grande incendio di Londra del 1666 e l’esecuzione di Maria Stuarda del 1587.

Beatrice Lento