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Inumano

Kendell Geers, nato in una famiglia afrikaans bianca della classe operaia durante il periodo dell’apartheid, ha seguito fin da ragazzo il movimento anti-apartheid.

Nella mostra INHUMAN declina, attraverso diversi media – neon, opere ad acrilico, sculture inedite o reinventate  il suo impegno di artista militante vuole denunciare ogni abuso di potere e ritrovare una nuova spiritualità.

Nel percorso, Geers interviene con installazioni che concentrano nel messaggio soprattutto il simbolo religioso cristiano.

A Tropea il Concorso Fiorito del Covid

Si pensava di registrare un’inevitabile battuta d’arresto e invece, nonostante le tantissime difficoltà determinate dalla pandemia, la tredicesima edizione del “Concorso Finestre Balconi Vicoli Fioriti Anna Maria Piccioni Città di Tropea” si è felicemente conclusa. Il palcoscenico della premiazione dei sei finalisti è stato splendidamente all’altezza delle aspettative suscitate da un’edizione definita, fin dalle prime battute, eccezionale.

Il Museo Diocesano, gioiello cittadino, che da pochi giorni ha riaperto i battenti, si é presentato ancora più fascinoso del solito col suo salone riservato ai soli, pochissimi, privilegiati ospiti, lasciandosi ammirare con le sue tele maestose e le sue atmosfere cariche di storia. Solo 40 fruitori scelti tra i concorrenti, i giurati e le autorità. Tanta l’emozione segnata dalle misure sanitarie di prevenzione del COVID ma le mascherine, il disinfettante, il distanziamento e le nuove regole relazionali, pur lanciando messaggi inquietanti, non hanno impedito di gustare la gioia di un traguardo raggiunto.

Solitamente il bando del concorso viene diffuso il primo giorno di primavera ma il 21 di Marzo scorso si era chiusi in casa e la tensione non mancava, gradualmente, però, si incominciavano a delineare situazioni di speranza e il messaggio del Sindaco, giunto alle Coordinatrici del Concorso, Beatrice Lento e Mariantonietta Pugliese, ha dato il via, senza esitazioni, alla macchina organizzativa. “Realizzare quest’edizione speciale, nel corso della pandemia” aveva osservato Giovanni Macrì “è un bene per tutti, oseremmo dire un dovere civico. La cura della nostra Tropea la dobbiamo a noi stessi, a prescindere da ogni avversità, e l’evento è un segno di vitalità e speranza.” Un impegno importante, quindi, per dare spazio alla fiducia e all’ottimismo.

Si è avviata, così, quest’avventura, forse un po’ tormentata, ma con la voglia decisa di ricominciare lasciando alle spalle un incubo imprevedibile e sconvolgente. È per questo che il Concorso è stato dedicato alla Vergine di Romania, Patrona di Tropea, amatissima dai Tropeani che spesso a Lei si rivolgono chiamandola teneramente “A Nighirea Nostra”. Alla Madonna bruna si è chiesta la tutela contro il flagello della pandemia e l’amato Inno alla Vergine, di Padre Luigi Errico, è stato scandito sulle foto dei dieci partecipanti alla competizione “Scatti d’Autore per Tropea in Fiore” che, dallo scorso anno, arricchisce il concorso fiorito.

A vincere la tredicesima, eccezionale edizione, che sicuramente passerà alla storia cittadina come il Concorso Fiorito del covid, in ordine di graduatoria, Loredana Rivoltella, Damiano Vita e Angela Naccari, per la sezione Privati, mentre per quella riservata alle attività commerciali, alberghiere e ristorative, La Lamia, L’angolo del gusto e il Convivio.

Il Sindaco Macrì, nel suo intervento, ha ricordato i momenti difficili vissuti, con piena consapevolezza delle sfide che ancora ci attendono, e ci ha tenuto a ringraziare Salvatore Accorinti, componente della Pro Loco, che, in piena pandemia, a volte anche sfidando le rigorose regole sanitarie, si è preso amorevolmente cura del verde cittadino facendolo prosperare, ha anche fatto cenno allo scherzoso nomignolo di “Sindaco Giardiniere”, da alcuni, invece, attribuitogli con taglio denigratorio, evidenziando come l’impegno di servizio, portato avanti assieme al Corpo dei Volontari del Principato di Tropea, abbia il valore di un appello collettivo alla cura e all’amore per la Città e come nulla sia più incisivo dell’esempio.

La cerimonia di premiazione si è svolta in orario serale e ad arricchirla vari momenti di grande suggestione tra cui il video di Saverio Caracciolo, Emozioni Fiorite, che, sulle note della musica del grande Ennio Morricone, ha presentato gli allestimenti floreali e gli scatti d’autore in gara. Particolare molto emozionante del filmato la foto dell’artista umbra Anna Maria Piccioni, Musa ispiratrice del Concorso, nel cui ricordo l’evento si realizza.

Ad essere premiato, nell’ambito di Scatti d’autore per Tropea in Fiore, anche Mario Greco, il Maestro della fotografia di Carlopoli, nella Presila Catanzarese, noto come “il fotografo on the road” ed anche come “il fotografo che riScatta la Calabria”. Il suo magnifico “Ritorno di rondini” sulla magica Isola, emblema di Tropea, è stato riprodotto sulle locandine della manifestazione affisse in tutta la Città. Greco, pur essendo avvezzo ai riconoscimenti, non ha nascosto la sua commozione ad essere premiato dalla Città di Tropea che considera come l’emblema e l’ambasciatrice di tutta la Regione.

A rafforzare l’esclusività della cerimonia “I Tres Tenores” di Vibo Marina, trio composto da Lucia Quattrocchi, Caterina Timpano e Gabriele Cannizzaro che, accompagnandosi con la chitarra e il tamburello, hanno offerto l’apprezzatissimo concerto “Balconi…e dintorni”.

Presenti alla manifestazione tutti i partner della gara, oltre al Comune, la Pro Loco, l’Istituto Superiore, la Consulta, AssCom, As.Al.T, OspitiAmo Tropea ed sos KORAI. A condurre Beatrice Lento e Mariantonietta Pugliese, presidenti di sos KORAI e di AssComm, che, oltre a ricordare la storia del Concorso, hanno reso omaggio ad Anna Maria Piccioni assieme ad altre due personalità legatissime all’iniziativa, purtroppo scomparse, Peppe Chiapparo, giurato della prima ora ed Edoardo Barone, primo vincitore del torneo floreale.

L’importanza del Concorso è notevole perché ad essere in gioco non è solo la dimensione estetica, legata alla bellezza dei fiori e del verde, ma l’impegno ecologista, il senso civico, il rispetto delle regole, la cultura della legalità, il senso d’appartenenza, lo spirito di servizio e l’amore per la propria terra. Valori tutti presenti nell’Agenda di Governo dell’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Macrì. A conferma la recente conquista della prestigiosa Bandiera Blu, che gratifica le Amministrazioni virtuose impegnate nella tutela del mare e dell’ambiente, e la candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2022, iniziativa del MIBACT, che pone la cultura al servizio dello sviluppo sostenibile.

Il Concorso Fiorito di Tropea è tutto questo ed il successo che l’accompagna ormai da tredici anni dimostra che la posta in gioco è alta ed è riconosciuta come strategica dalla comunità tropeana. L’augurio con cui l’evento di sabato scorso si è concluso é quello di una sensibilità ecologista capace di coinvolgere tutti i Tropeani, e quelli che, comunque, vivono o visitano la Città, per fare della Perla del Tirreno un’oasi non solo di bellezza ma anche di civiltà.

Tropea 20 Luglio 2020

Le Coordinatrici del Concorso

Beatrice Lento e Mariantonietta Pugliese

Lettera di una madre araba al figlio

Di MARAM AL-MASRI

 

Poiché la libertà
è un’esplosione delle corde
di un cuore
che non ne può più.
È il canto delle sirene
rivolto ai marinai coraggiosi.

Poiché la libertà
è la più belle tra le belle
dea della saggezza
amante dei forti.
Con passione amala.

Poiché è il paradiso del fuoco
che inizia con una scintilla
come la poesia con una parola
come l’amore con un bacio
è la più cara tra le care.
Trasformati in lei.

Che tu sia, figlio mio, la goccia d’acqua
che legandosi ad altre gocce
formerà l’onda
che laverà la costa del mondo
e smusserà la roccia tagliente.

Che tu sia, figlio mio, il soffio che si unirà all’aria
affinché la tempesta strappi via
le radici dell’ingiustizia.
Che tu sia scintilla
di luce.
Che il sole della libertà illumini il tuo Paese.

La tua vita mi è cara,
come quella dei figli di tutte le madri.
Io ti consacro, figlio mio,
alla libertà.

 Se guardate attentamente vedrete che quasi tutto ciò che conta davvero per noi, tutto ciò che rappresenta il nostro impegno più profondo nel modo in cui la vuta umana deve essere vissuta  e curata, dipende da una qualche forma di volontariato.”
Margaret Mead

Emozioni Blu con Francesca Mirabelli

Un’atmosfera da grandi occasioni, un parterre esclusivo, relatori  eccellenti e uno sfondo mozzafiato: questi gli ingredienti di un evento di grande spessore coniugato col tratto Blu di una Calabria che ha deciso di ripartire dal suo mare. Un’immensità cristallina, ricca di tradizioni, consuetudini e vicende su cui si potrebbero spendere fiumi d’inchiostro senza mai riuscire a scrivere la parola fine.
 A colorare d’azzurro la platea, raccolta nell’Anfiteatro del porto della Perla del Tirreno, tutti i Sindaci, o loro delegati, delle 14  Bandiere Blu 2020 della Calabria, orgoglio di una Regione che vuole ripartire nel segno della gestione sostenibile del territorio attraverso un’amministrazione virtuosa che ha a cuore la  tutela ambientale a partire dalla grande risorsa marina. Occasione dell’eccezionale incontro la presentazione ufficiale di un’associazione votata a questa finalità che si lega al nome di un uomo che per tutta la vita ha servito lo Stato: il compianto Procuratore della Repubblica Bruno Giordano. 
Anima della nuova realtà associativa, dal nome estremamente evocativo, “ Mare Pulito ‘Bruno Giordano’ “, Francesca Mirabelli, vedova del magistrato, che, fondandola, ha voluto rendere omaggio ad un uomo che ha vissuto intensamente la pur breve esistenza spendendosi nel contrasto alla ‘ndrangheta e ad ogni forma di profanazione della legge, con un amore viscerale per l’ambiente e in particolare per il mare.
 L’evento, di elevatissima caratura, avrebbe meritato un pubblico numerosissimo e Tropea non avrebbe deluso l’aspettativa se tutto si fosse potuto svolgere nella normalità pre covid. Le nuove esigenze, dettate dalla logica della prevenzione, effettivamente, hanno imposto un freno ma il limite alla partecipazione non ha alterato lo spirito della serata che ha registrato il massimo successo. 
A succedersi nei messaggi, idealmente rivolti a tutta la Calabria, che riconosce a Tropea il valore di simbolo e di portavoce della Regione, le massime autorità locali dello Stato: il Procuratore della Repubblica Camillo Falvo, il Prefetto Francesco Zito e il Sindaco  Giovanni Macrì a cui si sono affiancati alcuni vertici del settore ambientale e produttivo, dal Presidente dell’Union Camere Calabria Klaus Algieri, al Direttore Generale Arpacal Domenico Pappaterra, ovviamente, a presiedere l’incontro la fondatrice dell’Associazione, Francesca Mirabelli Giordano, e la Presidente Marina Petrò. Assente, per sopraggiunte esigenze, ma idealmente vicina, la Presidente Jole Santelli.
Tutti gli interventi sono stati corposi, nonostante la regola della sintesi dichiarata in apertura, perché, evidentemente, le tematiche affrontate esprimevano la grande passione e il forte investimento riversato da ogni intervenuto nel settore della cura ecologista. Difficile riassumere l’infinitá di messaggi e di provocazioni lanciati, tutti nel segno di un bisogno fortemente avvertito e condiviso: ricominciare a vivere rimuovendo le incrostazioni di un tempo, vicino dal punto di vista reale ma distante anni luce dalla nuova dimensione vitale tracciata dal corona virus, che, nel disastro seminato e non ancora completamente consumato, ha, comunque, insegnato tanto: il valore della vita umana, che é intimamente legato all’equilibrio ecosistemico, l’importanza della serietà d’impegno, della reciprocità, dell’onestà, del servizio, del senso di appartenenza ad un’armonia che travalica i confini personali e personalistici per abbracciare l’intero pianeta.
Profondi e sentiti gli appelli lanciati dai relatori: dal Sindaco Macrì, che ha ribadito l’esigenza di lasciare un segno positivo del proprio essere nel mondo, al Procuratore Falvo, che ha rimarcato la scorrettezza sacrilega di chi contamina l’ambiente, al Prefetto Zito, che ha indicato nella Famiglia e nella Scuola le agenzie formative che possono fare la differenza, al Presidente dell’Union Camere Algieri, che ha colto nella bellezza impareggiabile della nostra terra il punto da cui ripartire, al Direttore Generale Arpacal Pappaterra, che ha individuato nella capacità di porsi mete ambiziose la strada da seguire per una ripresa efficace.
 
Emozionanti tutte le comunicazioni  offerte e particolarmente quella di Francesca Mirabelli, donna straordinaria che, pur forte e determinata, non é riuscita a celare l’emozione travolgente suscitata dal ricordo del coniuge alla cui memoria ha dedicato il suo impegno sociale. La Presidente dell’Associazione Petrò ha presentato l’edizione 2020 del Premio facendo anche ammirare la Targa ideata dall’orafo Santino Naccarato. Non sono mancati i riferimenti all’impegno assunto da Tropea di candidarsi a Capitale Italiana Della Cultura 2022, da parte di tutti l’ammirazione per una scelta audace e coraggiosa e la riconferma del sostegno convinto alla candidatura. “Sappiamo che la decisione é ambiziosa” ha affermato il Sindaco Macrì “ma siamo anche consapevoli che, grazie alla vicinanza di tutta la Calabria, terra dall’immenso patrimonio culturale, il nostro non è un gesto azzardato, quando c’é la passione e la voglia di sporcarsi le mani per il bene di tutti nulla é impossibile”.
Nonostante le distanze di sicurezza e le mascherine protettive la serata trascorsa ai piedi della maestosa Rupe di Tropea ha avuto il fascino di un’occasione eccezionale in cui una parte della Calabria vera, quella operosa e fiera, ha fatto cerchio, reale e metaforico, attorno a un’idea vincente: la tutela dell’ambiente, prioritá ineludibile. 
L’intrattenimento, curato dall’Associaione Culturale LaboArt, presieduta da Maria Grazia Teramo, ha reso ancora più intensa la serata, grazie alle suggestive interpretazioni di Noemi Di Costa e Katia Pugliese, e in tutti é rimasta una sensazione di appagamento e nel contempo di mancanza: la gratificazione di trovarsi in uno dei posti più belli del mondo e la voglia di moltiplicare ancor di più il proprio contributo alla crescita condivisa.
 Tornano alla mente le parole del Sindaco di Tropea che ha avuto l’onore di tenere a battesimo l’Associazione legata al nome di Bruno Giordano:” Ho fatto mio il motto di Abraham Lincoln ‘Mi piace vedere un uomo orgoglioso del posto in cui vive. Mi piace vedere un uomo che vive in modo tale che il suo posto sará orgoglioso di lui’”.

Missione impossibile: a perdere è la donna?

Sono la cronaca di una sconfitta che racconta discriminazione di genere e un futuro di culle ancora più vuote, i numeri dell’Ispettorato nazionale del lavoro. Ci dicono, nella relazione relativa al 2019, che lo scorso anno più di 37 mila lavoratrici madri hanno abbandonato il proprio impiego. Si sono dimesse volontariamente. Ma il dato che testimonia il vero “gender gap” è il raffronto con le scelte dei padri. Su circa 51 mila dimissioni volontarie, il 73 per cento è stato firmato da donne e il 27 per cento da uomini. E perché tante lavoratrici madri, il 60 per cento dopo la nascita o in attesa del primo figlio, abbandonano la propria occupazione, magari a lungo cercata e la propria autonomia economia? Perché non riescono a conciliare il lavoro e la vita familiare, in particolare la cura dei figli.
Semplice, disarmante e grave. Come se rispetto a trenta o cinquant’anni fa nulla fosse cambiato. «È un problema drammatico che affrontiamo da decenni. L’Istat certifica che in generale il 20 per cento delle donne è costretto a lasciare il lavoro dopo la nascita dei figli», precisa la statistica Linda Laura Sabbadini. «Se non si investe in modo massiccio in servizi per la prima infanzia, servizi di cura, congedi parentali e di paternità che aumentino la condivisione tra genitori, nella battaglia contro la discriminazione e gli stereotipi, non ne usciremo mai. Nel piano Colao lo abbiamo messo come una priorità fondamentale. Ma le parole non bastano più, investiamoci veramente».
Una conciliazione impossibile “tra lavoro e cura della prole”, si legge nel rapporto, che l’Ispettorato nazionale del lavoro, sulla base delle testimonianze delle lavoratrici, sintetizza in tre fattori. L’assenza di parenti “di supporto”, ossia nonni che possano dare una mano, nel 27 per cento dei casi. Costi troppo alti di “assistenza al neonato”, cioè asili nido e baby sitter nel 7 per cento dei casi. Ma anche il “mancato accoglimento al nido” del proprio bambino, perché le strutture sono piene, gli asili assenti ma anche, spesso, criteri di accesso troppo rigidi. Dati identici a quelli dell’ano precedente, dunque nulla è migliorato nel nostro Paese.
E la fascia d’età in cui le donne abbandonano (29-44 anni), ossia nel pieno dell’impegno professionale, spiega perché in Italia la parità di salari e di carriere sia ancora così lontana. Ma anche il naufragio psicologico di molte che si ritrovano a dover dipendere economicamente dai loro compagni. Dunque, se il prezzo di un figlio, per una donna, oggi, è quello di dover rinunciare alla propria autonomia, il futuro demografico appare ancora più drammatico dell’attuale crescita zero.
Amaro il commento della ministra della Famiglia, Elena Bonetti. «È una situazione di assoluta gravità. Il dato attuale sul lavoro femminile sottolinea un’urgenza indifferibile: un cambio di rotta deciso verso l’armonizzazione dei tempi di vita familiare e del lavoro. Serve una vera promozione dell’occupazione delle donne e un investimento economico stabile per le famiglie». Del resto oggi la demografia è figlia dell’occupazione. È stata la grande rivoluzione del secolo scorso: mentre il Sud smetteva di fare figli, i bambini nascevano (e continuano a nascere,) nelle regioni del centro nord dove il lavoro femminile ha percentuali molto più alte. Aggiunge Elena Bonetti: «Per questo è stato cruciale dotarsi di un Family Act. Un piano che agisce sia con incentivi per il lavoro femminile, ma anche perché il lavoro possa valorizzare l’esperienza della maternità ».
Intanto però la fotografia dell’Inl (Ispettorato nazionale del lavoro) è drammatica. (E sappiamo che nonostante tutti i controlli il fenomeno delle dimissioni in bianco è purtroppo ben radicato). Ancora oggi le donne in Italia vengono messe di fronte alla scelta di fare un figlio o poter lavorare. Dati sui quali, infatti, la Cgil ha chiesto un incontro urgente al governo, mentre la ministra del lavoro Catalfo annuncia una «azione di contrasto al part-time involontario e una legge sulla parità di genere nelle retribuzioni». Alla quale si deve aggiungere, però, sottolinea l’economista Daniela Del Boca, «un impegno da parte delle aziende a non emarginare le donne quando tornano dalla maternità, come spesso, invece, accade».
Ma il tempo stringe avverte Del Boca. Perché i mesi del lockdown e dello smart working, hanno ulteriormente peggiorato la vita delle donne. «Mostrando drammaticamente quanto sia poco paritaria la condivisione della vita domestica. Le madri, lo sappiamo, hanno dovuto triplicare il loro impegno, tra professione, cura della casa e supporto dei figli nella didattica a distanza. Quanto accaduto in questi mesi peserà davvero sulle scelte future. E purtroppo, nonostante i tanti mesi di convivenza totale, non ci sarà nessun nuovo baby boom».

La Repubblica

Donatella Bianchi Presidente di Wwf Italia

” L’organizzazione familiare non dovrá più pesare solo sulle nostre spalle. Dovremo responsabilizzare gli uomini anche nella condivisione di mansioni pratiche.

Oggi le conquiste del movimento femminista sono a rischio. Vorrei che il valore delle donne fosse finalmente riconosciuto: possiamo dare un contributo straordinario all’intera società. ”

Da sempre appassionata di tematiche ambientali, Dontatella Bianchi ha iniziato il suo percorso da giornalista nella redazione di La Spezia, la sua città natale, del “Secolo XIX”. Entrata in Rai, dal 1989 al 1992 ha firmato e condotto per il programma “Sereno Variabile” la rubrica “Viaggi d’Autore” che la vede realizzare reportage esclusivi in tutto il mondo. Quando nel 1993 Rai1 decide di avviare una nuova trasmissione dedicata al mare, “Lineablu” appunto, si decide di affidare a lei la conduzione: il mare, per nascita e vocazione ereditata dalla famiglia di velisti, è da sempre l’elemento naturale di riferimento di Donatella che diventa così il volto simbolo del programma in onda il sabato pomeriggio sulla prima Rete.

Paola Di Nicola: la giudice del tribunale di Roma

«Gli amici chiedevano a me le ricette dei piatti, non a mio marito, che è magistrato, come me, e lavora tutto il giorno, come me. Mai un dubbio che a cucinare non fossi io – era Gemma, che ci aiuta da sempre. Ma il punto è un altro: anche io ho finto, dispensando ingredienti e tempi di cottura. Ero io stessa vittima e spacciatrice dello stereotipo».

Confessare, dopo, è stato liberatorio?
«Da una parte, sì. Dall’altra, dopo che hai indossato le “lenti di genere” vedi tutto: e diventa molto faticoso. Devi accettare che in ogni momento, sottolineando e denunciando i pregiudizi, sarai additata come persona esagerata, passerai per pedante. Viviamo in un sistema che è fatto per nascondere, rimuovere e ridicolizzare le disparità di genere».

È stata tra le prime, in Italia, a farsi chiamare «la» giudice, cioè a porre l’attenzione sulle parole. Nella scorsa legislatura Laura Boldrini ha insistito su «la» presidente. Di recente, invece, le donne del governo gialloverde hanno detto di preferire la versione maschile. Le motivazioni sono varie: suona meglio, questione di forma e non di sostanza.
«Non critico chi non usa il femminile, perché è qualcuno che si sente in una condizione di soggezione. Però è proprio una questione sostanziale, non di forma: la lingua è un luogo di rappresentazione del potere, ciò che si nomina esiste. Prendiamo “femminicidio”, per esempio, la morte di una donna uccisa perché donna: la parola dà concretezza al fenomeno, prima solo “omicidio”. Quindi: il femminile è percepito come ghettizzante, sminuente, nel nostro linguaggio quotidiano tutto ciò che rimanda alle donne è effettivamente rappresentativo di una minorità, di una fragilità, di una riduzione. L’italiano attribuisce il femminile a tutti i nomi delle professioni, operaia, fioraia, maestra eccetera, ma più si sale nella scala gerarchica e di potere, il femminile inizia a scomparire fino a essere totalmente silenziato. Dove le donne sono entrate solo 50 anni fa, come in magistratura, il femminile non c’è mai stato perché le donne erano escluse: ritenute fragili, quindi inidonee al giudizio. In un assetto simile, è normale che ci siamo focalizzate sul dimostrare il nostro valore, prima».

Quindi non è un dettaglio.
«Dire “suona meglio” è un motivo vero – perché il femminile è sminuente – ma frettoloso. È un processo culturale lungo, difficile, ma bisogna iniziare a cambiare, proprio nei luoghi in cui c’è più bisogno di proteggersi».

Silvia Bombino

Sarah ha scelto di andarsene

“Ai miei fratelli, ho provato a sopravvivere ma ho fallito. Ai miei amici, l’esperienza è stata dura e io ero troppo debole per lottare. Al mondo, sei stato davvero crudele, ma io ti perdono”.

Sarah Hijazi, giovane attivista Lgbt morta suicida in Egitto dopo avere subito torture fisiche e psicologiche in carcere.

Sarah era stata arrestata, nel settembre 2017, per aver sventolato, iniseme a un amico, la bandiera arcobaleno durante un concerto dei Machrou Laila al Cairo.

L’immagine era finita sui media e i leader religiosi avevano chiesto punizioni severe per i due attivisti.

Sarah è stata rinchiusa in un carcere maschile dove ha subito ogni tipo di violenza.

Quindi la liberazione dopo pressioni internazionali, e il trasferimento in asilo in Canada dove ha continuato a lottare per liberare altri Lgbt in Egitto. 

“Super comunista, super gay, super femminista”, si descrive su Instagram.

Purtroppo, il dolore e il ricordo degli abusi subiti non passa, e Sarah pone tragicamente fine alla sua vita.

Storia di un’artista che si dovette adattare

Carla Maria Maggi ha dipinto per un periodo molto breve della sua vita, malgrado le sue opere avessero rivelato un talento promettente. Infatti, come molte altre artiste del suo tempo, la pittrice, figlia della buona società milanese degli anni Trenta, dopo il matrimonio ha dovuto mettere da parte il proprio talento pittorico e vestire i panni della moglie e madre perfetta, secondo i canoni del benpensantismo borghese del tempo. Prima di dimenticare il suo essere artista, però, la Maggi ha lasciato diverse opere che raccontano un’epoca, ritraendo con sensibilità il mondo che lei frequentava.

Allieva di Giuseppe Palanti, Carla Maria Maggi smise di dipingere per seguire le regole sociali alle quali il marito la richiamava, e le sue opere furono riscoperte dal figlio, per caso, nascoste nel solaio della casa di campagna della famiglia. Dopo la riscoperta, della sua opera si sono occupati storici e critici d’arte come Rossana Bossaglia, Vittorio Sgarbi e Elena Pontiggia. Le opere della Maggi sono state così esposte a Milano, a Londra e, con straordinario successo, al National Museum of Women in the Arts di Washington (dove La Sigaretta, capolavoro della pittrice, è rimasta esposta, in prestito temporaneo, per qualche anno) e sono diventate motivo di riflessione e studio della condizione delle donne artiste fino a tempi molto recenti, ma anche ragione di riscoperta della poco nota, ma interessante, pittura borghese della Milano degli anni Trenta.

Il corpus dell’opera della Maggi è composto da una quarantina di opere che comprendono ritratti, nature morte e (cosa molto rara per una donna artista del tempo) nudi femminili ritratti dal vero. Carla Maria Maggi ha rappresentato magistralmente nella sua opera la società che frequentava e rappresentava: da una parte il bel mondo dell’alta borghesia milanese, divisa tra la città e i luoghi di villeggiatura, dall’altra la bohème degli ambienti di Brera e della Scala, liberi e pieni di stimoli per chi, come lei, volevano vivere nell’arte. Quella di Carla Maria Maggi, artista interrotta, è una storia che vale la pena di essere raccontata, tanto quanto la sua pittura è degna di essere osservata con attenzione.