Category Archive Riflessioni

Le Childfree

Nell’immaginario collettivo le donne che scelgono di non avere figli vengono etichettate come arriviste, ambiziose, egoiste oppure come maliarde, divoratrici di maschi, aliene all’istinto materno.

Probabilmente lo stereotipo non nasce dalla riprovazione sociale ma è pur vero che si nutre del sospetto.

Una donna che ha obiettivi diversi dal procreare va controcorrente, rompe il consueto e la gente difficilmente accetta e comprende ciò che non rientra nei due ruoli consueti della donna fattrice e della donna seduttrice.

Io credo che, come sempre, l’importante è essere se stesse a prescindere dall’opinione degli altri!

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6 febbraio Giornata Mondiale contro le MGF

La notte non voleva andarsene e Kissa si agitava tra le lenzuola senza tregua.

Il dolore era forte, entrava fino all’anima e ripensando all’accaduto provava una rabbia inconsueta contro la mamma, la nonna, le sorelle.

Erano state loro a tenerla inchiodata al letto, a dirle che era diventata donna, a strapparle per sempre la serenità…come sarebbe stato il suo domani, avrebbe mai dimenticato le sue grida impotenti, avrebbe mai smarrito il ricordo di quell’orribile, assurda, indicibile, incomprensibile violenza?

Sarebbe riuscita a rinascere, a guardare ancora negli occhi le sue sorelle, nonna Mali e Jali, la sua…dolce mamma. 

Le aveva promesso che per lei sarebbe stato diverso, che a lei nessuno avrebbe fatto del male, che lei avrebbe potuto correre e saltare sempre, correre e saltare come un puledro selvaggio che non ha padroni…e invece.

Jali, la sua mamma, proprio lei l’aveva tradita ed ora le gridava, con fare premuroso :” Kissa, piccola mia, fiore profumato, non correre, non saltare, attenta ti strappi.”

Emily Davison

​Quello suffragetta inglese Emily Davison non fu un martirio ma un gesto di disperato eroismo sfociato in tragedia. La verità sull’episodio più drammatico della storia del movimento per il diritto di voto alle donne è arrivata proprio mentre l’Inghilterra celebra il centenario dell’attivista che morì nel 1913, travolta dal cavallo del re durante il derby di galoppo di Epsom Downs. Emily Davison voleva dare un’accelerazione alla battaglia per il suffragio femminile compiendo un’azione clamorosa durante il più famoso appuntamento mondano di tutta la Gran Bretagna. Da allora gli storici si sono divisi a lungo, senza riuscire mai a stabilire con certezza quali fossero i suoi reali propositi. Chi voleva screditarla ha sempre affermato che la quarantunenne originaria del Northumberland aveva scelto d’immolarsi per la causa, trasformandosi in un’antesignana delle odierne donne-kamikaze. Ma le persone a lei più vicine, e soprattutto le sue compagne di lotta, hanno invece sempre sostenuto con decisione che volesse soltanto attaccare la bandiera viola, bianco e verde del movimento delle suffragette alle briglie del cavallo del re, per farla sventolare fino al vicino traguardo. Questa ipotesi è stata definitivamente confermata da una sofisticatissima analisi digitale delle immagini dei cinegiornali d’epoca e da una nuova ricerca storica basata sul materiale inedito contenuto in un archivio privato. I fotogrammi sgranati trasmessi in un documentario andato in onda nei giorni scorsi su Channel 4 mostrano Emily Davison appostata in uno dei punti nevralgici del percorso della gara, a un passo dalle ringhiere di protezione, lanciarsi all’improvviso verso il cavallo del re per tentare di afferrarne le briglie. L’urto, immortalato dalle immagini d’epoca, fu tanto imprevisto quanto spettacolare. La donna riportò una frattura cranica e varie lesioni interne, e morì l’8 giugno 1913, dopo una lunga agonia.A lungo l’opinione pubblica britannica si è divisa sulla sua figura, anche a causa dell’atteggiamento della stampa e dell’establishment, che l’hanno descritta per molto tempo come una squilibrata e una fanatica. Subito dopo l’incidente, non senza una certa enfasi, re Giorgio V si interessò alla sorte del cavallo e del fantino – usciti quasi incolumi dallo scontro – e manifestò grande disappunto per la giornata di festa rovinata dal gesto della suffragetta. La regina inviò un telegramma al fantino, augurandogli di rimettersi al più presto da «un triste incidente causato dal comportamento deplorevole di una donna lunatica e terribile». Invece la Women’s Social and Political Union, il movimento radicale delle suffragette impegnato nella lotta per l’uguaglianza, la fece diventare subito un’icona. Il settimanale “The Suffragette” uscì con una copertina celebrativa che la raffigurava come un angelo alato e riportava la famosa citazione del Vangelo di Giovanni che fu poi incisa anche sulla sua tomba, «nessuno ha un amore più grande di colui che sacrifica la propria vita per i suoi amici».
Ripreso da Riccardo Michelucci

La prima volta

La prima occasione di voto per le donne furono le amministrative del 1946: risposero 

in massa, con un’affluenza che superò l’89 per cento. Circa 2 mila candidate vennero elette nei consigli comunali, la maggioranza nelle liste di sinistra.

Sono vittime due volte: la madre uccisa, il padre in carcere.

 Sono gli orfani di femminicidio.

Finalmente lo scorso 21 dicembre il Senato ha approvato il disegno di legge che li aiuta.

É stato redatto dalla deputata Maria Busia :” L’ho scritta pensando a Vanessa Mele, una bambina che a sei anni ha visto uccisa la madre, non solo, la legge aveva assegnato al padre la pensione della donna uccisa, unico sostentamento della piccola.”

La legge prevede il gratuito patrocinio per i figli , il sequestro dei beni dell’uxoricida ed il loro trasferimento ai figli al termine del processo. Il colpevole perde la pensione di reversibilità. Anche l’ereditá spetta solo ai figli.

No Anorexia

Una famiglia normale la mia…un pò fredda, un pò distante, un pò asettica…dicono che molte ragazze anoressiche hanno madri opprimenti, la mia no la mia era solo un pò assente: mai un sorriso, una carezza, un abbraccio…poco fisica.

Da quando ho deciso di non mangiare ho iniziato ad esistere: sentivo fame quindi esistevo…avevo una grande fame d’amore ma non trovavo da sfamarmi.

A un certo punto mi arrestarono… flebo, psicoterapia…Uscii dal carcere ed incominciai a guarire solo quando incontrai l’uomo giusto che era affettuoso dolce, vero…non nascondeva le sue paure, le sue debolezze, mi insegnò a non puntare sempre al massimo,mi accettava .. così com’ero.L’analisi è stata importantissima, ho rovistato tutte le pieghe del mio animo, ho conosciuto me stessa e ho cominciato ad amarmi. l’anoressia mi ha insegnato tanto: la fragilità , la precarietà, il dolore, l’empatia, la volontà, la voglia di rinascere. Oggi sono veramente me stessa e ho capito quanto è facile far male agli altri

Questa è una storia vera , ne ho raccolto tante nel mio percorso di educatrice e sono certa che il migliore aiuto da offrire a chi soffre è la consapevolezza dell’esigenza di farsi aiutare dalle persone giuste.

Il numero verde 800180969 è anonimo e gratuito,attivo 24 su 24

Gianburrasca di Montecitorio

” Dovrò rallentare, ma non ho intenzione di interrompere la mia attivitá politica perché da una passione non ci si dimette”

Forza Emma!

Tanto gentile

Tanto gentile e tanto onesta parela donna mia quand’ella altrui saluta,

ch’ogne lingua deven tremando muta,

e li occhi no l’ardiscon di guardare.
Ella si va, sentendosi laudare,

benignamente d’umiltà vestuta;

e par che sia una cosa venuta

da cielo in terra a miracolo mostrare.
Mostrasi sì piacente a chi la mira,

che dà per li occhi una dolcezza al core,

che ‘ntender no la può chi no la prova:
e par che de le sue labbia si mova

un spirito soave pien d’amore,

che va dicendo all’anima: Sospira.

 

Licenziata per malattia

Molte donne perdono il posto di lavoro o vengono declassate o sono costrette a dare le dimissioni  a causa del cancro al seno. 

A denunciarlo é Paola Pignocchi che dopo la disavventura occorsale, potremmo parlare del danno unito alla beffa, ha deciso di scendere in campo per farsi paladina dei diritti  delle donne che vanno incontro alla malattia.

” Sono in tante a tacere per paura di perdere il posto o di essere demansionate, eppure la legge dice che le aziende devono ricollocarti in un ruolo compatibile con il male che devi affrontare.”