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Giuditta

#Distillandoessenzediumanitá sosKORAI&CAFFO

GRETA Quaderno dell’8 Marzo #2

Vieni anche tu vogliamo donarti il nostro QUADERNO

(…)Fa freddo oggi a Calabricata. Questa fine di novembre vuole ammonirci che l’inverno incombe. Fa freddo, ma io non lo sento: sono agitata, nervosa per le notizie che giungono. Pietro Mazza fa pascolare i suoi buoi nei campi della nostra cooperativa, quei campi che abbiamo occupato così come previsto dai decreti del compagno Fausto Gullo. I vecchi padroni, però, quelli che si vantano di poter galoppare per ore senza uscire dalle loro terre e che non si vergognano di lasciarle incolte mentre i contadini patiscono la fame per il bisogno di lavoro, ci considerano degli usurpatori e ci ostacolano con ogni mezzo e con la forza violenta dei loro sgherri. E’ calabrese Gullo, sa come stiamo qua noi contadini. Gullo lo sa che il secolare problema del Meridione, e della Calabria in particolare, è il maledetto latifondo. Non c’è possibilità di ammodernare l’agricoltura finché non verrà scardinato. I latifondisti vogliono mantenere i tristi atavici rapporti; vessatori arroganti e imperiosi su braccianti miserrimi e impotenti, resi schiavi dal bisogno e dalla fame. Gullo lo sa, perciò ha emanato i famosi decreti che danno ai contadini la libertà di occupare le terre incolte. E’ calabrese Gullo. I suoi decreti noi calabresi li sentiamo nostri.(…)

Giuseppina Capria

Elfriede

#Distillandoessenzediumanità

sosKORAI&CAFFO GRETA Quaderno dell’8 Marzo #2

(…)Tropea è un sogno per ogni fotografo, ma per me sicuramente ancora di più. E un passione grandissima, davvero una passione. Più bello che fotografare i palazzi ed il mare è per me fotografare la gente, i bambini, i nonni, cogliere gli attimi. A proposito di bambini: in questi 10 anni di fotografia ho visto crescere tantissimi piccoli tropeani, ieri ancora una bimba, oggi una piccola signora; sono momenti emozionanti per me vedere questo nei miei album di tropeani. Spesso mi è pure successo che quando qualcuno mancava mi chiedessero se io avessi una bella foto del deceduto, mi erano molto grati se riuscivo a trovarla e per me era una sensazione bella avere aiutato un pó qualcuno. Sono tanti i tropeani che vivono fuori dalla Calabria già da tanti anni, mi scrivono che grazie alle mie foto possono essere vicini al loro paese e ai parenti. Questo mi emoziona sempre. Non sono professionista, sono autodidatta, ma le mie foto sono fatte con amore e credo che si veda(…)

Elfriede Hartbauer

Elfriede

#Distillandoessenzediumanità

sosKORAI&CAFFO GRETA Quaderno dell’8 Marzo #2

(…)Tropea è un sogno per ogni fotografo, ma per me sicuramente ancora di più. E un passione grandissima, davvero una passione. Più bello che fotografare i palazzi ed il mare è per me fotografare la gente, i bambini, i nonni, cogliere gli attimi. A proposito di bambini: in questi 10 anni di fotografia ho visto crescere tantissimi piccoli tropeani, ieri ancora una bimba, oggi una piccola signora; sono momenti emozionanti per me vedere questo nei miei album di tropeani. Spesso mi è pure successo che quando qualcuno mancava mi chiedessero se io avessi una bella foto del deceduto, mi erano molto grati se riuscivo a trovarla e per me era una sensazione bella avere aiutato un pó qualcuno. Sono tanti i tropeani che vivono fuori dalla Calabria già da tanti anni, mi scrivono che grazie alle mie foto possono essere vicini al loro paese e ai parenti. Questo mi emoziona sempre. Non sono professionista, sono autodidatta, ma le mie foto sono fatte con amore e credo che si veda(…)

Elfriede Hartbauer

Elfriede

#Distillandoessenzediumanità

sosKORAI&CAFFO GRETA Quaderno dell’8 Marzo #2

(…)Tropea è un sogno per ogni fotografo, ma per me sicuramente ancora di più. E un passione grandissima, davvero una passione. Più bello che fotografare i palazzi ed il mare è per me fotografare la gente, i bambini, i nonni, cogliere gli attimi. A proposito di bambini: in questi 10 anni di fotografia ho visto crescere tantissimi piccoli tropeani, ieri ancora una bimba, oggi una piccola signora; sono momenti emozionanti per me vedere questo nei miei album di tropeani. Spesso mi è pure successo che quando qualcuno mancava mi chiedessero se io avessi una bella foto del deceduto, mi erano molto grati se riuscivo a trovarla e per me era una sensazione bella avere aiutato un pó qualcuno. Sono tanti i tropeani che vivono fuori dalla Calabria già da tanti anni, mi scrivono che grazie alle mie foto possono essere vicini al loro paese e ai parenti. Questo mi emoziona sempre. Non sono professionista, sono autodidatta, ma le mie foto sono fatte con amore e credo che si veda(…)

Elfriede Hartbauer

Sara

#Distillandoessenzediumanitá sosKORAI&CAFFO

GRETA Quaderno dell’8 Marzo #2

(…)Sono partita nella metà del secolo scorso, da un lembo di Calabria tra gli ulivi e il mare, scalza ma con una identità ben precisa; lasciando l’infanzia alla stazione e nel solco le radici. Era un giorno qualunque, senza nessun particolare apparente che facesse capire il cambio di rotta della mia piccola vita. Indossavo un vestitino leggero e gli zoccoletti di legno. Era novembre. Di quel viaggio che pareva mai finire, ricordo solo il freddo pungente che arrivava fino al cuore, non un freddo dovuto all’inclemenza del tempo:era il dolore del distacco dai luoghi e dalle persone. Un freddo dell’anima che mi avrebbe accompagnata anche d’estate per il resto dei miei giorni, unitamente al ricordo del fischio lacerante del treno che fondeva le gallerie come una trivella. Sono approdata in una terra diversa, per bellezza simile alla mia; ma nessuna terra potrebbe mai radicarmi con la stessa forza, nessun’altra terra potrebbe mai scorrermi nelle vene insieme al sangue. Nessun’altra terra ha il suo richiamo d’amore e di radici. Ho cominciato il cammino nella realtà sconosciuta con le scarpe fasciate di garbo, per non far sentire i miei passi a gente sconosciuta mal disposta all’accoglienza; mi perdevo in modelli inarrivabili e rimpiangevo l’identità perduta.(…)

Sara Rodolao

Sara

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GRETA Quaderno dell’8 Marzo #2

(…)Sono partita nella metà del secolo scorso, da un lembo di Calabria tra gli ulivi e il mare, scalza ma con una identità ben precisa; lasciando l’infanzia alla stazione e nel solco le radici. Era un giorno qualunque, senza nessun particolare apparente che facesse capire il cambio di rotta della mia piccola vita. Indossavo un vestitino leggero e gli zoccoletti di legno. Era novembre. Di quel viaggio che pareva mai finire, ricordo solo il freddo pungente che arrivava fino al cuore, non un freddo dovuto all’inclemenza del tempo:era il dolore del distacco dai luoghi e dalle persone. Un freddo dell’anima che mi avrebbe accompagnata anche d’estate per il resto dei miei giorni, unitamente al ricordo del fischio lacerante del treno che fondeva le gallerie come una trivella. Sono approdata in una terra diversa, per bellezza simile alla mia; ma nessuna terra potrebbe mai radicarmi con la stessa forza, nessun’altra terra potrebbe mai scorrermi nelle vene insieme al sangue. Nessun’altra terra ha il suo richiamo d’amore e di radici. Ho cominciato il cammino nella realtà sconosciuta con le scarpe fasciate di garbo, per non far sentire i miei passi a gente sconosciuta mal disposta all’accoglienza; mi perdevo in modelli inarrivabili e rimpiangevo l’identità perduta.(…)

Sara Rodolao

Sara

#Distillandoessenzediumanitá sosKORAI&CAFFO

GRETA Quaderno dell’8 Marzo #2

(…)Sono partita nella metà del secolo scorso, da un lembo di Calabria tra gli ulivi e il mare, scalza ma con una identità ben precisa; lasciando l’infanzia alla stazione e nel solco le radici. Era un giorno qualunque, senza nessun particolare apparente che facesse capire il cambio di rotta della mia piccola vita. Indossavo un vestitino leggero e gli zoccoletti di legno. Era novembre. Di quel viaggio che pareva mai finire, ricordo solo il freddo pungente che arrivava fino al cuore, non un freddo dovuto all’inclemenza del tempo:era il dolore del distacco dai luoghi e dalle persone. Un freddo dell’anima che mi avrebbe accompagnata anche d’estate per il resto dei miei giorni, unitamente al ricordo del fischio lacerante del treno che fondeva le gallerie come una trivella. Sono approdata in una terra diversa, per bellezza simile alla mia; ma nessuna terra potrebbe mai radicarmi con la stessa forza, nessun’altra terra potrebbe mai scorrermi nelle vene insieme al sangue. Nessun’altra terra ha il suo richiamo d’amore e di radici. Ho cominciato il cammino nella realtà sconosciuta con le scarpe fasciate di garbo, per non far sentire i miei passi a gente sconosciuta mal disposta all’accoglienza; mi perdevo in modelli inarrivabili e rimpiangevo l’identità perduta.(…)

Sara Rodolao

Sarà

#Distillandoessenzediumanitá sosKORAI&CAFFO

GRETA Quaderno dell’8 Marzo #2

(…)Sono partita nella metà del secolo scorso, da un lembo di Calabria tra gli ulivi e il mare, scalza ma con una identità ben precisa; lasciando l’infanzia alla stazione e nel solco le radici. Era un giorno qualunque, senza nessun particolare apparente che facesse capire il cambio di rotta della mia piccola vita. Indossavo un vestitino leggero e gli zoccoletti di legno. Era novembre. Di quel viaggio che pareva mai finire, ricordo solo il freddo pungente che arrivava fino al cuore, non un freddo dovuto all’inclemenza del tempo:era il dolore del distacco dai luoghi e dalle persone. Un freddo dell’anima che mi avrebbe accompagnata anche d’estate per il resto dei miei giorni, unitamente al ricordo del fischio lacerante del treno che fondeva le gallerie come una trivella. Sono approdata in una terra diversa, per bellezza simile alla mia; ma nessuna terra potrebbe mai radicarmi con la stessa forza, nessun’altra terra potrebbe mai scorrermi nelle vene insieme al sangue. Nessun’altra terra ha il suo richiamo d’amore e di radici. Ho cominciato il cammino nella realtà sconosciuta con le scarpe fasciate di garbo, per non far sentire i miei passi a gente sconosciuta mal disposta all’accoglienza; mi perdevo in modelli inarrivabili e rimpiangevo l’identità perduta.(…)

Sara Rodolao

Paola

(…)La prima volta che partii avevo otto anni. Mi vergognavo del vuoto che mi stringeva la gola e mi faceva piangere ogni volta che la mamma non era con me. Ci fu l’occasione di un soggiorno di studio per bambini vicino a Londra e volli andare. Fu un braccio di ferro tra la caparbietà mia e quella di mia mamma, alla fine i miei genitori decisero di mandarmi. Imparai a non soffocare per la nostalgia e piano piano imparai a farmi l’anestesia. L’ultima volta che partii avevo diciassette anni. Mi pesava la corazza che mi ero costruita durante circa quattordici anni e pensai che avrei potuto lasciarla al di qua dell’oceano Atlantico e trovare la libertà dall’altra parte. Non funzionò. Senza corazza non sapevo chi ero e mi scoprii abile costruire nuove corazze molto velocemente. Da allora non partii più. Non partii più con l’intenzione di lasciarmi alle spalle un io scomodo, ma mi caricai questo io scomodo sulle spalle e iniziai a cercare di prendermene cura. Non fu un’idea che mi nacque come generazione spontanea: fu un incontro. Uno strano incontro che approfittò di una svista alcuni anni prima e si depositò in un angolino del mio cuore quattordicenne(…)

Greta Quaderno dell’8 Marzo #2

Luigia

#distillandoessenzediumanitá sos KORAI&Caffo

GRETA QUADERNO DELL’8 MARZO #2

(…)E perché capissi la lezione mi mandò un maestro, il maestro: che era poeta che era dubbio. Lui mi parlava passeggiando, al tavolo di trattoria, sulla gradinata della scuola periferica. Mi suggeriva la lettura adatta. E dunque mi dedicava un ascolto sensibile e affettuoso. Ma uomini così non durano tra la gente comune, hanno dentro troppa sofferenza: o gli svanisce la mente o la morte ne fa esecuzione sommaria(…)

Luigia Lupidi Panarello