Archivio annuale 17th Novembre 2017

Lavandare, storia di Tropea attraverso storie di donne

Storia di Tropea attraverso storie di donne

Lavandare e Acquarole di Beatrice ( terzo step)

Ricordo con tanto affetto la nostra lavandara che, con atteggiamento di grande rispetto, tipico della mia educazione familiare, chiamavamo, con garbo, facendo precedere al nome di battesimo il sostantivo ‘donna’.

Donna Teresa , due volte a settimana, raccoglieva la biancheria sporca che detergeva, con cura altamente professionale, alle acque correnti della fiumara del Carmine. L’attenzione era massima in tutti i particolari, dal sapone bianco e profumato,hand made, all’intervento di igenizzazione tramite bollitura con la cenere ed erbe medicinali.

Se chiudo gli occhi sento ancora l’aroma di quel bucato fragrante.

Il ricordo dell’acquarola è un dono del mio sposo, burghitanu verace. Rumana a cicinnea, così appellata per la sua magrezza, era talmente abile da riuscire a portare nelle case, fino al quarto piano, con scale dai gradini altissimi, cinque recipienti: un secchio sulla testa, due nelle mani e due quartare sotto le ascelle.

Piccole grandi donne tropeane che con la loro fatica rendevano meno dura l’esistenza familiare.

Marinate, storia di Tropea attraverso storie di donne

Storia di Tropea attraverso storie di donne (step 4) di Beatrice Lento

MARINOTE

La vecchia dal nome lucente fissa l’orizzonte di piombo in cui spicca la maledetta ‘cuda di rattu’.

Batte forte il cuore al pensiero dei figli lontani in balia della tempesta sulla misera, fragile barca. Accanto a lei, temuta matriarca, le mogli in preda al panico, la scongiurano trepidanti.

Impietrita dalle tragedie ricorrenti, con cadenza lenta e decisa, la vegliarda solleva le braccia e con un grosso coltello taglia tre volte l’aria col segno della croce incominciando a sciorinare la cantilena magica, tramandatale dalla madre nella notte di Natale della sua infanzia.

“Scienza du tata ,scienza du figghiu,

scienza du spiritu santu e da SS. Trinità

e sta cuda di rattu mu si ndi va

e pi lu nomi di Maria sta cuda tagghiata sia”

Irene e Leta, la storia di Tropea attraverso storie di donne

A tutte le donne della Calabria l’augurio di incidere in massa sulle strade rigidamente precluse loro in passato.(R.L.Montalcini)

Da tempo sogno una fantastica storia di Tropea attraverso le donne che l’hanno percorsa nel tempo.

Il mio primo ricordo va ad Irene e a Leta che tornano a noi dalle profonditá dei sepolcri paleocristiani a testimonianza di una comunità progredita in cui è importante e significativo il ruolo della donna.

Irene fu conduttrice della massa tropeana, un ampio insediamento rurale che scandiva l’economia del tempo.

Leta, donna prete sposata( così alcuni dicono), costituisce caso eccezionale legato probabilmente ad un momentaneo stato di trasgressione eretica.

Irene e Leta tracciano un itinerario di emancipazione ancor oggi precluso a molte donne di Calabria soffocate da stereotipi e pregiudizi.

Ad Aurora

Per essere vicini, sia pure virtualmente, è importante condividere qualcosa di significativo, è per questo che oggi vi parlo di mia madre anche attraverso la foto che la ritrae a Lacco Ameno di Ischia.

La mia mamma è la più bella, in primo piano, con la massa di capelli che le incornicia lo sguardo intenso e penetrante.

Aurora Pascale era trasgressiva, volitiva, passionale, anticonformista e soprattutto libera, libera dalle convenzioni e dalle ritualità del suo mondo. Una ribelle che conosceva un solo potere, quello dell’amore, una rivoluzionaria che fumava le Gitanes, amava la letteratura russa e da bambina aveva come compagno di giochi Nicola, un montone possente che la seguiva come un cagnolino.

Era generosa mia madre, soprattutto con le donne più derelitte e si curava poco delle cose: i suoi gioielli e le sue sete li usavo per giocare alla signora.

L’ho amata intensamente e teneramente fino al punto da affidarle uno dei miei figli. Nei momenti più intensi mi conforta l’orgoglio di avere avuto da Lei la vita

Di te nessuno puó parlare

Di te nessuno

può parlare

non si conosce

nè nome nè pena

sei nascosta in una storia

inconfessabile a te stessa

nella stanzetta da ragazzina

color penombra

che tuo padre sconsacra

dall’infanzia tranquilla

perchè ritiene sia un diritto

fare il maschio

prendendosi la proprietà

di una atroce schiavitù

lordando con un vizio

la linea di confine

niente se ne sa

del livido sotto la maglia

per il peso della bestia

che ti schiaccia

si ignora che il tuo silenzio

non è timidezza ma paura

quando l’aguzzino avrà finito

sarà finita della creatura la vita

Luigia Lupidi Panarello

Eccoci al primo evento

Spero Vi piaccia!

Ce la metteremo tutta per lanciare messaggi significativi…a sabato 25 novembre Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne.

sos KORAI#1

Il programma del nostro primo evento é pronto.

Incrocio le dita sperando che sia un successo, anzi un grandissimo successo!

Cambiano i cartoonisti cambiano i cartoni

Muta la demografia del mondo dell’animazione: tante oggi le donne che scelgono questa professione e gli effetti sono evidenti e immeduati.

Caso emblematico Penelope di Wacky Races che mentre nella serie originale era la classica svampita nella  riscrittura diventa un personaggio d’azione ed il rosa perde ogni accezione stucchevole e diventa trasgressivo e audace.

I processi di socializzazione funzionano così, basta una parola, una frase, un’immagine e gli esiti educativi si trasformano, attente donne a non diventare inconsapevoli strumenti maschilisti…capita.

Se mi amerai

Se mi amerai

non ti nasconderò il mio sguardo

scalderò il tuo corpo con ali di vento

e scaccerò l’ombra incerta

della tua malinconia .

Amami per quella che sono

e proteggimi dalle offese

e dalle insolenze

che fanno misera la vita.

Noi siamo il sogno

la melodia incompleta di una poesia

che trova i suoi versi

nel canto delle tue parole.

Rendimi immortale

e ti amerò per tutta la vita.
Foto e versi di Laura Cortose

Attente o non attente? Questo é il problema!

Attenta con chi vai, non fare tardi, al buio no, evita i leggins, troppo pesante quel trucco, profumo troppo intenso, tacchi troppo alti, atteggiamento troppo disinvolto, troppo dimessa attiri l’attenzione…di tutto e di più ci dicono per metterci in guardia dal lupo…ma…

Spesso il mostro é nella nostra casa, al nostro fianco, alla luce del sole, conosciuto da sempre, apparentemente vicino, amico, affidabile, insospettabile. 

La maggior parte delle violenze sulle donne si consuma tra le mura domestiche o comunque in contesti consueti e noti. 

Non ha senso dire attenta, concentriamoci piuttosto su una educazione affettiva veramente rispettosa della persona e lottiamo con tutte le nostre forze la subcultura maschilista arrogante, prepotente e volgare.