Archivio annuale 6th Febbraio 2018

6 febbraio Giornata Mondiale contro le MGF

La notte non voleva andarsene e Kissa si agitava tra le lenzuola senza tregua.

Il dolore era forte, entrava fino all’anima e ripensando all’accaduto provava una rabbia inconsueta contro la mamma, la nonna, le sorelle.

Erano state loro a tenerla inchiodata al letto, a dirle che era diventata donna, a strapparle per sempre la serenità…come sarebbe stato il suo domani, avrebbe mai dimenticato le sue grida impotenti, avrebbe mai smarrito il ricordo di quell’orribile, assurda, indicibile, incomprensibile violenza?

Sarebbe riuscita a rinascere, a guardare ancora negli occhi le sue sorelle, nonna Mali e Jali, la sua…dolce mamma. 

Le aveva promesso che per lei sarebbe stato diverso, che a lei nessuno avrebbe fatto del male, che lei avrebbe potuto correre e saltare sempre, correre e saltare come un puledro selvaggio che non ha padroni…e invece.

Jali, la sua mamma, proprio lei l’aveva tradita ed ora le gridava, con fare premuroso :” Kissa, piccola mia, fiore profumato, non correre, non saltare, attenta ti strappi.”

La modella che conquistò Dalì

Fu la prima italiana a finire sulla copertina di Vogue. Ora Benedetta Barzini ha 74 anni, è una femminista convinta e si batte per il cambiamento dell’immagine femminile, sulle copertine e non solo. Forse da una donna conosciuta per la sua bellezza, discorsi del genere non ce li aspettiamo, ma la Barzini ci tiene a sottolinearlo, ci ha sempre tenuto, e lo fa ancora oggi: “lei ha un cervello prima ancora che un corpo, e della bellezza a tutti i costi se ne frega”. Nell’ultima intervista rilasciata a Libero, la modella che frequentò Warhol e conquistò Dalì, si lascia andare a uno sfogo contro il mondo di oggi e il ruolo della donna. Prima di tutto contro il ricorso e l’abuso che oggi si fa della chirurgia estetica: «Se il sistema ti dice che devi stirati la faccia, vai a stirarti la faccia. Perché la tua funzione atavica è di piacere all’uomo. Punto. Siamo asservite. Dietro queste settantenni rifatte e in minigonna c’ è la disperazione, la miseria intellettuale e la fragilità».
«UNA REALTÀ CHE POSSIAMO GUARDARE MA NON CAMBIARE»

Secondo la Barzini, quello in cui viviamo non è certo un mondo per donne. Concetto sostenuto non solo da lei, ma che la donna tratta con un certo pessimismo. Insomma, basta guardare la pubblicità dell’intimo femminile per rendersene conto, ma è necessario anche andare lontano, solo per osservare la situazione, che possiamo studiare ma non cambiare. «L’unica libertà che abbiamo è farci le domande, chiedere perché. Per esempio, noi non abbiamo nemmeno un cognome. Ed è indicativo, significa che noi non possiamo contare. E non è femminismo, è semplicemente una costatazione della realtà. Perché non abbiamo un cognome? Perché mi devo stirare le rughe? Qual è la mia autenticità? Perché la Madonna non parla mai?». Secondo la modella, viviamo in un un sistema che vuole tenere le donne sotto il proprio coperchio perché, se si preoccupa di cose futili come «rifarsi le tette», non ha tempo di pensare al mondo, alla politica, ai fatti sociali. Una situazione che è sotto gli occhi di tutti ma che non possiamo cambiare, almeno non nell’immediato.
LA CRITICA A MODELLE, STILISTI E FASHION BLOGGER

In questo senso, la moda di oggi sarebbe uno specchio di una realtà più generale: «Non c’ è uno stile ma centomila, c’è l’ indissolubilità del modo di vestire maschile e la mobilità di quello femminile. A me sembra interessante perché la staticità della moda maschile rende l’ uomo visibile, la mobilità di quella femminile rende la donna invisibile. Poi esiste la categoria dei teenagers dove vince lo stile Usa made in China dove fai quello che vuoi perché non conti. Quando vai al colloquio però ti togli il piercing al naso e nascondi i tatuaggi. Quindi nulla è cambiato». Dura la critica, oltre alla moda, anche a quello degli stilisti, dove «esistono pochissimi designer veri», nonché a quello delle fashion blogger, che definisce «un sottoprodotto del prodotto». Insomma, una situazione critica di cui la moda sembrerebbe si un riflesso, ma anche un generatore.
LA MODELLA CHE FREQUENTÒ WARHOL E CONQUISTÒ DALÌ

Interssante, poi, lo sguardo al passato dell’ex modell, che ci riporta interessanti aneddoti che l’hanno vista parte del mondo dell’arte degli anni Sessanta, con Andy Warhol e con Dalì. Del primo, frequentò la Factory, pur facendone mai parte davvero: «Non sono mai diventata un amore di Andy perché non ero disperata, non ero drogata e quindi non ero interessante. Però ci andavo li vedevo, suonavo con i Velvet Underground, ma non andavo bene appunto, non ero matta, nevrotica, drammatica. Io li osservavo». Dalì, invece, rimase così colpita da lei, al punto da chiederle dse fosse disponibile a replicare la cerimonia di nozze tra lui e Gala: «Assomigli tanto a Gala quando l’ho sposata, ti dispiace se rifacciamo quella cerimonia? Ti do un suo vestito». Attualmente la Barzini è ancora modella “evergreen” (richiesta da Armani, Gattinoni, ecc) e giornalista. Si occupa di moda e di temi sociali su varie riviste del settore. Docente presso atenei universitari, cura attualmente un corso di Storia dell’abito presso la Scuola progettisti di moda della Facoltà di Lettere dell’Università di Urbino unitamente al corso diAntropologia della Moda per il corso di Laurea Triennale di Fashion Design presso la Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.

Da Eleonora D’Errico

Protocollo d’Intesa tra sos KORAI Onlus e le Scuole di Tropea

                                             

                                               

                                                 

 

Tra l’ Associazione Onlus sos KORAI, con sede legale a Tropea, d’ora innanzi definita semplicemente Associazione, rappresentata dal Presidente prof.ssa Beatrice Lento e gli Istituti Scolastici di Tropea, Istituto Di Istruzione Superiore “Pasquale Galluppi”, rappresentato dal Dirigente prof.Nicolantonio Cutuli, e “Istituto Comprensivo “Don Francesco Mottola”, rappresentato dal Dirigente prof.ssa Tiziana Furlano, d’ora in avanti appellati semplicemente Istituti Scolastici di Tropea

 

                                                         Premesso 

                                                              che

 

. L’Associazione opera per contrastare la subcultura maschilista e la violenza contro le donne attraverso un’educazione affettiva che promuove la dignità della Persona, la cultura della pace e la giustizia sociale

. La Scuola italiana valorizza i rapporti di collaborazione con le associazioni del territorio e gli Istituti Scolastici di Tropea includono nei rispettivi Piani dell’Offerta Formativa progetti educativi coerenti con la finalità dell’Associazione

 

 

                                                        Considerato 

                                                               che

 

Lo Statuto dell’Associazione prevede la stipula di accordi con le Istituzioni Scolastiche al fine di collaborare per l’educazione dei giovani ed il DPR 275/99 sull’autonomia scolastica come pure la legge denominata “La Buona Scuola” attribuisce alle Scuole autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo e caldeggia una proficua intesa con le Agenzie Formative del Territorio

 

                                                    Si conviene quanto segue

                                                               Art.1

 

. Le Istituzioni Scolastiche sostengono l’Associazione secondo le modalità di volta in volta concordate, coerentemente alle finalità educative comuni

 

                                                        In particolare 

 

. Accolgono l’Associazione e le sue attività nei propri locali compatibilmente agli impegni scolastici

– Garantiscono supporto logistico ponendo a disposizione strumenti e sussidi

 

                                                              Art.2

 

. L’Associazione si impegna a realizzare interventi formativi rivolti a tutta l’utenza scolastica

 ( studenti, operatori scolastici, famiglie) su tematiche concernenti la sua finalità 

 

                                                          In particolare

                                                           si propone di

                                                  

 

. Favorire il dialogo culturale quale occasione di formazione delle giovani generazioni costituendo in tal modo le basi di una cittadinanza aperta, tollerante e avanzata

. Contribuire al pluralismo dell’informazione e alla diffusione delle notizie sugli squilibri e le condizioni subumane delle donne dei paesi arretrati sul piano della democrazia

. Valorizzare i millenni di storia, tradizione e cultura della Regione Calabria che hanno come interpreti le donne 

. Promuovere la crescita delle coscienze eliminando gli assurdi limiti che mortificano l’evoluzione del genere femminile e quindi dell’intera umanità

. Rivendicare con fierezza la dignità delle donne e delle persone oggetto di discriminazioni che creano svantaggio

. Sensibilizzare al rispetto dell’art.3 della Costituzione della Repubblica per favorire la tutela della Persona e l’uguagluanza di tutti dinanzi alla legge 

. Operare in direzione della Cultura della Pace

. Sradicare pregiudizi e stereotipi sessisti, religiosi, etnici 

. Eliminare la subcultura maschilista e l’abberrante fenomeno della violenze contro le donne

. Realizzare la cultura delle Pari Opportunitá 

 

                                                             Art.3

 

I profili organizzativi e di gestione afferenti all’attuazione del presente protocollo d’intesa verranno curati dai Rappresentanti Legali degli Enti coinvolti

 

                                                            Art.4

 

Il presente Protocollo ha validità di un anno scolastico dalla data di sottoscrizione e si intende automaticamente rinnovato alla scadenza ove non intervenga esplicita richiesta di disdetta da una delle tre parti.

Tropea lì 15 gennaio 2018

Firmato

Il Presidente dell’Associazione sos KORAI  prof.ssa  Beatrice Lento

Il Dirigente dell’Istituto Comprensivo “Don F. Mottola”

 prof.ssa Tiziana Furlano 

Il Dirigente dell’Istituto Superiore” P. Galluppi prof. Nicolantonio Cutuli

 

Ricorre quest’anno il centesimo anniversario del raggiungimento del diritto di voto delle donne nel Regno Unito. Il 6 febbraio del 1918 infatti il Representation of the People Bill divenne legge. Le ‘suffragette’ giocarono un ruolo determinante nel conseguimento di questa vittoria, soprattutto in un’epoca in cui le donne avevano pochi diritti e non giocavano alcun ruolo sulla scena politica.

Cinque cose da sapere sulle ‘suffragette’.

1) Il nome. Il nome ‘suffragette’ fu usato per la prima volta nel 1906 dal Daily Mail per definire con sfumatura dispregiativa la Women’s Social and Political Union (Wspu), uno dei gruppi che da decenni spingevano per il suffragio femminile. La Wspu era stata formata tre anni prima a Manchester, nel nord dell’Inghilterra, dall’attivista Emmeline Pankhurst. Presto il nome ‘suffragette’ cominciò a essere usato dalle attiviste stesse. In realtà alcune organizzazioni militanti, chiamate inizialmente ‘suffragiste’, portavano avanti rivendicazioni già dal 1870 circa.

2) La disobbedienza civile. Come annunciava il loro famoso motto ‘Fatti, non parole’, in inglese ‘Deeds not words’, le suffragette erano un’alternativa militante ai gruppi che spingevano per il voto delle donne con mezzi pacifici, per esempio con pressioni tramite lobby. Le suffragette portarono avanti una campagna senza precedenti di disobbedienza civile: rompevano vetrine dei negozi, facevano saltare in aria cassette della posta e tagliavano l’elettricità. In una delle azioni più eclatanti, fecero esplodere delle bombe in una casa del ministro delle Finanze e futuro premier David Lloyd George nel 1913, determinando danni significativi. Lo stesso anno Emily Davison diventò la prima martire per la causa: morì dopo essersi buttata sotto un cavallo del re Giorgio V alla corsa equestre nota come Derby di Epsom. Molte attiviste furono arrestate e messe in prigione, dove intrapresero scioperi della fame e vennero alimentate a forza.

3) Le critiche. Emmeline Pankhurst e altre leader furono accusate di far parte di una elite della classe media, ma in realtà trassero forza anche dalla ‘working class’, accogliendo per esempio donne che lavoravano nel settore tessile e nell’East End londinese. Il numero di membri attivi non è chiaro, ma il gruppo aveva grande sostegno da parte dell’opinione pubblica, nonostante le critiche diffuse da parte di uomini e talvolta anche alcune donne, che accusavano le suffragette di tradire i loro ruoli di donne e madri. Pankhurst chiese lo stop della campagna all’inizio della Prima guerra mondiale, invitando le sostenitrici ad appoggiare gli sforzi durante il conflitto.

4) Diritto di voto. Il governo di Londra concesse il diritto di voto ad alcune donne sopra i 30 anni il 6 febbraio del 1918, mentre il diritto di voto uguale a quello degli uomini fu garantito 10 anni dopo, quando Emmeline Pankhurst era già morta. Le suffragette ispirarono anche le femministe in altri Paesi tra cui la Francia, dove il movimento assunse lo stesso nome e le donne ottennero il diritto di voto nel 1944 durante la Seconda guerra mondiale.

5) Il Museo e il film con Meryl Streep. La casa di Manchester in cui Emmeline Pankhurst fondò la Women’s Social and Political Union è un museo e centro per le donne. Nel 2015 è uscito il film ‘Suffragette’, in cui Pankhurst è interpretata da Meryl Streep. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/media/suffragette-Anniversari-100-anni-fa-grazie-a-loro-le-donne-conquistarono-il-diritto-di-voto-nel-Regno-Unito-
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Work in progress evento #2

Ci avviciniamo alla Giornata Internazionale della Donna ed il nostro Quaderno dell’8 Marzo numero uno sta per andare in stampa.

Non voglio anticiparvi molto per non guastare l’effetto sorpresa, vi dico solo che nel Quaderno ci saranno tanti splendidi racconti e illustrazioni, tutti realizzati, col cuore, dai Soci.

Il Quaderno prende vita grazie al sostegno del nostro Partner, la Distilleria Caffo, che da subito ha raccolto la nostra richiesta d’aiuto consentendone così la stampa. 

Il lavoro é stato tanto ma sono contenta del prodotto che promuoverà la nostra prima campagna di sensibilizzazione sulla parità di cittadinanza.

L’evento di presentazione sarà arricchito dalla presenza di tanti altri stimoli di cui presto Vi parlerò.

E allora…appuntamento per l’8 Marzo al Santa Chiara, ore 17.00, sará una serata densa e significativa. 

Patti Smith

Patti Smith nasce il 30 dicembre 1946 a Chicago. E’ figlia di una cameriera con ambizioni di cantante, Beverly, e Grant, operaio. A metà degli anni ’60, lascia la scuola e va a New York, dove va a vivere con uno studente, che poi sarebbe diventato il celebre fotografo Robert Mapplethorpe. Dopo aver lavorato in una libreria, ed essersi trasferita per qualche mese a Parigi, torna a N.Y. dove viene incoraggiata dagli amici – tra i quali il bluesman Johnny Winter – a recitare: scrive tra l’altro una commedia con Sam Shepherd, “Cowboy mouth”.
Scrive anche poesie, e durante un “reading” nel 1971 incontra un chitarrista e impiegato in un negozio di dischi, Lenny Kaye. Negli anni successivi continua l’attività di poetessa (pubblicando la raccolta “Seventh Heaven and witt”) e attrice, ma scrive anche canzoni per i Blue Oyster Cult.

Nel 1973, insieme a Kaye tiene una performance intitolata “Rock `n Rimbaud”.

Nel 1974 ai due si unisce il tastierista Richard Sohl, per incidere “Hey Joe” di Jimi Hendrix, uno dei primi singoli “indipendenti”, finanziato da Mapplethorpe e con Tom Verlaine (dei Television) alla chitarra. Il lato “b” del 45 giri è “Piss factory”, scritta da Patti.

Il suo nome comincia a diventare uno dei più noti di un circuito “underground” che ha come tempio il CBGB’s di New York. Con il chitarrista cecoslovacco Ivan Kral e il batterista Jay Dee Daugherty, il gruppo attrae l’attenzione di Clive Davis, fondatore della Arista.

Nel novembre 1975 John Cale produce l’album di debutto HORSES, contenente tra l’altro la “cover” di “Gloria”, il brano reggae “Redondo Beach”, e poesie in musica come “Birdland”. L’album, uno dei precursori della scena new wave, entra nella top 50 americana. Dopo RADIO ETHIOPIA, del 1976, un infortunio costringe Patti a dedicarsi alla poesia, prima di tornare, nel 1978, con EASTER, che si avvale di un brano scritto con Bruce Springsteen, “Because the night”.

Il singolo entra nella top 20, e traina un album prodotto da Jimmy Iovine, contenente tra l’altro “Rock and roll nigger”, uno dei “manifesti” della Smith. Nel 1979, Todd Rundgren produce WAVE, contenente “Frederick”, dedicata al futuro marito, Fred “Sonic” Smith, ex chitarrista degli MC5. Al massimo della fama, amica di tutta la New York “che conta” (Allen Ginsberg, William Burroughs, Bob Dylan, Sam Shepherd, Mapplethorpe, Verlaine…) e acclamata come poetessa anche in Europa, dopo un concerto da 70.000 persone allo stadio di Firenze si ritira dalle scene per sposarsi, avere bambini (due) e tornare alla poesia. Nel 1988 l’inaspettato ritorno con DREAM OF LIFE, contenente “People have the power”, che ottenne un discreto successo come singolo.

Nel 1994, la morte del marito e del fratello per due attacchi cardiaci sono un duro colpo, dal quale si riprende riprendendo i contatti con Kaye e Daugherty, che si esibiscono con lei in alcuni concerti quasi privi di preavviso (come quello al Lollapalooza, a New York, nel 1995).

Nel 1996 incide il suo sesto album, GONE AGAIN, al quale partecipano Tom Verlaine, John Cale e Jeff Buckley.
Nel 1997 arriva PEACE AND NOISE, al quale fanno seguito una serie di concerti e “reading” poetici accompagnati da musica. Nel 2000 esce GUNG HO, che la vede come sempre affiancata dai fidi Lenny Kaye e Jay Dee Daugherty. Nel 2002 segue la raccolta LAND, composta da due CD, il secondo di inediti, demo e live.

Il primo disco di inediti arriva 4 anni dopo GUNG HO: si intitola TRAMPIN’ e segna il debutto di Patti Smith su etichetta Columbia, dopo la fine del contratto con la Arista, che aveva pubblicato tutti i dischi precedenti.

Nel 2005, mentre la Smith continua a tenere numerosi concerti e lavora ad un annunciato disco di cover, la Sony pubblica una nuova edizione di HORSES, che ne celebra i 30 anni: contiene un secondo cd con tutto il disco inciso live nel 2005 al Meltdown festival di Londra. Per un nuovo disco bisogna attendere il 2007: TWELVE è l’annunciato disco di cover, con rielaborazioni di brani di Dylan, Nirvana, Hendrix e altri. Il suo lavoro più recente è THE CORAL SEA, registrazione di un reading dal vivo dell’omonimo libro, sonorizzato in collaborazione da Kevin Shields dei My Bloody Valentine, pubblicato nel 2008. Nel 2010 esce (anche in Italia) “Just kids”, libro cui racconta la sua amicizia con il fotografo Robert Mapplethorpe e la sua vita newyorchese negli anni ’70.

Fonte: Rockol

Emily Davison

​Quello suffragetta inglese Emily Davison non fu un martirio ma un gesto di disperato eroismo sfociato in tragedia. La verità sull’episodio più drammatico della storia del movimento per il diritto di voto alle donne è arrivata proprio mentre l’Inghilterra celebra il centenario dell’attivista che morì nel 1913, travolta dal cavallo del re durante il derby di galoppo di Epsom Downs. Emily Davison voleva dare un’accelerazione alla battaglia per il suffragio femminile compiendo un’azione clamorosa durante il più famoso appuntamento mondano di tutta la Gran Bretagna. Da allora gli storici si sono divisi a lungo, senza riuscire mai a stabilire con certezza quali fossero i suoi reali propositi. Chi voleva screditarla ha sempre affermato che la quarantunenne originaria del Northumberland aveva scelto d’immolarsi per la causa, trasformandosi in un’antesignana delle odierne donne-kamikaze. Ma le persone a lei più vicine, e soprattutto le sue compagne di lotta, hanno invece sempre sostenuto con decisione che volesse soltanto attaccare la bandiera viola, bianco e verde del movimento delle suffragette alle briglie del cavallo del re, per farla sventolare fino al vicino traguardo. Questa ipotesi è stata definitivamente confermata da una sofisticatissima analisi digitale delle immagini dei cinegiornali d’epoca e da una nuova ricerca storica basata sul materiale inedito contenuto in un archivio privato. I fotogrammi sgranati trasmessi in un documentario andato in onda nei giorni scorsi su Channel 4 mostrano Emily Davison appostata in uno dei punti nevralgici del percorso della gara, a un passo dalle ringhiere di protezione, lanciarsi all’improvviso verso il cavallo del re per tentare di afferrarne le briglie. L’urto, immortalato dalle immagini d’epoca, fu tanto imprevisto quanto spettacolare. La donna riportò una frattura cranica e varie lesioni interne, e morì l’8 giugno 1913, dopo una lunga agonia.A lungo l’opinione pubblica britannica si è divisa sulla sua figura, anche a causa dell’atteggiamento della stampa e dell’establishment, che l’hanno descritta per molto tempo come una squilibrata e una fanatica. Subito dopo l’incidente, non senza una certa enfasi, re Giorgio V si interessò alla sorte del cavallo e del fantino – usciti quasi incolumi dallo scontro – e manifestò grande disappunto per la giornata di festa rovinata dal gesto della suffragetta. La regina inviò un telegramma al fantino, augurandogli di rimettersi al più presto da «un triste incidente causato dal comportamento deplorevole di una donna lunatica e terribile». Invece la Women’s Social and Political Union, il movimento radicale delle suffragette impegnato nella lotta per l’uguaglianza, la fece diventare subito un’icona. Il settimanale “The Suffragette” uscì con una copertina celebrativa che la raffigurava come un angelo alato e riportava la famosa citazione del Vangelo di Giovanni che fu poi incisa anche sulla sua tomba, «nessuno ha un amore più grande di colui che sacrifica la propria vita per i suoi amici».
Ripreso da Riccardo Michelucci

Pubblicato           
il 06/03/2016

È uscito da poco nelle sale di tutt’Italia Suffragette, il film di Sarah Gavron, che racconta la storia delle donne che si batterono per il diritto di voto nel Regno Unito nei primi anni del ‘900. Un film duro come d’altronde è stata dura la realtà di quegli anni: se oggi abbiamo il nostro diritto di voto – a cui in Italia siamo arrivate nel 1945, con un ritardo di quasi vent’anni sul Regno Unito, dove fu sancito nel 1928 – lo dobbiamo anche alla retorica incendiaria di Emmeline Pankhurst. E al sacrificio estremo di Emily Davison che, durante un’azione di protesta, fu travolta dal cavallo in corsa del re Giorgio V, il 4 giugno 1913. Morì quattro giorni dopo. 

 

Un film necessario, dunque, che ribalta quella che finora era stata forse la principale fonte di informazione sulla figura delle suffragette, almeno in Italia: inaspettatamente, Mary Poppins. Chi può dimenticare la figura di Mrs Banks, la moglie di Mr Banks, che all’inizio del film rientra incitando le sue governanti alla ribellione e cantando gli slogan delle manifestazioni femministe? «Veri soldati in gonnella siam, del voto alle donne gli alfieri siam» canta Mrs Banks, ignara del fatto che Tata Ketty la stia per abbandonare dopo l’ennesima marachella dei discoli figli Jane e Michael. 

Laura Aguzzi

Margherita

Io non possostare fermo

con le mani nelle mani

tante cose devo fare

prima che venga domani

E se lei sta già dormendo

io non posso riposare

farò in modo che al risveglio

non mi possa più scordare

Perchè questa lunga notte

non sia nera più del nero

fatti grande dolce luna

e riempi il cielo intero

e perchè quel suo sorriso

possa ritornare ancora

splendi sole domattina

come non hai fatto ancora

E per poi farle cantare

Le canzoni che ha imparato

io le costruirò un silenzio

che nessuno ha mai sentito.

Sveglierò tutti gli amanti,

parlerò per ore ed ore

abbracciamoci più forte

perchè lei vuole l’amore

Poi corriamo per le strade

e mettiamoci a ballare

perchè lei vuole la gioia

perchè lei odia il rancore

Poi coi secchi di vernice

Coloriamo tutti i muri

case vicoli e palazzi

perchè lei ama i colori

Raccogliamo tutti i fiori

che può darci primavera

costruiamole una culla

per amarci quando è sera.

Poi saliamo su nel cielo

e prendiamole una stella

perchè Margherita è buona

perchè Margherita è bella

Perchè Margherita è dolce

perchè Margherita è vera

perchè Margherita ama

e lo fa una notte intera

Perchè Margherita è un sogno

Perchè Margherita è il sale

perchè Margherita è il vento

e non sa che può far male

Perchè Margherita è tutto

ed è lei la mia pazzia

Margherita è Margherita

Margherita adesso è mia.
Margherita è mia.

Rossana Rossanda

Classe 1924, dirigente per due decenni del PCI e idolatrata da un giovane Gabriel García Márquez (“Sai, Rossana è la donna più intelligente che io abbia conosciuto e che ti capiterà di conoscere al mondo, lasciamola lavorare”, avrebbe detto a Roma, dopo averla incontrata, come racconta La Stampa), Rossanda, con occhio critico e autoironico, ripercorre attraverso i suoi testi le diverse fasi della sua vita, in una sorta di ‘tiro di somme’, grazie anche all’aiuto della giornalista e scrittrice Lea Melandri. Rossanda si descrive come ‘una ragazza di novantatré anni che ha avuto una vita intensa, sempre in collera con il corso del mondo e le sue inique storture‘. Racconta di sé, del suo corpo che invecchia conservando l’attitudine ragionativa e affilata a cui non ha mai rinunciato, specialmente in politica.E il corpo diventa un’occasione di riflessione sul tempo del declino, nella dissonanza tra l’autobiografia di un io politico e il principio del tutto è sessuato caro all’ortodossia femminista. Un confronto tra il proprio e quello delle altre, prossime o inarrivabili come le stelle del cinema, che nasce dal senso di scostamento tra sé e la materialità. “Da tutte le parti questo corpo che mi abita e che abito sfugge e mi torna, come se fosse l’anguilla della mia coscienza, un’anguilla attaccata a me”. Per Rossanda è impossibile “assumere con immediatezza la stessa specificità biologica femminile, che pur dovrebbe, a rigor di logica, essere opaca e inavvertita come il respiro”: forse contro le loro intenzioni, queste pagine toccano pieghe intime anche quando trattano d’altro, di memorie di rivoluzionarie francesi, di cinema o di canoni di bellezza.Rossanda oggi vive a Parigi. Tra i suoi saggi politici e autobiografici ricordiamo La vita breve. Morte, resurrezione, immortalità (Pratiche editrice, scritto con Filippo Gentiloni) e La ragazza del secolo scorso (Einaudi). Presso Bollati Boringhieri sono usciti Note a margine e La perdita, scritto con Emanuela Fraire. L’autrice si è recentemente raccontata in un’intervista al Venerdì di Repubblica.