Archivio degli autori

Simone

«Ho seriamente pensato alla morte, a causa delle mie mediocri facoltà naturali. Le doti straordinarie di mio fratello […] mi obbligavano a rendermene conto. Non invidiavo i suoi successi esteriori, ma il non poter sperare di entrare in quel regno trascendente dove entrano solamente gli uomini di autentico valore, e dove abita la verità. Preferivo morire piuttosto che vivere senza di essa. Dopo mesi di tenebre interiori, ebbi d’improvviso e per sempre la certezza che qualsiasi essere umano, anche se le sue facoltà naturali sono pressoché nulle, penetra in questo regno della verità riservato al genio, purché desideri la verità e faccia un continuo sforzo d’attenzione per raggiungerla.”

Simone Weil

Beatrice Lento

Marie

Marie sotto shock, è costretta a ripetere il racconto all’infinito, prima a un poliziotto, poi a un ispettore, poi in centrale. Nessuna attenzione per il suo stato psichico del momento, per la ovvia confusione mentale che può derivare dall’aver subito per ore una violenza sessuale in casa propria. Dal sentirsi terrorizzata, sola impaurita. “Meno male – dice a un certo punto uno degli ispettori – stavolta è durata poco, ha ammesso subito di essersi inventata tutto” e alzando le spalle cita due o tre casi di donne che hanno “inventato” storie di abusi per poi ritirare le denunce.

I dati e le testimonianze mostrano che gli iter giudiziari lunghi e complessi, le difficoltà che le donne si trovano ad affrontare nel momento in cui decidono di denunciare, la scarsa preparazione dei magistrati (in Italia solo il 13% ha una formazione specifica per trattare i casi di violenza di genere) portano a un gran numero di denunce ritirate, donne che non riescono a portare a fondo l’iter processuale, complice anche un contesto sociale e familiare che spesso non sostiene e aiuta il percorso di uscita da situazioni di violenza, soprattutto se domestiche.

Dal Web

Beatrice Lento

Una donna direttrice creativa di Chanel

Virginie Viard é la nuova direttrice artistica di Chanel dove operava da tempo come assistente di Karl Lagerfeld.

Effettivamente il genere femminile ha finalmente preso le redini delle grandi case di modo: Sarah Burton da Alexander McQueen, Claire Waight Keller da Givenchy e Maria Grazia Chiuri da Dior.

Paradossalmente in passato erano uomini a decidere i codici dell’abbigliamento femminile, oggi si é conquistata l’inversione di rotta e il pensiero femminile é rivoluzionario.

Ne vedremo di belle!

Beatrice Lento

Donna? Anche tu puoi essere atleta professionista!

Finalmente le atlete diventano sportive professioniste, anche dal punto di vista contrattuale.

La commissione Bilancio del Senato ha approvato un emendamento alla manovra presentato dal Pd che equipara le donne ai colleghi maschi, estendendo le tutele previste dalla legge sulle prestazioni di lavoro sportivo, e per promuovere il professionismo nello sport femminile introduce un esonero contributivo al 100% per tre anni per le società sportive femminili che stipulano con le altete contratti di lavoro sportivo.

Beatrice Lento

I capelli al vento

“ESSERE donna in Iran è una battaglia continua. Devi lottare ogni giorno per affermare diritti basilari”. E lei, Masih Alinejad lo sa bene. Attivista iraniana, 38 anni, vive in esilio fra Londra e New York. Appena premiata a Ginevra con il Women’s Right Award, il premio per i diritti delle donne assegnato dal Summit for Human Rights and Democracy, ricorda bene quando, giornalista in patria, alle sue domande scomode i politici di Teheran rispondevano aggredendo la sua femminilità. “Zitta tu. Prima di parlare sistemati i capelli”. Quei capelli folti e ricci che sono sempre stati il suo tormento e il suo orgoglio. Al punto da trasformarli in bandiera: capelli al vento contro il regime di Teheran. Eccola la blogger che ha, letteralmente, svelato le donne iraniane: invitandole a mostrarsi a capo scoperto sul sito My Stealthy Freedom. Una sfida. Di più: per l’Iran, un crimine.

Come ha fatto?
“Da quando ho lasciato l’Iran nel 2009, costretta a fuggire per le mie inchieste sulle brutalità del regime, sono sempre stata molto attiva in rete. Faccio da megafono a quelli che sono rimasti in patria. Ma la mia pagina Facebook era un cimitero: postavo solo esecuzioni, torture, arresti. Così un giorno postai una mia foto a capo scoperto: per cambiare atmosfera. Ebbi centinaia di commenti: “Facile per te. Sei all’estero, puoi permettertelo”. Ma non era quello il punto. Il giorno dopo postai una foto di me a capo scoperto scattata in Iran qualche anno prima. Una bravata, un attimo di libertà rubata. Con la scritta: “Andiamo, chi di voi non ha una foto così scattata in Iran?”. La risposta ha sorpreso anche me: sono stata bombardata di foto. Centinaia di migliaia: così tante da spingermi a creare una pagina dove le donne possono esprimere se stesse e mostrare il vero volto dell’Iran”.

Di cosa hanno paura?
“In Iran quando ti vogliono zittire non attaccano mai le tue opinioni. Puntano sempre alla tua sessualità. Ti chiamano brutta perché pensano sia un modo di spezzarti. Ti chiamano prostituta. Io sono stata diffamata in ogni modo.”

È stata costretta a lasciare l’Iran, riceve minacce continuamente. Ne è valsa la pena?
“È vero, ho perso tutto. La mia famiglia, gli amici, la mia casa, i miei libri, le mie memorie. È rimasto tutto lì. Sono partita senza nulla perché non potevo restare in silenzio. Ma in esilio ho costruito una famiglia più grande …”.

Le donne che postano le loro foto svelate cosa rischiano?
“Farsi fotografare a capo scoperto è pericoloso. Rischiano il carcere e anche peggio. Ma è un rischio che prendono per essere se stesse. Essere donna in Iran è pericoloso comunque. Con le foto hanno trovato un modo per unirsi e farsi sentire”.

Di Anna Lombardi

Beatrice Lento

Si è rotto un vetro di cristallo: Presidente della Corte Costituzionale!

“Ho rotto un cristallo – le prime parole di Marta Cartabia – spero di fare da apripista. Spero di poter dire in futuro, come ha fatto la neopremier finlandese, che anche da noi età e sesso non contano. Perché in Italia ancora un po’ contano”.

Il suo, però, sarà un mandato breve – di nove mesi appena – che scadrà il 13 settembre del 2020, visto che è stata nominata alla Consulta il 13 settembre del 2011 e l’ufficio di giudice costituzionale non può durare più di nove anni.

Beatrice Lento

Un violador en tu camino

Y la culpa no era mía, ni dónde estaba, ni cómo vestía / La colpa non era mia, né per dove mi trovavo, né per com’ero vestita

Un violador en tu camino

Beatrice Lento

Discorso di Nilde Iotti, prima donna Presidente della Camera dei Deputati

Onorevoli colleghi, con emozione profonda vi ringrazio per avermi chiamato col vostro voto e con la vostra fiducia a questo compito così ricco di responsabilità e di prestigio. Voi comprenderete, io credo, la mia emozione. In questo alto incarico mi ha preceduto l’onorevole Pietro Ingrao, che fino a ieri ha diretto i nostri lavori con grande intelligenza e imparzialità, e prima ancora l’onorevole Sandro Pertini, oggi Presidente della Repubblica, a cui va il mio deferente saluto.

Ma in particolare comprenderete la mia emozione per essere la prima donna nella storia d’Italia a ricoprire una delle più alte cariche dello Stato. Io stessa – non ve lo nascondo – vivo quasi in modo emblematico questo momento, avvertendo in esso un significato profondo, che supera la mia persona e investe milioni di donne che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci si sono aperte la strada verso la loro emancipazione. Essere stata una di loro e aver speso tanta parte del mio impegno di lavoro per il loro riscatto, per l’affermazione di una loro pari responsabilità sociale e umana, costituisce e costituirà sempre un motivo di orgoglio della mia vita.

Il momento che attraversiamo è drammatico e difficile, ne siamo tutti consapevoli. Il terrorismo continua nella sua opera nefasta e delittuosa. Pochi giorni fa a Roma si è tentata ancora una volta “la strage” su pacifici lavoratori riuniti in una loro sede, nell’espressione del primo e più alto diritto democratico e costituzionale, quello della libertà di associazione e di espressione. Questa nostra stessa Assemblea ha dovuto ricorrere a misure di sicurezza, senza alcun dubbio necessarie. Ma guai a noi, onorevoli colleghi, se non avvertissimo con tutta la nostra forza e con tutto il nostro senso di responsabilità che le assemblee parlamentari esprimono al più alto grado la sovranità popolare. Non possono perciò, per la loro stessa natura, divenire un fortilizio, ma devono continuare a essere, anzi essere sempre di più, assemblee aperte al nostro popolo, alla grande forza di democrazia e di unità che lo anima. Lo provano ogni giorno la risposta puntuale alle provocazioni del terrorismo e le stesse elezioni. A questa forza dobbiamo ricondurci in ogni momento della nostra azione, sicuri che essa non verrà mai meno, che anzi essa costituisce la base prima di un possibile successo. In questo spirito va il nostro saluto e augurio alla magistratura, alle forze dell’ordine e alle forze armate, così duramente impegnate nella difesa della democrazia e della libertà.

Su tutti noi, onorevoli colleghi, incombe un compito arduo. Ognuno di noi ha avvertito – io credo – negli anni appena trascorsi, malgrado la mole sempre più ingente di lavoro svolto e l’abnegazione dei parlamentari, la difficoltà per le assemblee di vivere e operare col Paese, per rispondere ai mille e drammatici problemi dell’economia e dei lavoratori, nelle fabbriche e nelle campagne, dei giovani, delle donne, della pubblica amministrazione, della scuola, della magistratura, delle forze armate e delle forze dell’ordine, dei pensionati. Cioè a quel complesso ed intricato processo di democrazia e di liberazione, che è segno del nostro tempo e che accompagna l’avanzare dei lavoratori alla direzione dello Stato. Il Parlamento, questo altissimo strumento di democrazia, non può e non deve essere superato dai tempi. Esso, al contrario, deve riuscire a guidare questo processo. Non già nel senso di confondere le diverse funzioni degli organi istituzionali dello Stato – ché nessuno più di me, per il mio stesso lontano passato, è convinto che tali diverse funzioni sono presidio di democrazia –, ma nel senso che il Parlamento diventi iniziativa, stimolo, confronto e incontro delle volontà politiche del paese e assolva in questo modo la sua altissima funzione di guida. Fare questo con rigore, con dedizione, con probità significa attuare la Costituzione repubblicana, renderla operante ispiratrice della vita del Paese.

Onorevoli colleghi, nelle settimane immediatamente trascorse sono avvenuti due fatti di importanza eccezionale: l’elezione a suffragio universale e diretto del Parlamento europeo e la firma dell’accordo “Salt II” fra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Mentre ribadisco l’impegno della nostra Assemblea per una politica di distensione e di pace, consentitemi di collegare per un momento i due avvenimenti, nel senso cioè che le elezioni del Parlamento europeo (che ci pongono anche delicati problemi di coordinamento) costituiscono un passo qualitativo verso la costruzione di una Europa unita, capace di contare nel mondo per una politica di disarmo, di pacifica coesistenza e di pace.

Infine sento di dover sottolineare di fronte a voi, onorevoli colleghi di tutte le parti, il mio impegno a presiedere i nostri lavori con la più assoluta imparzialità, nella rigorosa applicazione del regolamento in ogni sua parte, per la tutela in primo luogo dei diritti delle minoranze, ma anche per la tutela del diritto-dovere della maggioranza di legiferare. Mi pare inoltre opportuno proseguire l’opera, avviata dal mio predecessore onorevole Ingrao, di aggiornare il regolamento alle nuove e mutate esigenze di funzionalità del Parlamento.

Da questo alto seggio invio il mio saluto al Presidente del Senato e al Presidente della Corte costituzionale e a voi, colleghi della stampa e della televisione, che seguite i nostri lavori, chiedendovi di collaborare con noi, attraverso l’informazione e la critica, a far vivere nel popolo i lavori di questa Assemblea, nell’interesse comune della democrazia e del Paese. So infine di poter contare sull’aiuto intelligente ed essenziale che ci verrà da tutto il personale della Camera, dal Segretario generale dottor Longi, da tutti i funzionari, da tutti i dipendenti. A voi, onorevoli colleghi di tutte le parti, buon lavoro. Mi auguro di poter contare sulla vostra personale collaborazione nel difficile compito di dirigere questa Assemblea, nell’interesse del popolo, della democrazia e dell’Italia (Nilde Iotti)

Beatrice Lento

Bevvi un sorso di vita

Bevvi un sorso di vita.
Vi dirò quanto lo pagai:
precisamente un’esistenza.
Il prezzo di mercato, dicevano.

Mi pesarono, granello per granello.
Bilanciarono fibra con fibra,
poi mi porsero il valore del mio essere:
un solo grammo di cielo!

Emily Dickinson

Beatrice Lento

Marie Trintignant

Nella notte tra il 26 e 27 luglio 2003, mentre si trovava a Vilnius, in Lituania, per le riprese di un film che la vedeva protagonista, Marie Trintignant venne percossa brutalmente al viso e alla testa nel corso di un violento litigio dal suo compagno Bertrand Cantat, voce e leader del gruppo rock francese Noir Désir, che era sotto l’effetto di alcool[8]. Cantat sottovalutò le conseguenze del suo gesto e l’attrice venne soccorsa solo l’indomani intorno alle 7,30[1]. La violenza dei colpi le causò un grave edema cerebrale che le provocò prima il coma e poi la morte, avvenuta il 1º agosto, dopo due interventi chirurgici alla testa.

Cantat fu condannato da un tribunale lituano a 8 anni e rilasciato in libertà condizionata nel 2007, dopo quattro anni di carcere[9]. Sette anni più tardi, la seconda moglie di Cantat morì impiccata[10][11], ma la Procura di Bordeaux stabilì il non luogo a procedere nel 2013.

Beatrice Lento