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Addio Jo Garceau

É lei la mamma delle pigotte, le bambole di pezza  che davano la possibilità di dare una mano all’Unicef. 

Le sue creazioni non le vendeva ma invitava ad adottarle e l’abitudine si é diffusa nel mondo.

Americana scelse di vivere a Cinisello Balsamo che l’aveva accolta come artista, cantante e insegnante

Le prime bambole nacquero nel 1991 grazie all’impegno di anziani e bambini.

Addio Jo. 

Non ti dimenticheremo : migliaia di pigotte grideranno per sempre il tuo nome. 

Beatrice Lento

Addio Jo Garceau

Fu lei, Jo,  a legare una bambola di pezze alla possibilità di dare una mano all’Unicef.

Non vendeva  le sue pigotte  te ma invitava ad adottarle e l’abitudine si é diffusa in tutto il mondo.

Era  Americana Jo Garceau, innamorata dell’Italia che l’aveva accolta come artista, cantante e insegnante  a Cinisello Balsamo.

Si stima che la bambola abbia aiutato circa 800mila bambini. Grazie a lei molti di questi, che avevano vissuto la fame, hanno avuto accesso all’istruzione

Beatrice Lento

Celebriamo la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne

In occasione dell’evento ci impegneremo attraverso laboratori formativi dedicati agli studenti dell’Istituto Superiore di Tropea.

Nei quattro Indirizzi di studio della Scuola, nella mattina del 5 dicembre,  si avvicenderanno le provocazioni culturali di quattro Soci : Luigia Barone, Dario Godano, Carla Piro e Valentina Pirrò.

Punto di partenza: l’immagine assai forte, che ritrae un’orribile sequela di donne crocefisse, accompagnata dallo slogan: “in croce maDonne”, con sotto la dicitura :”Stupri dimenticati. Crocifissione di donne armene  da parte dell’esercito turco nel 1917″

Sembrerebbe che quelle rappresentate siano sì vittime del genocidio armeno, ma che l’immagine sia presa da un film, che non sia assolutamente una foto del 1917 né, tantomeno, che le donne che vi sono rappresentate siano state torturate e uccise davvero.

La storia ci insegna che massacri di questo tipo sono davvero successi in Armenia da parte dei turchi tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, e vi è una nutrita collezione di reperti fotografici disponibili in rete, ma in questo caso particolare pare che  l’immagine sia il fotogramma, tratto da un film muto del 1919, intitolato “Ravished Armenia” che racconta la vicenda di una ragazza cristiana sfuggita al massacro.

Di questo e di tant’altro si discuterà insieme.

Momento clou della mattinata: il consueto dono di libri al Laboratorio di genere Mnemosyne del Liceo Classico da parte della socia Luigia Barone, perché la violenza contro la donna si combatte con la cultura.

Beatrice Lento

Elezioni di Midterm: vincono le Donne

Su 964 candidati in corsa alle elezioni di Midterm, il voto di metà mandato negli Stati Uniti, 272 erano donne.
Si tratta di un numero di candidature femminili senza precedenti per la corsa al Congresso statunitense, un fenomeno che ha spinto i giornalisti a coniare il termine “pink wave“, l’onda rosa.
E se è vero che al Midterm 2018 non c’è stata la grande “onda blu” , i democratici hanno infatti vinto la Camera ma di stretta misura e il Senato è rimasto invece nelle mani dei Repubblicani, in compenso c’è stata l’onda rosa appunto.
Un numero record di donne è stato eletto alla Camera dei Rappresentanti alle elezioni Usa di metà mandato infatti, si parla di 84 su 435 seggi, il massimo della storia statunitense. (Qui tutti i risultati)

 

Il risultato raggiunto dalle donne è una vetta storica considerando che al momento ci sono 61 democratiche e 23 repubblicane.
Il reportage di TPI da New York – “Ecco come ci siamo rialzati dopo il 2016”: cronaca della elezioni di midterm tra gli attivisti Democratici

Ad oggi le donne rappresentano solo il 20 per cento del Congresso, con il Partito Democratico che raggiunge il 37 per cento e quello Repubblicano che sfiora il 18 per cento.

 

Ma il record delle elezioni di metà mandato di quest’anno è un vero e proprio successo. La Cnn per celebrare questo risultato titola “Non è l’anno della donna, è l’anno delle donne”, la testata Politico ha attivato sul sito The Women Rule Candidate Tracker, un contatore che monitora in tempo reale candidature, vittorie e sconfitte.
“Posso dirlo senza indugi”, ha detto la senatrice democratica Kirsten Gillibrand, una della probabili candidate alle Presidenziali del 2020, “le donne stanno guidando la resistenza. Un anno e mezzo dopo la prima marcia della nostra generazione, l’energia dal basso sta crescendo. Le donne stanno tenendo insieme la democrazia in un momento molto pericoloso”.

 I dati ufficiali sono del Center for Women and American Politics (CAWP) di Rutgers: 61 le donne, nello specifico 41 democratiche e 20 repubblicane, che hanno tentato le primarie del proprio partito per la nomination alla carica di governatore. Ce l’hanno fatta 12 democratiche e 4 repubblicane.
Ma le donne non sono protagoniste del midterm 2018 soltanto in qualità di candidate e vincitrici, ma anche come elettrici. Il successo femminile di queste elezioni è dovuto anche alle posizioni misogine dell’attuale presidente Donald Trump, che in queste votazioni potrebbe perdere consensi.
Secondo i primi sondaggi, il 64 per cento delle intervistate ha dichiarato di avere un’idea “sfavorevole” di Trump.

Le donne del Midterm 2018

“Capisco il dolore della classe dei lavoratori perché ho sperimentato quel dolore”, Alexandria Ocasio-Cortez, 29 anni, ispanica, socialista con un passato da cameriera è diventata la più giovane parlamentare americana di sempre. “Sono nata in un quartiere dove il codice di avviamento postale della zona in cui vivi determina il tuo destino”, racconta a proposito delle sue origini nel Bronx.
La sua vittoria è stata netta nel distretto del Bronx di New York ed è entrata nella storia: Alexandria Ocasio Cortez a soli 29 anni è la donna più giovane mai arrivata al Congresso.
Alexandria Ocasio-Cortez aveva vinto a sorpresa le primarie dei democratici a New York per le elezioni di midterm, sconfiggendo uno dei nomi di punta del partito. In passato ha lavorato per Bernie Sanders e secondo molti può rappresentare il futuro dei dem.

 

Tra le candidate in Minnesota si è presentata anche Ilhan Omar, 36 anni, che è diventata la prima donna musulmana rifugiata al Congresso. Omar, che aveva già conquistato la copertina di Time, sarà la prima rifugiata e la prima ad indossare l’hijab al Congresso, diventando “il peggior incubo di Donald Trump”.

Stacey Abrams 44, scrittrice e avvocata, candidata dem in Georgia, stato ultra conservatore non ce l’ha fatta invece. Se fosse stata eletta sarebbe diventata la prima donna e la prima afroamericana nella storia degli Stati Uniti a diventare governatore.
Christine Hallquist è invece la prima transgender a correre come governatore per il Vermont.
Dal web

Beatrice Lento

Anne Sexton

Un bacio nell’incavo
del ginocchio è un fruscio
di falena alla zanzariera e
sì amore mio un puntino
luminoso sull’ecometro è
Campanellino con la tossetta.

Lo,cod    
e due volte perderò l’onore
e le stelle saranno confitte
come puntine nella notte
sì oh sì sì sì due
chioccioline all’incavo
del ginocchio che accen-
dono falò simili a ci-
glia che sfregano sì sì sì
come pietrina d’accendino bic:
e così esisto!

Beatrice Lento

La dama con l’ermellino

La dama non ci guarda, ci esclude.

Guarda intensamente da una parte, verso un’unica direzione.

Lei si concede a uno solo.

La sua distanza è distanza da tutti meno che da uno solo: l’amato.

Cecilia Gallerani, è lei la fascinosa dama, é sorella di Piccarda Donati e come lei proclama

“Frate, la nostra volontà quïeta

virtù di carità, che fa volerne

sol quel ch’avemo, e d’altro non ci asseta. 
Se disïassimo esser più superne,

foran discordi li nostri disiri

dal voler di colui che qui ne cerne; 
che vedrai non capere in questi giri,

s’essere in carità è qui necesse,

e se la sua natura ben rimiri. 
Anzi è formale ad esto beato esse

tenersi dentro a la divina voglia,

per ch’una fansi nostre voglie stesse; 
sì che, come noi sem di soglia in soglia

per questo regno, a tutto il regno piace

com’a lo re che ’n suo voler ne ’nvoglia. 
E ’n la sua volontade è nostra pace:

ell’è quel mare al qual tutto si move

ciò ch’ella crïa o che natura face”. 

Libera sintesi di una critica di Vittorio Sgarbi

Beatrice Lento

Fulvia artista del tombolo

Anghiari: la bottega del tombolo

È da molto che ci lavora?

Tredici anni, non sono di qui e quindi non l’ho imparato da bambina, sono andata a scuola, qui, perché il tombolo di Anghiari è diverso dagli altri.

Diverso?

Si, si lavora in piano, con i fuselli appoggiati sul cuscino, è una tecnica esclusiva.

Perchè ha deciso di imparare quet’arte?

Perchè ti avvicina all’essenziale, è come pregare! Le tue mani corrono veloci ed una grande serenitá ti riempie il cuore.

Beatrice Lento

Premio Cairo al femminile

Le vincitrici sono: Iva Lulashi, Gabriella Ciancimino, Sophie Ko, Romina Bassu, Nazarena Poli Maramotti, Isabella Nazzari, Valentina colella.

Il premio intende promuovere giovani under 40.

Beatrice Lento

Gabriella Ciancimino

É una delle vincitrici del diciannovesimo Premio Cairo che promuove giovani italiani under 40.

“La mia ricerca è focalizzata sul concetto di “Relazione” da cui deriva la tendenza a concepire un’opera come momento d’incontro/confronto tra individui. Partendo dal presupposto che credo fortemente nel ruolo dell’arte come catalizzatore di cambiamento sociale, il campo di sperimentazione ideale diviene lo spazio pubblico. Nel corso della mia Nei lavori più recenti, analizzato il rapporto tra esseri umani e piante in Natura alla base della costituzione di un Paesaggio come “luogo” di riflessione e nello stesso tempo di salvaguardia della memoria storica e di azione collettiva. Lo studio antropologico è accompagnato dalla ricerca sperimentale finalizzata all’individuazione di elementi dissonanti da inserire nel paesaggio, generando così crack visivi in cui la realtà viene “ecologicamente” modificata. Ho così sviluppato la tendenza a create opere site-specific e lavori collettivi, usando media differenti come il video, la musica, l’installazione, il disegno, la grafica e la scultura. Il mio lavoro è un invito al dialogo sul concetto di resistenza e di libertà applicato alla relazione con l’ambiente circostante, sperimentando L’Ecologia sociale teorizzata da Murray Bookchin attraverso il coinvolgimento della Collettività nella creazione dell’opera e nella trasformazione di un luogo in spazio in cui sperimentare la libertà, rompendo la gerarchia tra Artista e Fruitore”. (G.C.)

Beatrice Lento

Anne Sexton: bipolare sempre!

Come ti uccidi la prossima volta? Due amiche che parlano di morte.E mettono in versi le loro tragedie. Prima di suicidarsi.

Nell’aprile del 1959 in un bar di Boston, due poetesse alle prime armi, la ventiseienne Sylvia Plath e la trentenne Anne Sexton, bevono cocktail e parlano con superficialità da salotto dei loro tentativi di suicidio.
Anne e Sylvia si confrontavano sulle comuni esperienze di ricovero, sui rispettivi tentativi di suicidio e sugli atteggiamenti personali verso l’arte.
Le due poetesse tuttavia erano caratterizzate da personalità e condizioni diverse.
Anne Sexton che, a differenza di Sylvia Plath, non soffriva marcatamente di fasi depressive, cadeva in trance per ore, si imbottiva di psicofarmaci ed era vittima di un etilismo devastante. Sylvia Plath, timida, insicura, perennemente in difficoltà economiche, Anne, invece, era una vera poetessa vamp, sempre chic, accuratissima nel trucco, vestiva di rosso e tacchi a spillo, costantemente seguita da uno staff di collaboratori, tra l’infermiera, la governante, la segretaria. Nelle sue apparizioni pubbliche, che venivano pagate a peso d’oro, arrivava sempre in ritardo, barcollante, e già si capiva il suo stato, lanciava le scarpe al pubblico a procedeva nella lettura delle sue opere con voce sensuale.

Sylvia Plath aveva provato a togliersi la vita cinque anni prima, per una forte depressione da cui era uscita dopo un lungo ricovero e tre elettroshock.
Per l’amica – che l’anno seguente avrebbe pubblicato una raccolta autobiografica intitolata “In manicomio e parziale ritorno” – i soggiorni in cliniche psichiatriche e le overdose di quelle che lei chiamava . pillole “uccidimi”. stavano diventando un’abitudine. Quattro anni dopo, quando Sylvia Plath si uccise col gas del forno nella cucina della sua casa inglese, Anne Sexton ricordò quelle chiacchierate in una poesia:

“La morte di Sylvia”
Come hai potuto scivolare giù da sola nella morte 

che ho desiderato così tanto e così a lungo,
la morte che tutte e due dicevamo di aver superato,
… la morte di cui parlavamo tanto, a Boston,

mentre ci scolavamo tre martini extra dry.
 
E si ricordò dell’amica nell’ottobre del ’74, quando si uccise anche lei col gas: con i gas di scarico della sua macchina, visto che in America quasi tutti i forni sono elettrici.

Dal Web

Beatrice Lento