Quando Dio creò l’amore
“Quando Dio creò l’amore non ci ha aiutato molto…
…Quando creò te distesa a letto
sapeva cosa stava facendo
era ubriaco e su di giri
e creò le montagne e il mare e il fuoco
allo stesso tempo
Ha fatto qualche errore
ma quando creò te distesa a letto
fece tutto il Suo Sacro Universo”
No, delitto d’onore no
PASQUALINO LO TORTO, UN GIUDICE CORAGGIOSO
“Il giudice onesto, coraggioso e libero, se è impreparato – e può capitare – sbaglierà più di chi, oltre ad essere onesto, coraggioso e libero, è anche tecnicamente preparato. Giudice coraggioso. Voglio proprio ricordare qui un magistrato calabrese: il collega Pasquale Lo Torto, Sostituto Procuratore della Repubblica a Palermo.
In Corte di Assise si dibatteva di un omicidio commesso da una giovane donna contro il proprio seduttore. L’imputata, la folla, i giudici popolari, si aspettavano dal Pubblico Ministero una vibrante requisitoria contro l’ammazzato ed un madrigale per l’eroina dell’onore rivendicato.
Ma non è stato così. Lo Torto si scagliò contro la folla e i suoi forsennati feticci che avevano armato la mano dell’imputata mostrando una tenace vocazione all’impopolarità.
Il discorso di quel Pubblico Ministero, quindi, non è stato una anemica omelia dentro l’orto chiuso della legge, ma un atto di coraggio, di cultura e di stimolo per rivedere certi tabù.
Non basta – scrisse Piovene – fare al sud strade, case ed industrie per poi lasciarvi stagnare vetusti ed oscuri riti tribali, fenomeni di mafia e di camorra ed ogni altro codice di clan e di boscaglia.”
Antonio Scopelliti
Da ‘Parole efficaci – Scritti e interventi pubblici di Antonio Scopelliti’ a cura di Maria Pascuzzi, Rubbettino 2002 (pag. 119).
http://www.tropeamagazine.it/lotorto
Amor
« Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense.
Queste parole da lor ci fuor porte.
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disïato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante. »
Libera
«Per me non c’è tortura
Ho il cuore in libertà
Dietro l’osso mortale
Ne cresce uno più duro
La sega non l’incide
Né scimitarra fora
Due corpi abbiamo allora
Lega uno – l’altro vola»
Graziosa di via del Campo
Via del Campo c’è una graziosa
gli occhi grandi color di foglia
tutta notte sta sulla soglia
vende a tutti la stessa rosa.
Via del Campo c’è una bambina
con le labbra color rugiada
gli occhi grigi come la strada
nascon fiori dove cammina.
Via del Campo c’è una puttana
gli occhi grandi color di foglia
se di amarla ti vien la voglia
basta prenderla per la mano
e ti sembra di andar lontano
lei ti guarda con un sorriso
non credevi che il paradiso
fosse solo lì al primo piano.
Via del Campo ci va un illuso
a pregarla di maritare
a vederla salir le scale
fino a quando il balcone ha chiuso.
Ama e ridi se amor risponde
piangi forte se non ti sente
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior.
Written by Fabrizio De Andre, Vincenzo Jannacci • Copyright © Universal Music Publishing Group
Margherita
Io non posso stare fermo con le mani nelle mani
Tante cose devo fare prima che venga domani
E se lei già sta dormendo io non posso riposare
Farò in modo che al risveglio non mi possa più scordare
Perché questa lunga notte, non sia nera più del nero
Fatti grande dolce luna e riempi il cielo intero
E perché quel suo sorriso possa ritornare ancora
Splendi sole domattina come non hai fatto ancora
E per poi farle cantare, le canzoni che ha imparato
Io le costruirò un silenzio che nessuno ha mai sentito
Sveglierò tutti gli amanti, parlerò per ore ed ore
Abbracciamoci più forte, perché lei vuole l’amore
Poi corriamo per le strade e mettiamoci a ballare
Perché lei vuole la gioia, perché lei odia il rancore
E poi coi secchi di vernice coloriamo tutti i muri
Case, vicoli e palazzi, perché lei ama i colori
Raccogliamo tutti i fiori, che può darci primavera
Costruiamole una culla, per amarci quando è sera
Poi saliamo su nel cielo, e prendiamole una stella
Perché Margherita è buona, perché Margherita è bella
Perché Margherita è dolce, perché Margherita è vera
Perché Margherita ama, e lo fa una notte intera
Perché Margherita è un sogno, perché Margherita è il sale
Perché Margherita è il vento e non sa che può far male
Perché Margherita è tutto, ed è lei la mia pazzia
Margherita, Margherita
Margherita, adesso è mia
Margherita è mia
Written by Marco Luberti, Riccardo Vincent Cocciante • Copyright © Universal Music Publishing Group
Emily Dickinson
La più grande poetessa della storia americana: Emily Dickinson!
Non ebbe marito e quando morì la sorella trovò nascoste 1775 poesie su foglietti cuciti con ago e filo
Greta è con noi
Emozioni forti nell’incontro di stamane con Le Lupe di Flavia Perina attraverso l’intervista all’autrice condotta da Luigia Lupidi Panarello.
Protagonisti assoluti i sentimenti e le emozioni dell’animo umano sconvolto da eventi fatali… un animo esclusivo, viscerale, primordiale e passionale: quello della Madre.
Si lacera questo scrigno misterioso e magico e si tormenta d’ogni pena che il figlio, carne della sua carne, soffre, si colpevolizza e si interroga su presunte mancanze, leggerezze, superficialità, omissioni.
Il pathos è fortissimo ed esplode quando interviene Lei, la Madre dolorante e tormentata che si identifica nel racconto lontano tramutandolo in narrazione del dramma personale appena vissuto: la perdita della sua dolce creatura, l’artista dolcissima e perfetta che trasformava in ammalianti armonie le corde del suo violino.
Angela rompe ogni indugio e ritrosia ed offre ai giovani, alle madri e ai padri che affollano la sala, la sua sconvolgente testimonianza
” Ragazzi aprite il vostro cuore ai Genitori, parlate, piangete, gridate, narrate, ascoltate, riflettete e accogliete il conforto che nasce dal loro incomparabile amore”
Grande Angela che hai sacrificato il tuo riserbo sull’altare dell’educazione generosa e altruistica a costo di sofferenza intima graffiante e profonda.
Brava: così hai ridato la vita a tua Figlia!
Greta è con noi!
Madre nostra
Madre nostra che sei nei Cieli
sia rispettato il tuo nome
venga la tua sapienza
e sia realizzato il tuo insegnamento
come in Cielo anche sulla Terra
dacci oggi la serenità quotidiana
e rimetti a noi la sofferenza continua
come noi si è generose con chi amiamo
non lasciarci soccombere sole
liberaci dall’assillo della paura
per l’odio su di noi accanito
nei prossimi secoli
così sia
Luigia Lupidi Panarello
Sei tu che mi hai fatto sognare
La chiamavano bocca di rosa
Metteva l’amore, metteva l’amore
La chiamavano bocca di rosa
Metteva l’amore sopra ogni cosa
Appena scese alla stazione
Nel paesino di Sant’Ilario
Tutti si accorsero con uno sguardo
Che non si trattava di un missionario
C’è chi l’amore lo fa per noia
Chi se lo sceglie per professione
Bocca di rosa né l’uno né l’altro
Lei lo faceva per passione
Ma la passione spesso conduce
A soddisfare le proprie voglie
Senza indagare se il concupito
Ha il cuore libero oppure ha moglie
E fu così che da un giorno all’altro
Bocca di rosa si tirò addosso
L’ira funesta delle cagnette
A cui aveva sottratto l’osso
Ma le comari d’un paesino
Non brillano certo in iniziativa
Le contromisure fino a quel punto
Si limitavano all’invettiva
Si sa che la gente dà buoni consigli
Sentendosi come Gesù nel tempio
Si sa che la gente dà buoni consigli
Se non può più dare cattivo esempio
Così una vecchia mai stata moglie
Senza mai figli, senza più voglie
Si prese la briga e di certo il gusto
Di dare a tutte il consiglio giusto
E rivolgendosi alle cornute
Le apostrofò con parole argute
“Il furto d’amore sarà punito”
Disse “dall’ordine costituito”
E quelle andarono dal commissario
E dissero senza parafrasare
“Quella schifosa ha già troppi clienti
Più di un consorzio alimentare”
Ed arrivarono quattro gendarmi
Con i pennacchi, con i pennacchi
Ed arrivarono quattro gendarmi
Con i pennacchi e con le armi
Spesso gli sbirri e i carabinieri
Al proprio dovere vengono meno
Ma non quando sono in alta uniforme
E l’accompagnarono al primo treno
Alla stazione c’erano tutti
Dal commissario al sacrestano
Alla stazione c’erano tutti
Con gli occhi rossi e il cappello in mano
A salutare chi per un poco
Senza pretese, senza pretese
A salutare chi per un poco
Portò l’amore nel paese
C’era un cartello giallo
Con una scritta nera
Diceva “addio bocca di rosa
Con te se ne parte la primavera”
Ma una notizia un po’ originale
Non ha bisogno di alcun giornale
Come una freccia dall’arco scocca
Vola veloce di bocca in bocca
E alla stazione successiva
Molta più gente di quando partiva
Chi mandò un bacio, chi gettò un fiore
Chi si prenota per due ore
Persino il parroco che non disprezza
Fra un miserere e un’estrema unzione
Il bene effimero della bellezza
La vuole accanto in processione
E con la Vergine in prima fila
E bocca di rosa poco lontano
Si porta a spasso per il paese
L’amore sacro e l’amor profano
Written by Fabrizio De Andre