La violenza di genere: mostri o agnelli?
Chi sono i violenti?
Ti verrebbe da pensare a uomini con problemi psichiatrici, con basso profilo culturale, frustrati professionalmente, stranieri, carcerati o comunque delinquenti, tossici, alcolisti…e così via.
Non é così!
L’operazione mentale che ci porta a individuare il violento sulle donne in categorie deboli serve solo a farci prendere le distanze: se é un malato di mente, un immigrato, un ubriacone …, posso indignarmi, puntare il dito, infuriarmi ma, ma tutto sommato sono salvo, io non centro, non sono in discussione.
La realtà é diametralmente opposta, le azioni violente appartengono anche a chi é solitamente gentile, garbato, affettuoso, a chi non ha mai avuto problemi con la legge, a chi ha successo nel lavoro.
La violenza di genere é assolutamente trasversale.
Chi esprime questi atteggiamenti e comportamenti va supportato sul piano psicoterapico e comunque gli interventi saranno rafforzati da una società che s’impegna a tutelare la parità di genere su più fronti.
Ecco per bosco
Ecco per bosco un cavalier venire
il cui sembiante é d’uomo gagliardo e fiero
candido come nieve é il suo vestire
un bianco pennoncello ha per cimiero…
La guerriera per eccellenza del nostro Rinascimento mi ha sempre affascinato, ho ammirato la sua indipendenza ed anche il suo animo interculturale: la paladina di Francia innamorata del Pagano Ruggiero che per amore suo si converte al cristianesimo.
Lady Oscar
” Il buon padre voleva un maschietto
ma ahimé sei nata tu
nella culla han messo un fioretto
lady dal fiocco blu.”
Il buon padre é un generale ed ha insegnato alla figlia a tirare di scherma e a indossare l’uniforme…alla fine si sente in colpa per la vita altra che ha imposto alla figlia e vorrebbe trovarle un marito ma Oscar rifiuta.
Edda Billi
Papá non le permette di frequentare il Liceo: o maestra o ragioniera, Edda scelse ragioneria pur odiando inumeri.
Indossava i pantaloni quando la donna non usava.
Poi arrivò Gianna, il sup primo amore.
” Gianna mi ha fatto conoscere le poete, ci tengo, non poetesse. Mio padre ci scoprì che. I baciavamo é per poco non mi massacrò.”
Poi nasce il Movimento Femminista Internazionale Via Pompeo Magno: una trentina , tutte una più fantastica dell’altra.
Per Edda sempre strada in salita!
” Ha senso oggi la parola femminista!”
” Si, ha un senso!”
La Carmen: una storia di femminicidio
Tra i più famosi della storia e analogo a tanti altri nella motivazione profonda: il maschio che non accetta il rifiuto, é inconcepibile che una femmina possa scegliere, possa rifiutare, possa osare di amare come, dove e quando vuole.
Ecco l’epilogo!
A Siviglia sta per cominciare la corrida. È pieno di gente che vuole assistere allo spettacolo, e di venditori ambulanti che gridano per attirare i passanti a comprare (A deux cuartos). Tra l’eccitazione e l’euforia generale, la folla saluta l’apparizione dei picadori, dei banderilleros, e dei toreri (Les voici, la quadrille!). Escamillo e Carmen arrivano insieme; prima che Escamillo entri nell’arena, Carmen gli giura che non ha mai amato nessuno quanto ama lui. Tra la folla, però, si aggira Don José; Frasquita e Mercedes lo riconoscono; dicono a Carmen di stare attenta, e che magari sarebbe meglio per lei andarsene. Ma Carmen non si lascia intimorire, e rimane a sfidare il destino. La folla entra nell’arena per assistere allo spettacolo; Carmen e Don José restano faccia a faccia (C’est toi! C’est moi!). Don José dice a Carmen di essere ancora innamorato di lei, e la supplica di seguirlo e di cominciare una nuova vita insieme, in un altro paese. Carmen gli dice che non lo ama più; Don José insiste, afferma che non è troppo tardi per ricominciare, la supplica, le dice che la adora; ma è tutto inutile: Carmen si toglie l’anello che lui le aveva regalato, e glielo getta addosso. Mentre dall’arena si sentono le acclamazioni festose per Escamillo, Don José, fuori di sé dalla rabbia e dal dolore, trafigge Carmen con un pugnale. “Sono io che l’ho uccisa”, confessa subito dopo, mentre la folla esce, ed Escamillo appare sui gradini dell’arena.
Ciao Carmen, hai scelto la libertá!
Medichesse
Le Donne sono state sempre brave e inclini a curare gli ammalati e nelle societá arcaiche la salute della famiglia era affidata a loro.
Le conoscenze mediche passavano da madri in figlie ed erano legate alla terra, alla luna, al mare, agli animali, alle erbe.
A differenza dei medici maschi si rifacevano a consuetudini empiriche e davano enorme peso all’empatia: la comprensione intima e spirituale del malato.
Tantissime le ricette di pozioni o unguenti a base di erbe considerate, per le loro proprietà officinali, magiche e miracolose: mandragora, canapa, stramonio, oppio, papavero, aconito, verbena…
Il mio cognome é il mio cognome per sempre!
Molte donne, anche di successo, scelgono di farsi chiamare col cognome del marito oppure lo aggiungono al proprio. A volte sono gli altri a farlo e la Donna coinvolta non obietta ma si porta allegramente dietro i due cognomi tranquilla e soddisfatta.
Pur amando tantissimo la famiglia di mio marito, fin dagli inizi del mio matrimonio ho tenuto al mio cognome ed anche quando firmo congiuntamente a Lui, di comune accordo, scegliamo o la formula del solo nome oppure inseriamo entrambi i cognomi…ognuno tiene al proprio!
Ho riflettuto molto su questa mia ferrea difesa dell’ identitá primigenia e penso che la motivazione sia evidente: la mia idiosincrasia, fin da giovanissima, di ogni riferimento al maschilismo che impera in forme eclatanti ma anche subdole e larvate come questa.
Tempo fa questo mio atteggiamento suscitò una discussione tra amici ed alcuni mi fecero notare che in fondo il cognome, nella nostra cultura, é figlio del maschilismo o patriarcato che dir si voglia: il cognome che io porto é quello di mio padre.
L’osservazione é appropriata e calzante e la replica può essere solo una: verissimo ma è questo il cognome che mi ha identificato fin dal mio primo essere civile e non lo cambio: il mio cognome é il mio cognome per sempre!
God is powerful!
Quattro storie di donne
Daisy, Nigeriana, 21 anni, stringe al petto Junior, il suo bimbo nato il 25 Maggio…”Appena arrivata in Libia volevano che mi prostituissi ma mi sono rifiutata…sul barcone stavamo affondando …ho tanta paura”
Dana,Eritrea,quando é arrivata in Siculia era paralizzata…..per mesi l’hanno tenuta incatenata, immobile e stuprata.
Gala, Eritrea, é ricoverata in psichiatria, la sua mente é devastata dalle violenze.
Mary arriva dalla Nigeria col suo piccolo che ha chiamato Destiny
Tutte ammettono gli stupri, la paura delle milizie islamiche ma se devono parlare del viaggio nella stiva di un barcone non trovano le parole …eppure …sì lo rifarebbero…God is powerful!
La Foto è della mia amica, l’artista Ewa Gluszak