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Potenza dell’abbraccio

Non sappiamo quanti anni ha l’abbraccio ma é certo che esprime una forma profonda di contatto fisico che promuove il benessere.

Insieme al bacio controlla lo stress e rafforza il sistema immunitario.

Alda Merini lo definisce come il posto in cui il tempo si ferma e non hai più età.

La pelle é un vero e proprio organo, il più sottile e il più esteso e svolge anche funzioni emotive e sociali. Possiede tante tipologie di recettori tra cui i meccanocettori che entrano in azione quando viene esercitata una pressione leggera e delicata come nel caso degli abbracci, cioè stimoli dalla forte valenza affettiva.

L’abbraccio stimola il rilascio di messaggeri chimici come l’ossitocina, definita l’ ormone del benessere, e quindi migliora il sistema immunitario prevenendo le infezioni.

Ha ragione allora Paulo Coehlo quando sostiene che abbracciando in maniera sincera guadagniamo un giorno di vita, facciamolo più spesso e saremo felici.

Concludo evidenziando che noi donne, saggiamente, tendiamo ad abbracciare gli altri molto più dei maschi e che l’afefobia é la paura di essere toccato e quindi abbracciato.

La leggenda di Natale

Parlavi alla luna giocavi coi fiori

avevi l’età che non porta dolori

e il vento era un mago, la rugiada una dea,

nel bosco incantato di ogni tua idea

nel bosco incantato di ogni tua idea.

 

E venne l’inverno che uccide il colore

e un babbo Natale che parlava d’amore

e d’oro e d’argento splendevano i doni

ma gli occhi eran freddi e non erano buoni

ma gli occhi eran freddi e non erano buoni.

 

Coprì le tue spalle d’argento e di lana

di pelle e smeraldi intrecciò una collana

e mentre incantata lo stavi a guardare

dai piedi ai capelli ti volle baciare

dai piedi ai capelli ti volle baciare.

 

E adesso che gli altri ti chiamano dea

l’incanto è svanito da ogni tua idea

ma ancora alla luna vorresti narrare

la storia d’un fiore appassito a Natale

la storia d’un fiore appassito a Natale

Fabrì

Buon Natale per essere liberi

Carissimi Socie e Soci di sos KORAI,

con gioia mi rapporto a Voi alla vigilia del Natale che segna la storia del mondo.

Credo di non sbagliare pensando a tutti noi vorticosamente travolti dalla vita che, pian pianino e con i piedi fasciati, ha assunto sempre più ritmi vorticosi.

Non c’ é mai tempo e la fretta troppo spesso ci allontana da noi stessi. La cultura del consumismo é diffusa e rischiamo di soccombere alla superficialità che appare come l’unica difesa, l’unica ancora contro il peggio.

É lo stato della stragrande maggioranza degli umani e bisogna riorganizzare le nostre esistenze o abbracciare la rivoluzione.

É difficile ribellarsi perchè temiamo che il sistema ci stritoli e allora occorre trovare, in questa grande bolgia, anche un pò di spazio per parlare con noi stessi e prenderci cura di quella dimensione intima che é l’essenza della Persona.

Noi che siamo uniti dalla voglia di Servizio forse potremmo riuscirci e forse potremmo anche diffondere un s.o.s. Umanità.

È questa la riflessione che il Bambinello mi ispira in una vigilia che vivo col cuore colmo di felicità e gratificazione e pur di consapevolezza del rischio che ci accompagna.

Sono certa che il futuro riserverà gioia a tutti noi che, nel segno della vicinanza agli altri, abbiamo trovato la bussola che indica infallibilmente la giusta rotta.

Mancano poche ore alla Sua nascita e noi che siamo vicini alla Donna stringiamoci a Maria per condividere con Lei la gioia della Maternità fatale e chiederle di illuminarci nel percorso complicato che abbiamo voluto imboccare con la nostra sos KORAI.

Abbiamo condiviso una scelta difficile, che Lei e il Suo Santo Figliolo ci diano la forza di onorarla. Carissime e carissimi Amici, ancora grazie di aver raccolto la mia idea moltiplicandola col vostro lavoro, col vostro cuore e con la vostra mente, continuiamo ad operare con la certezza della bontà della nostra decisione.

Che il Bambinello aiuti l’Umanità ad orientarsi verso il Bene, prenda per mano ognuno di noi e parli al nostro intimo per poter continuare ad essere Creature veramente libere.

Buon Natale ed un felicissimo 2019

La Presidente di sos KORAI

Fammi contare i modi

Come ti amo? Lascia che te ne conti i modi.
Ti amo fino alla profondità, la vastità e l’altezza
che l’anima mia può raggiungere allorquando
persegue, irraggiungibili agli sguardi, i fini del bene
e della grazia ideale.

Ti amo al livello delle calme
necessità quotidiane, alla luce del sole ed al lume
della candela.

Ti amo liberamente come gli uomini
tendono al giusto, ti amo puramente, come essi
rifuggono dalle lusinghe.

Ti amo con la passione
sperimentata nei miei antichi dolori e con la fede
della mia fanciullezza.

Ti amo d’un amore che mi
sembrò smarrire coi miei santi perduti: ti amo col
respiro, i sorrisi, le lacrime di tutta la mia vita e, se
Dio vorrà, ti amerò ancor meglio quando sarò
morta.

Elizabeth Barret Browning

Non dirmi “ Sei ancora bella”

Ho avuto tutto e non voglio avere di più. Il mio più alto compiacimento é morire.

Non muoio per dolore, muoio per esaurimento della felicità.

Ho avuto l’Egitto e Roma.

Quando sono arrivata in quella città così grandiosa ho pensato che le mancava un pò di dolcezza, un pò d’Oriente.

Ho reso più femmina Roma.

Antonio, Cesare, Pompeo sono stati le mie amanti, hanno assunto sembianze femminili, si sono fatti teneri e devoti , li ho conquistati, li ho posseduti..

Nessuno dovrà compatirmi, nessuno dovrà dire:” Com’è stata bella questa donna,”

Io non vorrò mai essere stata.

Nè vorrei la concessione:” É ancora bella!”

Non c’é una Cleopatra che é stata bella.

La mia dimensione é l’eternitá .

Liberamente tratto dalla dichiarazione di Cleopatra immaginata da Vittorio Sgarbi ammirando Cleopatra di Artemisia Gentileschi

La violenza delle parole

Ho qui un piccolo elenco di parole preziose. È impressionante vedere come nella nostra lingua alcuni termini, che al maschile hanno il loro legittimo significato, se declinati al femminile, assumono improvvisamente un altro senso, cambiano radicalmente, diventano luogo comune; luogo comune un po’ equivoco che poi, a guardar bene, è sempre lo stesso, ovvero un lieve ammiccamento verso la prostituzione.

Vi faccio un esempio.

  • Un cortigiano: un uomo che vive a corte. Una cortigiana: una… mignotta.
  • Un massaggiatore: un cinesiterapista. Una massaggiatrice: una… mignotta.
  • Un uomo di strada: un uomo del popolo. Una donna di strada: una… mignotta.
  • Un uomo disponibile; un uomo gentile e premuroso. Una donna disponibile: una… mignotta.
  • Un passeggiatore: un uomo che cammina. Una passeggiatrice: una… mignotta.
  • Un uomo con un passato: un uomo che ha avuto una vita, in qualche caso non particolarmente onesta, ma che vale la pena di raccontare. Una donna con un passato: una …mignotta
  • Uno squillo: il suono del telefono. Una squillo: …dai non la dico nemmeno.
  • Un uomo di mondo: un gran signore. Una donna di mondo: un gran…mignotta.
  • Uno che batte: un tennista che serve la palla. Una che batte: …non dico manco questa.
  • Un uomo che ha un protettore: un intoccabile raccomandato. Una donna che ha un protettore: una…mignotta.
  • Un buon uomo: un uomo probo. Una buona donna: una…mignotta.
  • Un uomo allegro: un buontempone. Una donna allegra: una…mignotta.
  • Un gatto morto: un felino deceduto. Una gattamorta: una …mignotta.
  • Uno zoccolo: una calzatura di campagna. Una zoccola: …

Questo elenco non l’ho fatto io.

Questo elenco lo ha scritto un uomo che si chiama Stefano Bartezzaghi, il professor Stefano Bartezzaghi, un enigmista, un giornalista, un grande esperto di linguaggio.

Grazie, Bartezzaghi, per aver scritto questo elenco di ingiustizie. Io, che sono donna, le sento da tutta la vita, ma non me ero mai accorta.

Ma questa sera non voglio fare la donna che si lamenta e che recrimina. Lungi da me…

Però, certo, anche nel lessico noi donne un po’ discriminate lo siamo. Quel filino di discriminazione io, donna, lo avverto magari solo io, ma un po’ lo avverto, un po’ lo percepisco.

Però, per fortuna, sono soltanto parole.

Certo, se le parole fossero la traduzione dei pensieri, allora sarebbe grave, sarebbe proprio un incubo fin da piccoli.

Eh, sì.

All’asilo, un bambino maschio potrebbe iniziare a maturare l’idea che le bambine siano meno importanti di lui.

Da ragazzo potrebbe crescere nell’equivoco che le ragazze in qualche modo siano di sua proprietà.

Da adulto potrebbe – è solo un’ipotesi! – pensare sia giusto che le sue colleghe vengano pagate meno e, a quel punto, non gli sembrerebbe grave neppure offenderle, deriderle, toccarle, palpeggiarle, come si fa con la frutta matura o per controllare le mucche da latte.

Se fosse così potrebbe anche diventare pericoloso. Sì si. Una donna adulta, o anche giovanissima, potrebbe essere aggredita, picchiata, sfregiata dall’uomo che l’ama. Uno che l’ama talmente tanto da pensare che lei e anche la sua vita sono roba sua, roba sua, e quindi può farne quello che vuole.

Per fortuna, sono soltanto parole, solo parole, per carità!

Ma se davvero le parole fossero la traduzione dei pensieri un giorno potremmo sentire affermazioni che hanno dell’incredibile, frasi offensive e senza senso come queste:[1]

  • Brava, sei una donna con le palle!
  • Chissà quella cosa ha fatto per lavorare?
  • Certo, anche lei, però, se va in giro vestita così!
  • Dovresti essere contenta se ti guardano!
  • Lascia stare: sono cose da maschi!
  • Te la sei cercata! Te la sei cercata! Te la sei cercata! Te la sei cercata!

Per fortuna, per fortuna, sono soltanto parole.

Ed è un sollievo sapere che, finora, da noi tutto questo non è mai accaduto!

Monologo recitato da Paola Cortellesi

L’Isola delle donne

É l’Islanda che da nove anni ha il minor gender gap del mondo.

La rivoluzione iniziò il 24 ottobre 1975, quel giorno il 90 % delle islandesi incrociò le braccia paralizzando uffici, scuole, e case.

Cinque anni dopo L’ Islanda, che aveva concesso il diritto di voto alle donne nel 1915, fece trionfare la prima presidente democraticamente eletta al mondo, Vigdis Finnbogadóttir.

Poi, nel 2009, per uscire da una gravissima crisi finanziaria salì al potere la prima premier dichiaratamente lesbica al mondo, Jóhanna Siguroardòttir.

Infine, un anno fa, la guida del governo é stata affidata a Katrin Jakobsdottir, un’ambientalista di 42 anni. Ma qui sono donne anche la direttrice della polizia della capitale e la prima autorità religiosa del paese.

L’ ultima legge a favore delle donne obbliga le aziende con più di 25 dipendenti ad eseguire una certificazione che provi che tutte le lavoratrici sono pagate quanto i lavoratori.

Le donne piangono cinque volte di più

Prima dell’adolescenza bimbi e bimbe piangono nella stessa maniera ma con la pubertà tutto cambia. La donna piange in media cinque volte l’anno più del maschio.

Pare che ci siano due determinanti alla base del dato, la prima è organica e si riferisce alla sfera ormonale: gli estrogeni oscillano e l’umore fluttua insieme a loro, quando calano diminuiscono la serotonina e le endorfine, i neurotrasmettitori della gioia di vivere e…sono lacrime.

La seconda è psicologica e culturale: ad avere un peso il tabù per cui piangere é da femminucce.

RosVita

Al via RosVita, il Laboratorio Teatrale ideato dalle Associazioni, con sede sociale a Tropea, sos KORAI Onlus e LaboArt, presiedute da Beatrice Lento e Maria Grazia Teramo. L’esperienza é offerta da sos KORAI ed é realizzata da LaboArt che ospiterà i partecipanti nei suoi locali a Santa Domenica di Ricadi, in Via Fontana, 32Sul valore culturale del Teatro non si discute come pure sulla sua valenza psicologica ed é per questo che le due realtà associative tropeane hanno deciso di collaborare per donare alla Comunità d’appartenenza un’opportunità di crescita condivisa.

Il percorso viene dedicato ad adulti di qualsiasi età, in maniera assolutamente gratuita, e per fruìrlo basta avanzare la richiesta di partecipazione con una mail, corredata di dati anagrafici, ad uno di questi recapiti: beatricelento@gmail.com tel 3498142440 laboartropea@gmail.com tel 3403668588.

Nel Laboratorio i corsisti giocheranno con la spontaneità dei propri vissuti per promuovere l’accettazione dell’individualità personale, la padronanza corporea e il valore della diversità, maturando un’esperienza di completamento personologico 

Maria Grazia Teramo, attrice e regista tropeana, curerà la redazione del testo e la regia dell’esito finale a partire dai monologhi “Rosso Cremisi” di Sará Rodolao, scrittrice di origine calabrese trapiantata in Liguria.

La scelta dei testi é stata operata da sos KORAI in linea con la propria finalitá associativa che é quella di contrastare la subcultura maschilista e la violenza contro la donna attraverso un rinnovamento dell’educazione affettiva con allontanamento dagli stereotipi e dai pregiudizi di genere.

“Nonostante l’evidente emancipazione femminile” afferma la Lento” rimangono strascici maschilisti che creano ostacoli alla piena realizzazione della donna, per fare un esempio cito due dati che sono sotto gli occhi di tutti: la disparità salariale e la mancanza di pieno accesso alla gestione della famiglia. É importante smascherare queste inadeguatezze e ristabilire una relazionalità rispettosa della dignità femminile. Il linguaggio teatrale, come tutte le modalità espressive alternative e divergenti, consente di sviscerare il cuore dei problemi e di raccogliere produttivamente i messaggi più complessi e profondi. La mia collaborazione con LaboArt é iniziata tanti anni fa, quando dirigevo il Superiore di Tropea, ed ora sono felice di proseguirla con l’Associazione di Volontariato che presiedo perché sono certa della sua efficacia”

Anche la Presidente di LaboArt é convinta della proficuità del percorso e afferma:””Io non credo alla casualità degli eventi e degli incontri ma alla loro intima,seppur misteriosa, necessità. Spesso accade che progetti, persone, sogni e intenti si incontrino e convoglino, come rivoli diversi, in un unico fiume. Così è accaduto con questo progetto teatrale RosVITA che, come catalizzatore, ha attratto a sé le persone e le energie che richiede. Dagli incontri e dagli affetti nascono storie straordinarie. Questo laboratorio è a sua volta l’idea che nasce da un incontro e da un profondo affetto ,quello che lega la preziosa associazione sos KORAI a LaboArt. Il progetto RosVITA è un luogo di iniziazione dove si entra per accedere ad una conoscenza e dove respirare è germogliare.”

RosVita prenderà il via non appena si raccoglieranno le adesioni e,mdopo un percorso laboratoriale di vari mesi, offrirà il frutto dell’impegno profuso in una performance teatrale aperta a tutta la Comunità e chi sa che non si dia vita ad una tournée o, addirittura ad una Compagnia Teatrale che a tutt’oggi a Tropea manca.

Bestie Page

Erano gli anni ’50, quando la cosiddetta “liberazione sessuale” era di là da venire, e le fotografie di ragazze semi-svestite venivano considerate una minaccia per la società, tanto che il Senato degli Stati Uniti istituì un Comitato Speciale per indagare su tutte le attività che potessero essere classificate alla voce pornografia.

 

Bettie Page però, nonostante le sue fotografie e i cortometraggi audaci, era molto lontana dall’essere una porno-star, come diremmo oggi. Lei era nata nel profondo sud degli Stati Uniti, in Tennessee, nel 1923, durante gli anni della “grande depressione”, che segnarono sicuramente la sua infanzia: il padre era un disgraziato che molestò tutte e tre le sue figlie femmine, mentre la madre, che si separò dal marito quando Bettie aveva 10 anni, fu costretta a mettere in orfanotrofio, per un anno, le tre bambine, tenendo con sé solo i maschi.

Come moltissime altre, anche la famiglia di Bettie si spostò per tutto il paese in cerca di lavoro e stabilità, ma questo non impedì alla ragazza di diplomarsi brillantemente e poi di laurearsi, per diventare insegnante. Ma la sua bellezza rappresentava, in questo caso, un’arma a doppio taglio, perché non riusciva a controllare i suoi studenti, in particolare i ragazzi più grandi.
Poi il matrimonio a 20 anni, e il marito che parte per la guerra, mentre lei decide di provare a fare l’attrice, usando quel corpo che non le consentiva di fare la maestra.

 

A Hollywood però non sfondò, forse perché non aveva ancora l’immagine giusta, che le fu suggerita invece da un fotografo dilettante, Jerry Tibbs, che incontrò sulla spiaggia di Coney Island nel 1950, quando ormai viveva a New York e aveva divorziato dal marito. Fu lui a consigliarle di acconciare i suoi lunghi capelli corvini con una frangia, che poi diventò il segno distintivo della pin-up. Bettie, che faceva la segretaria al Rockfeller Center, per arrotondare i guadagni iniziò a posare nei Camera Clubs, quei club nati per aggirare le leggi sulla pornografia, facendo passare le foto di nudo per immagini artistiche.

Bettie divenne una star di quel particolare settore, la prima modella di bondage famosa, con il suo abbigliamento di pelle nera e le pose sadomaso, ma in nessuna delle sue fotografie, e nemmeno nei cortometraggi che venivano venduti per corrispondenza, ci sono scene di sesso esplicite. Tra il 1950 e il 1957, Bettie continuò la sua attività di modella, con qualche incursione nel cinema burlesque, mentre la vera notorietà arrivò con la pubblicazione di una sua fotografia nel paginone centrale di Playboy, nel 1955, come playmate di gennaio.

 

Poi, dal 1958, con altri due matrimoni falliti alle spalle, Bettie improvvisamente scompare dalle scene
Nessuno all’epoca sapeva cosa le fosse successo, e i reali motivi sono ancora poco chiari: forse la convocazione da parte del comitato antipornografia, forse alcuni episodi di stalking, oppure un’illuminazione arrivata durante una cerimonia religiosa, mentre trascorreva una vacanza in Florida. Dopo aver abbandonato la carriera da pin-up, cercò con tutte le sue forze di partire missionaria per l’Africa, ma nessuna comunità cristiana accolse la sua richiesta:
Dopotutto era un’ex pin-up e per giunta pluridivorziata
Così cominciò la sua discesa all’inferno, tormentata dai demoni che le facevano udire voci e compiere gesti violenti: dopo aver aggredito la sua padrona di casa con un coltello, fu rinchiusa in un istituto psichiatrico perché affetta da schizofrenia paranoide.
Ne uscì solo nel 1992

Intanto, la figura di Bettie Page era tornata in auge, ristampata in un’infinità di libri e riviste, usata per ritratti e fumetti, mentre lei era praticamente in miseria e all’oscuro della nuova popolarità. Quando scoprì la sua rinnovata fama, cercò di recuperare almeno in parte qualche diritto sulla sua immagine, ma non ci sarebbe riuscita senza l’aiuto di Hugh Hefner, l’editore di Playboy.
Morì di polmonite nel 2008, senza aver mai più consentito a nessuno di farle una fotografia: “Voglio essere ricordata com’ero quando ero giovane, nei miei tempi d’oro. Voglio essere ricordata come una donna che ha cambiato il punto di vista delle persone riguardo alla nudità nella sua forma naturale.”

Secondo MTV, i look trasgressivi di tante rockstar – Kate Perry, per la sua frangetta e i corsetti succinti; Madonna, per il suo libro Sex e il debole per gli accessori fetish; Rihanna, per la sua passione per indumenti di pelle e pizzo – non sarebbero mai nati senza Bettie Page, che disegnava e cuciva personalmente tutti i suoi costumi di scena. Sono in debito anche attrici come Uma Thurman, nel suo ruolo in Pulp Fiction, Dita Von Teese per la sua intera carriera, e molte, molte altre donne di spettacolo.

 

Ma l’unica vera Regina delle Pin-Up rimane sempre lei, inimitabile Bettie Page.

Di Annalisa Lo Monaco