Archivio annuale 30th Aprile 2018

Femminismo Light

Il nostro tempo é pieno di gente a cui non piacciono le donne potenti. Siamo stati abituati a pensare che una donna forte é un’aberrazione per cui le teniamo sempre gli occhi addosso. E quindi ci chiediamo se é umile, riconoscente, sorridente, sincera…le stesse domande sugli uomini potenti non vengono poste a dimostrazione che a essere in discussione non é il potere in sé ma solo quello femminile.

Se giudichiamo le donne potenti più severamente degli uomini con le stesse prerogative lo dobbiamo al Femminismo Light.

Un altro esempio di femminismo light é

questo:” Ovvio che una moglie non deve fare sempre lei le faccende domestiche, quando mia moglie era in viaggio le facevo io”

Liberamente tratto da Quindici consigli per crescere una bambina femminista di Chimamanda Ngozo Adichie

Per te Donna

La strada della Donna é ancora in salita ma ce la faremo.

Che il Premio Santa Caterina sia lievito di bene, da me l’impegno e la promessa a proseguire sulla strada del servizio e del resto che senso avrebbe altrimenti la vita.

Vito Teti racconta

Caterineja Xuri de luminu

Ti manda salutandu don Luigi

Non vogghiu lu forgiaru cà mi tinge

Cà vogghiu a chiju chi pitta li porte

Pitta li porte e pitta lu visu

Pitta li mei porte de lu Paradisu.

Mia madre si chiama Caterina. Quando nacque mia figlia, naturalmente, Caterina come lei e per lei (perché angustiarmi per cercare un nome strano e alla moda, magari brutto, visto che ne avevo uno bello in famiglia), il suo albero di canti e di filastrocche si allargò e si alzò ancora. Ascoltai da mamma tanti canzoncine in cui compariva il nome Caterina. Un giorno mia madre fermò i suoi racconti, si alzò dalla poltrona su cui sedeva, e, a fatica, raggiunse un armadio. Prese per la mia Caterina delle lenzuola e degli asciugamani, mi pare anche una coperta, di ginestra da lei e da sua madre, nonna Felicia, lavorate al telaio di casa. Nella casa della Cutura, quella in cui abitavamo quando mio padre era a Toronto, ancora ai tempi della mia infanzia, nonna e mamma allevavano il baco da seta e tessevano i colori e le figure del mondo al telaio il lino, la lana, la ginestra. Il mio paese era un paese di gelsi, bachi, telai, donne che tessevano e pregavano. Due sorelle di nonna, le zie casiste, di giorno lavoravano e andavano in chiesa e la notte si alzavano per andare a pregare, col caldo e col freddo, nell’orto vicino sotto la pianta di arancio. I telai, nell’epoca in cui avanzava il mito della modernità e non si badava più al valore degli oggetti antichi, vennero distrutti o adoperati per fare legna. In questo mondo che cambia e non ama ricordare, restano le coperte e le lenzuola antiche, il frutto della fatica, della pazienza, dell’arte delle nostre donne, restano le memorie e i canti di mia madre, che ho avuto la fortuna di ascoltare e registrare, ma anche di capire dall’interno la profonda pietas e il senso religioso che trasmettevano, e che oggi regalo a tutti voi.

Vito Teti

Si concludono gli Incontri di Primavera

#GlincontridiprimaveradisosKORAI Si concludono oggi! Grazie ai relatori Francesco Pontoriero Domenico Tomaselli Giovanna Fronte Luigia Barone

Grazie al Collega Dirigente Nicolantonio Cutuli

Grazie ai Prof e Grazie ai Magnifici Ragazzi di Tropea

Incontro di Primavera con Luigia Barone, Giudice Onorario

#GlincontridiprimaveradisosKORAI In questi ultimi anni la sensibilità è aumentata, c’è stato un cambiamento culturale. Sempre più coese sono le parlamentari donne sul tema della condizione femminile, forse anche per effetto degli interventi della Comunità Europea. Anche i parlamentari uomini sono più attenti a queste tematiche.

Un genitore decade automaticamente dalla responsabilità genitoriale se uccide il coniuge? No, e questo è paradossale.

Incontro di Primavera con l’avv.ssa Giovanna Fronte

#GlincontridiprimaveradisosKORAI

Grazie Giovanna Fronte di averci fatto dono di tanta sofferta esperienza, lascerai il segno!

Se lavoriamo per la Paritá non c’é problema di Genere!

“Quando tornava a casa ubriaco con un’incontrollabile voglia di rifarsi contro Carmela della rabbia che lo mangiava vivo e del senso di inadeguatezza che lo torturava, anziché prenderla a legnate la possedeva con violenza, le si svacantava dentro fino alle viscere. dopo essersi spremuto tutto l’odio e il risentimento che nutriva contro il mondo, riusciva a trovare riposo, disfatto ma sazio accanto alla moglie tramortita”

Simonetta Agnello Hornby ” La Mennulara”

Quando lavorava solo papà

#GlincontridiprimaveradisosKORAI all’Alberghiero di Tropea con Domenico Tomaselli

Quando i miei genitori si sono sposati lavorava solo mio padre e mia madre si occupava della casa e dei figli ma il mio papà precisava sempre alla mamma:”Spero che tu possa presto lavorare e ci occuperemo insieme delle faccende domestiche”

Il ruolo della donna nella società è fondamentale ed è giusto che abbia i riconoscimenti che merita, la legge oggi dimostra una sensibilità più matura ma ancora c’è tanto da fare: prendiamone consapevolezza!

Incontro con Domenico Tomaselli

#GlincontridiprimaveradisosKORAI

Secondo incontro all’Alberghiero di Tropea col Dottor Domenico Tomaselli

La donna “ Angelo del focolare” è uno stereotipo di ruolo ormai superato, un’etichetta fuori moda. Oggi il lavoro si è spalancato al mondo femminile eppure tante cose ancora non funzionano. Tra le più odiose la disparità salariale a paritá di mansioni.

Che differenza c’è tra un caffè fatto da un esperto Donna e non Uomo? E allora perché retribuzioni diverse?

25 Aprile con Liliana Segre

Milano, 25 aprile 2018 – «Il mio 25 aprile 1945? Ero ancora prigioniera nel campo di Malchow, nel nord della Germania. Mancava una settimana alla mia liberazione ma io non lo sapevo, ero una che poteva morire da un momento all’altro, completamente ignara di tutto quello che di importante stava succecedendo in Europa e nella mia amata Milano, città dalla quale sono stata deportata». Liliana Segre, 88 anni, sopravvissuta all’Olocausto, nominata a gennaio senatrice a vita dal presidente Mattarella, oggi «parla» da piazza Duomo ai milanesi con un videomessaggio di 4 minuti, dopo l’intervento del sindaco Sala. Troppo faticoso per lei salire sul palco, «da quando sono stata nominata senatrice non faccio che ricevere inviti e rispondere ad interviste ma ormai ho le energie di una donna di 88 anni!». Fu liberata il 1° maggio 1945 Liliana, unitamente agli altri prigionieri dopo l’occupazione del campo di Malchow da parte dei russi, ma a casa, dopo lunghe peripezie tornò, sola, orfana del padre Alberto Segre morto nel lager, nell’agosto del 1945.
Qual è il suo messaggio nel giorno della Liberazione dal nazifascismo?
«Che non dobbiamo disperdere la grande eredità di quanti hanno sognato questa Italia libera, democratica. Purtroppo, da parte mia, c’è anche una amara presa di coscienza, alla luce di quanto succede oggi, ossia che il sacrificio di tutti quelli che allora fecero una scelta di campo, difficilissima, sia stato vano. Tutti sembrano aver dimenticato cosa voleva dire non avere la libertà».
Ottant’anni fa le leggi razziali e lei ne fu vittima… poi il 30 gennaio l944 la deportazione con il papà dal Binario 21 della Stazione Centrale di Milano. Che cosa ha provato quando ha saputo della nomina a senatrice?
«La stessa domanda me l’ha fatta il presidente Mattarella, uomo di grande sensibilità. E io gli ho risposto che la stessa bambina italiana che a 8 anni è stata espulsa per la sola colpa di essere nata, che ha visto chiudere la porta della scuola, la prima di una serie di altre, che ha visto chiudere la porta della Svizzera per la salvezza, la porta di tre carceri italiani, la porta del vagone con il quale sono stata deportata e i cancelli di Auschwitz per colpa di quelle leggi lì, oggi ne ha trovato una aperta. Lo stesso Stato, a distanza di 80 anni, alla stessa bambina, vecchia, apre le porte del Senato. Un onore grandissimo».
Ha incontrato migliaia di giovani nel ruolo di testimone pubblico. Li invita a non essere indifferenti…
«Tanti giovani sono attratti da falsi miti. Mi ha colpito ascoltare la testimonianza di una ragazzina di 16 anni che ha piantato famiglia e studi, al sud, per venire a Milano e incontrare il suo idolo, una blogger che sta con Fedez…insomma questi ragazzi mostrano un assoluto vuoto mentale e dell’ anima!»
Ma è 25 aprile anche per loro…
«Ma non è il valore che riconoscono, cercano strade facili, ricchezza. Ma non sono tutti così».
Il futuro della memoria?
«Finchè posso continuerò a testimoniare, preoccupata della deriva di antisemitismo e razzismo che colpisce il nostro Paese e l’Europa, per nulla unita, che chiude le frontiere e ha lasciato sola l’Italia a gestire l’accoglienza ai migranti. Mi sento sempre più una goccia in mezzo all’oceano».

Da Il Giorno

Spilloni per punire

A Istanbul molte donne girano con uno spillo per pungere chi ha ancora il vizio della mano morta