Il Paese
” Smettila di mettere in giro certe voci.”
“Che voci?”
” Che tu stai con i nostri uomini.”
“E chi lo dice?”
” Tu lo dici, bugiarda.”
” Io non dico un bel niente non sto con nessuno.”
” Non devi più mettere in giro certe voci.”
” Io non metto in giro niente.”
” Ti spacchiamo la faccia.”
Cristina Zagaria, malanova
La Malanova
” Se rimani incinta ti spariamo alla pancia.”
E la prendono a calci.
Anna si raggomitola e prega di non rimanere incinta, per non prendere più calci e per non avere ancora dentro qualcosa di loro.
La Sindachessa e la Signorina, storia di Tropea attraverso storie di donne.
Storia di Tropea attraverso storie di donne di Beatrice (secondo step)
La Sindachessa e la Signorina.
Le due figure di donne tropeane contemporane che spiccano per qualitá eccelse sono passate alla storia con due appellativi assai eloquenti: la Sindachessa e la Signorina. La prima , Lydia Serra, cosentina, sposa il marchese Pasquale Toraldo, tropeano, è eletta sindaco quando viene conquistato per le donne il diritto all’elettorato attivo e passivo e rimane in carica per 15 anni consecutivi. Ottiene le scuole, le prime case popolari, un’agenzia dell’OMNI, realizza il dragaggio del porto, lo stabilimento balneare ” S.Leonardo” e tant’altro ancora. La seconda Irma Scrugli, intreccia la sua vita a quella di Padre Mottola, abbracciando assieme il valore del dono totale a Dio e agli ultimi. Nasce la Casa Della Caritá che richiama tante donne e tanti uomini a divenire Oblati del Sacro Cuore. Irma lascia tutto per i poveri e diviene la Madre Teresa e la Chiara di Tropea. Le due grandi, pur nella diversità di storie, presentano dei tratti comuni di grande pregio sociale: l’emancipazione dai pregiudizi e dagli stereotipi che all’epoca soffocavano l’essere donna, la forza e la determinazione di un temperamento battagliero, lo spirito di servizio, l’amore per la comunità, la sensibilità sociale. La Sindachessa e la Signorina rappresentano due splendide storie di donne tropeane che , grazie al loro impegno , alla loro determinazione e al loro fascino sono riuscite a guidare la comunità verso il progresso. Un grande loro merito è stato quello di rompere con un sistema di rapporti sociali che nella Tropea del tempo era molto radicato. Lydia ed Irma escono dai loro lussuosi palazzi,nscendono nelle strade, si mostrano alla gente ed entrano in empatia con le classi deboli che vivevano ai margini. Anche se in modo diverso sono donne di grande fede, capaci di annientare i personali egoismi per donarsi agli altri nel servizio. Due avventure meravigliose nate dai germi della passione, due figure luminosissime capaci di accendere di entusiasmo le giovani generazioni verso ideali nobilissimi di cui oggi più che mai si avverte l’esigenza.
Da Presidente della Commissione Comunale Pari Opportunità ho ripetutamente richiesto l’intitolazione di due vie cittadine alle due grandi DONNE da Fb rilancio la richiesta e invito chi condivide la proposta ad esprimerlo attraverso il Mi piace
Lavandare, storia di Tropea attraverso storie di donne
Storia di Tropea attraverso storie di donne
Lavandare e Acquarole di Beatrice ( terzo step)
Ricordo con tanto affetto la nostra lavandara che, con atteggiamento di grande rispetto, tipico della mia educazione familiare, chiamavamo, con garbo, facendo precedere al nome di battesimo il sostantivo ‘donna’.
Donna Teresa , due volte a settimana, raccoglieva la biancheria sporca che detergeva, con cura altamente professionale, alle acque correnti della fiumara del Carmine. L’attenzione era massima in tutti i particolari, dal sapone bianco e profumato,hand made, all’intervento di igenizzazione tramite bollitura con la cenere ed erbe medicinali.
Se chiudo gli occhi sento ancora l’aroma di quel bucato fragrante.
Il ricordo dell’acquarola è un dono del mio sposo, burghitanu verace. Rumana a cicinnea, così appellata per la sua magrezza, era talmente abile da riuscire a portare nelle case, fino al quarto piano, con scale dai gradini altissimi, cinque recipienti: un secchio sulla testa, due nelle mani e due quartare sotto le ascelle.
Piccole grandi donne tropeane che con la loro fatica rendevano meno dura l’esistenza familiare.
Marinate, storia di Tropea attraverso storie di donne
Storia di Tropea attraverso storie di donne (step 4) di Beatrice Lento
MARINOTE
La vecchia dal nome lucente fissa l’orizzonte di piombo in cui spicca la maledetta ‘cuda di rattu’.
Batte forte il cuore al pensiero dei figli lontani in balia della tempesta sulla misera, fragile barca. Accanto a lei, temuta matriarca, le mogli in preda al panico, la scongiurano trepidanti.
Impietrita dalle tragedie ricorrenti, con cadenza lenta e decisa, la vegliarda solleva le braccia e con un grosso coltello taglia tre volte l’aria col segno della croce incominciando a sciorinare la cantilena magica, tramandatale dalla madre nella notte di Natale della sua infanzia.
“Scienza du tata ,scienza du figghiu,
scienza du spiritu santu e da SS. Trinità
e sta cuda di rattu mu si ndi va
e pi lu nomi di Maria sta cuda tagghiata sia”
Irene e Leta, la storia di Tropea attraverso storie di donne
A tutte le donne della Calabria l’augurio di incidere in massa sulle strade rigidamente precluse loro in passato.(R.L.Montalcini)
Da tempo sogno una fantastica storia di Tropea attraverso le donne che l’hanno percorsa nel tempo.
Il mio primo ricordo va ad Irene e a Leta che tornano a noi dalle profonditá dei sepolcri paleocristiani a testimonianza di una comunità progredita in cui è importante e significativo il ruolo della donna.
Irene fu conduttrice della massa tropeana, un ampio insediamento rurale che scandiva l’economia del tempo.
Leta, donna prete sposata( così alcuni dicono), costituisce caso eccezionale legato probabilmente ad un momentaneo stato di trasgressione eretica.
Irene e Leta tracciano un itinerario di emancipazione ancor oggi precluso a molte donne di Calabria soffocate da stereotipi e pregiudizi.
Ad Aurora
Per essere vicini, sia pure virtualmente, è importante condividere qualcosa di significativo, è per questo che oggi vi parlo di mia madre anche attraverso la foto che la ritrae a Lacco Ameno di Ischia.
La mia mamma è la più bella, in primo piano, con la massa di capelli che le incornicia lo sguardo intenso e penetrante.
Aurora Pascale era trasgressiva, volitiva, passionale, anticonformista e soprattutto libera, libera dalle convenzioni e dalle ritualità del suo mondo. Una ribelle che conosceva un solo potere, quello dell’amore, una rivoluzionaria che fumava le Gitanes, amava la letteratura russa e da bambina aveva come compagno di giochi Nicola, un montone possente che la seguiva come un cagnolino.
Era generosa mia madre, soprattutto con le donne più derelitte e si curava poco delle cose: i suoi gioielli e le sue sete li usavo per giocare alla signora.
L’ho amata intensamente e teneramente fino al punto da affidarle uno dei miei figli. Nei momenti più intensi mi conforta l’orgoglio di avere avuto da Lei la vita
Di te nessuno puó parlare
Di te nessuno
può parlare
non si conosce
nè nome nè pena
sei nascosta in una storia
inconfessabile a te stessa
nella stanzetta da ragazzina
color penombra
che tuo padre sconsacra
dall’infanzia tranquilla
perchè ritiene sia un diritto
fare il maschio
prendendosi la proprietà
di una atroce schiavitù
lordando con un vizio
la linea di confine
niente se ne sa
del livido sotto la maglia
per il peso della bestia
che ti schiaccia
si ignora che il tuo silenzio
non è timidezza ma paura
quando l’aguzzino avrà finito
sarà finita della creatura la vita
Luigia Lupidi Panarello
Eccoci al primo evento
Spero Vi piaccia!
Ce la metteremo tutta per lanciare messaggi significativi…a sabato 25 novembre Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne.
sos KORAI#1
Il programma del nostro primo evento é pronto.
Incrocio le dita sperando che sia un successo, anzi un grandissimo successo!