Trazione Anteriore
E sotto il segno di Trazione Anteriore il nostro slogan
DONNA HAI UNA MARCIA IN PIÙ!
Donna hai “una marcia in più”!
Incontri di Primavera di sos KORAI Onlus con gli Studenti dell’Istituto Superiore di Tropea.
Ecco il Programma!
-Non svelo il nome del mio assassino, altrimenti vi ricordereste solo di lui e non di me”
Avv.ssa Giovanna Fronte
-“Orfani Speciali: le vittime invisibili del Femminicidio”
Giudice Onorario Luigia Barone
_”Donne Manager: dalla cura della famiglia a ruoli di prestigio, il successo delle donne del 2000.”
Dottor Francesco Pontoriero
-Il soffitto di cristallo: più precarie e meno pagate…eppure brave”
Dottor DomenicoTomaselli
Siamo lieti di parteciparvi l’evento
Beatrice Lento Presidente di sos KORAI
Nicolantonio Cutuli
Dirigente dell’Istituto Superiore di Tropea
Tropea Aprile 2018
Non ti scusare perché lavori
Tu ami ciò che fai e amare ciò che si fa è un grande dono da offrire ai propri figli…
In queste prime settimane da neomamma sii gentile con te stessa. Chiedi aiuto. Pretendi aiuto. Non esistono le superdonne…
Concediti spazio per gli errori. Una neomamma non deve sapere necessariamente come si calma un bimbo che strilla.
La nostra cultura celebra l’idea di una donna che riesce a far tutto da sé ma non mette in discussione l’assunto di questo merito…Faccende domestiche e assistenza dovrebbero prescindere dal genere e ciò che dovremmo chiederci non é se la donna sia o non sia in grado di fare tutto da sé ma piuttosto come dare supporto ai genitori nel loro duplice ruolo sul lavoro e a casa.
Cara Ijeawele
Arte e Parità di Genere: Libertà è partecipazione
Chi si illude che il problema della parità fra uomo e donna risalga a epoche antidiluviane e sia da archiviare fra quelli oramai risolti, non guardi solo la cronaca quotidiana dei femminicidi, consulti anche i cataloghi dei musei di arte contemporanea e si convinca: è ancora lungo il cammino che condurrà a una partecipazione paritaria al mondo dell’arte. E più che mai libertà è partecipazione, come dice Gaber nella famosa canzone, adottata da cittàdelledonne come inno.
Figlio e politica
La deputata del distretto di Tokyo, Takako Suzuky, ha avuto una bambina e da allora é stata assalita da domande del tipo:” Perché continuare la politica con una bambina da crescere?” ” Non sente la necessità di stare a casa con sua figlia?”
In effetti anche se il Giappone é la terza economia del mondo sul ruolo pubblico della donna la strada da percorrere è ancora lunghissima.
” Quando sento i commenti negativi verso di me” dice Takako “ce la metto tutta per far capire che mia figlia sta bene e ce la caviamo alla grande. Devo farlo altrimenti anche le neomamme che seguiranno le mie orme dovranno fare i conti con la diffidenza e l’arretratezza della societá”
Hiroko Miyashita, presidente della rete per la prevenzione del mobbing da maternità, ha dichiarato :” Se una donna rimane incinta in Giappone é considerata quasi come un bene danneggiato. Non è più ritenuta produttiva nel lavoro come può essere una donna senza figli”.
Giappone per te la strada verso la civiltá é lunga, é molto lunga!
Donne amare
Donne amare, scorre latte
sotto questa poesia
ciò che fu seminato col sangue
darà un raccolto di miele.
Erica Jong
Cancellata in Giordania
E mentre in Afghanistan si combatte anche solo per potersi sentire chiamare con il proprio nome, in Giordania dopo più di mezzo secolo è stata cancellata la norma salva stupratori che consentiva all’uomo di evitare il carcere sposando la sua vittima. L’abrogazione dell’articolo 308 è avvenuta all’interno di una riforma generale del codice penale che ha visto anche l’eliminazione del delitto d’onore. Anche nel caso della Giordania la strada da fare è però ancora tanta. Nonostante un orientamento politico pro-occidentale e la presenza di e’lite urbane cosmopolite, molte aree del paese rimangono socialmente conservatrici, legate al concetto dell’onore familiare. Secondo questo principio, la convinzione è che avere una vittima di stupro in famiglia sia vergognoso e che tale «vergogna» possa essere estinta solo attraverso il matrimonio.
Mogli di… madri di…
Non c’è il loro nome sugli inviti ai matrimoni. E non c’è nemmeno sulla loro tomba. Piuttosto sono “madri di”, “mogli di”, “figlie di”. Chiamare le donne in pubblico con il loro nome è considerato disdicevole e perfino in un insulto. Accade in Afghanistan dove, come sottolinea un report di Thomson-Reuters ripreso dalla Bbc, una legge impedisce che sui certificati di nascita dei figli venga indicato il nominativo della madre.
Volto, nome, voce e identità
Un gruppo di attiviste locali ha deciso di battersi contro questa norma e contro usanze discriminatorie e vessatorie al pari dell’uso del burqa. Il risultato è un hashtag, #WhereIsMyName, che, dopo essere partito dalla provincia occidentale di Herat, ora sta facendo il giro del mondo con oltre mille . Safiqeh Mohseni, una delle donne che ha lanciato l’idea, ha spiegato che l’obiettivo «è rompere un tabù e riportare il nome e l’identità delle donne al primo posto». «L’unico modo per spezzare il silenzio sulla condizione delle donne è proprio dare loro voce a partire dal nome», le ha fatto eco una collega. Basta dunque definirle mamme di qualcuno, mogli di qualcun altro o sorelle di. A supportare la campagna anche una star locale della musica, Farhad Darya, che ha condiviso una sua foto su Facebook in compagnia della moglie Sultana. E se l’artista ha raccontato di aver avuto problemi in passato per aver chiamato in pubblico la compagna con il suo nome, i commenti al suo post sono stati quasi tutti positivi. Non mancano però gli attacchi delle frange più conservatrici del Paese, anche tra i giovani. «Il nome di mia madre, mia sorella e mia moglie è sacro, come sacro è il loro velo, simbolo del loro onore», ha scritto sulla sua pagina Facebook Modaser Islami, leader di un’organizzazione giovanile. «In Afghanistan secondo le logiche tribali, il corpo di una donna appartiene a un uomo. E con esso anche il volto e il nome che lo identifica», ha spiegato al New York Times Hassan Rizayee, sociologo afghano.
Oggi spose
Tomaso Binga (1977) indossa gli abiti da sposa e gioca sul l’espressione “oggi sposi”, generalmente usata per partecipare le nozze, trasformandola in “ oggi spose” per sottolineare il maschilismo insito nel linguaggio corrente.
Sara è incinta
Paola Mattioli riflette sul corpo femminile… nella serie Sara è incinta(1977) si sofferma sulla maternità e il naturale incontro tra amiche che si confrontano sul cambiamento del corpo femminile durante la gravidanza.
Violeta Bubelyte
Violeta Bubelyte riflette sulla propria immagine, si confronta con sè stessa, con il proprio corpo che si presenta alla macchina fotografica in maniera indistinta e, così facendo, vuole sottolineare la difficoltà ad essere incasellata in maniera univoca… al Magma