Category Archive Pubblicazioni

Una carriera al contrario

Una carriera al contrarioIl caso di Daphne è emblematico proprio perché la sua è stata una carriera al contrario. La donna, nata nel 1928 a Londra, ha accumulato contratti e copertine sempre più prestigiose proprio man mano che il tempo scorreva e sul suo volto aumentavano le rughe che non ha mai cercato di occultare, mascherare, correggere. Selfe dimostra ognuno dei suoi 87 anni ed è splendida proprio perché dimostrazione vivente che la bellezza non ha età.

É lei la più anziana modella al mondo!

Drusilla: la mia Mosca

Ecco un’altra bellissima poesia di Montale, dedicata alla moglie Drusilla Tanzi, affettuosamente soprannominata Mosca: “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale”

“Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue. ” (Eugenio Montale)

di Dario Godano

Studiate Ragazze!

#2giugnodonne La donna ha dovuto lottare per la parità non poteva insegnare al Classico ma solo alle Magistrali. Non mi piaceva studiare ma mi piaceva molto leggere, nel 41 presi la laurea in lettere e poi quella in Filosofia … Non mi piaceva insegnare…lessi Freud e decisi di fare la psicologa. Il due giugno fu un progresso per le donne, mio padre votó per il Partito D’Azione ma dopo poco quel partito scomparve. Votai per la Repubblica perché il re si era comportato male. Ci aspettavamo una maggiore giustizia, per alcuni anni ho fatto il medico generico e poi la psicoterapeuta… Era una cosa insolita, la terapia di gruppo la facevo gratis, la consideravo un’esperienza. Mio marito soffriva di depressione ma io lo salvai e diventò un bravissimo psichiatra. Il fatto di fare la mamma non mi dava fastidio perché pensavo che si potevano fare le due cose, mio marito a casa non mi ha mai aiutato; alle ragazze dico studiate preparatevi per lavorare ed essere libere.

Splendida ragazza del 46

Mangiavamo bucce

#2giugnodonne Mangiavamo bucce di fave e di piselli…avevamo una compagna greca e quando annunciarono la guerra con la Grecia ci guardammo stupiti… Andammo a votare senza trucco perché ci avevano raccomandato di non sporcare la scheda col rossetto. Votai Monarchia perché Napoli era coi Savoia.

Nei libri trovai il mio futuro e cominciai a insegnare non più giovanissima. Prima la consapevolezza del rispetto per gli altri e poi l’istruzione questo dissi ai miei studenti…

Le lamentatrici: tradizione al femminile

Una tradizione al femminile: le lamentatrici. Il lamento funebre viene effettuato di solito dalle donne, soprattutto da quelle più anziane o almeno di mezza età. 
In genere, sono le parenti a lamentare la morte, anche se, alle volte, sono state utilizzate le lamentatrici professionali: famose, ad esempio, quelle di Senise, in provincia di Potenza, chiamate nei paesi vicini per fornire le loro prestazioni molto apprezzate. Con le lamentatrici pagate, però, non vanno confuse le amiche e le comari che accorrono ai lutti e si associano al lamento: si tratta di donne che colgono l´occasione di una morte nella comunità per rinnovare un proprio grande dolore. 
Sono soprattutto madri che hanno perso un figlio e mogli rimaste vedove: diventano così delle lamentatrici per vocazione, che volentieri accorrono a tutti i funerali quasi che il lamento fosse per loro un bisogno, un modo per ricordare una grave perdita. Virtù e frammenti di vita, dolore e speranze troncate. La lamentazione è realizzata in versetti. La melodia di solito cambia di villaggio in villaggio, mentre i moduli, ovvero i motivi del lamento sono quasi sempre gli stessi. Si ricordano le virtù del defunto: nel caso della vedova che lamenta la morte del marito si ricordano spesso i momenti passati insieme e qualche episodio di gentilezza del consorte. 

Tratto da Gianna Boetti

Josephine Cochrane

La signora Cochrane era una donna ricca che amava tenere molte cene; anche se si occupava della cucina, poiché aveva una servitù preposta, desiderava una macchina che potesse lavare i piatti più velocemente e senza scheggiarli. Dato che non esisteva alcuna macchina di questo genere, ne inventò una lei stessa. Josephine desiderava diventare famosa, si dice che abbia esclamato: “Se nessuno lo fa lo farò io stessa!”.
Dopo aver misurato i piatti, costruì compartimenti filo, appositamente progettati per essere adattati a piatti, tazze, o piattini. Collocò i vani in una ruota che giaceva all’interno di una caldaia di rame. Un motore girava il volante mentre acqua calda mista a sapone schizzata dal fondo della caldaia pioveva sulle stoviglie. La amiche ne rimasero impressionate e la chiamarono “lavastoviglie Cochrane”.
Queste ultime rimasero così contente della nuova macchina che ben presto la signora Cochrane iniziò a ricevere ordini per la sua lavastoviglie da ristoranti e alberghi in Illinois. Brevettò il suo progetto, che entrò in produzione. Mostrò la sua macchina alla Fiera Colombiana di Chicago nel 1893, sorpassando anche le opere parigine e vincendo il primo premio. La sua azienda divenne in seguito quello che è ora KitchenAid.

Tabitha Babbit

Fu lei a inventare, nel 1813, la sega circolare.

Un animale addomesticato: la divina Callas!

«Mi trasformò in un animale addomesticato»Onassis? «Un uomo «affascinante, sincero, spontaneo, l’ho conosciuto nel 1957 e siamo diventati amici». Il filmino della crociera sullo yacht di lui, lei vi andò con l’allora marito Meneghini («non amava me ma quello che rappresentavo»). L’amore sbocciò in mare. «Mi fa sentire la regina del mondo, con quella sua irresistibile aria da furfante. Mi fece diventare un animale addomesticato, mettiamola così». Il fallimento con l’armatore la marchiò: «Fu come se avessi preso un colpo in testa, è disgustoso, cercherò di mettere ordine nella mia testa dolorante, e di sopravvivere. Ho abbandonato una carriera incredibile, in un mestiere difficile; è facile dire niente rancore. Prego Dio per superare questo momento. Se cerco un principe azzurro? Spero di incontrare un vero uomo che mi accetti per quello che sono».

Ē facile accettare chi é diverso da noi da noi?

“È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci hai aiutato a farlo.” Ph Louis  Sepulweda
LUIS SEPÚLVEDA    

Anaïs Nin 

Anaïs Nin, all’anagrafe Angela Anaïs Juana Antolina Rosa Edelmira Nin y Culmell , è stata una scrittrice statunitense. Considerata una delle più controverse autrici del Novecento: donna affascinante, cosmopolìta e dall’eleganza oriental-mitteleuropea, è cresciuta tra l’Europa e New York, destando scalpore nell’ambiente letterario con la pubblicazione dei suoi racconti a contenuto erotico.

La sua opera maggiormente conosciuta è probabilmente il Diario, una raccolta di scritti autobiografici in forma, appunto, di diario iniziata nel 1931 , che è stata pubblicata a partire dal 1966. Dal volume I dei Diari nel 1986 sono state estratte parti che hanno costituito materia per il libro Henry and June: From the Unexpurgated Diary of Anais Nin – o Henry and June: From A Journal of Love: the Unexpurgated Diary of Anais Nin – comprendenti estratti che vanno dall’ottobre 1931 all’ottobre dell’anno successivo, su cui è stato basato il film del 1990 Henry & June che racconta della sua relazione con lo scrittore Henry Miller e la moglie di questi, June Mansfield.

In virtù dei suoi lavori, lo stile compositivo di Nin viene annoverato fra i maggiori contributi alla letteratura erotica, con scritti – redatti con stile da vera e propria grafòmane – dalle cui pagine emerge l’enorme passione per la scrittura che ha coltivato fin dalla più giovane età.