Alda Merini
La pace che sgorga dal cuore
e a volte diventa sangue,
il tuo amore
che a volte mi tocca
e poi diventa tragedia
la morte qui sulle mie spalle,
come un bambino pieno di fame
che chiede luce e cammina.
Far camminare un bimbo è cosa semplice,
tremendo è portare gli uomini
verso la pace,
essi accontentano la morte
per ogni dove,
come fosse una bocca da sfamare.
Ma tu maestro che ascolti
i palpiti di tanti soldati,
sai che le bocche della morte
sono di cartapesta,
più sinuosi dei dolci
le labbra intoccabili
della donna che t’ama.
Alda Merini
Una splendida ragazza del ‘46
#donne2giugno Alla fine del secondo Liceo dissi al mio futuro marito che volevo sposarlo. Ho maturato da subito una ribellione verso lo stato di subordinazione della donna. Nella primavera del 43 finii in galera…anche mio marito, io alle Mantellate… Sono uscita il 25 luglio con la caduta del Fascismo. “Noi Donne”lo stampavamo con mezzi di fortuna. Le donne fummo fondamentali per la Resistenza. Ho l’immagine chiara degli alleati che entravano a Roma. Dopo c’era il problema della ricostruzione…anche la battaglia per il diritto di voto alle donne. C’era la sensazione che le donne fossero convinte dei loro diritti, io naturalmente votai Repubblica… Difficile che se nell’Assemblea non ci fossero state le donne avremmo avuto tanta garanzia per i diritti; la prima legge che fu approvata fu la tutela delle lavoratrici madri, divieto di licenziamento delle donne incinte, paritá di salario. Io direi alle ragazze d’oggi: andate a votare e cercate di fare squadra unendovi con chi ha i vostri stessi problemi.
Una splendida ragazza del 46
Annitta
#donne2giugno Ho fatto fino alla quinta…mi sono sposata per procura … Ci scambiavamo fotografie, quando è tornato siamo andati in viaggio di nozze…
Mesi e mesi siamo stati nei rifugi sotto terra per le bombe… Ringraziando il Signore ci siamo salvati ma Roma era rovinata. Quando mi hanno detto che le donne votavano fui felice… Mi alzai presto c’era una fila e aspettai il mio turno. Ho votato monarchia pensavo che il re facesse le cose giuste e invece…Non so se mio marito era contento o no … Lui mi faceva fare quello che volevo. Quando ero giovane volevo tante cose… Sono andata avanti uguale, è stata una bella vita
Annitta: ragazza del1946
Milena Ragazza del ‘46
#donne2giugno La donna che ha studiato é tutta un’altra cosa. Mia madre aveva una fabbrica di ghiaccio… I nazisti si presero tante cose ma mia madre non aveva paura. Poi andai a Parigi e mi incantai davanti a Monna Lisa. Io non votai po re e mio zio si arrabbiò tantissimo.
Il Fascismo aveva dato alle donne solo una parvenza di importanza. La maggior parte delle donne hanno votato per la Repubblica…Ogni tanto prendevo la macchina e andavo al mare. Mio marito è stato dolcissimo, mi ha sempre difeso…é morto giovanissimo. Sono andata a lavorare perchè se lavori sei una farfalla: voli!
Ragazze studiate, lavorate, non abbozzate!
Milena: ragazza del 1946
Intervista a Erica Jong
L’ex produttore di Holliwood ora é davanti al suo giudice.
” Io spero che Weinstein paghi per il suo comportamento disgustoso. Il suo crimine non è solo quello di aver violentato o abusato sessualmente molte donne. Ne ha anche distrutto la carriera, le ha private del diritto di continuare a lavorare. Ci sono attrici che sono letteralmente scomparse dalla scena …é stato vendicativo, spietato con loro. É davvero incredibile che sia andato avanti indisturbato per tanti anni in una societá che dovrebbe essere esemplare”
Il processo va considerato una svolta? Un esempio per tutti gli ambienti di lavoro e della vita sociale?
” Lo spero ma sinceramente non ne sono sicura. Ci sono ancora tanti uomini che abusano della loro posizione di potere. Non bastano i processi Serve una reazione collettiva ampia. Mi auguro che le donne di tutto il mondo capiscano quanto sia importante partecipare. La questione chiave, però, é che bisogna cambiare gli equilibri al vertice. Dobbiamo portare più donne possibili nei posti di comando”.
di Giuseppe Sarcina
Figli miei, volate sempre alto
Cari Lorenzo, Alessandro e Viola,ci siamo. Domani la mamma entrerà, dopo 1677 giorni di libertà perduta, in un’aula di tribunale per affrontare Armando Spada e le sue minacce di morte. Ti sparo in testa se scrivi, mi disse. Io ho scritto: di loro, dei loro legami con la pubblica amministrazione, con la politica, delle loro cattiverie, di quanto erano spietati con le loro vittime. L’ho chiamata Mafia, da subito, dall’inizio. Perché un cronista deve saper riconoscere e dare un nome ai fenomeni. Era il 2013. Ero sola.
Il 25 gennaio del 2018 la procura di Roma ha arrestato Armando, Carmine, Roberto, Enrico, Ottavio, in tutto 32 persone per Mafia.
Ho paura per l’udienza di domani? Sì. Ne ho. Hanno tentato in tutti i modi di fermarmi: liquido infiammabile sotto la porta di casa, appostamenti quotidiani sotto la finestra di casa nostra, minacce di morte a me e a voi. Ho paura , domani, di mostrare la mia paura, quei momenti terribili in cui mi disse che mi avrebbe ucciso, in cui mi tenne chiusa in una stanza. Perchè quella paura l’ho seppellita tanto tempo fa. L’ho fatto per voi. A voi dovevo restituire il coraggio di una scelta, la sicurezza di aver imboccato la strada giusta. Il mio sorriso e il mio modo di sdrammatizzare con l’ironia, il fatto che quello che ci stava capitando era tutto un gioco è stata la priorità per me in questi quattro anni. Perchè quel mostro chiamato Mafia non doveva raggiungervi in alcun mondo, neanche per sbaglio doveva sfiorare la vostra bellezza, la vostra infanzia, il vostro piccolo grande coraggio di sopportare anche qualche amichetto che vi diceva che la mamma era stata “una infame” oltre a una vita completamente stravolta.
Bene. Domani entrerò in quell’aula coi vostri occhi pieni di speranza e so che mi aiuteranno a trovare il coraggio, ancora una volta, di non aver paura di mostrarmi fragile e vulnerabile nel raccontare quanto terrore ho avuto in quel momento.
Nel momento in cui mi ha detto “se scrivi ti sparo in testa” ho scelto. Ho scelto di non essere come loro e di non chinare il capo.
E la mia libertà perduta è quella che consegno nelle vostre mani, andando a testimoniare. Che le mie parole possano rendere voi capaci di scegliere, sempre, da che parte stare e irrobustire le vostre ali, fino a farvi volare laddove sarete capaci di farlo.
Vi amo.
La mamma.
Federica Angeli
Eve Ensler: I monologhi della vagina.
Lentamente compresi come nulla fosse più importante del porre fine alla violenza nei confronti delle donne, che in verità la dissacrazione delle donne rivelava il fallimento degli esseri umani nell’onorare e proteggere la vita; e questo fallimento, se non l’avessimo rettificato, avrebbe significato la fine di tutti noi. Non penso di essere estremista. Quando si violentano, picchiano, storpiano, mutilano, bruciano, seppelliscono, terrorizzano le donne, si distrugge l’energia essenziale della vita su questo pianeta. Si forza quanto è nato per essere aperto, fiducioso, caloroso, creativo e vivo a essere piegato, sterile e domato. (p. 124)
Il velo delle donne occidentali: 42 di taglia!
“La commessa aggiunse un giudizio condiscendente che suonò per me come la fatwa di un imam:
– Lei è troppo grossa!
– Troppo grossa rispetto a cosa?
– Rispetto alla taglia 42. Le taglie 40 e 42 sono la norma. Le taglie anomale come quella di cui lei ha bisogno si possono comprare in negozi specializzati. All’improvviso in quel tranquillo negozio americano in cui ero entrata così trionfalmente nel mio legittimo status di consumatrice sovrana, pronta a spendere il proprio denaro, mi sentii ferocemente attaccata:
– E chi decide la norma? Chi lo dice che tutte devono avere la taglia 42?
– La norma è dappertutto, mia cara, su tutte le riviste, in televisione, nelle pubblicità. Non puoi sfuggire. C’è Calvin Klein, Ralph Laurent, Gianni Versace, Giorgio Armani, Mario Valentino (…) Da che parte del mondo viene lei?
– Vengo da un paese dove non c’è una taglia per gli abiti delle donne. Io compro la mia stoffa e la sarta o il sarto mi fanno la gonna di seta o di pelle che voglio. Non devo fare altro che prendere le mie misure ogni volta che ci vado. Nè la sarta nè io sappiamo esattamente la misura della gonna nuova. Lo scopriamo insieme mentre la si fa. A nessuno interessa la mia taglia in Marocco fintanto che pago le tasse per tempo. Attualmente non so proprio quale sia la mia taglia, a dire il vero. (…)”
Fatema Mernissi
Se solo fossi un maschio!
Emmeline racconta un episodio emblematico accaduto quando era bambina: i genitori le si avvicinarono per darle la buonanotte, e il padre, convinto lei che stesse dormendo disse: “Se solo fossi un maschio”. Quelle parole la tormentarono per anni, e la bambina diventata donna capì ben presto il significato di quella frase nella società di allora: in Inghilterra le donne non contavano nulla.
Nel 1894 si ottiene il diritto al voto nelle elezioni locali: promotrice della Women’s Franchise League, Emmeline fu una delle protagoniste di questo primo traguardo importantissimo. Successivamente, nel 1903, fondò la Women’s Social and Political Union: il principale obiettivo era l’estensione del suffragio universale alle donne. Il movimento si collocava all’esterno di qualsiasi formazione partitica, e spesso fu messo in cattiva luce e screditato a causa delle “azioni di violenza” delle suffragette: irruzioni nelle sedi istituzionali, incendi di chiese o edifici abbandonati e sabotaggi a linee telefoniche.
Molte suffragette, tra cui la stessa Pankhurst, subirono arresti e violenze. Nel maggio del 1914 Emmeline Pankhurst viene arrestata davanti a Buckingham Palace mente tenta di portare una petizione al re Giorgio V: ma nel ’18, finalmente, viene sancito il suffragio femminile anche per la camera dei Comuni. Al perentorio ammonimento di “rispettare la legge”, Emmeline era solita rispondere:
Non possiamo rispettare una legge che non ci rispetta.
Anna: strega e prostituta del re
Di origine inglese (il nome originale è Anne Boleyn), Anna Bolena nacque intorno al 1507. Il padre era il Conte del Wiltshire, mentre la madre era la figlia del Conte di Norfolk, entrambi, quindi, avevano origini nobili. La sua educazione fu curata nei Paesi Bassi, dove visse dal 1514, con saltuari viaggi in Francia fino al 1521.
Nello stesso anno, Anna tornò in Inghilterra, dove, con l’aiuto del padre, divenne la Dama di compagnia della moglie del Re Enrico VIII: passava quindi le sue giornate accanto a Caterina d’Aragona, sposa del Re da quasi vent’anni. E’ proprio in questi anni che si celebra il suo discusso matrimonio con il cugino, il Conte di Ormande; la loro fu un’unione breve, il matrimonio fu infatti annullato dopo poco tempo, anche se tutt’oggi rimangono oscuri i motivi di tale annullamento. C’è chi dice che fu la volontà del padre a far separare i due amanti, non contento che la figlia si accontentasse di un giovanotto dalle medie origini: sua figlia si meritava molto di più.
Nel frattempo, Anna non smise di affiancare Caterina d’Aragona durante le sue giornate; la sua unione con il Re, tuttavia, stava vivendo un momento difficile, a causa della mancanza di un primogenito maschio, fondamentale per assicurare a Enrico VIII una successione al trono d’Inghilterra. Forse, proprio a causa di questi problemi con la consorte, il Re si avvicinò sempre di più ad Anna, cercando di annullare il matrimonio con Caterina: per riuscirci, ci mise la bellezza di quattro lunghi anni.
Nel 1533, dopo anni d’incertezze e di strategie, Enrico VIII rese pubblico l’annullamento del suo matrimonio, sposando in segreto Anna Bolena: in realtà i due si sposarono di nascosto già qualche mese prima dell’annullamento ufficiale, anche a causa della gravidanza di Anna, già in corso. I due diedero alla luce una femmina, Elisabetta, che sarebbe diventata Regina d’Inghilterra con il nome di Elisabetta I.
Nello stesso anno in cui nacque la bimba, Enrico VIII decise di provare ad avere un figlio maschio e ufficializzò il suo matrimonio con Anna Bolena: l’evento non fu accolto con gioia dalla popolazione, che non vedeva bene Anna come futura Regina. Da questo momento in poi, Anna fu additata e vista dal popolo come la “prostituta del Re”, come una donna dai facili costumi che aveva avvicinato la moglie del Re solo per ottenere un posto nel letto di quest’ultimo. Caterina fu vista come la povera vittima cristiana, mentre Anna divenne la furba donna a caccia di dote.
Nel privato, Anna ed Enrico provarono ad avere altri figli, ma ogni gravidanza si chiuse con un aborto o con il parto di infanti morti. Nel 1536, tre anni dopo la fine del matrimonio tra Enrico VIII e Caterina d’Aragona, la neo regina Anna Bolena fu arrestata e rinchiusa nella Torre di Londra. L’arresto avvenne in seguito alle confessioni di cinque uomini, che giurarono di essere stati amanti della donna; tra gli uomini, era presente anche suo fratello, quindi, oltre l’adulterio, Anna dovette subire anche l’accusa di incesto. Nel maggio dello stesso anno, la donna fu processata e condannata a morte. In realtà, come si scoprì poi, i cinque uomini avevano confessato i rapporti sotto tortura: si dice che la vera accusa mossa ad Anna fosse di stregoneria e il motivo per cui furono mosse queste accuse fu la voglia del Re di cercare un figlio maschio altrove.
Anna, dichiarata colpevole, passò gli ultimi giorni della sua vita rinchiusa nella torre. Nonostante le sue grida d’innocenza, fu condannata a morte per decapitazione e il 19 maggio del 1536 il boia affondò la sua lama nel collo della regina. Si dice che per la sua esecuzione, Anna abbia voluto indossare un abito scuro e abbia perdonato i suoi esecutori, in punto di morte.
Il suo corpo si trova sotto il pavimento della Chiesa della Torre di Londra e si dice che, ancora oggi, il suo fantasma vaghi per la Torre con la testa sotto il braccio, aspettando una giustizia che non c’è mai stata.