Femminismo Light
Il nostro tempo é pieno di gente a cui non piacciono le donne potenti. Siamo stati abituati a pensare che una donna forte é un’aberrazione per cui le teniamo sempre gli occhi addosso. E quindi ci chiediamo se é umile, riconoscente, sorridente, sincera…le stesse domande sugli uomini potenti non vengono poste a dimostrazione che a essere in discussione non é il potere in sé ma solo quello femminile.
Se giudichiamo le donne potenti più severamente degli uomini con le stesse prerogative lo dobbiamo al Femminismo Light.
Un altro esempio di femminismo light é
questo:” Ovvio che una moglie non deve fare sempre lei le faccende domestiche, quando mia moglie era in viaggio le facevo io”
Liberamente tratto da Quindici consigli per crescere una bambina femminista di Chimamanda Ngozo Adichie
Vito Teti racconta
Caterineja Xuri de luminu
Ti manda salutandu don Luigi
Non vogghiu lu forgiaru cà mi tinge
Cà vogghiu a chiju chi pitta li porte
Pitta li porte e pitta lu visu
Pitta li mei porte de lu Paradisu.
Mia madre si chiama Caterina. Quando nacque mia figlia, naturalmente, Caterina come lei e per lei (perché angustiarmi per cercare un nome strano e alla moda, magari brutto, visto che ne avevo uno bello in famiglia), il suo albero di canti e di filastrocche si allargò e si alzò ancora. Ascoltai da mamma tanti canzoncine in cui compariva il nome Caterina. Un giorno mia madre fermò i suoi racconti, si alzò dalla poltrona su cui sedeva, e, a fatica, raggiunse un armadio. Prese per la mia Caterina delle lenzuola e degli asciugamani, mi pare anche una coperta, di ginestra da lei e da sua madre, nonna Felicia, lavorate al telaio di casa. Nella casa della Cutura, quella in cui abitavamo quando mio padre era a Toronto, ancora ai tempi della mia infanzia, nonna e mamma allevavano il baco da seta e tessevano i colori e le figure del mondo al telaio il lino, la lana, la ginestra. Il mio paese era un paese di gelsi, bachi, telai, donne che tessevano e pregavano. Due sorelle di nonna, le zie casiste, di giorno lavoravano e andavano in chiesa e la notte si alzavano per andare a pregare, col caldo e col freddo, nell’orto vicino sotto la pianta di arancio. I telai, nell’epoca in cui avanzava il mito della modernità e non si badava più al valore degli oggetti antichi, vennero distrutti o adoperati per fare legna. In questo mondo che cambia e non ama ricordare, restano le coperte e le lenzuola antiche, il frutto della fatica, della pazienza, dell’arte delle nostre donne, restano le memorie e i canti di mia madre, che ho avuto la fortuna di ascoltare e registrare, ma anche di capire dall’interno la profonda pietas e il senso religioso che trasmettevano, e che oggi regalo a tutti voi.
Vito Teti
25 Aprile con Liliana Segre
Milano, 25 aprile 2018 – «Il mio 25 aprile 1945? Ero ancora prigioniera nel campo di Malchow, nel nord della Germania. Mancava una settimana alla mia liberazione ma io non lo sapevo, ero una che poteva morire da un momento all’altro, completamente ignara di tutto quello che di importante stava succecedendo in Europa e nella mia amata Milano, città dalla quale sono stata deportata». Liliana Segre, 88 anni, sopravvissuta all’Olocausto, nominata a gennaio senatrice a vita dal presidente Mattarella, oggi «parla» da piazza Duomo ai milanesi con un videomessaggio di 4 minuti, dopo l’intervento del sindaco Sala. Troppo faticoso per lei salire sul palco, «da quando sono stata nominata senatrice non faccio che ricevere inviti e rispondere ad interviste ma ormai ho le energie di una donna di 88 anni!». Fu liberata il 1° maggio 1945 Liliana, unitamente agli altri prigionieri dopo l’occupazione del campo di Malchow da parte dei russi, ma a casa, dopo lunghe peripezie tornò, sola, orfana del padre Alberto Segre morto nel lager, nell’agosto del 1945.
Qual è il suo messaggio nel giorno della Liberazione dal nazifascismo?
«Che non dobbiamo disperdere la grande eredità di quanti hanno sognato questa Italia libera, democratica. Purtroppo, da parte mia, c’è anche una amara presa di coscienza, alla luce di quanto succede oggi, ossia che il sacrificio di tutti quelli che allora fecero una scelta di campo, difficilissima, sia stato vano. Tutti sembrano aver dimenticato cosa voleva dire non avere la libertà».
Ottant’anni fa le leggi razziali e lei ne fu vittima… poi il 30 gennaio l944 la deportazione con il papà dal Binario 21 della Stazione Centrale di Milano. Che cosa ha provato quando ha saputo della nomina a senatrice?
«La stessa domanda me l’ha fatta il presidente Mattarella, uomo di grande sensibilità. E io gli ho risposto che la stessa bambina italiana che a 8 anni è stata espulsa per la sola colpa di essere nata, che ha visto chiudere la porta della scuola, la prima di una serie di altre, che ha visto chiudere la porta della Svizzera per la salvezza, la porta di tre carceri italiani, la porta del vagone con il quale sono stata deportata e i cancelli di Auschwitz per colpa di quelle leggi lì, oggi ne ha trovato una aperta. Lo stesso Stato, a distanza di 80 anni, alla stessa bambina, vecchia, apre le porte del Senato. Un onore grandissimo».
Ha incontrato migliaia di giovani nel ruolo di testimone pubblico. Li invita a non essere indifferenti…
«Tanti giovani sono attratti da falsi miti. Mi ha colpito ascoltare la testimonianza di una ragazzina di 16 anni che ha piantato famiglia e studi, al sud, per venire a Milano e incontrare il suo idolo, una blogger che sta con Fedez…insomma questi ragazzi mostrano un assoluto vuoto mentale e dell’ anima!»
Ma è 25 aprile anche per loro…
«Ma non è il valore che riconoscono, cercano strade facili, ricchezza. Ma non sono tutti così».
Il futuro della memoria?
«Finchè posso continuerò a testimoniare, preoccupata della deriva di antisemitismo e razzismo che colpisce il nostro Paese e l’Europa, per nulla unita, che chiude le frontiere e ha lasciato sola l’Italia a gestire l’accoglienza ai migranti. Mi sento sempre più una goccia in mezzo all’oceano».
Da Il Giorno
Caterina scrive al Papa
…
O santissimo e dolcissimo Padre, questo è il coltello che io vi prego che voi usiate.
Ora è tempo vostro da sguainare questo coltello; odiare il vizio in voi e nei sudditi vostri, e nei ministri della Santa Chiesa. In voi, dico; perchè in questa vita veruno è senza peccato: e la carità si debbe prima muovere da sé, usarla prima in sé coll’affetto delle virtù, e nel prossimo nostro.
Sicchè, tagliare il vizio; e se il cuore della creatura non si può mutare, né trarlo de’ difetti suoi, se non quanto Dio nel trae, e la creatura si sforzi coll’auditorio di Dio a trarne il veleno del vizio; almeno, santissimo Padre, siano levati dalla Santità vostra il disordinato vivere e’ scelerati modi e costumi loro…
Santa Caterina Da Siena
Corri, Bartolomea
Corri, Bartolomea, e non star più a dormire, perché il tempo corre e non aspetta un solo attimo!
Dalle “Lettere” di Santa Caterina da Siena
Liberamente tratto
Spiegale che l’idea di” ruoli di genere” é una grande sciocchezza. Non dirle mai che deve fare o non fare una cosa perché é una femmina.
Di recente sui social nigeriani sono apparsi dei dibattiti su donne e cucina e sul fatto che le mogli debbano cucinare per i mariti, la cucina presentata come un indice per stabilire la sposabilitá di una ragazza.
Il saper cucinare non é pre installato in vagina. Far da mangiare é una competenza che entrambi i generi dovrebbero possedere.
Anche nel campo dei giocattoli non ci dovrebbero essere differenze legate al genere. Ti ho mai detto di quella mamma nigeriana e della sua piccola? La bimba voleva un elicottero che volava col telecomando- No- rispose la madre – Tu hai tue bambole-
Oggi mi chiedo se quella bambina non sarebbe diventata un rivoluzionario ingegnere se solo avesse avuto la possibilitá di esplorare quell’elicottero.
Liberamente tratto da ” Quindici consigli per crescere una bambina femminista” di Chimamanda Ngozi Adichie
I nostri Incontri di Primavera
Gli Incontri di primavera dell’associazione SOS Korai
L’obiettivo principe dell’Associazione di Volontariato sos KORAI é quello di orientare i processi educativi in direzione della Parità di Genere e del rispetto della dignitá della Persona. Decisamente in linea con tale presupposto gli Incontri di Primavera destinati agli Studenti dell’Istituto Superiore di Tropea che si sono giá confrontati con la Onlus, sul tema della Donna nel Mediterraneo, nel corso del Campus della Cittadinanza, svoltosi a scuola lo scorso febbraio.
In questa tornata si discuterá della “Questione Donna” sul piano giuridico con l’aiuto di esperti del settore. Ad essere coinvolti tutti gli Allievi nell’ambito delle Assemblee di Istituto di Aprile.
Le tematiche spaziano su tutto il complesso e attualissimo argomento considerata la strada ancora in salita dell’emancipazione femminile e i tanti nodi da sciogliere. La cronaca é assai eloquente ed anche prescindendo dalla nota più dolente, rappresentata dalla violenza di Genere culminante nel femminicidio, occorre confrontarsi con i vari e oscuri volti della subcultura maschilista, ancora imperante, che ne costituisce il presupposto.
A scendere in campo la presidente e tre soci dell’Associazione oltre all’avv.ssa Giovanna Fronte, amica della Onlus, nata a Tropea alla fine dello scorso anno, che annovera tra i numerosi iscritti anche personalitá di grande spessore in veste di Soci d’Onore.
La Fronte fará un’ampia carrellata sulla normativa inerente la Paritá di Genere e ne discuterá luci ed ombre con gli Studenti. La Giudice Onoraria, Luigia Barone, affronterá la dolorosa questione degli Orfani Speciali: i bambini che perdono la madre per mano dei rispettivi padri e quindi rimangono fisicamente e psicologicamente soli. Il Dottore Francesco Pontoriero illustrerà il complesso e affascinante percorso di crescita compiuto dalla donna che oggi, finalmente, raggiunge non di rado posizioni sociali e professionali di prestigio ed il Dottore Domenico Tomaselli evidenzierà le difficoltà tutt’ora presenti a carico delle lavoratrici donne nonostante i suoi indiscussi meriti.
Gli Incontri di Primavera prenderanno il via venerdì 20 aprile al Turistico per concludersi il 28 al Classico dopo le due tappe intermedie dell’Alberghiero e dello Scientifico, fissate per il 26 e il 27, a tutti parteciperanno anche la Presidente Beatrice Lento ed il Dirigente dell’Istituto scolastico Nicolantonio Cutuli.
“Gli Incontri di Primavera” dichiara la Lento” sono il frutto del Protocollo d’Intesa che abbiamo siglato a inizio anno con le Scuole tropeane grazie alla sensibilitá dei due rispettivi Dirigenti, Furlano e Cutuli. Per noi, misurarsi con i giovani é prioritario perchè la partita si gioca tutta sulla rivisitazione dei processi di educazione affettiva che ad oggi risentono dei pregiudizi e degli stereotipi machilisti. É per questo che siamo grati alla Scuola che, decidendo di incrociare in parte il proprio impegno educativo col nostro, ci esprime stima e fiducia”
L’Associazione sos KORAI in questo periodo oltre a svolgere gli Incontri porta avanti la sua Campagna di Sensibilizzazione per la Parità Di Cittadinanza attraverso AGÁPE, il suo primo Quaderno dell’8 Marzo, 24 storie di Donne in Calabria scritte da Soci, che é possibile trovare nelle due Librerie di Tropea, il cui ricavato consentirá di attivare un laboratorio di teatro a favore di giovani e di donne. Ricordiamo anche la pagina Face Book, sos KORAI, e il Blog, soskorai.it , attraverso cui l’Associazione presenta, con assiduità, tematiche e problemi connessi con la sua finalità di contrasto alla subcultura maschilista e promozione della Dignità della Persona.
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Ella Kate Mag Edith Lizzie
Dove sono Ella, Kate, Mag, Edith e Lizzie,
la tenera, la semplice, la vociona, l’orgogliosa, la felicie?
Tutte, tutte, dormono sulla collina.
Una morì di un parto illecito,
una di amore contrastato,
una sotto le mani di un bruto in un bordello,
una di orgoglio spezzato, mentre anelava al suo ideale,
una inseguendo la vita, lontano, in Londra e Parigi,
ma fu riportata nel piccolo spazio con Ella, con Kate, con Mag –
tutt, tutte dormono, dormono, dormono sulla collina.
Il nostro corpo è un campo di battaglia?
L’arte di Barbara Kruger sembra estremamente semplice, quasi elementare: una fotografia in bianco e nero sulla quale è apposta una frase, o meglio, uno slogan, in colore rosso (sempre rigorosamente utilizzando il font Futura). Il contrasto di colori e immagini creano però una potenza comunicativa inaspettata: non vi è nulla di astratto o concettuale, la sua arte è provocatoria non in maniera fine a se stessa ma costruttiva. Compro quindi davvero sono? Il corpo delle donne è un campo di battaglia? Ogni nostro desiderio è l’ordine di un qualcuno al di sopra di noi? La classe politica è costituita da fantocci? Domande alle quali è difficile non rispondere.
Non siamo fragili donzelle: Barbara Kruger
In questo clima di incertezza e a tratti di violenza, l’invito è quello di ripensare a cosa sia per noi la normalità: cosa è normale e cosa non lo è per una donna? Ci sono ancora comportamenti che sarebbe meglio non tenesse o si va verso una maggiore libertà? C’è tanto da pensare e da lavorare, ma teniamoci bene a mente che noi donne possiamo essere indipendenti, possiamo decidere della nostra vita e del nostro corpo. Non abbiamo per forza bisogno di un uomo che ci indichi la via, non siamo mica donzelle in pericolo: We Don’t Need Another Hero all’infuori di noi stesse.