La guerra di Donna Nuzza
#AGÁPEsosKORAI Quaderno dell’8 Marzo n.1
Distillando Essenze di Umanità
SosKORAI&CAFFO
Caterina, chiamata con rispetto “Donna Nuzza” , era persona di grande acume e temperamento, oltre che a gestire insieme al marito la piccola impresa familiare, si dilettava, da autodidatta, nel comporre poesie in vernacolo volte a ridicolizzare i politici locali e soprattutto contro l’oziosa aristocrazia tropeana…
Dario Godano
Ph Mario Greco
La signorina Teresa
#AGÁPEsosKORAI Quaderno dell’8 Marzo n.1
Distillando Essenze di Umanità
sosKORAI&CAFFO
” Allora si sposa signorina?”
” Si, a giugno, manca un mese ormai…”
” Siete fidanzati da tanto?”
” No” dissi con un sorriso” soltanto da nove mesi.”
L’espressione della signorina Teresa (si erano presentate) si fece prima dura, allarmata.
” La prego, non faccia questo errore, non può dire di conoscere una persona in così breve tempo”
Silvia
La Madrina del Quaderno
#AGÁPEsosKORAI Quaderno dell’8 Marzo n.1
Distillando Essenze di Umanitá
sosKORAI&CAFFO
…lá ho incontrato le altre Oblate , prima tra tutte Antonia (‘Ntonia), la ricordo sempre con una cesta in testa, “a cannistra”, lei andava in giro per le campagne a raccogliere qualcosa e spesso riceveva in dono frutti o un po’ di cibo per i degenti della Casa. A me bambina regalava sempre un’arancia o una crocetta di fichi secchi ed io le stavo sempre intorno attendendo il piccolo dono.
Delfina Barbieri Caffo
Christine De Pizan: lo studio salverá la Donna
L’aspetto però più moderno e utile al mio incipit, giunge dall’opera La città delle donne, in risposta al dibattito secolare sui pregiudizi e i luoghi comuni sulle donne. Cristina si era opposta con molta foga agli uomini di cultura che fomentavano le solite dicerie sul gentil sesso. Nell’opera, mostrò quanto il ruolo della donna fosse cruciale nella storia dell’uomo. Da buona autrice medievale, utilizzò l’espediente dell’allegoria e presentò, dunque, la Ragione, la Giustizia e la Rettitudine: che guarda caso son tre donne. Esse le chiedono di costruire una città fortificata per le donne, le chiedono di porre fine a questo dibattito misogino e far tacere una volta per tutte queste castronerie. Le affidano dunque il compito di scrivere e Cristina iniziò a “costruire la città”. Nelle miniature del libro si fa raffigurare con la cazzuola in mano e le pietre, intenta ad erigere le mura. Tutto il libro è uno smontare continuo di tali credenze e d’aggredire – se necessario – le usanze del tempo, come quella di non mandare a scuola le bambine. Ella sostenne che il problema del mondo era la massa di uomini ignoranti, i quali frenavano le donne, poiché non sopporterebbero di vederle intelligenti o più intelligenti di loro. Ma la critica verso questi uomini non è unilaterale. Cristina bacchetta pure le donne e le invita allo studio, poiché sa che molte di esse non ne hanno voglia, preferendo la vita tranquilla da moglie. Sono esse stesse a voler/dover cambiare, zittendo e ponendo fine alla millenaria discriminazione verso il gentil sesso.
Un anno prima della sua morte, dal monastero in cui ha deciso di passare gli ultimi anni di vita, viene a conoscenza della storia di una ragazzina, governata da Dio, che si è arruolata nelle fila francesi e sta procedendo di vittoria in vittoria. La ragazzina, ovviamente, è la già citata Giovanna d’Arco. Cristina scrisse subito un poema sulla giovane Giovanna. L’inizio del racconto è emblematico: <<Io Cristina, che ho pianto per undici anni, chiusa in abbazia, ora per la prima volta rido. Rido di gioia>>. La vicenda di Giovanna d’Arco confermò le idee di Cristina, la quale sente di aver avuto ragione, poiché è una donna che sta salvando il Regno di Francia. <<Che onore per il sesso femminile!>>.
Con questa frase, chiuse così il poema e la sua vita. La vita della prima scrittrice donna, capace di tener testa – se non di superare – gli stereotipi del tempo, capace di parole forti verso gli uomini, capace di trattare i discorsi “vietati” alle donne, colei che in una frase ribaltò il concetto religioso del parto con dolore e quando la Natura, in una sua opera, paragonò i suoi libri a dei figli, dicendole che avrebbe partorito non nel dolore ma nella gioia.
Che onore per il sesso femminile!
Billie Jean King
Nonostante i successi della King ai migliori tornei di tennis in tutto il mondo, il pubblico americano la ricorda meglio per la sua vittoria contro un uomo di 55 anni nel 1973. Bobby Riggs fu tra i primi giocatori di tennis negli anni ’30 e ’40 della classifica sia amatori che professionisti, diventando, a metà degli anni ’40, il miglior giocatore al mondo. Successivamente si dedicò alle partite di esibizione. Nel 1973, dopo aver dichiarato, prendendo il ruolo di sciovinista maschile, che il gioco femminile era talmente inferiore a quello maschile che anche un uomo di 55 anni come lui avrebbe potuto battere la prima giocatrice al mondo, sfidò e sconfisse 6-2 6-1 Margaret Court.
La King, che precedentemente aveva rifiutato di sfidarsi con Riggs, accettò una ottima offerta finanziaria per giocare contro di lui allo Houston Astrodome nel Texas il 20 settembre 1973, in un evento soprannominato “La Battaglia Dei Sessi” (“Battle Of The Sexes”), che ebbe molto risalto: erano presenti 30.492 spettatori, e 50 milioni di telespettatori erano collegati da 37 nazioni. La King fece tesoro dell’esperienza acquisita guardando la disfatta della Court: impostò un gioco d’attacco e sorprese Riggs, che fu costretto a giocare in uno stile serve-and-volley per lui innaturale e per cui non era preparato. Così, la King vinse per 6-4, 6-3, 6-3.
Il match è tuttora considerato un evento molto significativo per lo sviluppo del rispetto e del riconoscimento dato al tennis femminile. La King disse: “Ho pensato che saremmo tornati indietro di 50 anni se non avessi vinto quella partita. Avrebbe rovinato il circuito femminile e fatto perdere l’autostima a tutte le donne”. Nonostante una leggenda urbana secondo la quale le regole del tennis furono modificate per la partita in modo che Riggs avesse a disposizione un solo servizio contro i due della King e che a lei fu concesso di mandare la palla anche nei corridoi utilizzati per il doppio, la partita fu giocata in base alle normali regole del tennis. Questo errore trae origine dal fatto che, in occasione di una nuova Battaglia dei sessi nel 1992 tra Martina Navrátilová e Jimmy Connors, alla tennista fu concesso di tirare anche nei corridoi e a Connors venne dato un solo servizio; nonostante questo, Connors vinse 7-5, 6-2.
La King supportò la nascita del primo torneo femminile a livello professionistico negli anni ’70 (il torneo di Virginia Slims, fondato da Gladys M. Heldman e finanziato da Joseph Cullman della Philip Morris) e una volta che il torneo prese piede lavorò senza pausa per promuoverlo. Divenne il primo presidente dell’associazione delle giocatrici (la WTA) nel 1973. Nel 1974, fondò la rivista “Womensports” e avviò la Women’s Sports Foundation. Inoltre aiutò a fondare il World Team Tennis.
Il trionfo della King agli Open di Francia del 1972 fece di lei la quinta donna nella storia del tennis a vincere i titoli di ognuna delle quattro prove del Grande Slam. Vinse anche tutte le prove dello Slam nel doppio misto. Nel doppio femminile non riuscì a conquistare solamente gli Australian Open. Vinse ben 20 titoli a Wimbledon: 6 singolari, 10 doppi femminili e 4 doppi misti (condivide il record con Martina Navrátilová la quale ottenne anche lei 20 titoli a Wimbledon).
Giovanna Pistone
aka
Gio Pistone è un’illustratrice e street artist che vive e lavora a Roma. Nei suoi lavori dai colori accesi vive un universo popolato da creature dolcemente mostruose. Gio ama la mostruosità come metafora di diversità. Metafora del pericolo da allontanare, che ai suoi occhi è sempre stato più interessante e affascinante della normalità. Di sè stessa dice: “Gio Pistone decide di dedicarsi al disegno per caso divisa com’era da tendenze diametralmente opposte… La psicologia: forse più bisognosa di cure che l’inverso. La scenografia: in gara a sollevare pesi più grandi di lei. La performance: lasciamo perdere… e tante altre. Decide infine che nella sua vita il più grande peso che avrebbe dovuto sostenere sarebbe stato quello di una matita e quello eterno della sua mente. Tardiva ma felice decisione“.
Agápe è il mio nome
#AGAPEsosKORAI Quaderno dell’8 Marzo
Distillando Essenze di Umanità
sosKORAI&CAFFO
…Di sembianze bella e gentile vivea felice nel giardino profumato d’Amaltea. lui venne e ratto mi colse …su un destriero fumante mi rapì alla giovinezza…
Beatrice Lento
Grazia e u friddu
#AGÁPEsosKORAI Quaderno dell’8 Marzo
Distillando Essenze di Umanità
sosKORAI&CAFFO
…Ero materiale di scarto, donna, meridionale, sola e piegata fisicamente e socialmente al potere del più forte, ossia di chiunque. E cu potti pistò. Pistò u capurali, quando cominciò a fare complimenti pesanti e poi…
Ivana Mamone
Donne
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Distillando Essenze di Umanitá
sosKORAI&CAFFO
” Mi tornano in mente i rumori di quelle albe fredde che sorgevano nel mio paese…
Era ancora buio pesto, ma la curiosità dei bambini non conosce ostacoli.
Aggrottavo la fronte e bucavo il buio con lo sguardo dei miei occhi innocenti.
Nel buio si muovevano ombre.
Donne.”
Vittoria Saccà
Ph Mario Greco
Maria Teresa Cucinotta
É il prefetto di Caltanisetta, la città che detiene un inquietante primato negativo: più della metá degli uomini processati per violenze sulle donne viene assolta.
Per contrastare la violenza di genere Lei punta sulla “cultura della denuncia” ed apre nelle centrali dei Carabinieri di Caltanisetta, Gela e Niscemi delle sale arredate in modo confortevole, caldo e accogliente per favorire il dialogo e l’esternazione.
Lo stesso accorgimento accade in ospedale e l’ambiente psicologicamente rassicurante viene dedicato alle vittime .
” Stiamo mettendo in moto un percorso per non far sentire sola la donna che denuncia . Questa è la prioritá.”