Archivio degli autori

Femminismo e Chiesa

L’ho visto al Magma e mi sono molto emozionata, impressionata, turbata, commossa, appassionata, avvinta…

L’artista lituana Eglé Kuckalité pone accanto ai crocifissi impiantati sugli ombrelli i nomi di alcune donne significative nella storia del femminismo e le immagina come divinità che al pari di Gesù proteggono la donna.

Spesso i movimenti femministi hanno assunto toni accesi e provocatori di contestazione della chiesa cristiana tradizionale che per molto tempo ha avuto atteggiamenti misogini ma in discussione sono gli uomini di chiesa e non la Divinità che ama profondamente la donna facendone scrigno di profonda sacralità tanto da assurgerla a Madre di Cristo.

Beatrice Lento

Le streghe

Le streghe( 1975) al Magma

Libera Mazzoleni introduce la propria immagine tra le incisioni del Compendium maleficarum, testo del 17esimo secolo di Francesco Maria Guazzo. L’artista immedesimandosi nelle donne perseguitate nel Seicento scardina le coordinate spazio temporali e diventa presente in quel contesto storico, cronologicamente così distante eppure sempre così vicino.

Beatrice Lento

Le Donne…

Le donne donne

Le donne bambine

Le bone

Quelle lente a godere

Le virago

Le troie

Le megere

Le puttane

Le peripatetiche

Le ragazze da marito

Le sedotte

Le passive

Le ingenue

Le frivole

Le donne serie

Le figlie di Maria

Le Lolite

Le zitelle

Le donne facili

Le donne oneste

Le prostitute

Le lesbiche

Le donne perdute

Le vergini

Le ruffiane

Le donne di casa

Le popolane

Le isteriche

Le divoratrici di uomini

Le ninfomani

Un bel pezzo di figliola

Un bocconcino

Un piccioncino

Una Donna libera

Una ragazza ben messa

Le fidanzate

Le nubili

Le donne di strada

Le donne di classe

Le madonne

Le donne eccitanti

Quelle tutte sole

Le grasse

Le magri

Le pie

Le cortigiane

Le sporcaccione

Le appassite

Le gatte

Le viziose

Le capricciose

Le civette

Le suocere

Le cognate

Le regolari

Le giumente

Le rompipalle

Il sesso debole

Le chiocce

Le pollastre

Le comari

Le seduttrici

Le sante

I culi bassi

Le suffragette

Le uterine

Le ragazze madri

Le donne in calore

Le muse

E quelle del movimento di liberazione

E infine quelle di sos KORAI

Beatrice Lento

Magma: da non perdere

Bellissima, correte a gustarla, non perdetela!

Magma!

Dal 25 gennaio al 2 aprile 2018 l’Istituto Centrale per la Grafica di Roma ospita la mostra MAGMA.

Il corpo e la parola nell’arte delle donne tra Italia e Lituania dal 1965 ad oggi, curata da Benedetta Carpi De Resmini e Laima Kreivytė.

Il progetto, il cui titolo riprende quello di una delle prime rassegne al femminile curata da Romana Loda nel 1977, intende approfondire la nascita e l’origine dell’arte femminista e del femminismo in Italia, mettendole a confronto con le origini e le diverse condizioni del femminismo Lituano.

Beatrice Lento

Non perderti per amore…

Ricordalo: questo non è amore!

Beatrice Lento

La violenza non è esclusiva di un genere , di un Paese, di un ambiente. È dentro di noi è nasce sovente da un senso di minorità, di inadeguatezza, di incapacità.

Chi si esprime con tale modalità abnorme ha poca fiducia in sè, teme di non riuscire a spiegarsi, di non avere la forza di farsi strada…sostanzialmente il violento, sia maschio o femmina, é un debole

Comprendere la radice di questo dilagante stile relazionale può, forse, aiutare a superarlo

Beatrice Lento

A Silvia

Silvia, rimembri ancora

Quel tempo della tua vita mortale,

Quando beltà splendea

Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,

E tu, lieta e pensosa, il limitare

Di gioventù salivi?

Sonavan le quiete

Stanze, e le vie dintorno,

Al tuo perpetuo canto,

Allor che all’opre femminili intenta

Sedevi, assai contenta

Di quel vago avvenir che in mente avevi.

Era il maggio odoroso: e tu solevi

Così menare il giorno.

Io gli studi leggiadri

Talor lasciando e le sudate carte,

Ove il tempo mio primo

E di me si spendea la miglior parte,

D’in su i veroni del paterno ostello

Porgea gli orecchi al suon della tua voce,

Ed alla man veloce

Che percorrea la faticosa tela.

Mirava il ciel sereno,

Le vie dorate e gli orti,

E quinci il mar da lungi, e quindi il monte.

Lingua mortal non dice

Quel ch’io sentiva in seno.

Che pensieri soavi,

Che speranze, che cori, o Silvia mia!

Quale allor ci apparia

La vita umana e il fato!

Quando sovviemmi di cotanta speme,

Un affetto mi preme

Acerbo e sconsolato,

E tornami a doler di mia sventura.

O natura, o natura,

Perchè non rendi poi

Quel che prometti allor? perchè di tanto

Inganni i figli tuoi?

Tu pria che l’erbe inaridisse il verno,

Da chiuso morbo combattuta e vinta,

Perivi, o tenerella. E non vedevi

Il fior degli anni tuoi;

Non ti molceva il core

La dolce lode or delle negre chiome,

Or degli sguardi innamorati e schivi;

Nè teco le compagne ai dì festivi

Ragionavan d’amore

Anche peria fra poco

La speranza mia dolce: agli anni miei

Anche negaro i fati

La giovanezza. Ahi come,

Come passata sei,

Cara compagna dell’età mia nova,

Mia lacrimata speme!

Questo è quel mondo? questi

I diletti, l’amor, l’opre, gli eventi

Onde cotanto ragionammo insieme?

Questa la sorte dell’umane genti?

All’apparir del vero

Tu, misera, cadesti: e con la mano

La fredda morte ed una tomba ignuda

Mostravi di lontan

G. Leopardi

Beatrice Lento

Grandezza di Donna

Come donna conosco la maledizione che porto nel sangue.

E’ la maledizione che ci hanno lanciato coloro che hanno bruciato le nostre antenate e che ci hanno definite inferiori, brutte e stupide, a meno di non essere pure, giovanili, disponibili e tranquille.

Quella notizia si diffuse a macchia d’olio e la gente la assecondò per paura che gli eccidi continuassero..

Come donna ho sempre avuto paura di splendere, di connettermi alla terra, di essere brutta, di essere bella, di essere sgradevole.

Sapevo, in qualche luogo della mia memoria ancestrale, che avrei potuto essere uccisa. Il sussurro nella mia testa mi diceva: “Cammina con prudenza, non permetterti di non piacergli, non essere troppo forte, potrebbero emarginarti”.

Se mi chiamavano strega, mi sentivo insultata. “Stai dicendo che sono brutta, che sono cattiva?”, mi domandavo.

Questo era prima di sapere, prima di disimparare le bugie che ci hanno venduto per secoli.

Le non-verità sulle donne del nostro passato.

Le parole biforcute che sono state spese per coprire gli omicidi di massa di così tante tante tante donne.

Donne sagge che passavano la saggezza oralmente, donne sagge il cui sapere ora cerco di riafferrare e risvegliare in me.

Una volta ho letto che, su quattro villaggi, sopravvisse solo una donna. Immaginatevi. Perchè gli uomini lasciarono che uccidessero tutte le donne? Che cosa trasformò gli uomini da protettori a cacciatori? Qualsiasi cosa fosse, fu ugualmente terribile, e la maledizione li perseguita ancora allo stesso modo.

Perchè continuo a parlarne? Perchè vedo molte donne che non si rendono conto del proprio valore, molte donne che non prendono le proprie corone e si costruiscono un dannato trono. Perchè la bugia filtra ancora nelle menti della gente.

Vedo persone che hanno paura di connettersi alla terra perchè pensano di essere prese per strane o streghe. Vedo donne che hanno timore di entrare nell’età matura, perchè non voglio essere delle “vecchiacce”.

Vedo donne che ridono dei roghi delle streghe o che usano la parola “strega” per scherzo.

Sapete che state ridendo dell’uccisione selettiva delle vostre sorelle (e anche dei fratelli)?

Vi sfido a spezzare la maledizione; vi sfido a farvi espellere da questa società addomesticata e concreta; vi sfido a costruire il vostro trono dal dolore e a tramutarlo in tenerezza, e ad accogliere la spontaneità.

Siete potenti, siete bellissime in tutte le forme, Giovani, Madri, Anziane.

Reclamate ciò che vi è stato strappato, reclamate la vostra conoscenza, il potere e la verità.

Crescerò i miei figli maschi nella conoscenza che la donna è il lupo selvatico, il guerriero indomito, l’amante dal cuore tenero, la magica donna di medicina, colei che dà la vita e il drago sputafuoco.

Ricorderò loro che la donna è sacra.

Che la donna è vita.

La donna è oscurità.

La donna è morte e rinascita.

La donna è strega.

Brigitte Anna McNeill

Beatrice Lento

E vai! La prima Donna Presidente del Senato

Dietro Maria Elisabetta la fatica, la passione, il sacrificio, la determinazione, l’amore…di tantissime Donne.

Nata a Rovigo nel 1946, Maria Elisabetta Casellati è laureata in giurisprudenza e in diritto canonico alla Pontificia Università Lateranense ed è iscritta all’Ordine degli avvocati di Padova. Per quanto riguarda la carriera politica, è stata sottosegretario alla Salute e alla Giustizia in tre legislature targate Silvio Berlusconi Fedelissima del Cavaliere, Casellati aderisce a Forza Italia fin dalla sua fondazione. E’ stata componente del Collegio nazionale dei probiviri, dirigente nazionale del Dipartimento sanità di Forza Italia e vice dirigente nazionale dei dipartimenti di Forza Italia. Nel 1994 è segretaria di Forza Italia al Senato, dal 2001 al 2002 è vice capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama e dal 2002 al 2005 vice capogruppo vicario. Tra il 2006 e il 2008 è nuovamente vice presidente del gruppo al Senato.

Beatrice Lento

“La Signorina Teresa”da AGÁPE, Quaderno dell’8 Marzo #1

LA SIGNORINA TERESAC’era la solita ressa per salire sul pullman: sempre così il sabato pomeriggio. Ma ormai non ci faceva più caso, tanta era la gioia e la leggerezza che la spingeva ad aspettare pazientemente di prendere posto su quel mezzo affollato, carico di odori e storie che venivano da ogni parte del mondo. Avrebbe trascorso due giorni con Nino, il suo amore, l’uomo che di lì a poco sarebbe diventato il suo compagno di vita… “Posso?” disse indicando la borsa di pelle nera, di taglio classico, messa accanto ad una distinta signora dai capelli grigi e un fresco profumo di lavanda: “Che buono, sembra essere intonato al suo foulard.” ”Prego signorina, ci mancherebbe” le sorrise, spostando la borsa.” Scende a Cosenza?” ”Si”, “Bene, ci faremo compagnia”, e aggiunse un altro dei suoi sorrisi. E pensò a quel pacco di articoli da rivedere che aveva nella borsa e quegli elaborati che i suoi ragazzi aspettavano corretti da tanto tempo…ma non se la sentì di negare un po’ di conversazione a quella donna dall’aspetto dolce ed elegante…E cosi snocciolarono la loro vita, tra caselli autostradali e tornanti di montagna…”Allora si sposa, signorina?” “Si a giugno, manca un mese ormai…” ”Siete fidanzati da tanto?” “No” disse con un sorriso “soltanto nove mesi”…l’espressione della signorina Teresa ( si erano presentate) si fece prima dura, allarmata “La prego, non faccia questo errore, non può dire di conoscere una persona in così breve tempo” “Ma no, è gentile, dolce, ( ma perché mai si preoccupa tanto della mia vita sentimentale), lui è diverso”…”Potrebbe fingere, potrebbe recitare, non abbia fretta, non si lasci ingannare; faccia una cosa: veda come tratta sua madre, la sua famiglia, con loro non può fingere, non può imbrogliare”. Silvia abbassò gli occhi, con un sorriso amaro: lo aveva visto come aveva trattato sua madre, la volta precedente: l’aveva fatta piangere, lasciandole sul tavolo una scatolina confezionata con un grappolo di primizia di uva zibibbo che lei voleva fargli portare su al nord…e anche tre settimane prima, quando lei, premurosa e dolce, aveva preparato una cena che lui con un gesto sgarbato, aveva quasi fatto volare giù dal tavolo, rimproverandola duro di non aver cucinato quello che voleva.

Ma con lei sarebbe stato diverso, ne era convinta ” Si signorina, con me sarà diverso”…e ripensò tante volte alla signorina Teresa nei suoi lunghi vent’anni di matrimonio: quando i piatti allontanati di malagrazia erano quelli cucinati da lei, o quando al suo racconto allegro e leggero della sua giornata a scuola, si sentiva rispondere: “Tu non vai a lavorare, vai a cazzeggiare…” e …“ ..E allora lei aveva cercato sempre e comunque, di evitare le occasioni di scontro, perché lui è così, è il suo carattere, ma poi in fondo è un uomo buono, poi gli passa e a suo modo mi vuole bene…ma non esiste un suo modo di volere bene, esiste solo un modo di volere bene, fatto di rispetto reciproco, di fiducia incondizionata e di quella meravigliosa sensazione di sentirsi dei privilegiati: che bello, avrebbe potuto scegliere un’altra persona, invece ha scelto me…e invece negli anni più volte le sue battaglie quotidiane erano state condotte silenziosamente, quasi una resistenza passiva, contro risposte urlate e commenti denigranti, soprattutto quelli che riguardavano il suo lavoro: certo una donna non può pensare, non può avere un lavoro che le dà quella soddisfazione che, lei, forse un po’ troppo romanticamente e ingenuamente , si sarebbe aspettata dalla sua storia d’amore, quella che si era immaginata ogni sabato pomeriggio, salendo su quel pullman dagli esotici odori e colori…e così non è stato facile concretizzare l’idea dell’esistenza di un voler bene oggettivo, abituarsi all’idea che “è il suo carattere, è fatto così” sono frasi senza senso, non possono e non devono avere un senso…e così Silvia ha ricominciato da sé, prendendo quel pullman, in un torrido pomeriggio di metà luglio. Anche quella volta, ha aspettato pazientemente il suo turno: non aveva fretta. La sua nuova vita poteva aspettare. Gli odori e i colori erano quelli di vent’anni prima e accanto a lei non più la signorina Teresa, ma i suoi figli che le sorridono.

Silvia

Beatrice Lento