Sarà
#Distillandoessenzediumanitá sosKORAI&CAFFO
GRETA Quaderno dell’8 Marzo #2
(…)Sono partita nella metà del secolo scorso, da un lembo di Calabria tra gli ulivi e il mare, scalza ma con una identità ben precisa; lasciando l’infanzia alla stazione e nel solco le radici. Era un giorno qualunque, senza nessun particolare apparente che facesse capire il cambio di rotta della mia piccola vita. Indossavo un vestitino leggero e gli zoccoletti di legno. Era novembre. Di quel viaggio che pareva mai finire, ricordo solo il freddo pungente che arrivava fino al cuore, non un freddo dovuto all’inclemenza del tempo:era il dolore del distacco dai luoghi e dalle persone. Un freddo dell’anima che mi avrebbe accompagnata anche d’estate per il resto dei miei giorni, unitamente al ricordo del fischio lacerante del treno che fondeva le gallerie come una trivella. Sono approdata in una terra diversa, per bellezza simile alla mia; ma nessuna terra potrebbe mai radicarmi con la stessa forza, nessun’altra terra potrebbe mai scorrermi nelle vene insieme al sangue. Nessun’altra terra ha il suo richiamo d’amore e di radici. Ho cominciato il cammino nella realtà sconosciuta con le scarpe fasciate di garbo, per non far sentire i miei passi a gente sconosciuta mal disposta all’accoglienza; mi perdevo in modelli inarrivabili e rimpiangevo l’identità perduta.(…)
Sara Rodolao
Paola
(…)La prima volta che partii avevo otto anni. Mi vergognavo del vuoto che mi stringeva la gola e mi faceva piangere ogni volta che la mamma non era con me. Ci fu l’occasione di un soggiorno di studio per bambini vicino a Londra e volli andare. Fu un braccio di ferro tra la caparbietà mia e quella di mia mamma, alla fine i miei genitori decisero di mandarmi. Imparai a non soffocare per la nostalgia e piano piano imparai a farmi l’anestesia. L’ultima volta che partii avevo diciassette anni. Mi pesava la corazza che mi ero costruita durante circa quattordici anni e pensai che avrei potuto lasciarla al di qua dell’oceano Atlantico e trovare la libertà dall’altra parte. Non funzionò. Senza corazza non sapevo chi ero e mi scoprii abile costruire nuove corazze molto velocemente. Da allora non partii più. Non partii più con l’intenzione di lasciarmi alle spalle un io scomodo, ma mi caricai questo io scomodo sulle spalle e iniziai a cercare di prendermene cura. Non fu un’idea che mi nacque come generazione spontanea: fu un incontro. Uno strano incontro che approfittò di una svista alcuni anni prima e si depositò in un angolino del mio cuore quattordicenne(…)
Greta Quaderno dell’8 Marzo #2
Luigia
#distillandoessenzediumanitá sos KORAI&Caffo
GRETA QUADERNO DELL’8 MARZO #2
(…)E perché capissi la lezione mi mandò un maestro, il maestro: che era poeta che era dubbio. Lui mi parlava passeggiando, al tavolo di trattoria, sulla gradinata della scuola periferica. Mi suggeriva la lettura adatta. E dunque mi dedicava un ascolto sensibile e affettuoso. Ma uomini così non durano tra la gente comune, hanno dentro troppa sofferenza: o gli svanisce la mente o la morte ne fa esecuzione sommaria(…)
Luigia Lupidi Panarello
Arianna
#Distillandoessenzediumanitá
GRETA Quaderno dell’8 Marzo #2
Quella notte, come tante altre, io e le mie sorelline eravamo andate a letto prima di finire la cena, questo accadeva quando papà era tanto arrabbiato e mamma ci diceva: ”andate ragazze” ed io capivo che dovevo portare le mie sorelline nella nostra cameretta. Quella notte, come tante altre, i rumori, le urla di lui ed i singhiozzi di mamma erano forti; non lo so perché, ma proprio quella notte ho deciso di aprire la porta e di affacciarmi al piano di sotto ed ho visto…mamma, la mia mamma era a terra, c’era tanto sangue e papà urlava e la picchiava, la picchiava. Lui era il mio papà, quando ero piccola mi teneva sulle sue ginocchia e mi raccontava le favole, perché faceva questo alla mia mamma? (…)
Luigia Barone
Giugiuc
#Distillandoessenzediumanità
GRETA Quaderno dell’8 Marzo #2
(…)Dopo 8 anni Tropea é la mia casa, quando vado da qualche parte, di rado, e poi torno a Tropea, mi sento felice, a Tropea ho avuto solo bene. Sono qui da 8 anni, questa é la mia casa! Nei primi anni sono tornata al mio Paese, poi no. Mio figlio é arrivato nel 2015 e gli é piaciuta tantissimo questa città: guardava lo scoglio dell’Isola e s’incantava, troppo bello, gli sembrava un film. In questi anni sono stata in tante famiglie e mi sono trovata sempre bene. Ho lavorato anche in qualche ristorante e lentamente ho imparato tante cose.(…)
Giugiuc Viorica
Maria
#Distillandoessenzediumanitá sosKORAI&CAFFO
VIENI vogliamo donarti GRETA il nostro secondo Quaderno dell’8 Marzo ….21 storie di fantastiche DONNE.
(…)Bambina timida e strana, ragazza studiosa e poco incline ai sorrisi, donna matura immersa improvvisamente in un mondo fatto di fili sottili e numeri e pazienza, di fronte ad un telaio e ad un’arte che avevo visto solo nei film o sui libri. E fu amore a prima vista. Così decisi, in una notte, di diventare tessitrice per passione e per rispetto delle 800 donne che, prima di me e fino alla fine del 1800, avevano fatto risuonare il tinnio dei telai nelle case e nei vicoli del mio paese. In questi 18 anni ho dovuto lottare contro le mie paure e contro mille pregiudizi, essere donna è ancora molto difficile in certi contesti. (…)
Maria Voto
C’è poco da ironizzare, lo sdegno c’entra e come!
–“Cancella il verbo che non è adatto. La mamma: cucina, stira, tramonta. E papà? Invece legge, lavora, gracida. Sta scatenando molte polemiche su Facebook un post pubblicato da un utente che ritrae l’esercizio di un libro di seconda elementare. Nell’esercizio la mamma cucina o stira mentre solo il papà lavora. Apriti cielo. Ritorno al medioevo. Libri ottocenteschi. Tuona il popolo del web.“–
Perchè? Aggiungo io.
Non è da trogloditi, retrogradi è abominevoli maschilisti accostare alla figura materna, in maniera esclusiva e categorica , stiamo riferendoci ad un esercizio in cui le azioni evidenziate sono esplicative di uno status, come il cucinare e lo stirare, riservando al padre il leggere e il lavorare?
Vergogna… tanta fatica per fare un passo avanti verso la libertà umana compromessa da input estremamente diseducativi mediati dalla seconda Agenzia Formativa.
Attenta Scuola!
Attenti Operatori Scolastici!
Attenti Genitori!
Non consentiamo queste forma di “violenza” psicologia sui nostri giovani.
Mary Birch
#Distillandoessenzediumanità
sos KORAI & CAFFO
GRETA Quaderno dell’8 Marzo #2
“Tropea quando è entrata nella tua vita e perché?
-Tropea è entrata nella mia vita in un modo molto strano: dopo aver visto un mio concerto all’Arena di Genova, sono stata contattata prima da Diego Stacciuoli, che allora faceva parte dell’Associazione Tropea Blues, e poi da Eugenio Licandro i quali mi hanno proposto di venire ad esibirmi al Tropea Blues Festival. Io e mio marito avevamo una settimana libera cosi abbiamo deciso di trascorrere una settimana in Calabria che non avevamo mai visitato prima. Era il 2007 in occasione della 3° edizione del Tropea Blues festival. (…)”
Intervista a Mary Birch di Eleonora La Torre
Greta Tunbergh
«Voi parlate soltanto di un’eterna crescita economica verde poiché avete troppa paura di essere impopolari. Voi parlate soltanto di proseguire con le stesse cattive idee che ci hanno condotto a questo casino, anche quando l’unica cosa sensata da fare sarebbe tirare il freno d’emergenza. Non siete abbastanza maturi da dire le cose come stanno. Lasciate persino questo fardello a noi bambini. […] La biosfera è sacrificata perché alcuni possano vivere in maniera lussuosa. La sofferenza di molte persone paga il lusso di pochi. Se è impossibile trovare soluzioni all’interno di questo sistema, allora dobbiamo cambiare sistema.»
Greta Tunbergh
Il pianto delle zitelle
Il Pianto delle Zitelle è un rappresentazione schematica, interamente cantata, della Passione di Cristo e conclude le celebrazioni della festa della Santissima Trinità.
Le zitelle che lo eseguono sono tutte donne di Vallepietra, in genere molto giovani, e per l’interpretazione vestono tutte un camice bianco, tranne una, la Madonna, che indossa una veste scura. Il Pianto (il cui testo più antico si fa risalire al XVIII secolo) è essenzialmente strutturato sull’alternarsi di brevi arie chiamate misteri (in cui ogni ragazza illustra poeticamente i simboli della passione di Cristo) e di frammenti volgarizzati del Miserere (Salmo 50) intonati all’unisono da un trio di zitelle. Le due sezioni si oppongono l’una all’altra avendo tempi di esecuzione del tutto differenti: il Miserere, difatti, risulta molto veloce e assume funzione di ritornello all’interno delle dolenti arie costituite dai misteri.
Negli ultimi decenni, pur conservando gli elementi strutturali originari, il Pianto ha subito molti rivolgimenti. Un’innovazione determinante è stata la trasformazione della sacra rappresentazione – che una volta veniva cantata sulla loggia del santuario, nel semplice alternarsi delle giovani zitelle – in una vera e propria azione teatrale, con impianto scenografico, a cui partecipano anche personaggi maschili, prima estromessi.
Dal Web