Archivio degli autori

Eva Gonzalès

L’impressionismo affascina e attrae ma in questo movimento artistico le donne ebbero una flebile voce…

Eva Gonzalèz ne fu esponente raffinata ma…trascurata.

I dipinti della Gonzalès, in particolare, raccontano con una «délicatesse instinctive de femme» (per usare le parole del critico Mirabeau) un universo tipicamente muliebre, colto anche nei suoi aspetti apparentemente più insignificanti e ordinari: ne La nutrice, per esempio, il soggetto del dipinto non è una donna mondana, o magari una personalità celebre, bensì una semplice eppur dignitosissima bambinaia colta mentre riposa serenamente in un parco. 

Molti dei suoi dipinti, inoltre, si rivolgono allo spazio femminile della casa, raffigurando donne colte nell’intimità del loro focolare domestico, sull’esempio della collega Berthe Morisot: si veda, a titolo di esempio, il dipinto Le Petit Lever, nel quale è raffigurata una donna vestita con una sottoveste bianca che si lascia pettinare i capelli da un’acconciatrice.

 Se composizioni similari in passato erano sature di erotismo e di sensualità, la Gonzalès dà vita a un dipinto che illustra sapientemente la riservatezza e la discrezione della toilette mattutina. 

Un effetto analogo si riscontra nel suo Ritratto della madre: se altri pittori del passato che si erano confrontati con questo tema avevano restituito immagini che, per la loro grazia esagerata e innaturale, risultavano inopportune o persino fastidiose, la Gonzalès evita ogni qualsivoglia sentimentalismo creando una composizione sobria ed elegante, arpeggiata sulle armonie del nero della veste della donna e sull’indefinitezza dello sfondo, accennato da pennellate rapide e corsive.

Beatrice Lento

Edda Billi

Papá non le permette di frequentare il Liceo: o maestra o ragioniera, Edda scelse ragioneria pur odiando inumeri.

Indossava i pantaloni quando la donna non usava.

Poi arrivò Gianna, il sup primo amore.

” Gianna mi ha fatto conoscere le poete, ci tengo, non poetesse. Mio padre ci scoprì che. I baciavamo é per poco non mi massacrò.”

Poi nasce il Movimento Femminista Internazionale Via Pompeo Magno: una trentina , tutte una più fantastica dell’altra. 

Per Edda sempre strada in salita!

” Ha senso oggi la parola femminista!”

” Si, ha un senso!”

Beatrice Lento

La Carmen: una storia di femminicidio 

Tra i più famosi della storia e analogo a tanti altri nella motivazione profonda: il maschio che non accetta il rifiuto, é inconcepibile che una femmina possa scegliere, possa rifiutare, possa osare di amare come, dove  e quando vuole.

Ecco l’epilogo!

A Siviglia sta per cominciare la corrida. È pieno di gente che vuole assistere allo spettacolo, e di venditori ambulanti che gridano per attirare i passanti a comprare (A deux cuartos). Tra l’eccitazione e l’euforia generale, la folla saluta l’apparizione dei picadori, dei banderilleros, e dei toreri (Les voici, la quadrille!). Escamillo e Carmen arrivano insieme; prima che Escamillo entri nell’arena, Carmen gli giura che non ha mai amato nessuno quanto ama lui. Tra la folla, però, si aggira Don José; Frasquita e Mercedes lo riconoscono; dicono a Carmen di stare attenta, e che magari sarebbe meglio per lei andarsene. Ma Carmen non si lascia intimorire, e rimane a sfidare il destino. La folla entra nell’arena per assistere allo spettacolo; Carmen e Don José restano faccia a faccia (C’est toi! C’est moi!). Don José dice a Carmen di essere ancora innamorato di lei, e la supplica di seguirlo e di cominciare una nuova vita insieme, in un altro paese. Carmen gli dice che non lo ama più; Don José insiste, afferma che non è troppo tardi per ricominciare, la supplica, le dice che la adora; ma è tutto inutile: Carmen si toglie l’anello che lui le aveva regalato, e glielo getta addosso. Mentre dall’arena si sentono le acclamazioni festose per Escamillo, Don José, fuori di sé dalla rabbia e dal dolore, trafigge Carmen con un pugnale. “Sono io che l’ho uccisa”, confessa subito dopo, mentre la folla esce, ed Escamillo appare sui gradini dell’arena.

Ciao Carmen, hai scelto la libertá!

Beatrice Lento

La Diversità è un valore: auguri piccolina, corri incontro alla vita!

Ph Vins Croatio Frak…sei bravissimo!

Beatrice Lento

50 anni? Troppo vecchia per subire molestie sessuali?

di Maria Laura Ramello

La vicenda la conoscete, è una bolla putrida scoppiata qualche giorno fa dopo che il quotidiano inglese The Guardian ha pubblicato un articolo in cui sosteneva che la procura di Roma avesse chiesto l’archiviazione di un’indagine di molestie sessuali sull’ex presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio (Figc), Carlo Tavecchio, perché la donna molestata, Elisabetta Cortani, sarebbe stata troppo vecchia per impaurirsi.

Rissumiamo. Le accuse risalgono allo scorso novembre quando la Presidentessa della S. S. Calcio Lazio Femminile raccontò in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, che il collega Tavecchio nel 2015 e nel 2016 la importunò e molestò, palpandole il seno contro la sua volontà e rivolgendole apprezzamenti del tipo “Ti trovo bene, scopi molto?“, ma anche “Fammi toccare, vieni qua. Che belle tette che hai“.

Carlo Tavecchio (Getty Images)

Fatti orrendi e documentati, dal momento che nell’agosto del 2016, certa dell’accoglienza che l’omuncolo le avrebbe dedicato, seguendo il consiglio di un amico rappresentate delle forze dell’ordine, Cortani si presentò nell’ufficio dell’uomo, che l’aveva convocata per discutere con lei l’iscrizione della squadra al campionato regionale, con indosso una telecamera nascosta.

Le registrazioni audio e video sono state presentate come prove, e dice la donna a La Stampa: “Il giudice non nega che i fatti ci sono stati, come si legge negli atti, perché io ho portato le prove audio e video […] ma fa un ragionamento che non va solo contro di me, va contro tutte le donne e la loro battaglia per essere rispettate”.
Il ragionamento in questione, stando alle parole della denunciate e a quanto riportato dal The Guardian, e dal New York Times, è l’aver considerato la donna – che all’epoca dei fatti aveva 50 anni – troppo vecchia per essere in “soggezione psicologica”.

In realtà, leggendo con attenzione le pagine del documento, non solo c’è un assurdo accenno all’età della denunciante, ma si richiede l’archiviazione del caso per via delle accuse tardive e si sottolinea, che anche ci fossero i tempi (che non ci sono) non si potrebbe comunque procedere perché si esclude il metus.
Tralasciando per un momento la questione dell’età, già a lungo dibattuta, e quella della tempistica, sapete bene che le denunce di molestie devono avvenire entro sei mesi dal fatto, e non è stato riconosciuto a Tavecchio il ruolo di pubblico ufficiale durante gli incontri, che avrebbe allungato i tempi della denuncia fino a 6 anni, c’è da riflettere proprio sul metus.

In giurisprudenza per Metus publicae potentati s’intende “quello stato di paura e timore che è ingenerato nel privato dalla situazione di preminenza di cui usufruisce il pubblico ufficiale“. In altre parole, dato il rapporto di conoscenza e amicizia tra le parti, si esclude che la donna potesse ritrovarsi in soggezione psicologica.
Capite che la cosa non è meno grave dell’archiviare il caso per la questione dell’età, anzi. È come se si dicesse che i nostri amici o conoscenti, i compagni di cazzeggio, quelli con cui andiamo a bere birra il sabato sera o con cui troviamo nel buio di una sala cinematografica il giovedì, anche ci molestassero non potrebbero essere accusati di molestie proprio per via del rapporto pregresso e amichevole che li lega a noi. Portando all’estremo è come dire che un marito non può essere accusato di stuprare la moglie proprio in qualità di marito. Possibile? Sembrerebbe.
Inutile sottolineare quanto la questione sia inaccettabile, e torni di stretta attualità l’aggiornamento del diritto sulla questione molestie. La molestia sembra non trovare la giusta considerazione né da parte della cultura (le donne che molestano sono additate) né dalla parte della legge. C’è disperatamente bisogno di una norma che definisca meglio il reato. Ma soprattutto, lo condanni.

Beatrice Lento

Melba Liston e il suo trombone

Melba Liston: siamo nel Missuri intorno agli anni ’40 del Novecento e questa piccola bambina si innamorò di uno strumento particolare, il trombone. Inizia a studiare da sola, ogni giorno dedicava a quel grande strumento molte ore e alla fine, la sua passione è stata premiata. Melba è stata la prima donna a suonare il trombone in una band arrivando a suonare con grandi nomi della musica jazz come Dexter Gordon o Billie Holiday.

Beatrice Lento

Anna de Carbuccia: il tempo é finito!

La foto scattata a Pantelleria, tra i barconi dei migranti distrutti e ammucchiati, ha «l’altare del tempo» con la clessidra rotta. E dice che il tempo è finito, dunque. Uno dei più grandi fenomeni migratori che la storia abbia mai registrato, si sta infrangendo contro l’ottusità della paura e della non accoglienza.
Lo strumento che misura il tempo con la sabbia che scorre tra due ampolle è uno degli oggetti (l’altro è il teschio che rappresenta la vanitas) con i quali la fotografa artista Anne de Carbuccia costruisce i suoi altari del tempo che sistema sul paesaggio che fotografa.

Beatrice Lento

Medichesse

Le Donne sono state sempre brave e inclini a curare gli ammalati e nelle societá arcaiche la salute della famiglia era affidata a loro.

Le conoscenze mediche passavano da madri in figlie ed erano legate alla terra, alla luna, al mare, agli animali, alle erbe.

A differenza dei medici maschi si rifacevano a consuetudini empiriche e davano enorme peso all’empatia: la comprensione intima e spirituale del malato.

Tantissime le ricette di pozioni o unguenti a base di erbe considerate, per le loro proprietà officinali, magiche e miracolose: mandragora, canapa, stramonio, oppio, papavero, aconito, verbena…

Beatrice Lento

Il mio cognome é il mio cognome per sempre!

Molte donne, anche di successo, scelgono di farsi chiamare col cognome del marito oppure lo aggiungono al proprio. A volte sono gli altri a farlo e la Donna coinvolta non obietta ma si porta allegramente dietro i due cognomi tranquilla e soddisfatta.

Pur amando tantissimo la famiglia di mio marito, fin dagli inizi del mio matrimonio ho tenuto al mio cognome ed anche quando firmo congiuntamente a Lui, di comune accordo, scegliamo o la formula del solo nome oppure inseriamo entrambi i cognomi…ognuno tiene al proprio!

Ho riflettuto molto su questa mia ferrea difesa dell’ identitá primigenia e penso che la motivazione sia evidente: la mia idiosincrasia,  fin da giovanissima,  di ogni riferimento al maschilismo che impera in forme eclatanti ma anche subdole e larvate come questa.

Tempo fa questo mio atteggiamento suscitò una discussione tra amici ed alcuni mi fecero notare che in fondo il cognome, nella nostra cultura, é figlio del maschilismo o patriarcato che dir si voglia: il cognome che io porto é quello di mio padre.

L’osservazione é appropriata e calzante e la replica può essere solo una: verissimo ma è questo il cognome che mi ha identificato fin dal mio primo essere civile e non lo cambio: il mio cognome é il mio cognome per sempre!

Beatrice Lento

God is powerful!

Quattro storie di donne

Daisy, Nigeriana, 21 anni, stringe al petto Junior, il suo bimbo nato il 25 Maggio…”Appena arrivata in Libia volevano che mi prostituissi ma mi sono rifiutata…sul barcone stavamo affondando …ho tanta paura”

Dana,Eritrea,quando é arrivata in Siculia era paralizzata…..per mesi l’hanno tenuta incatenata, immobile e stuprata.

Gala, Eritrea, é ricoverata in psichiatria, la sua mente é devastata dalle violenze.

Mary arriva dalla Nigeria col suo piccolo che ha chiamato Destiny

Tutte ammettono gli stupri, la paura delle milizie islamiche ma se devono parlare del viaggio nella stiva di un barcone non trovano le parole …eppure …sì lo rifarebbero…God is powerful!

La Foto è della mia amica, l’artista Ewa Gluszak

Beatrice Lento