Il tempo delle Donne: la Felicitá
Presso l’Anteo Palazzo del Cinema è stata presentata la quinta edizione del Tempo delle Donne, la festa-festival organizzata da Corriere della Sera da un’idea de La27esimaOra e in collaborazione con IoDonna, Fondazione Corriere della Sera e ValoreD: un momento collettivo di produzione di idee, di sperimentazione, di confronto, che va oltre il giornale per diventare vita vera, esplorazione e proposta. Dopo le inchieste sul Lavoro nel 2014, sulla Maternità nel 2015, su Sesso&Amore nel 2016 e su Uomini&Cambiamento nel 2017, “annunciamo il tema del 2018: la felicità – introduce Barbara Stefanelli, vicedirettore vicario del Corriere della Sera e direttore artistico della manifestazione -. Abbiamo scelto questo tema convinti che il concetto di felicità stia cambiando: non è mai stata così vicina al nostro presente. L’incertezza e l’ansia di libertà e di ridefinizione continua dei nostri desideri ci porta a vivere nel ‘qui ed ora’. È probabilmente in questo spazio che si nasconde la felicità. E allora vogliamo allenarci a riconoscerla, impegnarci per ottenerla, conservarla e condividerla. Non sarà solo una ricerca intima e personale: il desiderio è anche trovare una risposta possibile al rancore che, come ha raccontato il Censis, sta scuotendo la dimensione pubblica”Momenti di avvicinamento
Con il lancio del tema del 2018 parte, quindi, il percorso del Tempo delle Donne: tra gennaio e febbraio l’indagine su un campione di italiani/e; a inizio marzo, la pubblicazione dei risultati della ricerca e l’inchiesta vera e propria, che vivrà di molteplici momenti di avvicinamento con l’obiettivo di aprire la conversazione a tutta la città. Il 7, 8 e 9 settembre, i magnifici spazi della Triennale saranno, quindi, invasi da un palinsesto ricco di spettacoli, incontri, inchieste, laboratori, interviste, performance, installazioni, dando vita a più di 100 eventi. Eventi, ma anche giornalismo partecipato con la grande Inchiesta-Live aperta a donne e uomini, ragazze e ragazzi, bambine e bambini: uno spazio di relazione, incontro, formazione, dialogo, divertimento, gioco e pensiero. Centinaia di ospiti per tessere un racconto polifonico sulla felicità, attraverso la testimonianza delle protagoniste e dei protagonisti del nostro tempo, accompagnati da giornaliste e giornalisti del Corriere della Sera.
Le Nana di Niki De Saint Phalle
Nate come sviluppo della sua visione della donna, che ha smesso di essere ferita o passiva per diventare allegra e trionfante, le Nana diventano sempre più monumentali. La testa piccola, il corpo sproporzionato e pieno di curve, si coprono di colori e di collage, sono ballerine, acrobate, guerriere. Tutte le gallerie e i musei del mondo ne commissionano e ogni volta è uno scandalo, come quando Niki crea per il museo di Stoccolma una Nana monumentale di 26 tonnellate, distesa sulla schiena a gambe larghe in modo che il pubblico possa entrare attraverso il suo sesso e visitare il cinema, il toboggan e il planetario che ha installato all’interno. Nel 1969 installa la sua prima Nana fontana, a Ginevra, che spruzza acqua dai seni.
Laima Kreivyté
É un’artista lituana che si definisce come una delle poche femministe del Paese.
Il suo testo più importante é Waiting, la vita delle donne come attesa continua…di un amore, di un lavoro, di un figlio, di una giornata senza sveglia e piatti da lavare.
A febbraio, per protestare contro l’ingiustizia di un’indipedenza proclamata solo dai maschi, ha affittato il palazzo a fianco di quello usato per la proclamazione per una dichiarazione d’indipendenza al femminile ed ha ricordato le donne che hanno contribuito alla crescita lituana.
Premiate Beatrice Lento e Barbara Turati
Si é conclusa la prima edizione del Premio “Santa Caterina da Siena – Città di Soriano Calabro” istituito dai Padri Domenicani e dall’Amministrazione Comunale di Soriano con la consegna dei riconoscimenti nel Santuario cittadino sotto lo sguardo della veneratissima immagine di San Domenico.
L’evento é nato dal desiderio di dare un contributo alla valorizzazione della presenza femminile nelle Comunità superando pregiudizi e stereotipi di ruolo che ancor oggi gravano sui percorsi della Donna.
Due le premiate: Beatrice Lento e Barbara Turati. La prima per la sezione Impegno Culturale ed Educativo; la seconda per l’ambito Impegno Culturale e Civile.
Nell’intenzione dei promotori la finalità é quella di dare luce alle donne che in qualsivoglia settore si prodigano con generositá e gratuità per la crescita umana e di esaltare la grande figura di Santa Caterina Da Siena, creatura straordinaria che ebbe il coraggio di osare e percorrere strade difficili pur di affermare la dignità umana.
Beatrice Lento, di Tropea, già Dirigente Scolastico e oggi Presidente della Onlus sos KORAI che si propone di contrastare la subcultura maschilista, é nota nel nostro territorio per il suo impegno multiforme nel campo scolastico, nel mondo del volontariato e dell’associazionismo, Barbara Turati, redattrice dell’emittente messinese TCF, inviata speciale del talk televisivo “Malalingua” si prodiga nel mettere in evidenza le situazioni più difficili degli ultimi della città di Messina in cui vive e opera.
La commissione formata da Padre Giovanni Calcara, dal Sindaco Francesco Bartone e dalla prof Rosa Bono, presidente della Comunità Laica Domenicana, ha scelto tra una vasta rosa di segnalazioni pervenute da tutta l’Italia e ha dichiarato di riconoscere nella Lento e nella Turati tutte le condizioni necessarie al conferimento dell’Omaggio.
” Sono felice” ha dichiarato Beatrice Lento “che alle nostre latitudini si sia pensato di riconoscere l’impegno delle Donne nella Comunitá creando così i presupposti per una riflessione alta sulla condizione femminile. Ricevere questo Premio mi emoziona e mi carica di responsabilità ed io prometto di onorarlo in ogni mia azione. La strada delle donne è ancora accidentata ed é soprattutto importante prendere consapevolezza del nostro potere in campo educativo perché é lì che si gioca e si può vincere la partita”
“Io ringrazio Soriano per l’accoglienza straordinaria” ha commentato Barbara Turati” tutti i miei collaboratori e lo staff di Malalingua perché senza di loro tutto questo non sarebbe stato possibile. Ricevere il Premio mi ha molto emozionata e fortificata nel mio lavoro non semplice di cronaca e di denuncia”
La cerimonia é stata arricchita dalla splendida esibizione della Corale “Dominicus”diretta dal Maestro Gianfranco Cambareri e dalla riflessione su alcune lettere di Santa Caterina proposte da Rossella Fatiga.
Alla Lento e alla Turati é stato offerto, quale concreto premio, una bellissima Icona di Santa Caterina realizzata dal Maestro V. Idá, la serata ricca di emozioni e carica di spiritualità si é conclusa nell’allegria di una conviviale che ha coinvolto la Comunità.
Da Vibonesiamo
Buon Primo Maggio
Ah ah…
Cercasi avvenente
signorina ben fornita intraprendente.
Giovane brillante
ma più di ogni altra cosa dolce e consenziente
Cercasi apprendista
virtuoso onesto imprenditore garantista
offre a donzelle in carriera
un’oppurtinità di ascesa inaudita
donna giovane illibata AAA CERCASI
donna usata già rodata AAA CERCASI
donna sicula o padana, oriunda clandestina
aaah vediamo come balli a suon di samba o cha cha
a colpo d’occhio sei portata e molto telegenica
ma forse ti interessa più la musica
Cercasi badante
un ottantenne miliardario affascinante
offre a cagne di strada
un’ opportunità di vita più agiata
donna ipenitente e ladra AAA CERCASI
donna santa e incesurata AAA CERCASI
deceduta il giorno prima basta che sia bona
aaah come baceresti se dovessi fare cinema
scena prima ciak motore azione poi si gira
o forse ti interessa la politica
aaah ministro degli affari a luci rosse o di cosmetica
al giorno d’oggi tra i due sessi non vi è differenza
il bel paese premia chi più merita
come cantaresti anima mia o finchè la barca va
al primo ascolto sembri assai portata per la lirica
o forse ti interessa l’astrofisica…
Carmen Consoli
Tommaso Campanella
Io nacqui a debellar tre mali estremi: tirannide, sofismi, ipocrisia; […] Carestie, guerre, pesti, invidia, inganno, ingiustizia, lussuria, accidia, sdegno, tutti a que’ tre gran mali sottostanno, che nel cieco amor proprio, figlio degno d’ignoranza, radice e fomento hanno (Tommaso Campanella).
Anna Achmatova
Poteva Beatrice creare come Dante,
o Laura cantare il fuoco dell’amore?
Io ho insegnato alle donne a parlare…
mio Dio, ma come obbligarle a tacere?
Anna Andreevna Achmatova (Anna Gorenko)
Composta sabato 30 novembre 1957
Femminismo Light
Il nostro tempo é pieno di gente a cui non piacciono le donne potenti. Siamo stati abituati a pensare che una donna forte é un’aberrazione per cui le teniamo sempre gli occhi addosso. E quindi ci chiediamo se é umile, riconoscente, sorridente, sincera…le stesse domande sugli uomini potenti non vengono poste a dimostrazione che a essere in discussione non é il potere in sé ma solo quello femminile.
Se giudichiamo le donne potenti più severamente degli uomini con le stesse prerogative lo dobbiamo al Femminismo Light.
Un altro esempio di femminismo light é
questo:” Ovvio che una moglie non deve fare sempre lei le faccende domestiche, quando mia moglie era in viaggio le facevo io”
Liberamente tratto da Quindici consigli per crescere una bambina femminista di Chimamanda Ngozo Adichie
Per te Donna
La strada della Donna é ancora in salita ma ce la faremo.
Che il Premio Santa Caterina sia lievito di bene, da me l’impegno e la promessa a proseguire sulla strada del servizio e del resto che senso avrebbe altrimenti la vita.
Vito Teti racconta
Caterineja Xuri de luminu
Ti manda salutandu don Luigi
Non vogghiu lu forgiaru cà mi tinge
Cà vogghiu a chiju chi pitta li porte
Pitta li porte e pitta lu visu
Pitta li mei porte de lu Paradisu.
Mia madre si chiama Caterina. Quando nacque mia figlia, naturalmente, Caterina come lei e per lei (perché angustiarmi per cercare un nome strano e alla moda, magari brutto, visto che ne avevo uno bello in famiglia), il suo albero di canti e di filastrocche si allargò e si alzò ancora. Ascoltai da mamma tanti canzoncine in cui compariva il nome Caterina. Un giorno mia madre fermò i suoi racconti, si alzò dalla poltrona su cui sedeva, e, a fatica, raggiunse un armadio. Prese per la mia Caterina delle lenzuola e degli asciugamani, mi pare anche una coperta, di ginestra da lei e da sua madre, nonna Felicia, lavorate al telaio di casa. Nella casa della Cutura, quella in cui abitavamo quando mio padre era a Toronto, ancora ai tempi della mia infanzia, nonna e mamma allevavano il baco da seta e tessevano i colori e le figure del mondo al telaio il lino, la lana, la ginestra. Il mio paese era un paese di gelsi, bachi, telai, donne che tessevano e pregavano. Due sorelle di nonna, le zie casiste, di giorno lavoravano e andavano in chiesa e la notte si alzavano per andare a pregare, col caldo e col freddo, nell’orto vicino sotto la pianta di arancio. I telai, nell’epoca in cui avanzava il mito della modernità e non si badava più al valore degli oggetti antichi, vennero distrutti o adoperati per fare legna. In questo mondo che cambia e non ama ricordare, restano le coperte e le lenzuola antiche, il frutto della fatica, della pazienza, dell’arte delle nostre donne, restano le memorie e i canti di mia madre, che ho avuto la fortuna di ascoltare e registrare, ma anche di capire dall’interno la profonda pietas e il senso religioso che trasmettevano, e che oggi regalo a tutti voi.
Vito Teti