Category Archive Riflessioni

Feminism parola dell’anno

Per il Merriam-Webster, famoso vocabolario statunitense, feminism è la parola chiave del 2017.

Purtroppo non è ancora un termine svuotato di senso sebbene tante ragazze non vorrebbero ammetterlo, sarebbe bello se non ci fosse più bisogno di parlare di quote rosa, barriere economiche, sessismi, violenze sulle donne ma…

C’è chi pensa:” Io sono diversa, io ce la farò, non ho bisogno di sfondare il soffitto di cristallo, entrerò dalla porta.”

Ma non è ancora l’ora di abbassare la guardia ed in Italia forse più che in altri Paesi d’Europa, ce lo dicono gli indici di equità e di libertá raggiunti in tanti Stati a noi vicini.

E allora: rimbocchiamo le maniche e continuiamo la lotta, ce la faremo!

Ma tu denuncia!

Nella stragrande maggioranza dei casi le molestie sessuali sul lavoro non vengono denunciate alle forze dell’ordine e solo il 18,3 per cento delle vittime  parla della vicenda.

Fungono da deterrente la paura di essere licenziate, il timore di non essere considerate e le difficoltà normative.

In Italia l’onere della prova spetta alla vittima che deve esibire fotocopie, mail, registrazioni, testimonianze…

Non così in molti altri Paesi d’Europa dove la donna che denuncia viene creduta perchè è improbabile che una donna molestata abbia la lucidità di mettere da parte tutte le prove.

…e dentro ci scrivo: rispetta te stessa!

Capita che ragazze si scambino su chat private selfie intimi…

– Perché l’hai fatto?

– Mi sembrava di essere più  apprezzata e mi sentivo donna. Era un gioco, mi fidavo di lui e poi lo facevano anche molte mie amiche, non volevo essere diversa.

– Non hai mai pensato che chi vuol bene davvero non chiede foto che esibiscono il corpo dell’amata?

– Avevo fiducia in lui.

-Non  credi che l’intimità debba essere personale e di coppia e che prima dell’amore verso l’altro debba esserci l’amore verso se stessi?

– Si, ora l’ho capito, l’ho capito sulla mia pelle.

Attenzione: un teenager su dieci ha scattato selfie intimi o senza vestiti. Due ragazzi su cinque hanno fatto sexting, così si chiama lo scambio di messaggi e immagini erotici

Molti pensano che le donne usino soprattutto la parte del cervello che controlla le emozioni mentre gli uomini la parte che governa la logica.

Le prime sarebbero, conseguentemente, irrazionali, sensibili, oniriche, dionisiache mentre i secondi naturalmente destinati al comando, alla decisione, al potere.

Rita Levi Montalcini ha chiarito che tutto questo é falso perché ambedue i generi presentano senza distinzioni le due attitudini.

Se per secoli le donne non hanno avuto il potere non è per un cervello inadeguato ma per i condizionamenti sociali che l’hanno schiacciata.

Natale 2017… Il nostro primo!

Cari Amici e Amiche Soci di sos KORAI, la nostra avventura é appena avviata ed il Natale alle porte mi invita ad accostarmi a Voi, lo faccio con gioia e trepidazione perché avverto che l’ associazione a cui abbiamo dato vita é ancora fragile e bisognosa di cure perchè cresca forte e decisa e doni i frutti di cui tutti abbiamo urgente bisogno. 

Ecco perché il mio augurio più intenso guarda alla qualità della nostra relazione appena nata che, se coerente all’idea che l’anima, potrà dare molto ad ognuno di noi prima che agli altri e alla Comunità nel suo insieme.

La mia speranza è che sia per tutti assolutamente sincera e gratuita. É un orizzonte a cui tendere con coerenza e tanta forza perché é difficile liberarsi dal bisogno del riconoscimento e del contraccambio ma se non ci affranchiamo da questo fardello correremo il rischio di allontanarci dall’amore vero, fresco, pulito e disinteressato.

Voglio pensare a noi come a un gruppo di amici più che come a una squadra di lavoro e sono certa che col tempo ci sará sempre più convergenza di sentimenti, pensieri e aspirazioni. 

Guardo ad sos KORAI come a un sogno che diventa realtà grazie alla passione, alla determinazione e alla scelta di campo che, unendoci, ci aiuta a superare ostacoli e fatica. 

Il Natale può darci forza perché la gratificazione che nasce dal servizio con cui vogliamo donarci ci unisce al Bambinello Santo, ricordiamo che alla domanda ” Con Chi?” Lui rispose “Con me!” e al “Come?” ha precisato ” Amandovi gli uni gli altri così come ci ha amati il Padre nostro”.

Il nostro ideale di pace e di rispetto della Persona va nella direzione di Betlemne ed il Servizio apre i nostri animi alla gioia. Perseveriamo con costanza ed energia e le nostre vite si riempiranno di senso. 

Il nostro tempo é gravato da fantasmi di morte ma il bene continua a esercitare il suo irresistibile fascino, noi lo abbiamo colto e donandoci agli altri saremo felici. 

É questo il valore del Natale del figlio di Dio e della Donna, spalanchiamogli le porte della stalla del nostro cuore e non ci pentiremo.

Buon Natale!

La Presidente Beatrice Lento

Tropea Natale 2017… Il nostro primo!

Lo stupro di Franca Rame

Il brano che ora reciterò è stato ricavato da una testimonianza apparsa sul “Quotidiano Donna”, testimonianza che vi riporto testualmente.   

C’è una radio che suona… ma solo dopo un po’ la sento. Solo dopo un po’ mi rendo conto che c’è qualcuno che canta. Sì, è una radio. Musica leggera: cielo stelle cuore amore… amore…
Ho un ginocchio, uno solo, piantato nella schiena… come se chi mi sta dietro tenesse l’altro appoggiato per terra… con le mani tiene le mie, forte, girandomele all’incontrario. La sinistra in particolare.
Non so perché, mi ritrovo a pensare che forse è mancino. Non sto capendo niente di quello che mi sta capitando.
Ho lo sgomento addosso di chi sta per perdere il cervello, la voce… la parola. Prendo coscienza delle cose, con incredibile lentezza… Dio che confusione! Come sono salita su questo camioncino? Ho alzato le gambe io, una dopo l’altra dietro la loro spinta o mi hanno caricata loro, sollevandomi di peso?
Non lo so.
È il cuore, che mi sbatte così forte contro le costole, ad impedirmi di ragionare… è il male alla mano sinistra, che sta diventando davvero insopportabile. Perché me la storcono tanto? Io non tento nessun movimento. Sono come congelata.
Ora, quello che mi sta dietro non tiene più il suo ginocchio contro la mia schiena… s’è seduto comodo… e mi tiene tra le sue gambe… fortemente… dal di dietro… come si faceva anni fa, quando si toglievano le tonsille ai bambini.
L’immagine che mi viene in mente è quella. Perché mi stringono tanto? Io non mi muovo, non urlo, sono senza voce. Non capisco cosa mi stia capitando. La radio canta, neanche tanto forte. Perché la musica? Perché l’abbassano? Forse è perché non grido.
Oltre a quello che mi tiene, ce ne sono altri tre. Li guardo: non c’è molta luce… né gran spazio… forse è per questo che mi tengono semidistesa. Li sento calmi. Sicurissimi. Che fanno? Si stanno accendendo una sigaretta.
Fumano? Adesso? Perché mi tengono così e fumano?
Sta per succedere qualche cosa, lo sento… Respiro a fondo… due, tre volte. Non, non mi snebbio… Ho solo paura…
Ora uno mi si avvicina, un altro si accuccia alla mia destra, l’altro a sinistra. Vedo il rosso delle sigarette. Stanno aspirando profondamente.
Sono vicinissimi.
Sì, sta per succedere qualche cosa… lo sento.
Quello che mi tiene da dietro, tende tutti i muscoli… li sento intorno al mio corpo. Non ha aumentato la stretta, ha solo teso i muscoli, come ad essere pronto a tenermi più ferma. Il primo che si era mosso, mi si mette tra le gambe… in ginocchio… divaricandomele. È un movimento preciso, che pare concordato con quello che mi tiene da dietro, perché subito i suoi piedi si mettono sopra ai miei a bloccarmi.
Io ho su i pantaloni. Perché mi aprono le gambe con su i pantaloni? Mi sento peggio che se fossi nuda!
Da questa sensazione mi distrae un qualche cosa che subito non individuo… un calore, prima tenue e poi più forte, fino a diventare insopportabile, sul seno sinistro.
Una punta di bruciore. Le sigarette… sopra al golf fino ad arrivare alla pelle.
Mi scopro a pensare cosa dovrebbe fare una persona in queste condizioni. Io non riesco a fare niente, né a parlare né a piangere… Mi sento come proiettata fuori, affacciata a una finestra, costretta a guardare qualche cosa di orribile.
Quello accucciato alla mia destra accende le sigarette, fa due tiri e poi le passa a quello che mi sta tra le gambe. Si consumano presto.
Il puzzo della lana bruciata deve disturbare i quattro: con una lametta mi tagliano il golf, davanti, per il lungo… mi tagliano anche il reggiseno… mi tagliano anche la pelle in superficie. Nella perizia medica misureranno ventun centimetri. Quello che mi sta tra le gambe, in ginocchio, mi prende i seni a piene mani, le sento gelide sopra le bruciature…
Ora… mi aprono la cerniera dei pantaloni e tutti si dànno da fare per spogliarmi: una scarpa sola, una gamba sola.
Quello che mi tiene da dietro si sta eccitando, sento che si struscia contro la mia schiena.
Ora quello che mi sta tra le gambe mi entra dentro. Mi viene da vomitare.
Devo stare calma, calma.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”. Io mi concentro sulle parole delle canzoni; il cuore mi si sta spaccando, non voglio uscire dalla confusione che ho. Non voglio capire. Non capisco nessuna parola… non conosco nessuna lingua. Altra sigaretta.
“Muoviti puttana fammi godere”.
Sono di pietra.
Ora è il turno del secondo… i suoi colpi sono ancora più decisi. Sento un gran male.
“Muoviti puttana fammi godere”.
La lametta che è servita per tagliarmi il golf mi passa più volte sulla faccia. Non sento se mi taglia o no.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”.
Il sangue mi cola dalle guance alle orecchie.
È il turno del terzo. È orribile sentirti godere dentro, delle bestie schifose.
“Sto morendo, – riesco a dire, – sono ammalata di cuore”.
Ci credono, non ci credono, si litigano.
“Facciamola scendere. No… sì…” Vola un ceffone tra di loro. Mi schiacciano una sigaretta sul collo, qui, tanto da spegnerla. Ecco, lì, credo di essere finalmente svenuta.
Poi sento che mi muovono. Quello che mi teneva da dietro mi riveste con movimenti precisi. Mi riveste lui, io servo a poco. Si lamenta come un bambino perché è l’unico che non abbia fatto l’amore… pardon… l’unico, che non si sia aperto i pantaloni, ma sento la sua fretta, la sua paura. Non sa come metterla col golf tagliato, mi infila i due lembi nei pantaloni. Il camioncino si ferma per il tempo di farmi scendere… e se ne va.
Tengo con la mano destra la giacca chiusa sui seni scoperti. È quasi scuro. Dove sono? Al parco. Mi sento male… nel senso che mi sento svenire… non solo per il dolore fisico in tutto il corpo, ma per lo schifo… per l’umiliazione… per le mille sputate che ho ricevuto nel cervello… per lo sperma che mi sento uscire. Appoggio la testa a un albero… mi fanno male anche i capelli… me li tiravano per tenermi ferma la testa. Mi passo la mano sulla faccia… è sporca di sangue. Alzo il collo della giacca.
Cammino… cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi trovo davanti alla Questura.
Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora… Sento le loro domande. Vedo le loro facce… i loro mezzi sorrisi… Penso e ci ripenso… Poi mi decido…
Torno a casa… torno a casa… Li denuncerò domani.
(29 maggio 2013)

La dolce attesa

Perché la chiamino così é un mistero. Senza nulla togliere alla gioia di portare in grembo la propria creatura non si possono sottacere le difficoltá che spessissimo l’accompagnano e nasconderle non aiuta affatto.

Un sondaggio condotto da SurveyMonkey Audience per il Time  ha evidenziato che la metá delle donne, dopo il parto, prova senso di inadeguatezza, di rabbia, di insoddisfazione e frustrazione a causa di mancanza di aiuto.

Per molte anche l’allattamento al seno é una sfida enorme ed il senso di colpa assale chi, spesso a malincuore, opta per il  latte artificiale .

Notevoli sono anche le complicazioni per l’episiotomia, l’incisione per facilitare l’espulsione del bambino che nella stragrande maggioranza dei casi viene eseguita senza aver dato il consenso informato.

É giusto che l’attenzione principale dopo la nascita sia rivolta al neonato ma, anche per il suo bene, è importante assistere e sostenere su tutti i piani la donna perché una madre felice garantisce maggiormente il benessere del piccolo d’uomo.

Foto di Assunta Mollo

Sei mesi e non di più

Sono precipitata dentro un pozzo buio, profondo, senza luce, puzzolente di sangue, di rabbia, di vergogna.

Volevo annullare  quel momento così atroce, lavarlo via con un energico bucato.

Ho strofinato, risciacquato, candeggiato …sperando che il segno scomparisse dai miei occhi, dalla mia mente, dal mio cuore.

Ci ho provato a non avere vergogna, a sentirmi innocente e incolpevole.

Ho tentato di ritornare a sorridere, di amare, di gioire ed anche di soffrire senza quell’angoscia mortale che non dona tregua, che tormenta di notte e di giorno, al sole e alla luna.

Finalmente ho lavato via la tua puzza, mi sono rialzata e sono riuscita a disprezzarti.

 Ho capito che dovevo parlare del male che mi hai fatto, che la colpa era tutta tua, che io ero innocente e incolpevole.

Finalmente ho trovato la forza di denunciare.

Lo stupro non ha data di scadenza, il segno rimane per tutta la vita ma …

Per la legge del mio Paese il termine invece c’è. 

Sono stata lenta, distratta, debole, fragile, confusa, ignorante…

Non sapevo che sono solo sei mesi, sei mesi e basta e poi…lo stupro scade, anche lo stupro scade senza possibilità di proroga…in Italia scade.

Sei mesi e basta!

Dipinto di Assunta Mollo

La mitica Sindaca Lydia

Onore a Lydia Toraldo Serra Sindaca e a Tropea che, nel 1946, quando il voto delle donne diventò diritto, con lungimiranza, vinse la partita puntando sui talenti femminili!

Viva Lydia, viva Tropea, viva sempre la “tigna” della DONNA!

La Stella per purificare

Un messaggio inconsueto e graffiante come le sue punte acuminate…

“Il sentiero tracciato lo ha scolpito un uomo tradito, nudo, su una croce, che passava per le strade del mondo e restituiva una speranza alla spazzatura”.

È un pretaccio di Sangineto a parlare, spedito in UK 40 anni fa per i suoi eccessi a favore della povera gente. Tutt’ora il suo pane quotidiano sono i marginali di ogni specie.

Mi torna alla mente un altro sacerdote scomodo relegato a Barbiana per la stessa ragione, il nostro Don Lorenzo.

Eppure la strada l’ha segnata quel crocefisso che amava quelli che non piacciono a nessuno! Siamo lontani dai miti attuali che spingono alla ricerca disperata del potere senza remora alcuna. Una corsa vacua che non gratifica la scintilla che sta dentro ognuno di noi. Nell’approssimarsi dell’evento fatale fermiamoci e collochiamo la nostra vita in un orizzonte di senso.

Che l’intolleranza trionfi contro il male e i suoi padroni! Quell’uomo nudo in croce è un modello unico d’amore…se crediamo di trovarlo Bambino in una mangiatoia, erede di Dio, spalanchiamo le braccia alla luce e accogliamolo nella stalla del nostro cuore !