Khorakhané
É il nome di una canzone di De Andrè che mi ha sempre affascinato. Parla dei Rom, gli uomini liberi, i figli del vento, da sempre perseguitati e disprezzati.
“Viviamo in condizioni disumane,ma ognuno di noi costa allo Stato 600 euro,certo che i conti non tornano” A dichiararlo é Giorgio Bezzecchi, un Rom, funzionario del Consiglio d’Europa per il Progetto Romact che vorrebbe promuovere la partecipazione dei Rom alla vita dei Paesi in cui vivono. Bezzecchi denuncia aspramente i terribili ingranaggi di Mafia Capitale che ha fortemente danneggiato la povera gente a cui i fondi erano destinati. Tutti ricordiamo la vergognosa affermazione’Con i Rom e con gli stranieri si fanno più soldi che con la droga’Concludo citando ancora il grande Fabrizio.
E se questo vuol dire rubare
Questo filo di pane tra miseria e fortuna
Allo specchio di questa kampina
Ai miei occhi limpidi come un addio
Lo può dire soltanto chi sa di raccogliere
in bocca
il punto di vista diDio.
Riprenditi la vita
Stamattina nello specchio non coprire con il trucco quel che resta.
Riprenditi la vita perché la vita non è questo!
Le donne detenute nelle carceri italiane
Tra le pieghe delle statistiche sulla detenzione, tra gli slogan che legano indissolubilmente immigrazione e delinquenza, 2.448 individui sono dimenticati dall’opinione pubblica e, spesso, dalle istituzioni: sono le donne detenute nelle carceri italiane.
Sono quindi 2.448 donne invisibili, poco più del 4% dei detenuti in Italia, i quali al 30 settembre 2017 sono 57.661, circa 7.000 in eccesso rispetto alla capienza regolamentare delle carceri. Cifre che dicono tanto, che sono già severe nei confronti delle condizioni umane dei reclusi maschi. La condizione delle donne detenute, una risibile percentuale sull’albo delle statistiche del Ministero della Giustizia, da anni a questa parte continua a presentare criticità.
L’assurdo oblio in cui versano le minoranze è un terribile vizio delle istituzioni, un’abitudine diventata regola: minoranze etniche, religiose e quella delle donne detenute, che non fa eccezione. In Italia sono presenti solamente quattro carceri unicamente femminili: questi istituti – a Trani, Roma-Rebibbia, Empoli, Venezia-Giudecca e Pozzuoli – ospitano il 25% delle donne detenute. Il restante 75% è malamente gestito nelle carceri maschili, in spazi ritagliati, obsoleti, senza opportunità né possibilità di condurre una vita dignitosa.
Se lo scopo che si prefigge la detenzione è la riabilitazione dei reclusi, il loro reinserimento nella società, allora le istituzioni italiane stanno fallendo. Le donne detenute sono gestite in modo a dir poco approssimativo, in condizioni di vita ben peggiori di quelle dei reclusi maschi.
Proviamo a raccontare il dramma delle donne detenute nelle carceri con due focus su altrettanti istituti, quello di Pozzuoli, femminile, e quello di Genova-Pontedecimo, maschile.
Il carcere di Pozzuoli, in provincia di Napoli, è suddiviso in tre piani e altrettante sezioni, a seconda della pena da scontare e dei reati commessi dalle donne che ne sono inquiline. Della situazione all’interno della struttura quasi nulla era noto fino al 2015, solo qualche cenno storico sulle peripezie dell’edificio nel corso dei secoli.
Nel maggio 2015 la svolta: una lettera anonima, dopo qualche mese di censura e silenzio epistolare, viene recapitata al comitato “Parenti e amici delle detenute del carcere di Pozzuoli”. Del testo integrale, che merita di essere letto approfonditamente, sono citati di seguito alcuni passaggi che raccontano quello definito come “inferno di Pozzuoli”: sovraffollato, con assistenza medica precaria e prezzi esorbitanti anche per i beni di prima necessità, violenze verbali e minacce, prostituzione. Un inferno, appunto.
«Sono una detenuta di Pozzuoli e vi scrivo […] perché in questo “inferno” che noi viviamo, andiamo avanti solo con le minacce dei rapporti, anche per una sigaretta, che è l’ultima cosa che ci è rimasta qua dentro, in questo inferno che è così facile ad entrare, ma così difficile ad uscire.
[…] In ogni stanza viviamo in 10 persone […], i prezzi qui da noi anche sono un abuso di potere. Paghiamo tutto, non di più, ma addirittura il doppio. Anche le cose di prima necessità, come la carta igienica.[…] Parliamo anche un po’ del servizio sanitario. Qua per prima cosa anche se qualcuno di notte sta male l’assistente fa finta di non sentire, perché l’infermeria la notte non vuole essere disturbata. Quindi devi aspettare la mattina che passa il carrello, quel carrello sempre pieno di psicofarmaci che vogliono darci sempre. Questo sempre per farci addormentare e quindi per non essere disturbati. […] Vorremmo che questa lettera venisse pubblicata su qualche giornale affinché tutti vengano a conoscenza che qui non è un carcere, ma è solo l’inferno, un inferno che siamo costrette a vivere.
Grazie
Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli
(Inferno di Pozzuoli, tanto è uguale)
[…]
Ma lo Stato questo lo sa? O conviene anche a loro?»
Di Andrea Messera
Vigevano carcere femminile
A Vigevano c’è un carcere…e nella sezione femminile di alta sicurezza trovi donne dall’aspetto normale: ragazze dal viso acqua e sapone, madri di famiglia dall’aspetto dolente e anziane che sembrano dolci nonnine…
Cos’hanno commesso di tanto grave?
Sono sorelle, figlie, madri, fidanzate, mogli di camorristi, ‘ndranghetisti, mafiosi o trafficanti di droga.
Nella stragrande maggioranza le loro vite si sono tinte di nero fumo giá nel grembo materno, irrimediabilmente segnate da un destino difficile da cambiare.
Alcune si sentono incastrate, altre tradite, altre ancora usate e gettate.
Molte hanno figli che non possono far crescere, altre si augurano di fare in tempo ad averne quando torneranno libere…
Sarebbe bello donare loro un futuro diverso, a colori e profumato di riscatto…spero che il Santo Bambino sia nato anche a Vigevano, in carcere, nella sezione femminile…
Lotus birth
É una pratica che prevede il distacco naturale del cordone ombellicare dopo alcuni giorni dal parto senza che venga reciso. Assieme al cordone viene mantenuta accanto al neonato la placenta, in una busta o in una bacinella cosparsa con sale grosso per accelerare l’essiccamento.
La Societá Italiana di Neonatologia sconsiglia tutto questo per ragioni di salute e legali. In effetti c’è il rischio di infezioni mortali, le linee guida ministeriali non prevedono questo modus operandi ed infine non é stato accertato alcun tipo di beneficio.
La voglia di naturalità induce anche a rinunciare alla medicalizzazione con il rischio, inerente il parto a domicilio, di non riuscire ad intervenire tempestivamente in caso di complicanze.
Il diritto alla serena realizzazione di questo importante evento é sicuramente reale ecco perché occorre accelerare la messa in atto diffusa di tutti gli accorgimenti che consentono ai genitori di stare accanto al figlio neonato quali il rooming in, stare nella stessa stanza, lo skin to skin, il contatto del piccolo con la pelle della madre ed il family- room, che favorisce la presenza costante del padre, senza rinunciare al sostegno discreto ma incisivo e insostituibile di personale altamente qualificato.
Buon Natale!
Cari Amici volevo trovare un’immagine speciale per i nostri auguri di Natale e dopo aver girovagato alla ricerca di un simbolo, consono al messaggio che l’evento propone, finalmente ho scelto questo manifesto che contiene temi che ci sono assai cari. É adatto? Credo di si perché parla di diritti negati, della voglia di conquistarli con la forza dell’unione che supera differenze di colore, di lingua, di religione, perché parla di dolore e privazioni ma anche di speranza, di passione, di entusiasmo, di sete di libertà.
Protagoniste noi donne che effettivamente siamo, e lo siamo ancora, emarginate, vessate, vilipese, mortificate…a volte anche, e non tanto di rado, annientate, schiacciate, distrutte.
Gesú non é nato per riscattarci dal male ridandoci la gioia della Giustizia?
Gesú non ha amato particolarmente gli ultimi?
Si, credo che l’immagine sia appropriata per augurare a tutti Noi, anche agli amici di genere maschile, la gioia di un Natale che si consumi non in un giorno di festa, tra botti, scintille, panettoni e vestiti luccicanti, ma nell’impegno costante in direzione del bene, della pace, del benessere condiviso.
Le ragazze che vi propongo siano il simbolo di ognuno di noi, della nostra voglia di lottare senza pregiudizi e discriminazioni di sorta per il Bene Comune.
Buon Natale ai giusti ma anche e soprattutto ai cattivi perché si accorgano dell’inutilità della loro esistenza…
Buon Natale ai poveri ma anche e soprattutto ai ricchi perché comprendano che la ricchezza vera é quella del cuore…
Buon Natale ai terroristi, ai mafiosi, ai ladri, ai corrotti, agli assassini perché si convertano recuperando l’Umanità smarrita…
Buon Natale ai buoni, ai miti di cuore, ai generosi, a chi sa perdonare e a chi sa amare perché non cambino…
Che il Bambino che nasce nella luce della cometa non sia per noi un alieno, distante, freddo, irraggiungibile, mitico, inconsistente ma il nostro fratello e la nostra sorella, il nostro padre e la nostra madre, il nostro compagno e la nostra compagna lungo tutto il viaggio della nostra complicata esistenza…Buon Natale !
Disparità salariale di genere
Dietro questo ritorno indietro, vi è una stasi nella parità di genere nei quattro pilastri analizzati dal rapporto: conquiste nel campo dell’istruzione, sanità e speranza di vita, opportunità economica e potere politico, sebbene le due ultime aree rappresentino un maggior motivo di preoccupazione. Erano queste due categorie quelle che registravano le maggiori differenze di parità, ma fino al 2017 erano anche le due aree che miglioravano rapidamente.
“Stando agli attuali livelli di progresso, ci vorranno 10 anni per eliminare la disparità globale tra uomini e donne”, segnalano gli esperti del Forum Economico Mondiale.
Il salto qualitativo vissuto nel 2017 fa ritardare di 17 anni l’eliminazione della disparità, in quanto nel 2016 si calcolava che fossero necessari 83 anni per raggiungere l’uguaglianza, una meta che si allontana.
A Foligno: una stanza per ricominciare
Violenza di genere, nella caserma dei carabinieri di Foligno c’è “Una stanza tutta per sé”
Il progetto, portato avanti da Soroptimist Valle Umbra, ha visto il contributo della Fondazione Cassa di risparmio di Foligno. Lo spazio accoglierà donne e minori vittime di abusi
Feminism parola dell’anno
Per il Merriam-Webster, famoso vocabolario statunitense, feminism è la parola chiave del 2017.
Purtroppo non è ancora un termine svuotato di senso sebbene tante ragazze non vorrebbero ammetterlo, sarebbe bello se non ci fosse più bisogno di parlare di quote rosa, barriere economiche, sessismi, violenze sulle donne ma…
C’è chi pensa:” Io sono diversa, io ce la farò, non ho bisogno di sfondare il soffitto di cristallo, entrerò dalla porta.”
Ma non è ancora l’ora di abbassare la guardia ed in Italia forse più che in altri Paesi d’Europa, ce lo dicono gli indici di equità e di libertá raggiunti in tanti Stati a noi vicini.
E allora: rimbocchiamo le maniche e continuiamo la lotta, ce la faremo!
Ma tu denuncia!
Nella stragrande maggioranza dei casi le molestie sessuali sul lavoro non vengono denunciate alle forze dell’ordine e solo il 18,3 per cento delle vittime parla della vicenda.
Fungono da deterrente la paura di essere licenziate, il timore di non essere considerate e le difficoltà normative.
In Italia l’onere della prova spetta alla vittima che deve esibire fotocopie, mail, registrazioni, testimonianze…
Non così in molti altri Paesi d’Europa dove la donna che denuncia viene creduta perchè è improbabile che una donna molestata abbia la lucidità di mettere da parte tutte le prove.