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Kathrine Switzer si iscrisse con le sole iniziali alla maratona di Boston del 1967 perché la partecipazione era vietata alle donne. Quando si accorse della sua presenza il direttore di corsa la prese malissimo, entrò nel percorso e la strattonò cacciandola. Grazie all’intervento del fidanzato e dell’allenatore riuscì a proseguire la gara ma il suo nome non comparve. 

La sua intraprendenza, comunque, non fu vana e nel 1974 il veto nei confronti delle atlete venne tolto. Kathrine corse con la sua vera identità e vinse.

Beatrice Lento

Ciao grande Franca!

Per quale motivo la storia di Franca Viola cambiò per sempre l’Italia? Secondo la morale dell’epoca, una ragazza non più vergine a causa di uno stupro avrebbe dovuto necessariamente sposare il suo rapitore per salvare il suo onore e, soprattutto, quello della famiglia. All’articolo 544 del codice penale, infatti si leggeva: “Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali”. Traducendo, dunque, all’epoca la legge permetteva di estinguere il reato di sequestro di persona e violenza carnale ai danni di una donna semplicemente accettando di sposarla, da lì l’espressione matrimonio riparatore, riparatore per la fedina penale del reo che in questa maniera riusciva dunque a uscire completamente pulito nonostante avesse commesso un’azione aberrante. All’epoca, però, lo stupro non era considerato un reato contro la persona come oggi, ma un reato contro la morale pubblica e le pene, quindi, erano di molto inferiori rispetto a quelle odierne.

La vicenda di Franca Viola, però, sollevò forti e inaspettate polemiche, che contribuirono a un netto cambio di passo. Melodia fu processato e condannato a 11 anni di carcere, i giudici non credettero alle accuse lanciate dall’uomo per screditare la ragazza sostenendo che lei fosse d’accordo alla “fuitina” per mettere i genitori davanti al fatto compiuto e obbligarli a concedere l’autorizzazione al matrimonio. Il caso di Franca Viola, quindi, portò a manifestazioni e prese di posizione da parte delle femministe e della società civile, che premettero affinché venisse abrogato l’articolo 544 del codice penale che concedeva questa scappatoia a violentatori e stupratori. Così, dopo anni di dibattiti, l’articolo venne successivamente abrogato i 5 agosto del 1981, mentre solo 20 anni fa, nel 1996, lo stupro venne definitivamente riconosciuto in Italia come un reato contro la persona e non più contro la morale pubblica, con conseguente aumento della gravità e delle pene previste. Grazie alla sua battaglia, la giovane Franca Viola divenne – e tuttora è – simbolo dell’emancipazione femminile in Italia, la donna che è riuscita a cambiare per sempre la mentalità di un Paese.

Beatrice Lento

Topazia Alliata

Molto affascinante la principessa Topazia Alliata, colta e trasgressiva.

Giovanissima aderisce ad un movimento d’avanguardia ed espone quadri scandalizzando l’aristocrazia palermitana.

La famiglia aveva scelto per lei un conte inglese ma la ribelle gli preferisce uno dei più grandi antropologi del novecento Fosco Maraini, si, é la grande mamma della grande Dacia …

É lei la creatrice del vino ” Colomba platino”.

É morta nel 2015 …a 102 anni

Beatrice Lento

“Non vogliamo solo separarci da qualcuno che non merita il rispetto dei suoi colleghi ma anche inviare un messaggio: l’era della deliberata ignoranza e della vergognosa complicitá in un comportamento sessuale predatorio e di molestie sul lavoro nella nostra industria é finito.”

 Questa la motivazione con cui l’Accademia degli Oscar ha espulso Harvey Weinstein. Brava!

Dipinto di Assunta Mollo

Beatrice Lento

Khorakhané

É il nome di una canzone di De Andrè che mi ha sempre affascinato. Parla dei Rom, gli uomini liberi, i figli del vento, da sempre perseguitati e disprezzati.

“Viviamo in condizioni disumane,ma ognuno di noi costa allo Stato 600 euro,certo che i conti non tornano” A dichiararlo é Giorgio Bezzecchi, un Rom, funzionario del Consiglio d’Europa per il Progetto Romact che vorrebbe promuovere la partecipazione dei Rom alla vita dei Paesi in cui vivono. Bezzecchi denuncia aspramente i terribili ingranaggi di Mafia Capitale che ha fortemente danneggiato la povera gente a cui i fondi erano destinati. Tutti ricordiamo la vergognosa affermazione’Con i Rom e con gli stranieri si fanno più soldi che con la droga’Concludo citando ancora il grande Fabrizio.

E se questo vuol dire rubare

Questo filo di pane tra miseria e fortuna

Allo specchio di questa kampina

Ai miei occhi limpidi come un addio

Lo può dire soltanto chi sa di raccogliere

in bocca

il punto di vista diDio.

Beatrice Lento

Riprenditi la vita

Stamattina nello specchio non coprire con il trucco quel che resta.

Riprenditi la vita perché la vita non è questo!

Beatrice Lento

Le donne detenute nelle carceri italiane

Tra le pieghe delle statistiche sulla detenzione, tra gli slogan che legano indissolubilmente immigrazione e delinquenza, 2.448 individui sono dimenticati dall’opinione pubblica e, spesso, dalle istituzioni: sono le donne detenute nelle carceri italiane.

Sono quindi 2.448 donne invisibili, poco più del 4% dei detenuti in Italia, i quali al 30 settembre 2017 sono 57.661, circa 7.000 in eccesso rispetto alla capienza regolamentare delle carceri. Cifre che dicono tanto, che sono già severe nei confronti delle condizioni umane dei reclusi maschi. La condizione delle donne detenute, una risibile percentuale sull’albo delle statistiche del Ministero della Giustizia, da anni a questa parte continua a presentare criticità.

 L’assurdo oblio in cui versano le minoranze è un terribile vizio delle istituzioni, un’abitudine diventata regola: minoranze etniche, religiose e quella delle donne detenute, che non fa eccezione. In Italia sono presenti solamente quattro carceri unicamente femminili: questi istituti – a Trani, Roma-Rebibbia, Empoli, Venezia-Giudecca e Pozzuoli – ospitano il 25% delle donne detenute. Il restante 75% è malamente gestito nelle carceri maschili, in spazi ritagliati, obsoleti, senza opportunità né possibilità di condurre una vita dignitosa.

Se lo scopo che si prefigge la detenzione è la riabilitazione dei reclusi, il loro reinserimento nella società, allora le istituzioni italiane stanno fallendo. Le donne detenute sono gestite in modo a dir poco approssimativo, in condizioni di vita ben peggiori di quelle dei reclusi maschi.

Proviamo a raccontare il dramma delle donne detenute nelle carceri con due focus su altrettanti istituti, quello di Pozzuoli, femminile, e quello di Genova-Pontedecimo, maschile.

Il carcere di Pozzuoli, in provincia di Napoli, è suddiviso in tre piani e altrettante sezioni, a seconda della pena da scontare e dei reati commessi dalle donne che ne sono inquiline. Della situazione all’interno della struttura quasi nulla era noto fino al 2015, solo qualche cenno storico sulle peripezie dell’edificio nel corso dei secoli.

Nel maggio 2015 la svolta: una lettera anonima, dopo qualche mese di censura e silenzio epistolare, viene recapitata al comitato “Parenti e amici delle detenute del carcere di Pozzuoli”. Del testo integrale, che merita di essere letto approfonditamente, sono citati di seguito alcuni passaggi che raccontano quello definito come “inferno di Pozzuoli”: sovraffollato, con assistenza medica precaria e prezzi esorbitanti anche per i beni di prima necessità, violenze verbali e minacce, prostituzione. Un inferno, appunto.

«Sono una detenuta di Pozzuoli e vi scrivo […] perché in questo “inferno” che noi viviamo, andiamo avanti solo con le minacce dei rapporti, anche per una sigaretta, che è l’ultima cosa che ci è rimasta qua dentro, in questo inferno che è così facile ad entrare, ma così difficile ad uscire.
[…] In ogni stanza viviamo in 10 persone […], i prezzi qui da noi anche sono un abuso di potere. Paghiamo tutto, non di più, ma addirittura il doppio. Anche le cose di prima necessità, come la carta igienica.[…] Parliamo anche un po’ del servizio sanitario. Qua per prima cosa anche se qualcuno di notte sta male l’assistente fa finta di non sentire, perché l’infermeria la notte non vuole essere disturbata. Quindi devi aspettare la mattina che passa il carrello, quel carrello sempre pieno di psicofarmaci che vogliono darci sempre. Questo sempre per farci addormentare e quindi per non essere disturbati. […] Vorremmo che questa lettera venisse pubblicata su qualche giornale affinché tutti vengano a conoscenza che qui non è un carcere, ma è solo l’inferno, un inferno che siamo costrette a vivere.

Grazie

Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli

(Inferno di Pozzuoli, tanto è uguale)

[…]

Ma lo Stato questo lo sa? O conviene anche a loro?»

Di Andrea Messera

Beatrice Lento

Vigevano carcere femminile

A Vigevano c’è un carcere…e nella sezione femminile di alta sicurezza trovi donne dall’aspetto normale: ragazze dal viso acqua e sapone, madri di famiglia dall’aspetto dolente e anziane che sembrano dolci nonnine…

Cos’hanno commesso di tanto grave?

Sono sorelle, figlie, madri, fidanzate, mogli di camorristi, ‘ndranghetisti, mafiosi o trafficanti di droga.

Nella stragrande maggioranza le loro vite si sono tinte di nero fumo giá nel grembo materno, irrimediabilmente segnate da un destino difficile da cambiare.

Alcune si sentono incastrate, altre tradite, altre ancora usate e gettate.

Molte hanno figli che non possono far crescere, altre si augurano di fare in tempo ad averne quando torneranno libere…

Sarebbe bello donare loro un futuro diverso, a colori e profumato di riscatto…spero che il Santo Bambino sia nato anche a Vigevano, in carcere, nella sezione femminile…

Beatrice Lento

Lotus birth

É una pratica che prevede il distacco naturale del cordone ombellicare dopo alcuni giorni dal parto senza che venga reciso. Assieme al cordone   viene mantenuta accanto al neonato la placenta, in una busta o in una bacinella cosparsa con sale grosso per accelerare l’essiccamento.

La  Societá  Italiana di Neonatologia sconsiglia tutto questo per ragioni di salute e legali. In effetti c’è il rischio di infezioni mortali, le linee guida ministeriali non prevedono questo modus operandi ed infine non é stato accertato alcun tipo di beneficio.

La voglia di naturalità induce anche a rinunciare alla medicalizzazione con il rischio, inerente il parto a domicilio, di non riuscire ad intervenire tempestivamente in caso di complicanze.

Il diritto alla serena realizzazione di questo importante evento é sicuramente reale ecco perché occorre accelerare  la messa in atto diffusa di tutti gli accorgimenti che consentono ai genitori di stare accanto al figlio neonato quali il rooming in, stare nella stessa stanza, lo skin to skin, il contatto del piccolo con la pelle della madre ed il family- room,  che favorisce la presenza costante  del padre, senza rinunciare al sostegno discreto ma incisivo e insostituibile di personale altamente qualificato.

Beatrice Lento

Buon Natale!

Cari Amici volevo trovare un’immagine speciale per i nostri auguri di Natale e dopo aver girovagato alla ricerca di un simbolo, consono al messaggio che l’evento propone, finalmente ho scelto questo manifesto che contiene temi che ci sono assai cari. É adatto? Credo di si perché parla di diritti negati, della voglia di conquistarli con la forza dell’unione che supera differenze di colore, di lingua, di religione, perché parla di dolore e privazioni ma anche di speranza, di passione, di entusiasmo, di sete di libertà.

Protagoniste noi donne che effettivamente siamo, e lo siamo ancora, emarginate, vessate, vilipese, mortificate…a volte anche, e non tanto di rado, annientate, schiacciate, distrutte.

Gesú non é nato per riscattarci dal male ridandoci la gioia della Giustizia?

Gesú non ha amato particolarmente gli ultimi?

Si, credo che l’immagine sia appropriata per augurare a tutti Noi, anche agli amici di genere maschile, la gioia di un Natale che si consumi non in un giorno di festa, tra botti, scintille, panettoni e vestiti luccicanti, ma nell’impegno costante in direzione del bene, della pace, del benessere condiviso.

Le ragazze che vi propongo siano il simbolo di ognuno di noi, della nostra voglia di lottare senza pregiudizi e discriminazioni di sorta per il Bene Comune.

Buon Natale ai giusti ma anche e soprattutto ai cattivi perché si accorgano dell’inutilità della loro esistenza…

Buon Natale ai poveri ma anche e soprattutto ai ricchi perché comprendano che la ricchezza vera é quella del cuore…

Buon Natale ai terroristi, ai mafiosi, ai ladri, ai corrotti, agli assassini perché si convertano recuperando l’Umanità smarrita…

Buon Natale ai buoni, ai miti di cuore, ai generosi, a chi sa perdonare e a chi sa amare perché non cambino…

Che il Bambino che nasce nella luce della cometa non sia per noi un alieno, distante, freddo, irraggiungibile, mitico, inconsistente ma il nostro fratello e la nostra sorella, il nostro padre e la nostra madre, il nostro compagno e la nostra compagna lungo tutto il viaggio della nostra complicata esistenza…Buon Natale !

Beatrice Lento