Epipola
Epipola è un personaggio della mitologia greca, figlia di Trachione. Il padre ricevette l’ordine di recarsi in Aulide per partecipare alla guerra di Troia. Era però troppo anziano per combattere e non aveva figli maschi da mandare in guerra. Allora sua figlia Epipola radunò gli schieramenti del padre e al suo posto si recò al porto di Aulide, mascherata da uomo.
Palamede, che già aveva scoperto l’inganno di Ulisse, riuscì a svelare l’identità di Epipola e, nonostante le proteste di Achille, al quale la giovane aveva chiesto aiuto, la fece uccidere a sassate dall’esercito acheo.
La Leonessa di Bretagna: Jeanne
Stava con gli inglesi ed affrontò nella Manica tante navi francesi , verso la metá del Trecento.
Ebbe sette figli e quando il secondo marito fu decapitato, come traditore, dal re di Francia, investì il suo patrimonio in navi da guerra, le dipinse di nero e scelse il rosso per le vele, per tredici anni divenne pirata.
Si quietò solo con il terzo marito, un capitano del re inglese Edoardo Terzo.
Il suono nome era Jeanne de Clisson.
A Dragunara
A Palmi ad esempio, secoli fa, si credeva ad un’antica leggenda secondo la quale le trombe marine sono creature magiche fatte di acqua e di vento, figlie della «Dragunara», la donna drago, uno dei tanti mostri marini che popolano gli abissi del Mediterraneo. La «Dragunara» di tanto in tanto sfoga la cattiveria scagliando le sue trombe marine e non teme nulla, tranne i coltelli e certe parole che solo alcuni esseri umani sanno pronunciare per sconfiggerla: le donne di Palmi.
Le palmesi, quindi, non appena sulla linea dell’orizzonte s’intravvedeva cuda d’arrattu, coda di topo, e cioè il profilo minaccioso d’una tromba marina, guidate da una di loro dotata di poteri magici, correvano sulla spiaggia impugnando nella mano destra un coltello a punta col manico d’osso bianco e con esso sciabuliavanu ‘u celu (squarciavano a coltellate il cielo) con larghi e decisi fendenti.
La «comandante» puntava il coltello contro la tromba marina e le urlava: Luni esti santu/ marti esti santu/ merculi esti santu/ juovi esti santu/ vennari esti santu/ sabato esti santu/ duminica è di Pasca/ cuda e rattu casca; e ogni volta che diceva esti santu tracciava in direzione della tromba una croce, subito imitata dalle altre donne; poi, quando arriva a duminica è di Pasca/ cuda d’arrattu casca vibra un fendente da destra a sinistra e un altro dall’alto in basso, squarciando così la «Dragunara».
Annamaria Persico
Ph Mario Greco
Donne e alcol
Il numero delle alcoliste é in vertiginoso aumento!
Attente, il corpo femminile é più vulnerabile all’alcol e tende a sviluppare più rapidamente le complicazioni psichiatriche legate all’abuso.
Le donne, a differenza dei maschi che lo fanno spesso per ragioni sociali e di lavoro, iniziano a bere per stati d’ansia, abbandono del partner e senso di solitudine…
Mary, ascoltami non copiare dagli uomini l’ idea di uscire a bere, esci per camminare, godere di uno spettacolo, fare compere, scattare foto, chiacchierare e…sorridere alla vita.
Rosaria Presidente del Centro Di Solidarietà Don Francesco Mottola
Come nasce e come va avanti il Centro …1983 il suo giorno Natale sulle tracce del grande Padre Mottola.
Abbiamo voluto realizzare il Centro per contrastare l’idea che solo chi è “perfetto” ha diritto di vivere…l’inizio è stato complesso, i genitori non volevano la luna ma solo spezzare tanti pregiudizi…ricordo l’avv Caputo che tanto desiderò questa realtà, grazie a don Ignazio che ci sostiene in tutto grazie
Vorrei ricordare Gerardo e ‘Ntoniceu che sono prematuramente ritornati alla Casa Del Padre…
Bellissimi i nostri laboratori artigianali e musicali…oggi siamo un punto di incontro per tanti bisogni…accoglie anche giovani degli Istituti Scolastici che rafforzano la loro socialitá affiancando gli operatori… Vorremmo che il Centro continuasse…
… Grazie Maria Rosaria Cortese di tutto quello che fate con amore e della gioia che trasmettete ai nostri amati Giovani!
Vi sono grata di quello che avete donato ai miei Studenti: che Dio Vi benedica!
Salvatore Morelli che stimava le Donne
Con piacere ti rendo omaggio anche se sei maschio….
Si chiamava Salvatore Morelli ed era un democratico che stimava le donne; perseguitato e incarcerato dai Borboni, si batteva per il suffragio universale, maschile e femminile, ed era convinto che non ci sarebbe stata autentica civiltà e vero progresso se le donne non fossero state libere, emancipate e detentrici di potere.
Per questa sua lungimiranza fu sbeffeggiato e vilipeso come accade sempre ai precursori
Salvatore morì poverissimo, ma ricco della soddisfazione di essersi battuto per una causa giusta, nel 1880.
Ricordo la sua proposta di legge:”Per lo scopo di abolire la schiavitù domestica per la reintegrazione giuridica della Donna”
Grande Salvatore non ti scorderò!!!!!
Caterina La Grande
Sofia Augusta Federica Amalia, damigella della piccola nobiltà prussiana, destinata a una vita anonima in una piccola città del Baltico, attraverso un matrimonio – combinato dalla zarina russa – divenne Caterina, la Grande, Zarina di Tutte le Russie, regnando nell’Atene del Baltico che aveva voluto un altro Grande, Pietro Romanov, iniziatore dell’apertura a Occidente.Come in quello tricontinentale del sud, il mediterraneo del nord era un’area dinamica di scambii, commerci e conflitti. I commerci transbaltici erano mediati dalla fiorente e potente Lega Anseatica, consorzio di un centinaio di città, distribuite in dieci degli stati attuali, inizialmente portuali e baltiche (Lubecca ne fu la città promotrice); ne faceva parte la città natale di Sofia Augusta, Stettino (oggi Szczecin, in Polonia).
La gestione di politiche dinastiche, viste le implicazioni patrimoniali, era complicata e passava sovente per accordi matrimoniali. La matriarca zarina Elisabetta, nel 1742 designò successore il nipote Pietro, duca di Holstein, figlio della sorella. Nel 1744 gli scelse per moglie la figlia quindicenne del principe tedesco Cristiano Augusto di Anhalt-Zerbst e di Giovanna di Holstein-Gottorp. Fu cugina dei sovrani Guglielmo III e Carlo XIII di Svezia. Accompagnata in Russia dalla madre, la giovane, convertitasi alla religione ortodossa, fu ribattezzata col nome di Caterina (Jekaterina) Alekseevna e nel 1745 andò sposa al cugino, il granduca Carlo Pietro Ulrico di Holstein-Gottorp. Il matrimonio si rivelò infelice: Pietro, uomo violento, si dimostrò ostile alla moglie, maltrattandola anche in pubblico. Nel 1762, subito dopo il trasferimento nell’appena eretto Palazzo d’inverno a Pietroburgo, salì al trono come Pietro III di Russia, ma le sue stranezze e la sua politica lo resero inviso alla Chiesa ortodossa e anche ai potenti gruppi di opinione con i quali Caterina in precedenza aveva mantenuto e sviluppato buoni rapporti… Caterina aveva imparato a destreggiarsi fra le insidie della corte; si era dedicata a letture che includevano Voltaire, Diderot e Montesquieu e si era tenuta informata sugli eventi della Russia e con la sua semplicità e spontaneità era riuscita a conquistarsi la simpatia, l’amicizia e la fedeltà di dame e servitori incaricati di spiarla. Grigorij Orlov, suo amante, guidò una cospirazione per incoronarla. Meno di sei mesi dopo essere divenuto zar (1762) Pietro venne rinchiuso in carcere, dove morì.
Il 22 settembre del 1762 Caterina fu incoronata imperatrice: ormai era padrona del campo ma sapeva troppo bene che, se non era stato facile prendere il potere, ancor meno sarebbe stato mantenerlo. Però gli anni trascorsi a corte le avevano permesso di conoscere profondamente la realtà russa. I primi anni del suo regno furono improntati a uno spirito riformatore, che mirava a una monarchia liberale e umana, avendo a modello il suo predecessore Pietro il Grande. Per migliorare lo stato culturale del popolo, promosse molte iniziative in proposito, e istituì scuole e orfanotrofi. Nel 1764 fondò l’Istituto Smolnij per fanciulle nobili, la prima scuola femminile russa, sul modello del convento di Saint Cyr di Madame de Maintenon. Riformò la scuola dei Cadetti di fanteria, che divenne uno dei centri più attivi della capitale. Benché cresciuta luterana e divenuta ortodossa, accolse nella Russia occidentale i Gesuiti, il cui ordine era stato soppresso dal papa Clemente XIV nel 1773. Nel 1767 creò una commissione di 600 membri, rappresentanti tutte le componenti della società russa – esclusi i servi della gleba – con lo scopo di riordinare la legislazione. Benché la commissione non giungesse a formulare un nuovo codice legislativo le ‘istruzioni alla Commissione’ di Caterina introdussero in Russia una concezione del diritto di matrice occidentale. Per i più importanti affari statali creò nel 1768 un “Consiglio imperiale”. Snellì il commercio interno, abolendo le tasse per i trasporti, fondò colonie nel territorio del basso Volga, permise alle città di avere un’amministrazione autonoma, bonificò le terre paludose intorno a Pietroburgo, migliorò le strutture dei porti sul Baltico e sul Mar Nero.
Riorganizzò l’amministrazione delle province conferendo ai governatorati un grande potere sulle zone rurali nella prevenzione delle rivolte contadine. Nel 1775 attuò la riforma della organizzazione amministrativa, parzialmente ispirata al principio della divisione dei poteri: amministrativo, giudiziario e finanziario, istituendo cinquanta governatorati (circoscrizioni territoriali suddivise a loro volta in province, in circoli e in distretti) controllati direttamente dall’imperatrice attraverso i governatorati generali. Ma non poteva muoversi solamente in direzione “progressista” e così, se nel 1785 pubblicò un editto che riconosceva alla piccola nobiltà il diritto di presentare petizioni al trono, nel contempo liberò i nobili dai servizi obbligatorii e dalle tasse, rese ereditaria la nobiltà e concesse ai nobili il pieno controllo sui servi che vivevano sulle loro terre. In aggiunta donò terre della corona site in Ucraina ai nobili più fedeli, dotandole anche di servi. La sua politica continuava a ignorare i problemi dei ceti più poveri, nonostante nei primi anni del suo governo, e anche prima, si fosse espressa a favore di essi. Con il tempo si allontanò dai suoi ideali giovanili, fino ad abbandonarli del tutto negli ultimi anni della sua vita.
I trentaquattro anni di regno di Caterina furono fondamentali nella storia russa, sia per la politica interna, sia per l’espansione territoriale. I philosophes francesi influenzarono le sue scelte, come quelle di altri monarchi europei, di apertura verso la cultura europea e resero illuminato il suo innegabile dispotismo. Il settore nel quale l’ispirazione illuministica influì di più sull’opera di Caterina II fu quello dell’educazione e dell’assistenza sanitaria: case di educazione furono istituite a Mosca e a Pietroburgo, mentre nei capoluoghi furono aperte scuole anche per gli adulti, si costruirono nuovi ospedali e le città furono obbligate a provvedersi di medici e di farmacie.
Concluse la sua vita terrena a 67 anni, nel novembre del 1796, per apoplessia. Il suo corpo riposa nella fortezza di San Pietro e Paolo a Pietroburgo.
Scompariva dalla scena politica europea una protagonista, che lascerà dietro di sé un’ impronta indelebile. È indubbio il contributo che una donna, per di più straniera, diede alla riunificazione di tutte le terre russe adottando una politica innovatrice e illuminata. Figura controversa, tuttavia: se infatti durante il suo regno Caterina aveva suscitato ammirazione, ma anche disorientamento fra i contemporanei, dopo la morte, soprattutto fra i ceti popolari, divenne bersaglio di componimenti satirici: accusata di essere stata una donna spudorata che passava da un amante all’altro, che aveva sottomesso i cosacchi e vincolato al suolo i contadini della Piccola Russia, divenne la “zarina sgualdrina”. L’immagine di Caterina viene quindi riplasmata nella memoria secondo criterii di giudizio moralistici che, alle donne, non riconoscono alcuna legittimazione all’attività politica.
Cleopatra: curiositá
Continuando con le curiosità, la
Regina dei Re era anche un’esteta e donna attenta al proprio corpo. Usava fanghi e sali del mar Morto per la circolazione e gli inestetismi, oli e unguenti vari per la pelle e i capelli, polveri naturali per il trucco. Si faceva arrivare anche da paesi lontani spezie, aromi e balsami per la sua toiletta quotidiana. Alcuni le attribuiscono la prima depilazione della storia, divenuta sinonimo di nobiltà e alto ceto sociale. Aaron Fait, un botanico italiano, ricercatore presso l’Università ebraica del Negev (Israele), ha identificato e fatto ricrescere nel giardino botanico del kibbutz di Ein Gedi, ‘’afarsemon, pianticella dalla fiorescenza gialla fonte del leggendario ed intenso profumo usato da Cleopatra. La pianticella cresceva abbondante nelle piccole oasi delle rive israeliane del Mar Morto. La regina ne entrò in possesso, durante i suoi soggiorni vicino Masada, dove Erode aveva regalato a lei e a Marco Antonio una villa adibita a relax e beautyfarm. Cleopatra gradiva i profumi shock, che rispecchiavano la sua personalità esplosiva. Quando si recò a Tarso (attuale Turchia) per sedurre Marco Antonio, lo fece su una nave con le vele impregnate di forti profumi erotici, con fanciulli e fanciulle che danzavano nudi a prua (fonte Plutarco).
Fino al ‘600 incarnò la figura della peccatrice, condannata prima dalla propaganda di Ottaviano e poi da quella cristiana. Nell’Ottocento diventa l’eroina romantica dal fascino esotico, che è tanto piaciuta al cinema. Nei primi anni del Novecento arrivano i film muti in bianco e nero a lei ispirati (1912/1913). Nel 1917 la Twentieth Century Fox realizza il sonoro Cleopatra di Gordon Edwards, con un’emblematica Theda Bara. Cleopatra, però, è ancora un personaggio troppo moderno e censurato. Solo nella seconda metà del secolo la svolta ed una nuova interpretazione: emancipata e trasgressiva, ride della morale che la condanna e diventa affascinante nel momento in cui la trasgredisce. La consacrazione vera e proprio arrivò con l’indimenticabile Cleopatra di Joseph Mankiewicz (1963) ed il volto di Elizabeth Taylor, innamorata tanto sul set quanto nella vita privata del Richard Burton/Marco Antonio.
Quasi tre millenni ci separano da quella Valle del Nilo, che si insinuava nell’aura dell’Antico Egitto e dei Faraoni. Tradizioni e riti, intrecci di lotte familiari e conquiste del trono, grandi misteri non ancora svelati. L’ultima regina ellenica ha superato le sue ambizioni, conquistando una fama plurisecolare. Cleopatra è amore, sesso e potere: ha tutti gli elementi per resistere nel tempo e adeguarsi alle epoche.
Lara Farinon per MIfacciodiCultura
Marica Branchesi: fra le 100 persone più influenti dell’anno
E’ FRA
le cento persone più influenti dell’anno, secondo la rivista americana Time. E’ donna, scienziata, giovane madre di due bimbi piccoli e lavora in Italia. La sua influenza in realtà va al di là della Terra. Marica Branchesi infatti, nata a Urbino 41 anni fa, ha imparato presto a guardare più in su. In un’epoca in cui le onde gravitazionali che solcano l’universo erano solo un’idea concepita dalla mente di Einstein e un sogno che un manipolo di visionari cercava di toccare con mano senza prospettive di successo, lei ci ha messo tutta la sua energia da ragazza di ferro.
Dopo la laurea in astronomia a Bologna ha deciso che catturarle, quelle onde, sarebbe stato il suo mestiere. Obiettivo centrato: la prima osservazione risale al settembre del 2015. Oggi, molti successi più tardi, lavora al Gran Sasso Science Institute dell’Aquila e fa parte del team di Virgo, l’antenna gravitazionale di Càscina (Pisa) gestita dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Alla fine del 2017 la rivista scientifica Nature l’aveva inserita fra i 10 scienziati dell’anno. Oggi il bis di Time. Alle celebrazioni, lei che è schiva di carattere, ha dovuto abituarsi in fretta.
Osservare le onde gravitazionali per decenni è stata una scommessa senza risultati. Poi in due anni e mezzo, grazie a una sequenza di splendide rilevazioni, si è arrivati a parlare di una “nuova astronomia”. Come siete riusciti a sbancare tutto così rapidamente?
“Grazie a sfide tecnologiche superate con anni e anni di lavoro e grazie all’universo. Le fusioni fra buchi neri o quelle fra stelle di neutroni che danno origine alle onde gravitazionali si sono rivelate più diffuse del previsto. Abbiamo raccolto molti dati e li stiamo ancora analizzando, inclusi quelli sulla formazione di metalli pesanti, oro incluso, durante i fenomeni più estremi”.
APPROFONDIMENTO
Marica Branchesi, da mamma precaria a scienziata dell’anno
di ELENA DUSI
Osservarle è un conto, riuscire a spiegare cosa siano al grande pubblico non è impresa di minor portata. Come è andata dal punto di vista della divulgazione?
“Nell’ultimo anno ho partecipato a spettacoli teatrali, festival della scienza, interviste e talk show in televisione. Non l’avrei mai previsto, quando ho iniziato a studiare questo tema. Mi sono resa conto che divulgare la scienza a volte implica la necessità di semplificare molto. Ma va bene così. E’ importante coinvolgere più persone possibile in questa avventura entusiasmante”.
Ma pensa che il pubblico abbia capito cosa sono le onde gravitazionali?
“Non sempre, ma penso che sia stato comunque affascinato dalla bellezza della storia. Credo che il nostro entusiasmo, letteralmente alle stelle, sia contagioso”.
Quale sarà il prossimo capitolo della storia?
“Abbiamo molte novità in programma. Le antenne gravitazionali, sia in Italia che negli Stati Uniti, sono in pausa per dei miglioramenti. Alla fine del 2018 o all’inizio del 2019 raggiungeranno una sensibilità molto più alta. Potranno rilevare le onde gravitazionali in un volume di universo quattro volte più grande. Un nuovo strumento verrà inaugurato presto in Giappone. Si sta lavorando anche per gli strumenti di prossima generazione che amplieranno il nostro orizzonte di mille volte. Sarà osservabile praticamente tutto il cosmo. Un ottimo sito dove posizionarli è in Sardegna, in una miniera di metalli dismessa. Costruire le antenne sottoterra aiuterà a ridurre i tremori sismici che disturbano le misurazioni”.
Lei sarà sempre responsabile di avvertire i telescopi di tutto il mondo, quando arriverà un’onda?
“Con una novità. Gli avvertimenti ora saranno pubblici. Anche gli astrofili con i loro piccoli telescopi potranno puntare verso le sorgenti delle onde gravitazionali. Prima, quando le antenne gravitazionali ricevevano un segnale, i nostri alert con le coordinate di origine arrivavano solo ai centri di astronomia con cui avevamo stretto un accordo. D’ora in poi invece le informazioni saranno accessibili a tutti. Certo, un piccolo telescopio può osservare solo fenomeni molto brillanti. Ma lo scontro fra le due stelle di neutroni di un anno fa sarebbe stato un bello spettacolo”.
Già prima dell’’esplosione’ delle onde gravitazionali riusciva a dormire quattro ore a notte. Ora la tempesta per lei sembra sia diventata perfetta. Come fa a incastrare tutto?
“Grazie ai nonni e a un marito fantastici. Anche lui è un fisico che si occupa di onde gravitazionali. E’ tedesco, si chiama Jan Harms e lavora a Virgo”.
Time organizzerà anche un galà per i vincitori a New York. Tutto pronto?
“No, nulla, né il vestito né i biglietti. La mail di Time è arrivata del tutto inattesa. L’ho dovuta leggere tre volte per capire che non fosse spam. Ma ora mi sto organizzando e l’idea comincia ad affascinarmi”.
Omaggio a Irma
Quando i fiori profumati rallegrano gli occhi e aprono il cuore alla speranza, quando i colori arcobaleno delle fresie, dei narcisi, dei giacinti ritemprano gli animi dal freddo dell’inverno il pensiero mi riporta agli occhi la Sua bella figura. Rivedo il suo sguardo profondo e il suo sorriso: unico, esclusivo, irripetibile. Irma, è Lei la creatura dolcissima che la mia mente associa, anno dopo anno, alla rinascita della natura che annuncia la festa della Risurrezione, speranza di vita eterna e riscatto dalla ineluttabilità della morte. La rivedo, bellissima nella sua semplicità profonda, perchè intima e autentica, e nella radiosità della Sua angelica bellezza. Mi appare il suo volto, sereno fino all’incredibile, le onde dei capelli raccolti sulla nuca, sento ancora la sua carezza sul capo e sulla guancia e le sue parole affabili e affettuose che arrivano al cuore. La Signorina mi faceva provare una sensazione esaltante, accanto a Lei mi sentivo la più amata, la preferita, l’unica destinataria del suo amore…in effetti accanto a Lei chiunque si sentiva appagato, soddisfatto, completo, sazio d’ogni cosa, consapevole dell’essenzialità della virtù che Lei incarnava…la Carità, l’Amore.
Nel salone della Casa Madre ho trascorso tantissime ore della mia fanciullezza, le vecchiette si aprivano al sorriso vedendo una bambina, mi tendevano la mano ed io restavo rapita dalla vista delle Signorine indaffarate a lavarle, pulirle, profumarle, imboccarle. Se chiudo gli occhi rivedo tutto e ne sento il profumo nonostante…nonostante le malattie, la vecchiaia, la povertà, la sofferenza …In quel salone, che ai miei occhi bambini appariva enorme, c’era Gesù e quando entrava, Irma calamitava lo sguardo di tutti distendendo i tratti di ognuno in un sorriso che veniva dall’anima.
La figura di Irma, che ho avuto il privilegio e la gioia di conoscere e apprezzare profondamente grazie alla sua consorella Rosa, angelo custode della mia infanzia e della mia adolescenza, è cresciuta sempre più dentro di me e i valori della grande Casa mi sono rimasti dentro come eredità preziosissima e guida costante del mio impegno di educatrice e del mio essere donna impegnata a valorizzare e tutelare il mio Genere. É stato facile per me proporla ai miei studenti perché il suo carisma, capace di attrarre tante ragazze che come Lei lasciano le case, abbandonano il destino di spose di un uomo e madri di figli nati dal proprio seno, non conosce tramonto, la sua stagione é eterna così come non conosce fine il fascino del messaggio che lancia a tante giovani: diventare spose di Cristo, Madri e Sorelle dei più umili e derelitti.
I Giovani sono capaci di grandi slanci eroici e il mistero delle scelte estreme li sconvolge e li fa palpitare. Io l’ho colto questo turbamento profondo e intimo in tanti dei nostri allievi incantati dalla storia della Casa della Caritá, sbocciata nella luce di Padre Mottola e di Irma, tempio di un amore sconfinato per l’umanitá che si sublima nell’oblazione totale di sé nel Servizio.
É un’avventura bellissima e senza tempo quella di Irma, creatura dolcissima, dotata di una forza, di un coraggio e di una determinazione unici, davvero unici. Una Donna che, con la forza dell’uragano di fede che l’attraversa rompe pregiudizi, tabù e convenzioni di un tempo in cui la donna contava pochissimo. Irma non teme l’ignoto, non ha paura di entrare in un mondo diverso da quello familiare, sceglie con audacia e fermezza e diventa la Mamma di tanti vecchi abbandonati e sofferenti, sporchi e affamati, diventa la Mamma di tanti bambini frutto del disagio e della miseria e di ognuno di loro fa il figliolo preferito, il più amato, il più coccolato. Irma é votata alla maternità spirituale di una miriade di figli che a Lei si appoggiano in un cammino di fede, di speranza e d’amore.
L’attualità di Irma é sconvolgente: in questo nostro tempo confuso e disorientato, in cui l’umanità rischia di smarrirsi in orizzonti di non senso, in cui l’inconsistenza delle vite troppo fluide, confuse e informi chiede riferimenti, guide, modelli e ancore esistenziali, Lei può indicare la rotta che salva dal caos del nichilismo imperante. Io spero che come me in tanti si innamorino di Lei e trovino serenità nel Servizio.
Oggi, quando penso alla Signorina Irma, e lo faccio sempre più spesso, ora che il mio desiderio di proteggere e valorizzare la donna mi carica di responsabilità, il mio pensiero va a Lui senza il quale non si potrebbe comprendere la scelta di donazione totale di sè nell’amore, di persone come Lei, come Irma.