La Monaca di Monza
La storia della Monaca di Monza é nel cuore di tutti i lettori del capolavoro manzoniano…era quella la disavventura di molte donne bene del suo tempo, sacrificate per i patrimoni da consegnare intatti al maschio…il corpo e l’anima delle donne campo di battaglia da sempre!
sos KORAI #1 al via
La neonata Associazione di volontariato sos KORAI si presenta per la prima volta alla Comunità con un evento in occasione del 25 novembre, Giornata Internazionale Contro La Violenza Sulle Donne.
L’impegno è perfettamente in linea con la sua finalità che si esprime nel contrasto alla subcultura maschilista e alla violenza di genere e nella promozione di un’educazione affettiva rispettosa della persona, della cultura della pace e della giustizia sociale.
L’incontro si svolgerà proprio nel giorno dell’importante ricorrenza, nel Monastero di Santa Chiara, a Tropea, a partire dalle 17:00.
Nel corso della manifestazione si conosceranno alcuni dei numerosi soci della nuova Onlus tropeana, a partire dalla presidente Beatrice Lento, che daranno il loro contributo alla Kermesse o attraverso interventi diretti o attraverso la cura di particolari aspetti organizzativi. “Non volevamo perdere quest’importante ricorrenza anche se ancora il lavoro costitutivo del gruppo è in fieri”. dichiara la neo presidente Lento “Troppo importante questa data per noi che ci impegneremo tantissimo nell’azione di contrasto di questo aberrante fenomeno che ha assunto le sembianze di una vera e propria emergenza sociale.
Non passa giorno senza che la cronaca non riporti episodi di misoginia e di maschilismo esasperati che giungono a forme di abuso e di mortificazione del genere femminile nelle più svariate forme e dimensioni.
Effettivamente. credo che ogni donna potrebbe dire ‘Me too’ ‘Anch’io’, perché, in modi più o meno pesanti, ognuna di noi è stata oggetto di molestie da parte maschile. Ovviamente gli uomini non sono tutti molestatori ma i comportamenti scorretti verso le donne sono numerosissimi e spesso da parte di chi li compie non c’è piena consapevolezza e poi c’è l’atteggiamento spiacevolissimo di esasperata colpevolizzazione della donna ritenuta spesse volte causa scatenante…perché ha la scollatura, il profumo, il trucco, i tacchi o è troppo dimessa e attira l’attenzione.
L’elencazione dei comportamenti lesivi della dignità femminile potrebbe continuare a lungo perché il fenomeno della violenza sulle donne è culturale e chiama in causa processi educativi sbagliati sui quali é necessario intervenire se si vuole produrre un cambiamento significativo di rotta: questo sarà il nostro terreno.”
Nutrito il programma del “25 Novembre” tropeano che consentirà un momento importante di riflessione, su una tematica cogente, ad una comunità complessa in cui si intrecciano elementi di eccellenza etica e contesti di profondo degrado.
Chi parteciperà all’incontro avrà l’opportunità di conoscere meglio la nuova realtà associativa e ne apprezzerà lo spessore attraverso lo scorrere dei vari step della serata: dal Corto di Enzo Carone “Lasciami parlare”, con la presenza del regista, degli interpreti Noemi Di Costa e Costantino Comito e della protagonista del prossimo film di Carone Denise Safia , alla relazione di Luigia Barone “I bambini invisibili”, ai dipinti di Carmelo Lebrino correlati alle poesie di Luigia Lupidi Panarello a cura di Carla Piro, al “Chi siamo” di Francesca Di Costa e all’ “sos KORAI?” Di Dario Godano, per passare poi alle testimonianze di alcuni soci uomini, Segio Camporeale, Francesco Pontoriero, Domenico Tomaselli e Luigi Giffone e quindi al racconto di Vittoria Saccà, interpretato dalla giovanissima Francesca Laloé, “Mi chiamo Luana ma anche Anna, Giulia…”, al monologo finale della presidente Beatrice Lento “La storia vera di Anna Maria Scarfò”; il tutto attraverso la conduzione di Vittoria Saccà.
“Nell’evento ci saranno dei particolari suggestivi che, ci auguriamo, aiutino a veicolare i messaggi attraverso la bellezza che apre sempre i cuori alla speranza, non ve li svelo per invogliarvi a partecipare cogliendoli in diretta”
La storia di Rossella
…ci insegna che la vita é un dono prezioso, da custodire, tutelare e amare …amare anche quando pensi di essere arrivata al capolinea, perché la rinascita é lì che ti tende la mano.
Corri incontro alla felicità giovane donna, forte e coraggiosa: hai vinto tu Rossella Cortose!
Ho perso tanto peso, arrivando a 38 Kg, cosicché dovetti mettere la PEG (un bottone nello stomaco che mi avrebbe aiutato a recuperare peso) …Di quel corpo estraneo non ho voluto farne parole con quasi nessuno, perché me ne vergognavo tantissimo.
…
Poi sono passata al port-a-cath: un catetere messo tra il seno e la spalla che rimane come un bottone sotto pelle e va bucato con degli aghi apposta. L’operazione la eseguiva un infermiere…poi sono diventata autonoma, svolgendola davanti allo specchio. Prendevo un bel respiro e bucavo…che malino!!!
La madre è come il pane
«LA MADRE È BUONA COME IL PANE, TENERA COME LA POLPA DELL’ALBICOCCA, LIMPIDA COME L’ACQUA».
Ritratto di Antonia Gianpaolo, madre di Alvaro, 1907.
Alvaro tra Calabria, Mediterraneo ed Europa
Riflessioni nel sessantennio della morte dello scrittore
Aracavacata di Rende – University Club (Unical), 16 novembre 2016 – ore 9:00. VI ASPETTIAMO.
Il fanciullo « è stupito delle cose che sa fare per lui la madre: la forma dei dolci della festa; e un’altra cosa: come taglia la fetta del pane e come gli mette avanti la frutta. Ella punta la pagnotta contro il suo tenero seno, la taglia. Si sente sgrigliolare il pane, si sente l’odore della fetta tagliata. E’ come se la madre tagliasse una parte di sé; ella è parente della natura, di tutto quello che è buono e mangiabile. La frutta, quando ella la posa davanti al figliolo, è calda e come maturata dalle sue mani. Il cibo fa prò a seconda di chi ce lo dona; quando lo dà chi ci ama davvero, è buono come lui. Il ragazzo pensa oscuramente che il pane ha il sapore della madre, perché egli è ancora legato a lei, si nutre di lei.
Ora bisogna pensare che certe sere, nella penombra, il ragazzo che mastica la sua merenda, affamato dalla giornata di giochi, per la madre è come tenesse un discorso, il semplice discorso degli animali che ruminiamo nella solitudine. Questi sono i momenti di comunione dei figlioli con le madri in campagna. Essi pensano che la madre è buona come il pane, tenera come la polpa dell’albicocca, limpida come l’acqua. Il ragazzo mangia il creato, le creature, la razza, la famiglia. “Prendi, questo è il mio corpo”, ha l’aria di dire la madre quando gli dà il pane. Ed è curioso vederla come impugna il coltello tagliente, lei che non ha nulla della guerriere; eppure con quel coltello difenderebbe il figlio dai mostri, se fosse necessario. Taglia il pane con misericordia, come se in quel momento avesse pietà di tutto il mondo senza pane» (Corrado Alvaro, Madre di paese, 1907).
Particolare di una foto, ripresa con cellulare, conservata, in versione originale e integrale, nel Fondo Lico.
Alvaro tra Calabria, Mediterraneo ed Europa
Riflessioni nel sessantennio della morte dello scrittore
Aracavacata di Rende – University Club (Unical), 16 novembre 2016 – ore 9:00
Saluti istituzionali
Vito TETI, Direttore Centro Demo-Etno-Antropologico Unical; Raffaele PERRELLI, Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici; Mario BOZZO, Presidente Fondazione CARICAL, Mario Gerardo Oliverio, Presidente Regione Calabria.
Gianni OLIVA (Università di Chieti-Pescara), Sebastiano MARTELLI (Università di Salerno), Roberto DE NAPOLI (Programmista-Regista RAI), Fulvio LIBRANDI (Università della Calabria), Pasquale TUSCANO (Università di Perugia), Arturo LARCATI (Università di Verona), Vito TETI (Università della Calabria), Antonella DI NALLO (Università Chieti-Pescara), Marco GATTO (Università della Calabria), Francesca TUSCANO (Università di Udine), Margherita GANERI (Università della Calabria), Caterina SCOLIERI (Liceo Michele Morelli – Vibo Valentia), Maria Pina CIRIGLIANO (I.O. Frascineto), Tonino CERAVOLO (I.I.S. L. Einaudi – Serra San Bruno), Maria SACCA’ (I.I.S. Oliveti-Panetta – Locri), Mario SECHI (Università di Bari)
Segreteria organizzativa:
Biasi Sandro
Cirigliano Maria Pina
347/5759490
mpinacirigliano@gmail.com
Il mostro in casa
Avevamo il mostro in casa e non ce ne siamo accorti, l’ha detto mia madre agli inquirenti, avevamo il mostro in casa e non ce ne siamo accorti.
Era lì che fumava vicino al caminetto e non ce ne siamo accorti, avevamo il mostro proprio in casa e non ce ne siamo accorti, guardava la partita e non ce ne siamo accorti.
Ma neanche il mio marito se n’era accorto, dico, lui che aveva proprio il mostro dentro non se n’era accorto, poveraccio, c’aveva sempre da fare, avanti e indietro con il pandino, anche quando m’ha messo incinta per la terza volta non se n’é accorto.
Di figli ne ho solo tre: uno l’ho perso appena nato e l’altro mi é rimasto in pancia sette mesi e non é più uscito.
Sono morta prima.
Serena Dandini, Ferite a morte.
Il Paese
” Smettila di mettere in giro certe voci.”
“Che voci?”
” Che tu stai con i nostri uomini.”
“E chi lo dice?”
” Tu lo dici, bugiarda.”
” Io non dico un bel niente non sto con nessuno.”
” Non devi più mettere in giro certe voci.”
” Io non metto in giro niente.”
” Ti spacchiamo la faccia.”
Cristina Zagaria, malanova
La Malanova
” Se rimani incinta ti spariamo alla pancia.”
E la prendono a calci.
Anna si raggomitola e prega di non rimanere incinta, per non prendere più calci e per non avere ancora dentro qualcosa di loro.
La Sindachessa e la Signorina, storia di Tropea attraverso storie di donne.
Storia di Tropea attraverso storie di donne di Beatrice (secondo step)
La Sindachessa e la Signorina.
Le due figure di donne tropeane contemporane che spiccano per qualitá eccelse sono passate alla storia con due appellativi assai eloquenti: la Sindachessa e la Signorina. La prima , Lydia Serra, cosentina, sposa il marchese Pasquale Toraldo, tropeano, è eletta sindaco quando viene conquistato per le donne il diritto all’elettorato attivo e passivo e rimane in carica per 15 anni consecutivi. Ottiene le scuole, le prime case popolari, un’agenzia dell’OMNI, realizza il dragaggio del porto, lo stabilimento balneare ” S.Leonardo” e tant’altro ancora. La seconda Irma Scrugli, intreccia la sua vita a quella di Padre Mottola, abbracciando assieme il valore del dono totale a Dio e agli ultimi. Nasce la Casa Della Caritá che richiama tante donne e tanti uomini a divenire Oblati del Sacro Cuore. Irma lascia tutto per i poveri e diviene la Madre Teresa e la Chiara di Tropea. Le due grandi, pur nella diversità di storie, presentano dei tratti comuni di grande pregio sociale: l’emancipazione dai pregiudizi e dagli stereotipi che all’epoca soffocavano l’essere donna, la forza e la determinazione di un temperamento battagliero, lo spirito di servizio, l’amore per la comunità, la sensibilità sociale. La Sindachessa e la Signorina rappresentano due splendide storie di donne tropeane che , grazie al loro impegno , alla loro determinazione e al loro fascino sono riuscite a guidare la comunità verso il progresso. Un grande loro merito è stato quello di rompere con un sistema di rapporti sociali che nella Tropea del tempo era molto radicato. Lydia ed Irma escono dai loro lussuosi palazzi,nscendono nelle strade, si mostrano alla gente ed entrano in empatia con le classi deboli che vivevano ai margini. Anche se in modo diverso sono donne di grande fede, capaci di annientare i personali egoismi per donarsi agli altri nel servizio. Due avventure meravigliose nate dai germi della passione, due figure luminosissime capaci di accendere di entusiasmo le giovani generazioni verso ideali nobilissimi di cui oggi più che mai si avverte l’esigenza.
Da Presidente della Commissione Comunale Pari Opportunità ho ripetutamente richiesto l’intitolazione di due vie cittadine alle due grandi DONNE da Fb rilancio la richiesta e invito chi condivide la proposta ad esprimerlo attraverso il Mi piace
Lavandare, storia di Tropea attraverso storie di donne
Storia di Tropea attraverso storie di donne
Lavandare e Acquarole di Beatrice ( terzo step)
Ricordo con tanto affetto la nostra lavandara che, con atteggiamento di grande rispetto, tipico della mia educazione familiare, chiamavamo, con garbo, facendo precedere al nome di battesimo il sostantivo ‘donna’.
Donna Teresa , due volte a settimana, raccoglieva la biancheria sporca che detergeva, con cura altamente professionale, alle acque correnti della fiumara del Carmine. L’attenzione era massima in tutti i particolari, dal sapone bianco e profumato,hand made, all’intervento di igenizzazione tramite bollitura con la cenere ed erbe medicinali.
Se chiudo gli occhi sento ancora l’aroma di quel bucato fragrante.
Il ricordo dell’acquarola è un dono del mio sposo, burghitanu verace. Rumana a cicinnea, così appellata per la sua magrezza, era talmente abile da riuscire a portare nelle case, fino al quarto piano, con scale dai gradini altissimi, cinque recipienti: un secchio sulla testa, due nelle mani e due quartare sotto le ascelle.
Piccole grandi donne tropeane che con la loro fatica rendevano meno dura l’esistenza familiare.
Marinate, storia di Tropea attraverso storie di donne
Storia di Tropea attraverso storie di donne (step 4) di Beatrice Lento
MARINOTE
La vecchia dal nome lucente fissa l’orizzonte di piombo in cui spicca la maledetta ‘cuda di rattu’.
Batte forte il cuore al pensiero dei figli lontani in balia della tempesta sulla misera, fragile barca. Accanto a lei, temuta matriarca, le mogli in preda al panico, la scongiurano trepidanti.
Impietrita dalle tragedie ricorrenti, con cadenza lenta e decisa, la vegliarda solleva le braccia e con un grosso coltello taglia tre volte l’aria col segno della croce incominciando a sciorinare la cantilena magica, tramandatale dalla madre nella notte di Natale della sua infanzia.
“Scienza du tata ,scienza du figghiu,
scienza du spiritu santu e da SS. Trinità
e sta cuda di rattu mu si ndi va
e pi lu nomi di Maria sta cuda tagghiata sia”